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NBA, Shaq contro Kyrie Irving: “Chiede privacy? Per noi non esiste”

di Michele Gibin
Kyrie Irving

I Brooklyn Nets sono a San Diego, al “riparo” dalle misure anti Covid introdotte a New York e che oggi impedirebbero a Kyrie Irving di scendere in campo al Barclays Center.

Dovranno tornare per la prima partita casalinga della stagione, il 24 ottobre contro gli Charlotte Hornets. Questo significa che Irving e i Nets di conseguenza hanno 23 giorni per decidere cosa fare e come agire: senza vaccino, Irving dovrà restare fuori per tutte le partite interne, almeno finché le misure restrittive a New York rimarranno in vigore, o finché la NBA non troverà un escamotage per permettere, a determinate condizioni, l’ingresso nelle arene ai giocatori non vaccinati, laddove oggi è proibito.

In 23 giorni possono cambiare tante cose. Kyrie Irving potrebbe convincersi a fare il vaccino e mettere a tacere ora tutte le polemiche, oppure perseverare e lasciare che siano altri a lavorare a una soluzione, al suo posto. Anche questa, in un momento storico in cui si esalta il valore sacro delle “decisioni personali”, è una scelta, che avrà determinate conseguenze.

Collegato via Zoom da casa, in occasione del Media Day, aveva chiesto rispetto per la propria privacy, e si era augurato che la sua posizione non diventasse fonte di distrazione per la squadra. Cosa che è puntualmente accaduta, come normale.

Oggi i Nets sono a San Diego, e Irving è regolarmente in campo ad allenarsi con i suoi compagni, il redde rationem è solo rinviato.

Tra i tanti ad aver criticato l’atteggiamento di Kyrie Irving in questi giorni, c’è stato Shaquille O’Neal, che dal suo podcast “The Big Podcast with Shaq” ha “smontato” la richiesta di privacy della star dei Nets: “Kyrie ha le sue idee e le sue opinioni, e su queste non entro. Ma ha anche degli obblighi, perché ha un contratto da 200 milioni di dollari. Se c’è una cosa che non mi piace, è il discorso sulla privacy: una volta che questa diventa la tua vita, non esiste più privacy, ed è una cosa che bisogna accettare“.

Quindi la critica: “Se giochi nella mia squadra e viene fuori che non puoi giocare le partite in casa, sei fuori. (I Nets, ndr) hanno una chance vera di vincere, e se Irving non vuole far parte del progetto, che vada da un’altra parte, punto. Quali che siano le sue ragioni, benissimo, ma non si può fare avanti e indietro e aspettare che lui possa giocare o meno. Muova il c**o e vada in campo“.

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