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NBA Jersey Stories – Drazen Petrovic, il Mozart dei canestri

di Stefano Belli
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Definirlo il più grande giocatore europeo di sempre sarebbe ingiusto nei confronti di Dirk Nowitzki, i cui risultati ottenuti (sia a livello individuale che di squadra) in carriera sembrano onestamente irraggiungibili; si può tranquillamente affermare, però, che Drazen Petrovic è stato il talento più sfolgorante mai apparso su un parquet del vecchio continente e che quello che ha fatto da questa parte dell’oceano non ha eguali.

La maglia blu che vedete nella foto qui sopra fu ufficialmente ritirata dai New Jersey Nets nel 1993, anno in cui un tragico incidente d’auto portò via, a soli 28 anni, colui che il giornalista de La Gazzetta dello Sport Enrico Campana aveva ribattezzato ‘Il Mozart dei canestri’.

Nativo della cittadina di Sibenik, nell’allora Jugoslavia, Drazen mostrò fin da giovanissimo doti da autentico predestinato. Debuttante in prima squadra con il Sibenka soltanto quindicenne, trascinò il suo modesto club a due finali consecutive di Coppa Korac, entrambe perse contro i francesi del Limoges.
Nel 1984, al termine della pausa forzata per il servizio militare e dopo il terzo posto con la nazionale jugoslava alle Olimpiadi di Los Angeles (quelle in cui gli USA schierarono un giovanissimo Michael Jordan), Petrovic venne ingaggiato dal Cibona di Zagabria.

In quella che diverrà la capitale della Croazia, il ‘Diavolo di Sibenik’ esplose definitivamente, salendo alla ribalta come una delle più grandi star del basket europeo.
Il 5 ottobre 1985 entrò nella leggenda rifilando 112 punti all’Olimpia Lubiana (va detto comunque che in quella partita, a causa di un errore burocratico, la formazione dei futuri sloveni era composta principalmente da juniores).

Nei primi due anni con Drazen in campo, il Cibona vinse per due volte consecutive l’Eurolega. La seconda di queste vittorie arrivò contro un’altra corazzata del vecchio continente, lo Zalgiris Kaunas del gigante lituano Arvydas Sabonis.
Sulla strada per la finale, Petrovic si trovò nuovamente di fronte quel Limoges ‘causa’ di tanti dispiaceri ai tempi del Sibenik. La ‘vendetta’ arrivò implacabile: 51 punti e 10 assist.

Un’altra vittima illustre di quella corsa al titolo fu la grande Olimpia Milano di Mike D’Antoni e Dino Meneghin, che fu travolta dai 45 punti e 25 assist del ‘Mozart dei canestri’.

La straordinaria ‘doppietta’ del Cibona mise Petrovic nei radar della NBA, la super-lega apparentemente inaccessibile ai non-americani. I Portland Trail Blazers lo scelsero con la sessantesima (!) chiamata al draft 1986, ma le due parti si accordarono per far rimanere Drazen, almeno inizialmente, in Europa.

Archiviata un’altra esperienza olimpica (medaglia d’argento, dietro agli inarrivabili sovietici, a Seoul 1988), per il Diavolo di Sibenik arrivò la prestigiosa chiamata del Real Madrid, che mise sul piatto un assurdo (per l’epoca) contratto da 4 milioni di dollari l’anno.

Drazen al Real Madrid

Drazen al Real Madrid

Sebbene il regolamento in vigore in Jugoslavia vietasse agli sportivi locali di diventare professionisti all’estero fino al raggiungimento dei 28 anni di età (Drazen ne aveva 23), il presidente del Real, Josè Antonio Arizaga, riuscì, attraverso vari escamotage, ad aggirare l’ostacolo e a mettere sotto contratto il giovane fenomeno.

Lo stesso Arizaga commentò la vicenda più o meno così:

“Il coach del Cibona mi ha assicurato che in Jugoslavia ogni problema può essere risolto, basta la giusta somma di denaro”.

