Portland, Oregon, il 12 giugno diventa ufficialmente il “Portland Trail Blazers Day“.
Su iniziativa del sindaco della città – il Democratico Ted Wheeler – il consiglio comunale di Portland ha istituito la ricorrenza, come riconoscimento per gli amati Blazers, reduci da una stagione di successo e coronata dalla prima finale di conference della squadra dal lontano 2000.
Alla presenza di coach Terry Stotts, fresco di rinnovo con i Blazers, e del presidente della squadra Neil Olshey, il sindaco Wheeler ha voluto ringraziare pubblicamente Damian Lillard e compagni:
“Voglio ringraziarli per aver ridato linfa ed energia alla città” Così il sindaco “Lo dico davvero col cuore, i Blazers hanno dato tutto quello che avevano in campo fino all’ultimo secondo, e la città lo ha capito, i ragazzi sono stati una fonte d’ispirazione“.
“In questa giornata onoriamo i Portland Trail Blazers (…) mi congratulo con i giocatori e lo staff per una stagione incredibile. Siamo davvero orgogliosi di avere una squadra come questa, e questa giornata servirà da riconoscimento non solo per i successi ottenuti sul campo, ma per i grandi sforzi profusi con e nella comunità anno dopo anno“
Portland Trail Blazers, una stagione da ricordare
I Trail Blazers sono l’unica squadra professionistica dei maggiori 4 sport USA con sede a Portland. I Portland Timbers (Major League Soccer) e le Portland Thornes (National Womes’s Soccer League) le altre due squadre. Blazers (1977) e Timbers (2015) le uniche squadre ad aver vinto un titolo nei rispettivi campionati.
"I @tedwheeler, Mayor of the City of Portland, OR, the City of Roses, do hereby proclaim June 12, 2019 to be: Portland Trail Blazers Day in Portland." ???? pic.twitter.com/YySw8NJD5q
— Portland Trail Blazers (@trailblazers) June 12, 2019
Guidati in campo da Damian Lillard, C.J. McCollum e Jusuf Nurkic, i Trail Blazers hanno chiuso la regular season 208\19 al terzo posto nella Western Conference (53-29), sopravvivendo nel finale di stagione al terribile infortunio del giovane e promettente lungo bosniaco, e reagendo alla scomparsa ad inizio anno dello storico proprietario Paul Allen. I Blazers hanno dunque superato brillantemente gli Oklahoma City Thunder al primo turno di playoffs, riuscendo poi nell’impresa di vincere una difficile gara 7 in trasferta contro i Denver Nuggets nel turno successivo, prima del “cappotto” subito in finale di conference dai campioni in carica Golden State Warriors.
La scomparsa di Allen ha gettato nei mesi scorsi qualche ombra sul futuro della squadra. La franchigia rimane di proprietà del gruppo del co-fondatore di Microsoft, e della sorella di Allen Jody.
Dopo una stagione positiva, sono arrivati i rinnovi contrattuali per coach Stotts e per il presidente Neil Olshey, ed in estate i Blazers provvederanno a blindare con un contratto al massimo salariale la star Damian Lillard, alla sua terza nomina in uno dei primi due quintetti All-NBA in carriera.


La faccia di chi sa di aver scritto la storia ed aver battuto un record che sembrava inarrivabile. Con la vittoria contro Memphis, i Warriors raggiungono quota 73 vittorie stagionali, superando il primato appartenuto ai Bulls di Jordan. A quella squadra apparteneva Steve Kerr, artefice di quest’altro successo. Però per Golden State la stagione non finì altrettanto bene.
uno dei migliori giocatori che abbiano calcato quel palcoscenico. L’immagine rappresenta il numero 24 gialloviola che saluta per un’ultima volta il pubblico che lo ha amato. Mamba out.
Draymond Green colpisce con un calcio nelle parti basse Steven Adams, mettendolo ko. Questo è solo uno dei quattro flagrant fouls che impediscono al numero 23 dei Warriors di disputare gara-5 delle Finali.
l’anno. La stoppata di LeBron James su Andre Iguodala è rimasta il simbolo del dominio del “Re” sia dal punto di vista fisico sia da quello tecnico e della vittoria dei Cavaliers.
LeBron James abbraccia il suo compagno Kevin Love e scoppia in lacrime sul parquet dell’Oracle Arena. È finalmente il titolo con la sua Cleveland, che desiderava fin da bambino e non era ancora mai arrivato.
(quasi) tutti gli appassionati. KD si schiera dalla parte dei vincenti e lascia da solo Russell Westbrook, che nel frattempo ha preso più saldamente le redini della squadra.
Dwyane Wade cambia aria. Flash approda a Chicago, dove i Bulls, insieme a Butler e all’altro neo-acquisto Rajon Rondo, hanno grandi ambizioni.
La squadra statunitense si mette in posa per quest’immagine dopo aver vinto il terzo oro olimpico consecutivo e il sesto su sette apparizioni dal 1992, l’anno del Dream Team. Sì scontato il trionfo (+30 in finale sulla Serbia), ma il meno scontato tra tutte le sei vittorie, anche a causa di un roster privato di molte stelle.
in una serata da brividi a Springfield. Julius Erving, Bill Russell, Alonzo Mourning e Isiah Thomas presentano i tre ex-giocatori che emozionano il pubblico con i loro
Nell’immagine Kevin Garnett con il pugno sul petto, uno dei suoi gesti tipici. Nel 2016, oltre a Kobe Bryant e Tim Duncan, si ritira anche KG, alla sua maniera, senza un farewell tour o una partita d’addio.
Craig Sager viene sconfitto dalla leucemia. È questa la terribile notizia che sconvolse il mondo dello sport il 15 dicembre. Una tra le icone sportive statunitensi abbandona la lotta iniziata nel 2014 e tutto il mondo si stringe a lui.
da tre punti di Kyrie Irving è diventato “The Shot”, un rifacimento di ciò che decise le Finals diciotto anni prima. Il tiro della guardia dei Cavs è ciò che decise la partita e portò nell’Ohio il titolo mai arrivato prima.



















