Home NBA, National Basketball AssociationApprofondimenti Memphis, Tyre Nichols pestato a morte da 5 agenti di polizia: gelo nel mondo della pallacanestro

Memphis, Tyre Nichols pestato a morte da 5 agenti di polizia: gelo nel mondo della pallacanestro

di Carmen Apadula

Tyre Deandre Nichols era nato il 5 giugno 1993. Era un ragazzo afroamericano, alto 191 centimetri per 66 chilogrammi, sottopeso a causa del morbo di Crohn. Cresciuto a Sacramento (California), e trasferitosi a Memphis (Tennessee) nel 2020. Padre di un bimbo di appena 4 anni, lavorava per FedEx ed era un grande appassionato di skateboard e fotografia

Il 7 gennaio 2023, in una serata apparentemente normale di una vita perfettamente normale, stava guidando verso casa, come suo solito.  

Eppure, quella serata apparentemente normale di una vita perfettamente normale, in realtà normale non lo era affatto. 

Alle 20:24, Nichols è stato fermato dalla polizia, vicino all’incrocio tra East Raines Road e Ross Road, a circa 90 metri da casa sua. Gli agenti erano in 5, tutti afroamericani, come il 29enne: Tadarrius Bean (24 anni, il più giovane del gruppo, assunto dal Departimento della Polizia di Memphis nell’agosto 2020), Demetrius Haley (ex agente di custodia, assunto nel 2020), Emmitt Martin III (assunto nel marzo 2018), Desmond Mills Jr. (32 anni, ex carceriere in Mississippi e Tennessee, il più anziano del gruppo, assunto nel marzo 2017) e Justin Smith (assunto nel marzo 2018). 

Ora, fin qui sembrerebbe di star raccontando un episodio qualsiasi.

Ma se vi dicessi che Tyre Nichols, il 10 gennaio 2023, appena 3 giorni dopo essere stato fermato dalla polizia, è morto in ospedale a causa di un’emorragia interna? E che l’autopsia, richiesta dalla famiglia della vittima, abbia segnalato come causa della morte un “forte pestaggio”

Ma allora, che cosa è successo realmente quella sera dopo che l’aspirante fotografo è stato fermato dalla polizia? 

Caso Nichols: cosa è successo al momento dell’arresto

La vicenda ha turbato e indignato le stesse autorità della polizia, tanto che, venerdì 27 gennaio, il filmato della telecamera indossata dagli agenti coinvolti nell’incidente, è stato reso pubblico.

Un venerdì dell’orrore americano, che è entrato nelle case di milioni di persone. Il venerdì dei video shock che documentano la violenza a tutti i livelli, quella dei folli mossi da odio politico e la brutalità a sangue freddo della polizia.

I video erano stati lungamente attesi, e arrivano con la stessa potenza di uno schiaffo in piena faccia, per mostrare la violenza con cui i poliziotti si accaniscono su una persona inerme, disarmata, picchiata selvaggiamente in un’aggressione che il team legale della famiglia Nichols ha paragonato al pestaggio dell’automobilista Rodney King, nel 1991.

I video sono 4 e scandiscono le 4 fasi del pestaggio: il posto di blocco, la colluttazione, la fuga e infine la cattura con botte annesse.

Nel primo video (proveniente da una bodycam in dotazione agli agenti) si vede il momento in cui il 29enne viene fermato, a quanto pare per “eccesso di velocità”. Vediamo Nichols consegnarsi subito dicendo “Ok, va bene”, ma non si capisce cosa faccia scattare l’alterco e la reazione violenta dei poliziotti.

Una clip mostra gli agenti che, alle 20:25, trascinano Nichols fuori dalla sua auto con violenza, mentre lui urla “Dannazione, non ho fatto niente, sto solo cercando di tornare a casa!”. Successivamente gli agenti lo costringono a mettersi a terra, ordinandogli di sdraiarsi a pancia in giù

Dopodiché, gli spruzzano in faccia dello spray al peperoncino, che finisce anche negli occhi di un agente. Passano vari minuti di video, in cui si vede il poliziotto gettarsi dell’acqua sugli occhi, mentre Tyre si divincola e cerca di fuggire a piedi, scatenando la rabbia delle autorità. 