Nella capitale spagnola Petrovic rimase solo un anno, guidando le ‘merengues’ al secondo posto in campionato (vinto dal Barcellona, ovviamente) e alla conquista della Coppa Saporta.
Avversaria in finale fu la Juvecaserta, in cui militava il leggendario Oscar Schmidt. Nell’epico scontro tra i due titani del basket europeo il fuoriclasse brasiliano mise a referto 44 punti, ma la sua grande prestazione venne cancellata da quella di Petrovic, che di punti ne segnò SESSANTADUE.

Ormai Drazen non aveva più nulla da dimostrare in Europa. Intervistato dal mensile americano Sports Illustrated dichiarò:

“Non mi interessa continuare a vincere e a collezionare coppe. Cerco altre sfide e voglio dimostrare di poter giocare anche nell’NBA”.

Per il Diavolo di Sibenik era arrivato il momento di rispondere alla chiamata dei Blazers e fare il proprio ingresso nella lega migliore del mondo.
Così, nei giorni in cui in Europa il ’vento del cambiamento’ portò alla caduta del Muro di Berlino, due grandi campioni del vecchio continente come Drazen Petrovic e il suo compagno di nazionale, nonché amico fraterno, Vlade Divac debuttarono nella NBA.

Petrovic con la maglia numero 44 dei Portland Trail Blazers

Petrovic con la maglia numero 44 dei Portland Trail Blazers

Se Divac, scelto dai Los Angeles Lakers per sostituire una leggenda come Kareem Abdul-Jabbar (fresco di ritiro), ebbe un buonissimo impatto con la nuova realtà, Drazen, presto ribattezzato Petro dagli americani, fece parecchia fatica in quel di Portland.
I Blazers, che nel ruolo di Petro schieravano il grande Clyde Drexler, arrivarono alle NBA Finals, dove furono sconfitti da quei Bad Boys di cui abbiamo raccontato la scorsa settimana. Drazen, considerato principalmente un tiratore (mentre in Europa aveva più volte dimostrato di rendere al meglio creandosi da solo i propri tiri), ebbe un ruolo decisamente marginale nel suo anno da rookie. Le cose non migliorarono la stagione successiva, tanto che Petrovic sbottò:

“Sono passati diciotto mesi ormai e credo che per dimostrare il mio valore dovrò andarmene da qui. Non mi sono mai seduto in panchina in vita mia, e di certo non intendo farlo a Portland.”

Lo scontento Drazen riuscì a convincere la dirigenza ad intavolare una trade, attraverso la quale ‘il Mozart dei canestri’ venne ceduto ai New Jersey Nets. Fu in quel momento che leggenda di quella maglia blu ebbe inizio.

Petrovic in azione con la maglia dei New Jersey Nets

Petrovic in azione con la maglia dei New Jersey Nets

La nuova versione delle divise dei Nets era stata introdotta proprio all’inizio della stagione 1990/91 (e verrà utilizzata fino al 1997). I tifosi nutrivano grandi speranze nei confronti della squadra, alimentate soprattutto dall’arrivo di Derrick Coleman, prima scelta assoluta al draft 1990.

Petrovic giunse nelle Meadowlands dopo la parentesi buia nell’Oregon, ma anche dopo i trionfi con la nazionale.

Nelle due estati precedenti la talentuosa formazione slava, che oltre a Drazen schierava giovani fenomeni come Toni Kukoc, Dino Radja e, come detto, Vlade Divac, si era aggiudicata sia il campionato europeo (giocato nella cara Zagabria nel 1989 e che vide Petrovic nominato MVP) che quello mondiale (Buenos Aires 1990).
Quella mitica nazionale si dissolse con la fine della Jugoslavia, che degenerò nella terribile guerra dei Balcani.
Petrovic e Divac, il primo croato e il secondo serbo, da inseparabili amici si trovarono improvvisamente nemici giurati.
La nascita e la seguente rottura del rapporto tra i due verranno raccontate da Vlade, molti anni più tardi, in un bellissimo documentario intitolato “Once Brothers”.

