Snaturarsi

di Kenneth Newell
Paul George

Stagione 2013-2014. Gli Indiana Pacers approdano alla loro seconda finale di Conference consecutiva. Di fronte a loro ci sono i Miami Heat di LeBron, Wade e Bosh. Perderanno 4-2, ma si confermeranno come una delle migliori squadre del globo.

Stagione 2016-2017. Sono passati solo 3 anni, ma quella stagione sembra un ricordo lontano. Di quella squadra, è rimasto praticamente solo Paul George (che ha anche cambiato numero di maglia, nel frattempo). Soprattutto, però, l’essenza di quei Pacers è sparita piano piano, portando la squadra a snaturare la propria anima. La folle ricerca di un gioco più veloce è arrivata anche nell’Indiana, ed i frutti sono tutt’altro che buoni.

Crollo del muro

Hibbert in maglia Pacers

Una delle prime, grandi differenze che si notano di questi nuovi Pacers è la difesa. Nel 2014 Indiana era un Juggernaut difensivo. David West e Roy Hibbert formavano un muro invalicabile all’interno del pitturato. George Hill, PG e Lance intercettavano qualunque linea di passaggio. Concedevano 92.3 punti a partita. Praticamente niente. Adesso, invece, cercando un attacco più veloce e soprattutto meno stagnante (quei Pacers producevano 96.7 punti, 24esimi nella Lega), questa natura difensiva è venuta meno. Jeff Teague e Monta Ellis non sono mai stati difensori spaziali, ed entrambi pagano una statura esigua, specialmente Ellis contro i pariruolo. Turner, per quanto sia capace a livello di fondamentali, subisce molto la fisicità nel tipico centro Nba. La difesa così ne risente, e ad oggi Indiana è 21esima per punti concessi (105.9), dietro squadre come Orlando, Sacramento e Dallas.

Pioggia

L’altra grande differenza sta appunto nella quantità di punti segnati. I Pacers di McMillan hanno in squadra molti giocatori capaci di fare punti in quantità. Paul George e Monta Ellis hanno superato i 20 punti di media più volte nella loro carriera. Thad Young è sempre stato capace di segnare, ancora di più adesso che ha iniziato a bazzicare dietro la linea da 3. Da questo punto di vista Indiana è riuscita a dare una svolta. Con Vogel infatti la squadra languiva spesso e volentieri tra gli ultimi posti nella Lega per punti prodotti. Nel 2014 i Pacers, come detto prima, erano 24esimi in Nba per punti prodotti. Adesso sono 14esimi, facendo 104.2 punti per match. Il fatto è che questa è stata una rivoluzione a metà, visto che la difesa è peggiorata molto.

Nonsense

Il grande problema di questa squadra rimane comunque la logica con cui è stata costruita. L’unica mossa giusta in questo senso è stata l’aggiunta di Turner dal draft, per sostituire Hibbert. Ma per quanto riguarda il resto, è il chaos. Il roster di Indiana è composto prevalentemente da giocatori capaci di penetrare o di segnare nel pitturato. Gli unici due giocatori davvero in grado di tirare da dietro l’arco sono George e Miles. Giocare con un quintetto in cui figurano Ellis, Miles e PG equivarrebbe ad un suicidio certo. Inoltre, il ragazzo da Fresno State non può penetrare e scaricare a sè stesso, e quindi l’area rimane necessariamente intasata. Viene perciò a mancare un fondamentale del basket pace-n-space, il penetra e scarica. Questo gesto, alla base della pallacanestro, in squadre con tiratori capaci come Golden State, Houston e anche Cleveland, è letale. A Indianapolis purtroppo no.

Reset (di nuovo)

Indiana ha quindi diverse possibilità: provare a trovare un nuovo equilibrio difensivo (cosa mai stata facile per nessuno), oppure ricominciare finché ne si ha ancora la possibilità. Larry Bird, presidente della squadra, non ha ancora fatto alcuna dichiarazione sulla volontà di rinnovare Paul George, una delle pietre d’angolo della squadra insieme a Turner. Scambiarlo sembra quindi un’ipotesi. Lo stesso potrebbe valere per Ellis. Le sue cifre hanno sofferto negli ultimi due anni, ma rimane uno scorer provetto, la cui capacità è nota e apprezzata in tutta la Lega. L’unica certezza, però, rimane una sola: questi Pacers sono cambiati da quell’ultima finale di Conference, e probabilmente non in meglio

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