Altre 2 unità della polizia sono arrivate sul posto di blocco intorno alle 20:29. I video mostrano che un agente, rimasto nel punto in cui Nichols è stato fermato, ha detto: “Spero che gli diano un calcio nel sedere”.

Le autorità usano il taser, procedendo con l’arresto del fotografo. Dopo averlo catturato, alle 20:33, lo picchiano per 3 lunghissimi minuti di seguito, mentre lui urla e invoca sua madre diverse volte.

Gli altri video delle bodycam non aggiungono molto altro, se non che i poliziotti presenti sulla scena sono molti, ma che nessuno interviene per proteggere il giovane dalla brutalità dei colleghi.

In un altro video, il terzo in ordine di pubblicazione, disponiamo solo dell’audio, perché la telecamera è girata verso l’interno. 

L’aggressione è documentata infatti da una telecamera di sicurezza piazzata su un palo, all’incrocio della strada, di cui gli agenti (quasi certamente) non avevano consapevolezza. È quindi l’ultimo il video cui hanno fatto riferimento l’FBI e la polizia locale, e che raccoglie le testimonianze più forti. Quello in cui, per usare le parole dell’avvocato della famiglia, Benjamin Crump, “Tyre è stato picchiato come una pignatta”. 

“L’hanno preso a calci come fosse un pallone da football” ha invece notato il marito della madre e patrigno del giovane, Rodney Wells. 

Nel video, mentre sentiamo gli agenti mentire, affermando che il sospetto aveva cercato di strappare la pistola ad uno di loro, la telecamera di sorveglianza mostra la brutalità immotivata delle loro azioni. 

Calci, pugni, un manganello

Alle 20:37 Nichols è a terra, con le manette dietro la schiena, tenuto fermo da 2 poliziotti. Ad un certo punto ne arriva un terzo, che comincia a colpirlo alla testa: uno, due, tre calci, poi due pugni, poi un altro calcio. 

Cercando di proteggersi il viso con le mani, durante il pestaggio, Nichols ripeteva: “Che cosa ho fatto? Voglio solo tornare a casa, dannazione, non ho fatto niente!”. 

Successivamente si accascia a terra a causa delle lesioni riportate, viene appoggiato con la schiena alla portiera di un’auto, in attesa dei soccorsi, mentre gli agenti urlano: “Siediti, figlio di pu**ana!”. Si vedono i poliziotti fumare come se tutto fosse tranquillo. 

Solo dopo mezz’ora Tyre riesce a parlare, dicendo che non riesce a respirare. I paramedici sono arrivati intorno alle 20:41, ma hanno iniziato ad assistere Nichols solo 16 minuti dopo. L’ambulanza è arrivata dopo 22 minuti, alle 21:02, e ha trasportato il giovane al St. Francis Hospital alle 21:18.

Il resto viene dai verbali e dai resoconti medici. Nichols viene portato in ospedale. Alle 4:00 del mattino il medico telefona alla madre del 29enne. Le chiede come mai non è in ospedale, suo figlio sta andando in arresto cardiaco. Ma alla donna, Row Vaughn Wells, poco prima la polizia aveva impedito di entrare poiché Tyre “è in arresto”

Quando arriva in ospedale, a notte fonda, “Tyre non è più cosciente”. Ricoverato a causa di gravi fratture al cranio, al collo e in altre parti del corpo, oltre a varie lesioni interne, Nichols muore tre giorni dopo, il 10 gennaio. 

Caso Nichols: le conseguenze penali dell’omicidio

Il 7 gennaio, il Procuratore distrettuale Steve Mulroy, aveva chiesto al Tennessee Bureau of Investigation di indagare riguardo alle accuse di uso eccessivo della forza da parte dei poliziotti, durante l’arresto.

