Jokic Embiid

Magari sarà stata l’aria sbarazzina proveniente dalle Montagne Rocciose a dare lo stimolo in più, la forza per progredire. Forse. Nella suggestiva città che sorge su un altopiano offrendo una visione magnifica verso ovest, un ragazzino spilungone dallo sguardo di ghiaccio e dall’aria sorniona si sia dato una svegliata definitiva. Questione di duro lavoro e questione di voglia. Una confidenza con l’ambiente rinnovata grazie alla progressione del rapporto, ormai divenuto idilliaco, con la palla a spicchi. Una palla che viene trattata con con finezza e genialità: Nikola Jokic, centro scuola serba classe 1995. Il prezioso rampollo di casa Denver Nuggets.

Un’ascesa, un exploit. In maniera così essenziale possiamo definire l’andamento stagionale del nativo di Sombor, che sta facendo spellare le mani al pubblico del Colorado e non solo. Scelto con la quarantunesima chiamata del Draft 2014, piano piano si è ritagliato il suo spazio, un po’ perchè la squadra ne ha avuto necessità, un po’ perchè effettivamente sul parquet si trova a suo agio. La sua presenza in quintetto si fa sentire, sia in termini letterali che statistici.

Prendendo un autorevole campione di 45 partite giocate: con Jokic in campo i Nuggets segnano circa 114 punti ogni 100 possessi (col serbo in panchina sono qualcosa come 10 in meno). L’assist ratio del centro è tra i più alti del team. (Fonte: NBA. com)

 

Due parole per descrivere celermente Nikola Jokic? Semplice: centro passatore. Sì, lui è il classico 5 con le mani educate ed una visione di gioco sopra alla media per gente della sua stazza. Un play aggiuntivo nel cuore del frontcourt. Insomma, un mix che tanto piace ai romantici e ai cultori cestistici. Uno che potrebbe essere in grado di fare le fortune di un’intera franchigia.I compagni vengono facilitati nell’andare a concludere, sfruttando proprio il dialogo col serbo, che in certi frangenti porta pure il pallone. Non si esenta infatti dal condurre l’azione con un palleggio raffinato, aspetta che qualcuno tagli o si smarchi e lo serve con comodità, senza alcuna fretta e affanno.

Dopo aver giocato un pick and roll con Jameer Nelson, Jokic entra in area e aspetta il taglio di Gary Harris per l’assist vincente.

La naturale propensione di stazionare in punta (o poco sotto), gli permette di studiare la mossa più opportuna da compiere. Jokic riesce a dettare i tempi che è un piacere, abbozzando giochi a due che appunto portano le soluzioni migliori per smistare passaggi: spesso tutto parte da una situazione di pick and roll/pop, per poi terminare con un canestro dopo un backdoor del portatore di palla o di chi si fa trovare pronto. Come se lui fosse un pianeta e gli altri membri del quintetto fossero dei satelliti che si muovono in moto perpetuo. Tutto ruota intorno al numero 15.

Jokic, splendidamente, per Faried.

C’è da premere il piede sull’acceleratore? Nessun problema. Lo sbarbatello proveniente dall’Est Europa è utile anche in fase di transizione. In campo aperto non sarà un fulmine, vero, ma di sicuro sa indirizzare passaggi vincenti quando bisogna rompere gli indugi, quando bisogna sbrigarsi. Efficace e divertente, all’occorrenza: con Jokic lo spettacolo è assicurato grazie ai beffardi no-look e ai touchdown pass degni di un navigato quarterback che prendono alla sprovvista gli avversari che ci mettono troppo ad rientrare nella propria metà campo. Fuochi d’artificio a go-go, per i più esigenti.

Jokic, semplicemente, per Faried.

E comunque non stiamo parlando di uno che lascia esclusivamente l’iniziativa agli altri. Sa fare anche da sé, grazie ad un repertorio offensivo discreto. I tap-in sotto le plance sono il suo pane quotidiano, così come i punti derivanti dal gioco in post, arma resa fatale da un buon footwoork e da soddisfacenti fondamentali. Ricordando, inoltre, che lontano dal ferro si diletta col tiro dalla media e da tre (su quest’ultimo aspetto può e deve migliorare).

D’altro canto, la difesa è rivedibile. Essere un rim protector con un fisico piuttosto asciutto ed un’apertura alare inferiore a quella di altri colleghi più grossi è pretenzioso, tenendo conto pure delle difficoltà di contenere il palleggio di gente più rapida poichè lateralmente procede a ritmi da moviola. Il sistema difensivo dei Nuggets, poi, non aiuta. Con una dose massiccia di abnegazione e con diverse ore passate in palestra potrebbe aiutare a colmare, seppur parzialmente, queste lacune.

Nonostante le grosse difficoltà in difesa, il centro serbo ogni tanto riesce a strappare il pallone dalle mani degli avversari.

Tanta roba, come si dice in giro, ma è logico volare basso e non perdersi in elogi troppo altisonanti. Jokic ha sicuramente una attrezzatura necessaria per continuare la scalata, tuttavia c’è da aggiustare qualcosina se non vuole cadere nei classici incidenti di percorso. Essere più solidi e sviluppare quel carattere tipico dei trascinatori più ostici. Sì, perchè presumibilmente i Nuggets daranno centralità nel progetto al loro emergente smazzatore d’assist, in attesa della maturazione. Come un quadro di valore discreto che può accrescere il suo prestigio diventando un pezzo pregiato. In fondo, la qualità è in serbo…

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