Il 23 dicembre 2015, i Portland Trail Blazers subivano una pesante sconfitta da parte dei New Orleans Pelicans, la quinta consecutiva e la ventesima stagionale a fronte di soli dieci successi. Le previsioni prestagionali di tanti giornalisti ed esperti sembravano sul punto di avverarsi, con Portland destinata ad una stagione di tanking, figuracce e delusioni.
Un pensiero condiviso da molti, ma non dai membri del roster dei Blazers, come si può notare da alcune dichiarazioni di Damian Lillard, stella della squadra. Pochi giorni prima della sconfitta patita a New Orleans il numero 0, nonostante il periodo negativo si lascia andare a commenti del tipo <<Abbiamo bisogno di conoscerci, è solo questione di tempo>>.
E proprio il tempo su cui la point-guard faceva così tanto affidamento non ha esitato a dargli ragione.
Dalla sconfitta dello Smootie King Center i Blazers hanno completamente cambiato marcia, vincendo 20 delle successive 27 partite, e soprattutto 11 delle ultime 12, giocando a sprazzi la miglior pallacanestro offensiva della lega, oltre ad avere finalmente una difesa degna di questo nome. Pochi giorni fa sono riusciti ad avere ragione dei Golden State Warriors con un perentorio 137-105. Ma un simile cambio di ritmo non può essere una casualità, e infatti è la conseguenza di un atteggiamento diverso, proprio di una squadra che finalmente si comporta come tale.
I Portland Trail Blazers arrivavano alle porte di questa stagione con un roster completamente rinnovato e con soli 5 “superstiti” dall’annata precedente. Aggiungiamo a questo la bassissima età media dei giocatori e il quadro è completo: c’era solo bisogno di tempo, tempo per conoscersi, tempo per amalgamarsi, tempo per generare quell’affiatamento che è la chiave principale dietro i successi recenti.
Come scrive Jason Quick, i Blazers sono diventati una vera e propria famiglia: vanno a cena insieme, si scambiano regali, sono sempre pronti ad incoraggiarsi continuamente durante gli allenamenti, e magari a trattenersi anche dopo la fine. Lunedì scorso, circa un’ora dopo il termine della seduta serale Noah Vonleh, Meyers Leonard, Al-Farouq Aminu e Gerald Henderson erano ancora in campo a lavorare con alcuni assistenti-coach. La chiave della sorprendente stagione di Portland sta proprio in questi modi di fare, tipici solo delle squadre ambiziose, decise a non accontentarsi mai.
Le prossime tre settimane saranno fondamentali per la franchigia dell’Oregon, attesa da una serie di temibili trasferte che farà capire molto sulle loro possibilità di qualificarsi ai playoff e di riconfermarsi come una delle migliori squadre in circolazione. In tutto questo è palese come i Portland Trail Blazers migliorino di partita in partita, e se gli atteggiamenti rimarranno quelli dell’ultimo mese, allora, come si suol dire: <<THE SKY IS THE LIMIT!>>