L’8 gennaio, il Dipartimento di Polizia di Memphis aveva dichiarato che l’arresto di Nichols era stato dovuto ad un eccesso di velocità alla guida. Nei video rilasciati dopo il pestaggio, mentre Nichols viene trattenuto a terra, sentiamo un agente dire: “Lo stavo colpendo con il manganello, amico”, e un altro che risponde: “Io gli sono saltato dentro l’auto e ho iniziato a scuoterlo per farlo uscire”. Andando un po’ avanti con i filmati, 2 agenti affermano anche che Nichols aveva cercato di afferrare le loro armi. Ma questa affermazione non è emersa dalle registrazioni.

Grazie alla testimonianza raccolta dalla telecamera di sorveglianza, secondo quanto dichiarato dalla CNN, la polizia colpisce Nichols “senza che ci sia stata una provocazione precedente”. Secondo il New York Times, inoltre, la vittima “sembra non aver mai reagito”, ma che abbia solo tentato di scappare, salvo poi essere inseguito e riacciuffato dagli agenti. 

Il 15 gennaio, il Dipartimento di Polizia di Memphis ha annunciato che gli agenti coinvolti avrebbero dovuto affrontare un’azione amministrativa. Nello stesso giorno, il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti e il Federal Bureau of Investigation (FBI) hanno aperto un’indagine.

Il 20 gennaio, il Dipartimento di Polizia ha annunciato che gli agenti coinvolti sarebbero stati licenziati. 

Il 24 gennaio, due paramedici del Dipartimento dei Vigili del Fuoco di Memphis, che si trovavano sull’ambulanza coinvolta la sera dell’omicidio, sono stati sollevati dal loro incarico senza ulteriori spiegazioni, in attesa di un’indagine interna.

Il 26 gennaio, i media americani hanno diffuso le foto segnaletiche degli agenti coinvolti, che sono stati arrestati e accusati di omicidio di secondo grado, rapimento, aggressione e cattiva condotta

Tutti i poliziotti accusati sono afroamericani, un dettaglio che porterebbe ad escludere l’aggravante razziale. Avevano dai 3 ai 6 anni di esperienza ed erano membri degli Scorpion (Street Crimes Operation to Restore Peace In Our Neighborhoods), un’unità di polizia creata nell’ottobre 2021, per far fronte ai crimini nei quartieri della città, dopo un notevole aumento della violenza nelle strade di Memphis. Gli agenti dell’unità guidano auto non contrassegnate e vestono in borghese, indossando soltanto dei giubbotti antiproiettile con la scritta “police”.

Il 27 gennaio, 4 degli agenti coinvolti hanno pagato la cauzione e sono stati rilasciati, secondo quanto riportato dai registri del carcere della Contea di Shelby. Nello stesso giorno, il Capo della Polizia di Memphis Cerelyn Davis, la prima donna nera a capo della polizia della città, ha dichiarato che il suo dipartimento ha esaminato i filmati, compresi quelli delle bodycam, per determinare quale fosse la causa dell’arresto. Dichiara che non sono stati in grado di confermare questo “eccesso di velocità”, e che “ciò non toglie che sia successo qualcosa, ma al momento non ci sono prove”

La Davis, successivamente, ha chiesto una revisione dell’unità Scorpion, nota per usare spesso la mano pesante, e di cui è stato chiesto lo scioglimento in varie città americane. La Davis ha poi aggiunto che il comportamento degli agenti l’ha lasciata perplessa, e che ha notato una “mancanza di umanità di base”. 

La donna sostiene che il pestaggio sia stato “simile se non peggiore” di quello subito da Rodney King nel ’91, e che ora sospetti anche dei paramedici coinvolti quella notte. 

“È stato un fallimento non solo professionale, ma umano nei confronti di un altro essere umano” sostiene. 

Il giorno della pubblicazione del video, il Direttore dell’FBI Christopher Wray ha dichiarato di essere rimasto sconcertato, mentre Patrick Yoes, Presidente nazionale dell’Ordine Fraterno di Polizia, ha affermato che “L’evento come ci è stato descritto non costituisce un’operazione legittima di polizia, o un posto di blocco andato male. Si tratta di un’aggressione criminale, con il pretesto della legge”. 