Con la nuova maglia addosso, Petro conquistò sempre più minuti. Grazie al suo tiro micidiale, alla sua cattiveria agonistica e alle sue doti di leadership, divenne presto un idolo del pubblico, guadagnandosi il posto da titolare per la stagione successiva.
Guidati dal giovane trio formato da Petrovic, Coleman e Kenny Anderson, playmaker selezionato al draft 1991, i Nets tornarono ai playoff dopo sei anni di attesa, dove furono però sconfitti al primo turno dai Cleveland Cavaliers.
Drazen era ormai un elemento fondamentale di una squadra da playoff NBA; un traguardo davvero inimmaginabile, a quei tempi, per un giocatore europeo.
Anche perché l’estate seguente la pallacanestro europea e il basket NBA vennero a contatto, mettendo in luce un divario abissale, in una maniera che nessuno ha mai dimenticato.

Liberi finalmente di schierare atleti professionisti alle Olimpiadi, gli Stati Uniti portarono a Barcellona la più grande squadra mai esistita: il primo, unico ed inimitabile Dream Team.

Michael Jordan, Magic Johnson, Larry Bird e compagni livellarono un avversario dopo l’altro nella corsa alla medaglia d’oro più scontata di sempre, e per due volte si trovarono di fronte la neonata Croazia di Drazen Petrovic.

La prima partita, durante la fase a gironi, si chiuse con un inesorabile 103-70 e passò alla storia per la feroce difesa di Michael Jordan e Scottie Pippen contro il loro futuro compagno ai Chicago Bulls, Toni Kukoc.

‘Davide e Golia’ si scontrarono nuovamente nella finale del torneo, dove i 24 punti del ‘Diavolo di Sibenik’ non bastarono ai croati per arginare la marea a stelle e strisce.

Petrovic contro Michael Jordan a Barcellona '92

Petrovic contro Michael Jordan a Barcellona ’92

Il talento di Drazen non sfuggì all’allenatore del Dream Team, Chuck Daly, che la stagione successiva venne ingaggiato proprio dai New Jersey Nets. Sotto la guida del nuovo maestro, Petro migliorò ulteriormente, finendo nel terzo quintetto NBA al termine della stagione 1992/93 e chiudendo come undicesimo miglior realizzatore della lega. Nel corso dell’anno, il numero 3 dei Nets fece registrare un career-high di 44 punti contro gli Houston Rockets di Hakeem Olajuwon (e di uno Scott Brooks tremendamente somigliante al protagonista di Full Monty).

Nonostante la grandissima stagione, che vide i Nets nuovamente sconfitti dai Cavs al primo turno di playoff, Drazen non venne sorprendentemente convocato all’All Star Game. Con un talento del genere, però, sarebbe solo stata questione di tempo…

Subito dopo la partita che sancì l’eliminazione dai playoff, però, Petrovic diede sfogo a tutta la sua frustrazione, dovuta anche alla tardiva proposta di rinnovo del contratto da parte della dirigenza:

Non credo che rimarrò nella NBA. Questa potrebbe essere stata la mia ultima partita con i Nets. (…)Ho dimostrato tutto quello che dovevo dimostrare nella NBA”.

Mentre si susseguivano i dubbi e le ipotesi sul suo futuro (le voci più informate parlavano di importanti offerte dalla Grecia), Drazen si unì alla nazionale croata, guidandola ad una facile qualificazione per l’Europeo che si sarebbe svolto in Germania a fine giugno.
Il 7 giugno 1993, terminato il torneo preliminare, Drazen decise di tornare in Croazia in auto, anziché in aereo con i compagni. Con la fidanzata al volante e un’amica seduta sul sedile posteriore della Golf, Petrovic si addormentò senza allacciare la cintura di sicurezza. Non si svegliò mai più.

Nei pressi di Denkendorf, un camion proveniente dalla direzione opposta si parò davanti all’automobile, che non riuscì ad evitare l’impatto. Le due donne a bordo rimasero ferite, ma si salvarono. Per Petro, invece, non ci fu niente da fare.

Quel pomeriggio d’estate la Croazia perse uno dei grandi eroi della sua giovane storia (tanto che, ancora oggi, il 7 giugno viene considerato lutto nazionale), mentre la pallacanestro perse un autentico pioniere, il primo, grande giocatore europeo a farsi valere nell’Olimpo della NBA; ‘il Mozart dei canestri’.

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