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Tomas Satoransky: “Tornare a giocare? I proprietari pensano solo ai soldi”

di Michele Gibin

Pochi tra i giocatori NBA si sono finora esposti sulla possibilità di tornare a giocare in questa stagione, stoppata all’improvviso dall’esplosione della pandemia di covid-19, e sospesa fino a data da destinarsi.

Gli atleti NBA sono oggi fermi, per alcune squadre è stata ordinata la quarantena a casa per i contatti recenti con i primi casi di contagio tra i giocatori: Rudy Gobert e Donovan Mitchell degli Utah Jazz, Christian Wood dei Detroit Pistons, Marcus Smart, ben 4 giocatori dei Brooklyn Nets tra cui Kevin Durant, e 2 giocatori dei Los Angeles Lakers. I test effettuati su roster e staff di Toronto Raptors e Oklahoma City Thunder hanno per fortuna dato esiti negativi.

Uno dei temi secondari del blocco totale, e dell’impossibilità temporanea di lasciare gli Stati Uniti se non per motivi rilevanti, è la condizione dei tanti giocatori internazionali, impossibilitati a prendere un aereo e tornare a casa. In una intervista a Nova Sport, emittente tv ceca, Tomas Satoransky dei Chicago Bulls ha preso una posizione piuttosto netta.

Come va? Non è piacevole stare qui fermi, ed assistere allo spettacolo dei proprietari delle squadre che tentano di non perdere i loro soldi, e di finire la stagione“, così Satoransky “Per me, non c’è altra cosa da fare che cancellare la stagione, ma non dipende da me ovviamente. Io, come gli altri, cerco di tenermi in forma, faccio esercizio a casa, mi alleno come posso. Sto cercando di seguire il piano di allenamenti, stare a casa a fare nulla è difficile“. I Chicago Bulls hanno chiesto ai loro giocatori, che hanno affrontato i Brooklyn Nets lo scorso 8 marzo di restare a casa e sotto osservazione, per motivi di precauzione. Ad oggi, nessun giocatore dei Bulls è risultato però positivo ai test.

Tomas Satoransky, come i suoi colleghi non americani oltreoceano, non potrà tornare a casa in Repubblica Ceca per quello che si prospetta un periodo lungo: “Sono sempre in contatto con i miei a casa, cero di seguire cosa succede lì il più possibile. Qui (a Chicago, ndr) quando guardo fuori dalla finestra vedo ancora tanta gente che esce, porta a spasso il cane, esce con i bambini, si sente come tante persone ancora non percepiscano la situazione. E questo rende nervosi, non lo nego“.

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