I sindaci delle città statunitensi, venerdì pomeriggio, sono stati convocati dai funzionari della Casa Bianca per una riunione d’emergenza. Il sindaco di New York, Eric Adams, ha dichiarato che la Casa Bianca li aveva informati che il video avrebbe “scatenato dolore e tristezza in molti di noi. Ci farà arrabbiare”.

Memphis è una città di 628mila abitanti, un terzo dei quali neri. Il colore della pelle degli agenti è un motivo in più di dolore, e indica che ormai è necessaria una riforma della “cultura della polizia”. Ben Crump ha elogiato la rapidità nell’incriminarli in meno di venti giorni, ed ha notato che in altri casi di afroamericani uccisi dalla polizia, ci è voluto anche più di un anno. 

“Questa prontezza e rapidità ora è ciò che ci aspettiamo anche quando gli agenti sono bianchi” ha sottolineato.

Adesso la famiglia Nichols chiede giustizia. 

Anche George Floyd morendo invocò la madre, che era scomparsa 2 anni prima. Quella di Nichols ha invece scelto di parlare in conferenza stampa, accanto alla foto del figlio in ospedale, pieno di lividi, con la testa gonfia come un melone, e il collo e il naso rotti. 

Ha ricordato suo figlio come un giovane che, dopo aver terminato la sua giornata lavorativa, andava spesso a fotografare il tramonto, come la sera in cui è stato ucciso. La donna ha poi chiesto giustizia: una legge intitolata a Tyre, una riforma concreta nel corpo della polizia.

“Justice for Tyre Nichols”: scoppiano le proteste negli USA

Gli ultimi sono stati giorni di proteste negli Stati Uniti, dove cresce il timore per quanto riguarda gli scontri e le ribellioni della popolazione. 

La paura più grande, è infatti che la diffusione dell’omicidio di Tyre Nichols possa causare disordini, proprio come avvenuto nel 2020, dopo l’omicidio di George Floyd. 

Già una dozzina di città americane hanno mobilitato tutte le forze dell’ordine per le proteste, come avvenuto nel ’91, dopo il caso King. 

Secondo quanto riportato dai media americani, a Memphis, alcuni manifestanti hanno bloccato il ponte dell’Interstate 55, che attraversa il fiume Mississippi e porta verso l’Arkansas. A Washington, decine di manifestanti si sono radunate vicino alla Black Lives Matter Plaza, mentre a Boston hanno marciato lungo Tremont Street. 

L’Associated Press ha riferito che, secondo la Davis, i funzionari hanno intenzionalmente deciso che sarebbe stato meglio rilasciare il video più tardi nel corso della giornata, dopo che le scuole sono state chiuse e le persone sono tornate a casa dal lavoro”, a causa della preoccupazione per i disordini civili che ne sarebbero potuti scaturire. 

Sulla questione è infatti intervenuto ieri anche il Presidente degli Stati Uniti Joe Biden, che ha diffuso un comunicato stampa per esprimere il proprio disappunto riguardo l’accaduto. 

Biden, insieme ai genitori di Nichols, alle autorità e al Ministro della Giustizia Merrick Garland (che ha aperto un’inchiesta separata), ha lanciato molteplici appelli, invitando soprattutto la popolazione ad una protesta pacifica

“Mentre gli americani sono in lutto, il Dipartimento di Giustizia conduce le sue indagini e le autorità statali continuano il loro lavoro, mi unisco alla famiglia di Tyre nel chiedere una protesta pacifica” ha dichiarato il presidente in una nota ufficiale. “L’indignazione è comprensibile, ma la violenza non è mai accettabile. La violenza è distruttiva e contro la legge. Non ha posto nelle proteste pacifiche, in cerca di giustizia”.

Biden ha poi detto alla famiglia Nichols che avrebbe rinnovato l’impegno con il Congresso per far approvare il George Floyd Justice in Policing Act, per affrontare la cattiva condotta della polizia. 

