Jerry Colangelo, colui che nel 2005 fu messo a capo del progetto team USA, si ritrova ora ad affrontare l’ennesima sfida: costruire quella che sarà la squadra che parteciperà alle Olimpiadi di Rio.
Colangelo, in sostanza, è stato l’uomo che è riuscito ad imporre, a livello di competizione internazionale, la dominanza del basket americano, andata persa nell’era post Dream Team e culminato con la disfatta del 2004. L’anno dopo, per l’appunto, Colangelo prende in mano la squadra, nomina capo allenatore Mike Krzyzewsky, con il quale perderanno i Mondiali di Tokio nel 2006, rei, probabilmente, di inesperienza a livello internazionale: di mezzo c’è stata anche una Grecia, in semifinale, capace di battere la neo squadra statunitense, che conteneva al suo interno giocatori del calibro di Dwyane Wade, Lebron James, Carmelo Anthony, Chris Paul e Chris Bosh.
Nonostante un primo, perdonabile, passo falso, la nazionale americana si impone con forza nelle competizioni oltre Oceano, vincendo 2 ori alle Olimpiadi (Pechino 2008 e Londra 2012) e 2 ori ai Mondiali (Turchia, 2010 e Spagna, 2014).
La strada sembrerebbe priva di ostacoli, ed in parte è così, avendo nominato Gregg Popovich come head coach e avendo a disposizione 31 talenti di primissimo livello, 12 dei quali comporranno la squadra per Rio 2016. Ma, si sa, non sempre avere una squadra colma di ego e superstar ha portato a buoni risultati, nel basket, come in qualsiasi altro sport di squadra.
Colangelo è stato chiaro nelle varie interviste, affermando di voler vedere i suoi giocatori impegnati a seguire il programma prefissato. A Michael Lee di Vertical, Colangelo dice: “Tutte queste cose sono ancora molto, molto importanti per me. L’equità, i rapporti fra giocatori, ma devono andare di pari passo.”
A giugno sapremo chi parteciperà alle Olimpiadi per team USA. Nel frattempo Jerry Colangelo osserva e prende appunti.

