Poco prima del blocco totale a causa del Coronavirus, pare che Zion Williamson si sia avvicinato molto a Spike Lee. Il motivo sembra essere un ipotetico “He Got Game 2”: il regista americano, assieme ad un’altra grande star del mondo della pallacanestro come Ray Allen, stava già progettando l’uscita del sequel del film del 1998. Il grande regista e tifosissimo New York Knicks, ha parlato di ciò insieme allo stesso Allen durante “The Encore” con Sage Steele.
Lee ha dichiarato di aver cercato di incontrare Zion prima della pandemia, e aveva già acquistato dei biglietti per una partita dei New Orleans Pelicans. “La storia è ancora da definire nella mia mente, ancora oscura. Ma il materiale è molto ricco”. Queste le parole del regista di Atlanta che ha tentato di convincere anche Denzel Washington, presente nel primo film. Ma l’attore newyorchese si è detto non interessato a un possibile sequel. La stella dei Pelicans invece, durante un’intervista per Brady Langmann di Esquire lo scorso ottobre, si era già detto molto entusiasta per un possibile ruolo all’interno del film: “Vorrei assolutamente esserci”.
Tune in now to watch The Encore, hosted by @SageSteele with this week's guests @SpikeLeeJoint and Ray Allen as they discuss the #TheLastDance finale. #JUMPMANhttps://t.co/w2W0wL3QuD
— Jordan (@Jumpman23) May 18, 2020
La questione contratto per Zion Williamson: richiesta di annullamento ai giudici federali
L’avvocato di Zion Williamson ha chiesto a un giudice federale l’annullamento del suo contratto di marketing con Gina Ford e Prime Sports Marketing, che gli hanno fatto causa per 100 milioni di dollari per aver violato l’accordo. In una mozione presentata mercoledì presso il tribunale distrettuale degli Stati Uniti a Winston-Salem, nella Carolina del Nord, gli avvocati di Williamson hanno ribadito la loro tesi secondo cui il contratto del futuro giocatore NBA non era valido perché Ford non era un agente registrato nella Carolina del Nord. E soprattutto il contratto non includeva un avvertimento richiesto da una legge statale progettata per proteggere gli studenti-atleti da agenti senza scrupoli.
“Molto semplicemente, gli imputati hanno ammesso fatti sufficienti per dimostrare che il signor Williamson era uno” studente-atleta “durante la stagione in cui lo stavano, direttamente e indirettamente, reclutando. Inoltre si sono presentati come agenti senza essersi registrati come tali”, questo il contenuto scritto dagli avvocati nella proposta di giudizio parziale. “Tale condotta è sufficiente ad annullare l’accordo. I convenuti hanno inoltre violato l’UAAA quando hanno stipulato l’accordo, che mancava della disposizione di preavviso richiesta. Il contratto è di conseguenza nullo.”
Una causa che va avanti dallo scorso giugno
Una storia che va avanti ormai dallo scorso giugno, prima ancora che il nativo di Salisbury debuttasse nella NBA. Lo stesso mese in cui Ford e Prime Sports Marketing hanno citato in giudizio il giocatore, accusandolo di aver violato il contratto stipulato dalla durata di 5 anni. La scorsa settimana, gli avvocati della Ford hanno chiesto a Williamson di ammettere che sua madre e il suo patrigno hanno richiesto e ricevuto regali, denaro e altri benefici da persone che agiscono per conto di Adidas e Nike. Addirittura anche da persone associate a Duke per influenzarlo a firmare con i Blue Devils e a indossare prodotti Nike o Adidas.
“I fatti indiscussi nelle memorie affermano che l’accordo è nullo ai sensi della legge sulla Carolina del Nord Uniform Athlete Agents Act”, ha scritto l’avvocato nella mozione di mercoledì. “L’UAAA, come i suoi statuti paralleli negli oltre 40 stati e territori che hanno emanato lo statuto modello su cui si basa proprio l’UAAA, protegge gli studenti-atleti durante e dopo il processo di reclutamento e negoziazione degli agenti. Questi statuti riconoscono la vulnerabilità dei giovani studenti-atleti e tentano di favorire la loro transizione verso gli sport professionistici. Cercano di prevedere comportamenti manipolatori e subdoli da parte di agenti che provano a sfruttare a proprio vantaggio la giovinezza degli studenti-atleti e la loro inesperienza nel settore”.