Omicidio Tyre Nichols: le reazioni del mondo della pallacanestro

L’indignazione, la frustrazione, la tristezza e la rabbia sono emerse in tutto il mondo della pallacanestro venerdì, il giorno in cui è stato diffuso il video che mostrava la morte di Nichols.

Le emozioni erano palpabili, come è accaduto molte volte negli ultimi anni, dopo tanti altri episodi di violenza da parte della polizia contro uomini e donne di colore.

E ovviamente, anche la NBA, la NBPA, la WNBA e la WNBPA si sono uniti al cordoglio, rilasciando dichiarazioni di sostegno nei confronti della famiglia Nichols. 

La NBA ha rilasciato la propria dichiarazione circa 2 ore dopo la pubblicazione del video della morte del giovane, mentre le proteste già dilagavano in diverse città.

“Le immagini della vita di Tyre Nichols, inutilmente stroncata, sono orribili” ha dichiarato la lega. “Anche se in questo caso sono stati fatti dei passi avanti verso la responsabilità, la famiglia NBA rimane impegnata a collaborare con i sostenitori, i responsabili politici e le forze dell’ordine per trovare soluzioni ai problemi che continuiamo ad affrontare”.

Nella propria dichiarazione, la NBPA ha invece affermato che “una polizia così aggressiva e una forza eccessiva illustrano la continua necessità di responsabilità nel sistema giudiziario”. Il sindacato ha poi continuato, dicendo che “continuerà a monitorare le indagini e i procedimenti legali alla ricerca di giustizia per Tyre e per la sua famiglia”.

La WNBA ha sostenuto che “continuerà ad fare da portavoce per coloro che affrontano la discriminazione, il razzismo e le ingiustizie, e lavorerà per realizzare un cambiamento significativo e sistemico nelle nostre comunità”.

“Siamo indignati” ha dichiarato invece la Women’s National Basketball Players Association. “L’uccisione di Tyre Nichols da parte della polizia segna la continuazione dell’orribile brutalità della polizia contro un uomo di colore. Questa spaventosa cattiva condotta della polizia mette in pericolo tutti noi, ed erode la fiducia sempre più scarsa delle nostre comunità nei confronti della polizia”.

Il sindacato ha poi concluso dicendo che: “Quando è troppo è troppo. Non abbiamo altra scelta se non quella di testimoniare la vita e l’omicidio di Tyre Nichols, e l’obbligo morale di chiedere di migliorare la nostra società. Questi momenti scuoteranno e devono scuotere la nostra nazione nel profondo. Che ci spronino anche ad agire”.

Venerdì sera, i Memphis Grizzlies hanno giocato una partita in trasferta (proprio nella città dove è stato ucciso George Floyd), contro i Minnesota Timberwolves, e lo hanno fatto con il cuore pesante. 

Prima del match, i due team si sono raccolti in un momento di silenzio, i Grizzlies hanno rilasciato una dichiarazione su Twitter ma, a partita finita, i giocatori di Memphis non si sono resi disponibili per alcuna intervista, e l’account della squadra è stato oscurato. 

Troppo crudo, troppo doloroso per parlarne. 

“Siamo sconvolti di trovarci di fronte ad un’inutile perdita di vita a causa della brutalità della polizia, e questa volta si tratta di un cittadino di Memphis” ha dichiarato la squadra. “Pensiamo alla famiglia e agli amici di Nichols, e condividiamo il dolore di tutta la nostra comunità. Quindi, sosteniamoci a vicenda e rispettiamo il modo in cui i nostri concittadini stanno affrontando la situazione. Abbiamo fiducia in questa città e nel nostro potere di guarire. Alla famiglia e agli amici di Nichols, porgiamo le nostre più sentite condoglianze per la vostra perdita”.

In seguito, il capo allenatore dei Grizzlies Taylor Jenkins ha fatto da portavoce della squadra, e ha parlato di ciò che significa per il team rappresentare Memphis in un momento così difficile. 

