C’è del fatalismo nelle poche parole con cui Stephen Curry ha commentato la firma di LeBron James con i Philadelphia 76ers e quindi il rifiuto di King James di giocare con i Golden State Warriors nella prossima stagione, nonostante i tentativi di reclutamento delle ultime settimane. Un’attesa che ha fatto perdere tempo prezioso ai Dubs che ora hanno ben poche opzioni per correre ai ripari roster alla mano.
Gli Warriors, almeno stando a quando Rich Paul ha lasciato intendere dopo la decisione del suo cliente, non sono mai stati i favoriti per mettere LeBron sotto contratto. Troppi i dubbi – giustificati – sul roster e sui piani della squadra, meglio allora concentrarsi su destinazioni più attraenti come Miami e Philadelphia, con i Sixers alla fine vincenti. “Questo è il motivo per cui non ci si fanno illusioni finché qualcosa non accade. Era una vicenda in cui giocavano tanti fattori” ha detto Curry come riportato da The Athletic, riportando involontariamente in voga il famoso detto trapattoniano “non dire gatto finché non l’hai nel sacco”.
Golden State ha provato (da stabilire con quale convinzione) a attirare LeBron James facendo tutti i passaggi necessari: Steve Kerr ha deciso di proseguire per altre due stagioni sulla panchina dei Dubs, Draymond Green aveva diligentemente accettato di uscire con un anno d’anticipo dal suo contratto per creare più spazio salariale possibile, gli Warriors hanno poi rimesso sotto contratto Al Horford e Kristaps Porzingis e poi messo in pausa qualsiasi altra trattativa. Al draft come da previsioni è arrivato un giocatore sulla carta pronto subito, il senior da Michigan Yaxel Lendeborg.
LeBron però non è arrivato e il roster attuale dei Golden State Warriors non è minimante all’altezza delle migliori a Ovest. Jimmy Butler e Moses Moody sono infortunati a lungo e di giocati la fuori per migliorare la squadra semplicemente non ce n’è, oppure costano ancora troppo come Trey Murphy III dei New Orleans Pelicans. “Quando Jimmy e Moses si sono fatti male, questo ha cambiato tutto per noi. E ora abbiamo lo stesso problema, ovvero di come colmare la loro assenza e garantire comunque un certo livello di rendimento. Lo so bene e sono realista. Speriamo possano entrambi rientrare al meglio e che noi nel frattempo saremo in grado di porre fondamenta solide. Ma la situazione è quella che è, non ci sono universi paralleli“.

