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NCAA Analysis: l’immutabile continuità di Duke e Kentucky

di Giulio Scopacasa
DURHAM, NC - MARCH 03: Cameron Crazies cheer on before the start of the game between the Duke Blue Devils and North Carolina Tar Heels at Cameron Indoor Stadium on March 3, 2012 in Durham, North Carolina. (Photo by Streeter Lecka/Getty Images)

Ormai non è più una sorpresa, né questo articolo è inaspettato, come d’altronde le due vittorie d’inizio stagione per i Duke Blue Devils e per i Kentucky Wildcats. Albany, Siena, NJIT e Bryant non sono per niente irresistibili, sono squadre di seconda fascia, pur facendo parte della Divison I della NCAA, e restano squadre cuscinetto che devono affrontare le squadre del Ranking Associated Press l’Opening Night, nella speranza di qualche miracolo e di qualche colpaccio dovuto allo sfruttamento di alcune difficoltà strutturali di squadre ampiamente collaudate da tempo e chiaramente più forti. Ne beneficerebbe soltanto lo spettacolo, e d’altronde quello che si cerca di fare è questo, anche perchè la NCAA in sè è spettacolo. Inoltre (se è concesso) questo incredibile miracolo che ogni tanto capita e che, nelle Opening Night, nessuno si aspetta, è proprio arrivato ieri con Western Illinois, autrice del primo upset di tutta la stagione contro i Wisconsin Badgers. Certo, persi Kaminsky e Dekker, nel ruolo di ali è rimasto un bel buco da coprire, inoltre se Nigel Hayes tira 4 su 13 e 1 su 4 da tre punti è ancora più difficile. Chiaramente, è ancora presto per parlare dei Badgers come delusione dell’anno, potrebbe anche darsi che vinca il titolo (poco probabile) o che arrivi a buon punto del torneo (già di più).

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University of Kentucky, tradizione prima di tutto

Il punto al quale voglio arrivare sta nelle probabilità, derivate da anni e anni di storia. Ciò che è successo a Wisconsin non succederà a Kentucky o a Duke, è praticamente impossibile perchè all’interno degli atenei le due squadre sono state talmente educate ed abituate a questa solidità impermeabile tanto da escludere completamente i passi falsi. Tutte le squadre possono farli, ma i Blue Devils e i Kentucky Wildcats, più che ridurre il discorso alle semplici partite di inizio stagione, sbagliano poco a causa della fisionomia dei progetti delle due università.

La cosa stupefacente è una principalmente: ogni anno, a causa degli ottimi risultati di squadra e delle fantastiche prestazioni individuali delle squadre a Duke e a UK si perdono vari giocatori tramite il draft, e, ciononostante, il recruiting è sempre di una qualità incredibile e tutte le falle vengono colmate in un batter d’occhio. Anzi, se vogliamo dirla tutta, i due rispettivi staff stanno lavorando sul recruiting delle classi 2017, 2018, e magari anche 2019.

Jabari Parker al Cameron Indoor Stadium, con la magia dei Blue Devils

Jabari Parker al Cameron Indoor Stadium, con la magia di Duke

Si, perchè quello 2016 ormai è già stato affrontato alla grande da entrambi i colleges. Duke, infatti, si è già assicurata Harry Giles, assoluto fenomeno giovanile che salterà questa stagione per un grave infortunio, e Jayson Tatum, rispettivamente numero 1 e 2 nella Top 100 per il 2016 di ESPN. Inoltre per i Blue Devils arriverà anche Frank Jackson, una delle guardie più promettenti della recruiting class. Duke, così come Kentucky, ha anche messo gli occhi sul prospetto numero 3 della nazione, nazionale USA under 21, Josh Jackson. Il giocatore deve ancora decidere ma, la squadra di Coach K, come quella di Calipari, potrebbero essere due destinazioni davvero interessanti. Per quanto riguarda il 2017 Wendell Carter e Gary Trent Jr. hanno già ricevuto l’offerta. Sicuramente non saranno le ultime, ma lo staff di Duke è uno dei più efficenti e, tutto questo lavorare sul futuro, li rende una squadra davvero solida negli anni.

LEXINGTON, KY - NOVEMBER 14: Rajon Rondo #4 of the Kentucky Wildcats dribbles the ball up the court against the Lipscomb Bisons during the Guardians Classics on November 14, 2005 at Rupp Arena in Lexington, Kentucky. (Photo by Andy Lyons/Getty Images)

Rajon Rondo a Lexington, Rupp Arena, con la maglia di Kentucky

Dall’altro lato troviamo i Kentucky Wildcats. La squadra di Calipari, durante l’ultima stagione, aveva talmente tanti giocatori di qualità da far si che l’allenatore imponesse un sistema a platoon, nel quale due quintetti si scambiavano sul parquet a turno. La maggior parte di questi giocatori ha preso la via della NBA, altri si sono laureati da undrafted, in ogni caso UK ha perso molti giocatori: nessun problema, c’è l’abitudine a risolvere situazioni del genere. I giocatori, infatti, stanno già dando spettacolo nelle prime partite in attesa di quelle con una pressione maggiore. E quando questi, appena all’inizio della carriera collegiale, decideranno di spiccare il volo, arriveranno dalla classe 2016 De’Aaron Fox e Wenyen Gabriel, oltre a Sasha Killeya-Jones. Ai già citati, che hanno già preso le loro decisioni, si affiancano inoltre Josh Jackson, Malik Monk e Bam Adebayo, rispettivamente i prospetti numero 3, 5 e 6 della nazione che contano Kentucky tra le varie offerte di tutta la nazione. E, dopo che questi ultimi decideranno di rendersi eleggibili al Draft, arriveranno i migliori prospetti del 2017 a chiudere un ciclo che fa della continuità il suo forte.

Queste due squadre su tutte, insieme a North Carolina e Kansas, creano un’aura di imbattibilità e una barriera di sicurezza in sè stessi e autostima che per gli avversari è difficile da superare. Coach K e John Calipari saranno contenti di avere tanti bei giocatori da far crescere. Che l’abitudine a non fare passi falsi di questi due atenei sia un aperitivo di quello che potremmo vedere a marzo? Certo, bisogna fare attenzione ai Tar Heels e agli Jayhawks, ma i due top team restano sempre quelli.

Per NBAPassion.com
Giulio Scopacasa

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