I Celtics continuano la loro striscia positiva anche contro i Nuggets. 111 a 103, quarta vittoria consecutiva, settima nelle ultime nove, battuti solo da Mavericks e Raptors (ed in entrambe le sfide la squadra di Boston ha giocato ampiamente alla pari). L’eroe di giornata fondamentale per fermare la squadra di Danilo Gallinari (23 punti col 50%) e Will Barton (23 punti, 8 su 12, 3 su 4 da tre) è Avery Bradley: 27 punti (settimo game in casa in cui Avery ha chiuso con 27 punti), 3 rimbalzi, 1 stoppata e ben 4 steals. E’ proprio sulle steals che i Celtics stanno costruendo le proprie fortune: contro i Nuggets sono state 15 (oltre le 4 sopracitate anche 3 di Amir Johnson, 3 di Marcus Smart, 2 di Evan Turner, 2 di Jae Crowder e 1 di Jared Sullinger), e questo match è stato il quarto consecutivo con almeno 12 steal da parte della squadra di Boston. Questa è la striscia più lunga (con almeno una dozzina di steal) dei Celtics dalla stagione 2003-2004, anche il furono 4 le partite.
Evan Turner
ApprofondimentiBoston CelticsEastern Conference TeamsNBA TeamsNBA, National Basketball AssociationWashington Wizards
Boston batte ancora Washington e balza al quinto posto ad Est
Scritto da Matteo Meschi
I Boston Celtics vincono una gara importantissima nella lotta per i playoff ad est contro i Washington Wizards per 116-91. A guidare i biancoverdi è stato ancora una volta Isaiah Thomas, autore di 23 punti e 9 assist, mentre Evan Turner contribuisce con una solida prova da 18 punti (secondo miglior marcatore della squadra).
Per Boston si tratta della terza vittoria in tre incontri con la squadra della capitale dopo i successi dello scorso 6 e 27 novembre: i Celtics sono la sola squadra ad avere realizzato quest’anno tre vittorie contro la stessa squadra con un vantaggio di almeno 20 punti.
L’ultima volta che la franchigia biancoverde è riuscita in questa impresa correva l’anno 1986-87, quando vinse per tre volte contro gli Indiana Pacers con 31, 30 e 23 punti di differenza.
Con questa vittoria la squadra di Brad Stevens balza al quinto posto in classifica, provando a staccare la concorrenza e puntando al quarto posto, attualmente occupato dai Chicago Bulls.
ApprofondimentiBoston CelticsEastern Conference TeamsIndiana PacersNBA TeamsNBA, National Basketball Association
Indiana bissa su Boston, Paul George sempre più formato MVP
Scritto da Matteo Meschi
Gli Indiana Pacers bissano il successo contro i Boston Celtics vincendo per la seconda volta nel giro di una sola settimana contro i biancoverdi e lanciando chiari segnali in vista della corsa playoff.
Nel match giocato al TD Garden Indiana guida a larghi tratti il match, ma Boston ha il merito di non mollare e di saper rientrare in corsa a più riprese nel corso del match. In generale la partita è stata molto fallosa, con ben 63 tiri liberi tirati dalle due squadre.
Quello che ha fatto la differenza tra le due squadre è stata la prestazione maiuscola di Paul George, dominatore con 26 punti e 10 rimbalzi che però non raccontano fino in fondo il peso dei canestri, segnati nei momenti chiave del match.
Per i Celtics invece si tratta di un brutto stop, mostrando di non aver ancora trovato il giusto equilibrio tra first e second unit. Tra i più positivi per la squadra di Brad Stevens bisogna registrare Evan Turner, autore di alcuni canestri provvidenziali che avevano ricucito lo strappo a metà partita, prima che venisse poi riaperto da un Paul George scatenato e autore di 9 punti in un solo minuto durante il terzo quarto.
Le notizie negative per i Celtics non si fermano solamente alla sconfitta in casa: infatti dagli altri campi arriva la prima vittoria dei Nets contro i Rockets, che si smuovono così dai bassifondi della classifica penalizzando indirettamente quindi Boston, proprietaria della prossima scelta al draft della squadra del sobborgo newyorkese.
https://www.youtube.com/watch?v=cBLHUl1eCCc
ApprofondimentiBoston CelticsEastern Conference TeamsNBA TeamsNBA, National Basketball AssociationWashington Wizards
Boston, si inizia ad ingranare: bella vittoria con i Wizards
Scritto da Federico Sarchi
Si interrompe in casa la striscia di 3 sconfitte consecutive per i Boston Celtics, grazie ad una prima metà di gara da 72 punti che ha permesso alla squadra di scappare sin dalle prime battute nella vittoria contro i Washington Wizards. I Celtics riescono così a vincere per 118-98, grazie ad una grande prestazione soprattutto nella fase difensiva, che ha saputo limitare le due guardie Wall e Sessions, entrambi deludenti con un 6 su 17 e 1 su 8 dal campo
Una grande difesa però non è bastata a togliere il ritmo a Bradley Beal, autore di 24 punti con 9 su 15 dal campo e 3 su 4 da tre, continuando il suo grande inizio di stagione.
I 72 punti della prima metà di gara sono stati anche il frutto di una grande difesa sul pallone: i Celtics infatti recuperano 18 palloni lungo tutta la gara (massimo stagionale), sfruttando la fase di transizione. Altra nota positiva è stato il grande numero di palloni rubati: 5 per Crowder, 3 Turner e 2 Bradley. Grazie a questi numeri da ieri notte la franchigia di Boston guida l’NBA in quanto a palle rubate, ben 11,2 ogni 100 possessi.
