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Next! Draft NBA: Dragan Bender

di Francesco Gulfo

Quando si tratta di Dragan Bender, super talento croato sotto contratto col Maccabi Tel-Aviv da ormai 2 stagioni, la parola chiave è potenziale. Si, perchè questo ragazzone originario della Bosnia-Erzegovina (ma che veste la maglia della Croazia nelle competizioni internazionali) non compirà infatti 19 anni prima di novembre prossimo: è il giocatore più giovane del Draft 2016. Proprio per questo motivo non sappiamo ancora molto di lui. Quello che conosciamo però ispira le fantasie delle squadre che sceglieranno per prime il prossimo 23 giugno.

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Alzando le braccia Bender è capace di oscurare anche la luce del sole…

Carriera:

Nato il 17/11/1997, Dragan Bender fa parte di quel gruppo di giocatori futuristici e futuribili sui quali ogni squadra vorrebbe mettere le mani sopra. Si tratta di uno di quei superatleti che domineranno la NBA del futuro. I Boston Celtics saranno probabilmente i primi a pensare seriamente di prenderlo, con la terza scelta. Anche se i verdi decidessero che Bender non fa per loro il croato non dovrebbe attendere molto la chiamata della sua nuova squadra. I Philadelphia 76ers e i Los Angeles Lakers stanno molto probabilmente pensando ad altro, ma sono due squadre che stanno cercando il nuovo giocatore-franchigia. È impossibile sapere adesso se Bender sarà quel tipo di giocatore. In ogni caso oltre a queste due franchigie molte squadre potrebbero voler scommettere sul croato.

Possiamo immaginare, da quel poco che si è visto finora (tra Lega Israeliana e competizioni internazionali), che si tratterà di un atleta proprio niente male. Sarebbe impossibile fare altrimenti, dato che si tratta di un giovanotto alto 7’1″ piedi (che tradotto fa circa 2,16 metri) che alzando le braccia raggiunge i 283 cm. Uno che letteralmente oscura la vallata. Il peso si aggira sui 100 chili, un po’ poco per il momento, ma avrà tempo per poter migliorare da questo punto di vista: si può dire che il suo fisico non abbia nemmeno completato il processo di maturazione.

Punti Forti.

Se l’abito da solo non fa il monaco, nel basket l’altezza da sola non può fare un giocatore di basket. Qui però stiamo parlando di Dragan Bender, e la situazione è un po’ più ‘complicata’ di così. Il ragazzo si muove come un’ala, in entrambe le metà campo. In forza al Maccabi gli è successo di dover difendere su ali e guardie, spesso con successo, e per un diciottenne alto 2.16 è un ottimo risultato. Questo dimostra la sua eccezionale coordinazione e rapidità di piedi. L’ottimo tempismo e la rapidità nel salto gli permette inoltre di essere un ottimo rim-protector se dovesse continuare a migliorare. Ovviamente va confrontato con guardie di livello NBA, dove il risultato è molto incerto, ma dobbiamo comunque considerare che il ragazzo ha probabilmente un intrigante processo di crescita dinanzi a sé.
Il miglioramento che ha avuto nel tiro da tre durante l’ultimo anno in Israele può essere però la sua carta vincente per essere chiamato molto in alto al Draft. Nella regular season della Lega Israeliana, il campionato dove ha avuto più spazio, ha tirato il 40% abbondante da tre – 23/57 la statistica. È vero che per ora si tratta di un puro spot-up shooter, in quanto ha bisogno di spazio e tempo per far partire il suo tiro, ancora non molto rapido.
La transizione è un’altra area in cui Bender può contribuire e, incredibilmente, sia spingendo il contropiede con la palla in mano sia riempiendo le corsie e offrendo linee di passaggio ai compagni. Questa fetta del suo gioco va insieme ad altre due caratteristiche che balzano all’occhio: la sua ottima visione di gioco – insieme a un’ottima capacità di passaggio; la sua abilità nel giocare senza palla.

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Il lungo croato possiede una visione di gioco che se sviluppata al meglio potrebbe renderlo un unicum anche nel mondo NBA

Punti deboli.

Se Dragan Bender è riuscito a farsi notare in difesa sul perimetro è anche perchè il suo fisico non lo rendeva ancora pronto per difendere in post basso. Il Maccabi quindi lo ha impiegato, più spesso di quanto non si dovrebbe fare con un 7 piedi, lontano dal canestro. È nonostante Bender se la sia cavata bene, questo è sicuramente un punto da migliorare. Un grave problema per uno della sua stazza è la scarsa incidenza a rimbalzo: solo 5.9 per 40 minuti. Gli scout ritengono che sia troppo facile spostarlo dalla sua posizione a rimbalzo e questo, alla lunga, potrebbe essere causa di forti limitazioni al suo minutaggio in NBA.
Nonostante la possibilità di portare palla in campo aperto, inoltre, a difesa schierata non ha ancora abbastanza fiducia nel suo palleggio tale da permettergli cambi di direzione e movimenti più complessi. La mancanza di esperienza, infine, lo ha reso molto vulnerabile in difesa, ha raccolto molti falli che ne hanno limitato durante l’anno l’utilizzo nella squadra israeliana (13.5 il minutaggio medio). Una media di 7.4 falli per 40 minuti.

Il vero punto debole di Bender è praticamente la quasi totale assenza di esperienza di basket giocato ad alto livello. Il suo punto forte è l’enorme – davvero, enorme! – potenziale. Quest’ultimo però non può essere ancora confermato dalle cifre, praticamente inesistenti. Solo vedendolo giocare ci si emoziona dinanzi al campione che potrebbe diventare.

Molti lo paragonano a Kristaps Porzingis, che ha avuto un’ottima stagione da rookie (specie la prima parte) ai New York Knicks. Il lettone aveva un anno in più rispetto al croato al suo ingresso nella Lega, e soprattutto aveva già avuto la possibilità di un minutaggio più consistente nella Liga ACB spagnola. Questo gli ha permesso di essere più pronto all’impatto con l’America. Dragan Bender difficilmente avrà lo stesso impatto; ha bisogno di una squadra che gli conceda tempo, che sappia aspettare. La troverà? Sara uno Steal of The Draft oppure uno dei tanti “poteva diventare…”?

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