Los Angeles Clippers
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Los Angeles Clippers

26 aprile 2016, Western Conference First Round, Gara 4, i Los Angeles Clippers perdono nella stessa sera Chris Paul e Blake Griffin, prima e seconda scelta offensiva. Stagione finita per entrambi. Los Angeles Clippers fuori in 6 partite. Finiscono, anche per questa stagione, la quinta di Paul in California, i sogni di titolo per la squadra di pallacanestro meno titolata di LA.

Eppure, anche all’inizio di questa regular season, i presupposti per dare fastidio alle varie San Antonio, Golden State e Oklahoma City c’erano tutti. Il potenziale della squadra risultava addirittura accresciuto rispetto alla stagione precedente: in estate avevano riportato a casa DeAndre Jordan dalle grinfie di Mark Cuban in quel di Dallas, avevano preso Lance Stephenson e Josh Smith (dopo che nei playoff dell’anno prima lui e i Rockets li avevano eliminati malamente con una formidabile rimonta in gara 6), avevano aggiunto al quintetto base un difensore (e collante) formidabile come l’ex UCLA Mbah a Moute e alla panchina un veterano come Paul Pierce. Tutti i pezzi del puzzle sembravano al loro posto, considerato che i Clippers avevano già a libro paga gente come JJ Redick e Jamal Crawford a completare il quadro. Ma, qualcosa, come sempre nella storia della franchigia non va. Qualcosa nei Los Angeles Clippers quasi per una maledizione li ferma.

L’inizio di stagione difficile (10-8 il record a fine Novembre), forse troppi galli nel pollaio. I Clippers spediscono Stephenson a Memphis, Smith dall’amico Howard a Houston e devono rinunciare a Griffin per 45 partite a causa di un pugno sferrato al magazziniere della loro lussuosa facility da 50 milioni di dollari, grazie al quale si rompe una mano. Troppi galli nello stesso pollaio, anche Doc Rivers non riesce a tenerli a bada, eppure aveva lavorato con gente non facile caratterialmente da addomesticare come Kevin Garnett.

Finisce anche questa stagione, i Los Angeles Clippers rinnovano il figlio del coach e tentano l’inseguimento a Kevin Durant, il quale però decide di accasarsi, sempre in California, ma non sulle spiagge bianche di Santa Monica, decide di accasarsi nella baia e formare il super team.

Ora Paul e Griffin si trovano davanti l’ultimo anno del loro contratto che li porterà alla free agency 2017, la quale si prospetta molto ricca. Se i due non danno segni di voler rinnovare, potrebbe venire a crearsi una situazione simile a quella di Russel Westbrook, con i Clippers pronti ad esplorare delle trade per svoltare pagina. Paul non nasconde i suoi buoni rapporti con LeBron, Wade e Anthony, quindi la prospettiva che il play ex New Orleans possa cambiare maglia non è da escludere. Meno probabile che sia Griffin a lasciare; l’ala infatti non sembra godere di molta popolarità tra i colleghi di altre squadre e questo, nella NBA di oggi, fatta più di alleanze che di rivalità, potrebbe pesare in un’ottica di costruzione di un’altra squadra.

Il punto è che la squadra pare assemblata alla perfezione, sulla carta non manca niente o meglio non mancava niente. È come se gli stessi giocatori dei Los Angeles Clippers, Paul e Griffin in primis, non possano chiedere compagni di squadra migliori. Un grande playmaker nel suo prime (forse un po troppo soggetto ad infortuni nei momenti importanti) che ha al suo fianco, sia lunghi fisicamente e atleticamente fuori dal normale (che dominano anche la fase difensiva), sia tiratori perimetrali mortiferi, il tutto orchestrato da uno dei migliori allenatori e comunicatori della lega. Manca ancora molto alla fine del mercato, quindi la squadra potrebbe cambiare ancora qualche pezzo (hanno da poco firmato il Marrese), ma la fine della free agency non scandirà di sicuro la fine delle chiacchere attorno ai Clipper; dopotutto, siamo pur sempre ad Hollywood.

Per NBA Passion
Alessandro Ferrara

 

 

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