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Warriors: eroica vittoria di squadra contro Miami, nell’overtime c’è la firma di Curry

di Michele Conti

Warriors di nome e di fatto. La squadra di Steve Kerr trova una vittoria da survivor contro i Miami Heat, la quarta nelle ultime cinque uscite. L’assenza di Draymond Green, oltre che le già note di James Wiseman e Kevon Looney, portano a dover schierare Juan Toscano Anderson nella finta posizione di centro titolare. Una totale mancanza di presenza sotto canestro. I Golden State Warriors cercano di rimediare a questo pesante deficit riempiendo il campo di tiratori che possano ampliare le spaziature. La gara è immediatamente in salita, con il divario tra le squadre che arriva in doppia cifra già nei primi 12 minuti. I Miami Heat navigano tranquillamente nell’oceano inesplorato sotto il ferro dei Golden State Warriors, con continui giochi per Bam Adebayo. Inoltre, eseguono una strategia difensiva soffocante su Stephen Curry, forzato a liberarsi del pallone ed a cercare conclusioni complicate.

I campioni in carica della Eastern Conference arrivano a 10 minuti dal termine con un vantaggio di 15 punti. L’aspetto eroico dei Golden State Warriors in questa gara è stata la capacità di reagire ad ogni difficoltà. Per Stephen Curry si è registrata la peggior serata stagionale per percentuale dal campo (32%). Le 20 triple tentate, mai così tante in una singola gara finora, testimoniano i tentativi di entrare in soccorso dei compagni. Questi rispondono fortemente alle difficoltà del loro leader, e mantengono in vita le sorti della gara. Dal punteggio di 81-96 in favore dei Miami Heat, ogni decisione finale viene rimandata all’overtime. Non è un caso che nella sua più inefficace partita, Stephen Curry pareggi il suo massimo stagionale per numero di assist. Ed i principali beneficiari sono Andrew Wiggins, Kelly Oubre e Kent Bazemore. Ognuno con più di 20 punti a referto.

All’overtime gli Warriors trovano il vero Stephen Curry

In maniera paradossale, i Golden State Warriors trovano il primo vantaggio della gara solamente nel tempo supplementare. Dal 109-107 come meno di due minuti sul cronometro, Stephen Curry ritrova sé stesso nel momento più topico della gara. Nei successivi tre possessi offensivi, mette la firma e sottoscrive la sedicesima vittoria stagionale. Nel primo, tentando di spezzare il classico raddoppio riservatogli, segna una tripla contestata e con fin troppo poco equilibrio. In seguito, per sorprendere la difesa avversaria, penetra attirando tre giocatori su di sé. Questo gli permette di trovare Andrew Wiggins aperto per un tiro da tre punti dall’angolo. Per i Miami Heat, Duncan Robinson mantiene vive le speranze con la tripla che accorcia le distanze sul 115-112. Oramai, Stephen Curry ha percepito di sentire nuovamente la fiducia di sempre, e decreta la vittoria per i Golden State Warriors con uno step-back laterale contro Kendrick Nunn.

Questa vittoria rappresenta una sempre maggiore sicurezza acquisita da parte dei Golden State Warriors. Seppur Stephen Curry abbia inciso quando più era necessario, i giocatori a lui intorno si riservano importanti meriti. Il fatto di aver contribuito organicamente a tenere la gara in piedi, sfruttando la enorme dose di attenzione calamitata sul primo indiziato offensivo di squadra. Per Kelly Oubre, Andrew Wiggins e Kent Bazemore, quest’ultimo in uscita dalla panchina, le conclusioni dal campo hanno avuto una percentuale superiore al 50%. In aggiunta, la difesa ha mostrato resistenza all’attacco dei Miami Heat, che ha generato ben sette giocatori in doppia cifra. Gli 8 punti di Stephen Curry nel tempo supplementare, sui 25 finali con 7 rimbalzi e 11 assist, sono una copertina perfetta per il racconto della gara. Ma difficilmente sarebbero giunti senza lo sforzo dei suoi compagni di squadra. Questo è il tipo di vittoria più soddisfacente per i Golden State Warriors.

Le parole al termine della gara

Il finale sul 120-112 per i Golden State Warriors pone la squadra al settimo posto della Western Conference. Al momento dietro ai San Antonio Spurs, che resteranno lontani dal campo per un breve periodo. Come riportato da ESPN, al termine della gara ogni membro ha voluto elogiare Stephen Curry. In particolare, la sua capacità di iniettare fiducia nei compagni, e di ottenerne in cambio un volume maggiore quando lui stesso pare non trovare ritmo. Andrew Wiggins sottolinea come serate simili siano la manifestazione della sua grandezza come giocatore. Poi Kent Bazemore, che spiega come la sua leadership si percepisca ogni giorno, cercando di elevare la sicurezza in ogni giocatore della squadra. Infine, Steve Kerr in maniera diplomatica afferma che assistere a momenti di questo genere è assai tipico. Stephen Curry prosegue la sua corsa al premio di MVP, guidando una squadra con innumerevoli difficoltà ad un posto ai playoffs.

A partire dalla stagione 2015, ha progressivamente incrementato il grado di fiducia nei propri mezzi. Una barriera talmente inscalfibile, che persino serate come quella contro i Miami Heat non lo abbattono. Al contrario, la sua capacità di essere presente nel presente lo porta a cogliere il miglior momento per emergere. “Come tiratore, seppur ti senta perso quando non è la miglior serata, ho imparato a reagire mentalmente, a rimanere fiducioso. Ho vissuto fin troppe esperienze per non crescere da questo punto di vista. Devi accettare che momenti negativi possono capitare. Forse stasera cinque tiri erano mal costruiti, gli altri semplicemente non entravano. Ma è importante continuare a tirare, non pensando alle percentuali ma consapevole che troverò il mio ritmo. E fortunatamente, è successo a fine gara e in overtime.” Ora, i Golden State Warriors si preparano ad un viaggio ad Est di quattro partite, con la prima tappa ad Orlando.

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