Tim Hardaway non aveva quasi mai parlato delle sue esternazioni omofobe risalenti ormai al 2007, durante un episodio del Dan Le Batard Show, ma a pochi giorni dal suo ingresso nella Hall of Fame del basket per la classe 2022, ha deciso di raccontare ciò che successe dopo le sue parole, e quali conseguenze abbiano causato.
Nel febbraio 2007, Hardaway commentò così la notizia del coming out dell’ex giocatore John Amaechi, il primo atleta NBA a dichiararsi gay pubblicamente: “Beh, personalmente odio i gay, che si sappia pure. Non mi piacciono, non mi piace averli intorno. Si, sono omofobo, è una cosa che non mi piace e che non dovrebbe esistere, negli Stati Uniti e nel mondo“.
Parlando di Amaechi: “Non lo vorrei mai in squadra, e se così fosse cercherei di tenermi ben lontano da lui (…) non penso dovrebbe stare nello stesso spogliatoio con gli altri allo stesso momento“.
Parole che naturalmente ebbero l’effetto di allontanare Tim Hardaway da tutti gli impegni di rappresentanza della NBA all’epoca, come l’All-Star Game 2007 di Las Vegas, e l’ex giocatore perse addirittura il suo incarico di Chief Basketball Operations Advisor agli Indiana Alley Cats, franchigia della oggi defunta CBA. Poche settimane più tardi, Hardaway si sarebbe scusato pubblicamente e avrebbe quindi intrapreso un percorso di informazione sul tema omofobia e discriminazione.
L’ex giocatore di Golden State Warriors e Miami Heat, 5 volte All-Star e primo quintetto All-NBA nel 1997, ha parlato al San Francisco Chronicle dei motivi che allora lo spinsero a quella tirata anti-gay.
“E’ una cosa con cui devo fare i conti tutti i giorni, io sono cresciuto in un ambiente religioso, in chiesa. All’epoca lì si insegnava che l’omosessualità non era una cosa giusta, era contro natura. Mi hanno sempre detto di non parlare con loro, di non frequentarli, di lasciarli perdere. Non ho mai fatto nulla di male contro di loro né detto cose sbagliate, era dovuto al modo in cui ero stato cresciuto. Ma ora so che avevo così torto, e le persone ne hanno sofferto. Ho dovuto crescere e imparare da allora, quello che dissi fu terribile“.
Nell’intervista, Tim Hardaway ha raccontato di aver subito dell’ostracismo da parte di network e TV per via delle sue parole, mentre la NBA lo ha sempre accolto, come assistente allenatore di Stan Van Gundy ai Detroit Pistons, dal 2014 al 2018, o come ambasciatore degli Warriors, la sua ex squadra. “Ma ancora oggi molte persone non vogliono avere nulla a che fare con me, né darmi una seconda chance. Lo posso capire, ma mi disturba (…) alcune squadre non ne vogliono sapere“.
Nel 2019, Tim Hardaway aveva dichiarato che uno dei motivi della sua mancata nomina nella Hall of Fame erano appunto le sue vecchie frasi omofobe: “Quella è la ragione, per ciò che dissi nel 2007. Ma lo capisco“.

