Home NBA, National Basketball AssociationNBA Passion AppDa Shaq a Towns: l’evoluzione del Big Man

Da Shaq a Towns: l’evoluzione del Big Man

di Jacopo Di Francesco

Marzo 1999. Al Great Western Forum di Los Angeles vanno in scena Kobe e Shaq, avversari i malcapitati New York Knicks. ‘The Big Aristoteles’, come gli piaceva farsi chiamare, decide di dare una scossa alla gara con tre palleggi in post e una bimane sulla faccia dell’impotente Dudley: risentito di un colpo ricevuto mentre saltava, O’Neal appena atterrato lo manda fuori dal campo con una spinta niente male.

Vedere per credere:

 

Fino a qualche tempo fa, era questo il prototipo di lungo in NBA: enorme, macchinoso ma efficace sotto le plance. Tirare da tre, palleggiare, cambiare sui blocchi: tutto superfluo e impensabile, si cercavano sempre i rim protectors più tradizionali.

Tutto però cambia, si evolve, e la Lega non si è mai fatta problemi per rinnovarsi: nel 2001 il cambio di regolamento riguardo alla zona di difesa illegale, ha reso molto più complesso ricevere palla in post basso. Il Gioco ne ha tratto giovamento, si è evoluto portando alla luce una nuova generazione di lunghi, più assimilabili a dei veri giocatori di pallacanestro.

Chiaramente questo non è successo dall’oggi al domani. sono stati necessari dei pionieri per il cambiamento, dei punti di svolta che ci hanno portato all’era dello small ball firmato Steve Kerr. Rasheed Wallace, Tim Duncan e soprattutto Dirk ‘Wunderbar’ Nowitzki sono stati i primi a far alzare i sopraccigli dei tradizionalisti d’Oltreoceano, incantando con un gioco mai visto da quelle altitudini.

E come non citare l’ultimo ad aver salutato, Kevin Garnett. The Big Ticket, campione con i Celtics nel 2008 ha visto la Lega cambiare davanti ai suoi occhi, e se avesse giocato pochi anni più tardi, sarebbe stato Draymond Green prima di Draymond Green: affidabile dalla distanza, cambi difensivi killer, capacità di passaggio e dinamismo infinito.

Ma il Gioco ha sempre qualcuno pronto a portare la torcia per gli anni a venire: Cousins si sta trasformando in un’arma di disruzione di massa, a prescindere dalla sua permanenza in quel di Sacramento; Davis è un papabile MVP e ha trovato la guardia che fa per lui, Buddy Hield da Texas U; Porzingis è passato dai fischi del Draft ad essere visto come un predestinato, Towns è già la luce di una squadra che ha in programma di dominare a tempo indeterminato.

Guardando all’altra faccia della medaglia, Jason Kidd ha dichiarato che nella prossima stagione il playmaker dei Milwaukee Bucks – altra squadra a dir poco futuribile – sarà Giannis Antetokounmpo. 2,11 metri per 101 chili.

Da questo possiamo desumere che nell’NBA non esiste uno status quo: la giungla dei Playoffs stabilirà chi avrà ragione.

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