Penne a canestro: Roberto Gotta

di Luigi Ercolani

Roberto-Gotta«No, Kobe (…) non è bravo perché ha segnato 81 punti, ma ha segnato 81 punti perché è bravo, e la differenza tra queste due semplici affermazioni è profonda». Forse basterebbe questa frase, estrapolata dallo speciale estivo 2009 di American Superbasket, per spiegare il buon senso e la competenza di Roberto Gotta, la cui sterminata cultura sugli sport anglosassoni va a braccetto con un’onestà intellettuale che cerca sempre di fornire un punto di vista razionale e approfondito.

Dagli inizi come conduttore per radio e tv locali bolognesi alle telecronache della NFL per Fox Sports, dagli editoriali per Superbasket e American Superbasket ai commenti tecnici per Rai sport sul football americano nel suo complesso, dal ruolo di addetto stampa della IFL (la lega italiana della palla ovale) alle analisi accurate e gli aneddoti folkloristici sul calcio inglese dalle pagine del “Guerin Sportivo”, tutte queste esperienze hanno reso Gotta una figura ad ampio raggio del giornalismo sportivo italiano.

Non trascurabile, per dire, il suo contributo nella divulgazione di pallacanestro, in particolar modo quella a stelle e strisce. Per gli appassionati sono imperdibili libri come “Oh, Micheal”, che ripercorre la carriera di His Airness sin da Wilmington, e “Chicago Basketball Stories”, che offre un quadro dettagliato di personaggi ed episodi della palla a spicchi giocata nella “Windy City”, così come restano di assoluto valore gli articoli scritti per American Superbasket e i numeri da lui stesso diretti, veri e propri spaccati degli Stati Uniti. Materiali preziosissimi, in cui l’autore prende posizioni anche forti, mai banali (una su tutte, quella dell’assurdità di eleggere a modelli di vita atleti solo perché sono bravi in quello che fanno), e si approccia tuttavia al lettore con garbo britannico e sempre rispettoso della sua intelligenza.

Per i motivi elencati sopra, chi scrive ha rispettato Gotta fin da subito, apprezzandone la sincerità, l’educazione nell’esporre il proprio pensiero e quel lasciare spazio alla materia trattata non mettendosi mai davanti ad essa, e tutto ciò prima ancora di scoprire che con l’autore aveva in comune la scuola superiore frequentata (con circa trent’anni di gap, sia chiaro), oltre alla città di provenienza. Ma che si tratti di segno del destino o di semplice coincidenza poco importa: lo stile di Gotta si porta dietro i cromosomi del giornalismo di stampo anglosassone, quello vero, ricercato, mai esagerato e sempre lucido e onesto nelle sue analisi. Un’eccellenza, nel panorama attuale.

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1 commento

Superman returns - Breaking Sport 13 Settembre 2016 - 12:05

[…] che meno di un anno prima del ritiro portarono un mammasantissima del basket americano come Roberto Gotta a dire che forse, forse, Shaq poteva essere come certi pesci e certi ospiti che dopo un po’ […]

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