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Home NBANBA TeamsBoston Celtics Tatum si difende dai Celtics: “Kobe non mi ha insegnato niente di male”

Tatum si difende dai Celtics: “Kobe non mi ha insegnato niente di male”

di Lorenzo Brancati

Poco più di un anno fa, il gioiellino dei Boston Celtics, Jayson Tatum, era stato a lezione dal suo idolo Kobe Bryant. Ad oggi tuttavia, all’alba della nuova stagione NBA, sembrerebbe che la franchigia stia cercando di far dimenticare al giocatore quanto appreso durante l’estate scorsa.

Come riportato da Tim Bontemps per ESPN, infatti, durante la scorsa annata, Tatum è stato tra i 96 che hanno giocato più isolamenti nella lega, classificandosi ultimo per efficienza, con 0.70 punti a possesso. Ecco perché dunque i Celtics, volendo migliorare i risultati ottenuti negli ultimi mesi, punterebbero a fare tabula rasa di quanto recentemente imparato dal loro giocatore.

I nuovi allenamenti specificatamente pensati prevedono per Tatum lo sviluppo di una nuova tendenza verso il tiro da tre o vicino al ferro, per allontanarsi sempre di più da un eccessivo ricorso al tiro dalla media distanza. Per sua stessa ammissione, il giocatore punterà a: “Concentrarmi ad attaccare il ferro, tirare più triple, andare di più al sottomano e ai liberi.”

In ogni caso, in una più recente intervista riportata su Twitter da Adam Himmelsbach, lo stesso Tatum ha difeso il lavoro svolto con Kobe Bryant, non volendogli attribuire la colpa delle sue fatiche recenti ai Celtics:

Continuerò a tirare dalla media distanza. Ho visto molti parlare di de-kobezzarmi. Kobe non mi ha insegnato niente di male. Tutto quello di cui abbiamo parlato e che mi ha fatto vedere è stato fantastico. (…) E’ uno dei più grandi di sempre, e gli sono grato per tutto quello che mi ha insegnato, che mi è stato molto d’aiuto. Devo prendermi le mie responsabilità per non aver rispettato le attese di chi pensava avrei fatto grandi passi in avanti. Ma continuerò a tirare dalla media distanza.

I numeri dell’ultima stagione di Tatum

Durante la stagione scorsa, Tatum è migliorato in quanto a punti a partita, da 13.9 a 15.7, ma, come intuibile, le sue percentuali sono piuttosto calate. Il 47% dal campo del suo anno da rookie si è trasformato in un 45%, mentre il 43.4% da tre punti è drasticamente crollato ad un 37.3%.

Sarà allora fondamentale per il giocatore ritrovare le tendenze e i meccanismi di gioco che si direbbero persi. Il suo apporto sarà fondamentale per una squadra in via di forti cambiamenti come i Celtics, che ha nella sua figura uno dei pochi punti di riferimento stabili negli ultimi tre anni.

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