“La parola che usiamo per il nostro gruppo è ‘insieme’, lo diciamo sempre” ha dichiarato Jenkins, in un’intervista rilasciata a Bally Sports. “Ci sono cose molto più difficili che accadono in città rispetto a ciò che sta accadendo nel basket in questo momento. Sono orgoglioso dei ragazzi, che sono scesi in campo. Stiamo giocando per la nostra città, che sta attraversando un momento difficile. Non vediamo l’ora di tornare a casa per abbracciare le nostre famiglie, la nostra comunità, i nostri tifosi e la nostra città con orgoglio”.

Jenkins ha detto di non aver visto il video dell’omicidio, che è stato diffuso poco prima della partita, e a quanto pare nemmeno la squadra.

La franchigia ha però seguito l’intervista della madre di Nichols, in cui parlava della perdita del figlio, e il coach non ha saputo trattenere le emozioni. 

“Ho pianto” ha detto Jenkins. “L’insensata perdita della vita di Tyre Nichols ci ha colpito molto. È stata dura non essere a casa. Vorrei poter allargare le mie braccia attraverso la telecamera, verso la famiglia. Stanno attraversando un momento difficile”.

L’allenatore ha poi continuato in conferenza stampa. 

“La nostra città sta lottando in questo momento” ha detto a DaMichael Cole, del Memphis Commercial Appeal. “La nostra città sta affrontando la perdita di uno dei nostri. È devastante. Molte cose sono emerse nelle ultime 2 settimane, ed è stato difficile da elaborare. La nostra squadra parlerà a lungo di quello che è successo e di quello che succederà”.

Jenkins ha poi detto che spera i cittadini di Memphis si uniscano gli uni agli altri.

“Le mie parole avranno un significato limitato” sostiene. “Voglio continuare a incoraggiare le persone a stringersi l’un l’altra, a stringersi intorno alla famiglia Nichols, alla famiglia Wells, a ricordare la vita di Tyre Nichols, che non conoscevo, ma che sto imparando a conoscere”.

L’unico giocatore dei Grizzlies che si è esposto personalmente, è stato Jaren Jackson Jr., che ha twittato: “Alla famiglia Nichols, io e i miei compagni di squadra siamo e siamo stati attenti. Siamo con voi. Memphis, anche noi stiamo soffrendo. La protesta pacifica, il sostegno alla famiglia, la pressione per la responsabilità sono ciò che serve in questo momento”.

Ma i Grizzlies non sono stati gli unici a sentirsi toccati dalla vicenda. 

Molte altre sono state le squadre che sono intervenute, sia prima che dopo la pubblicazione del filmato, a cominciare dai Timberwolves. 

“I Minnesota Timberwolves e le Minnesota Lynx sono profondamente addolorati per la tragica uccisione di Tyre Nichols” hanno dichiarato le due squadre, in un comunicato congiunto. “Estendiamo i nostri pensieri e le nostre sentite condoglianze alla famiglia di Tyre, agli amici, ai suoi cari, alla comunità di Memphis e alle comunità di tutto il Paese in questo momento difficile”.

Diverse squadre, tra cui i Miami Heat, gli Atlanta Hawks, i Cleveland Cavaliers e i Milwaukee Bucks, hanno rilasciato le proprie dichiarazioni.

“È semplicemente pazzesco” ha detto il capo allenatore degli Heat, coach Erik Spoelstra, che ha inserito il discorso nella sua intervista post-partita di sua spontanea volontà. 

“Siamo indignati per il pestaggio mortale che Tyre Nichols ha ricevuto dagli agenti di polizia di Memphis” hanno detto invece i Bucks. “Sebbene l’incriminazione dei poliziotti per le loro azioni efferate sia un passo importante per la giustizia, questo incidente evidenzia ulteriormente la necessità di fare progressi nel miglioramento delle relazioni tra polizia e comunità”.

Infine, anche la guardia dei Phoenix Suns, ed ex presidente della NBPA, Chris Paul ha chiesto un cambiamento concreto, tramite un suo tweet venerdì sera.

“Il cambiamento è necessario a tutti i livelli e tutti dobbiamo fare la nostra parte” ha scritto. “Non possiamo perdere la nostra umanità come società. Alla famiglia Nichols e alla comunità di Memphis, il mio cuore è con voi stasera”.

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