Anche la difesa sta cominciando a dare i primi frutti: infatti la franchigia del Massachusetts è sesta per punti subiti ogni 100 possessi con 95,2 punti, ben 5,1 in meno rispetto allo scorso anno.
A una grande difesa però fino a questa partita si era sommato un attacco piuttosto mediocre: infatti la squadra di Stevens si piazza solo 24esima con 95,7 punti per 100 possessi, peggiorando ulteriormente la statistica se si limitasse il dato solo al primo quarto (appena 72,3 punti per 100 possessi). A dispetto di ogni statistica però ieri notte i Celtics hanno infilato 40 punti nel solo primo quarto, ossia 137,6 per 100 possessi. Il merito di questo attacco va dato soprattutto ad uno spumeggiante Jared Sullinger, che segna 11 dei suoi 21 punti nei primi 12 minuti.
Bene anche Olynyk, che mette a segno la miglior prestazione della stagione con 19 punti ,7 rimbalzi, 4 assist e 4 palle rubate partendo dalla panchina. Il centro dei Celtics mette a segno ben 3 delle 5 triple tentate, dopo aver viaggiato fino a ieri con un 1 su 10. Sarà molto importante per Boston implementare questa soluzione: infatti se Olynyk solitamente tenta di muoversi verso il ferro alla ricerca di due punti o di un passaggio, con questa alternativa Boston potrebbe permettersi di aprire ulteriormente il campo, portando il lungo avversario o contro un piccolo o in difesa sul perimetro.
La partita con i Wizards si chiude praticamente alla fine del terzo quarto, con Boston in vantaggio 100-74. Insomma, grazie ad una grande difesa e una panchina molto lunga ed equilibrata coach Stevens può pensare di costruire un sistema in prospettiva molto interessante, magari non nell’immediato (anche a causa della partenza non eccellente), ma in un futuro non troppo lontano.
Per NBA Passion,
Federico Sarchi
I Boston Celtics aprono la stagione in casa, in un TD Garden non proprio stracolmo. L’avversario si chiama Philadelphia 76ers, che presenta nello starting five una coppia di lunghi molto interessante, formata da Jahlil Okafor e Nerlens Noel, due top pick degli ultimi draft NBA. In cabina di regia, per gli avversari, c’è Isaiah Canaan, aiutato nel reparto esterni da Jakarr Sampson e Hollis Thompson. La gara, anche alla luce del foltissimo programma serale, sembra passare in secondo piano, ma riserva comunque spunti di riflessione molto interessanti.
Coach Brad Stevens, per i padroni di casa, manda in campo un quintetto rimaneggiato per i 2/5 rispetto allo scorso anno: fiducia a Crowder che sostituisce Evan Turner nello spot di SF in quintetto base, mentre l’ex Warriors David Lee rimpiazza un ritrovato Jared Sullinger. A completare il quintetto, nel back court Marcus Smart ed Avery Bradley, mentre nello spot di centro Stevens schiera il big man ex North Carolina, Tyler Zeller.
La gara parte in salita per i Boston Celtics, che non sembrano in grado di arginare i lunghi dei Sixers nel pitturato dove concedono agli avversari di segnare 17 punti nel pitturato su 26 totali nel primo quarto. Il duo Bradley-Lee, che ha dato tanti buoni frutti e speranze durante la preseason, stecca alla grandissima tutta la gara, totalizzando alla fine dell’incontro una prestazione combinata di 4-14 (28.6%) dal campo, 4 turnover e 3 stoppate subite. Zeller è inesistente in area, tanto da raccogliere un solo rimbalzo ed obbligare subito il coach a trovare nuove soluzioni. Stevens capisce che i due faticano ad entrare in gara, ecco allora i primi cambi: dentro Sullinger, Amir Johnson ed Isaiah Thomas per Lee, Zeller e Smart.
Il secondo quarto, che si apre sul 26-21 in favore degli ospiti, è quello della rimonta Celtics: Johnson veste i panni del rim protector mettendo subito a segno due stoppate fondamentali, Sullinger sembra ispirato e trascina i suoi in attacco insieme a Thomas. Gli avversari provano a restare a contatto con i biancoverdi sfruttando la classe cristallina di Okafor, ma il quintetto basso schierato in campo da Stevens da i suoi frutti in difesa e da uno strappo al punteggio: a metà gara il tabellone luminoso recita 51-40 per i padroni di casa. Le percentuali sono piuttosto basse da entrambe le parti, il primo tempo è dominato da molte stoppate e da qualche errore di troppo, condizioni che fanno sì che il punteggio non scollini i 50 punti se non nel finale per i padroni di casa.
Il terzo ed il quarto quarto sono dominati dal duello a distanza tra Thomas e Okafor: Sullinger parte in quintetto al posto di uno Zeller apparso in grandissimo affanno, ma a tenere banco è il duello a distanza tra il numero #4 dei Celtics e la seconda scelta assoluta al Draft 2015 dei Sixers, che si protrae sino al termine della gara, con il primo che mette a referto 27 punti e 7 assist con 10-19 dal campo ed il secondo che risponde con 26 punti e 7 rimbalzi con 10-16 dal campo spadroneggiando nel pitturato ma 8 turnover personali. Il terzo quarto è forse la frazione più brutta per i padroni di casa, apparsi sottotono, ma salvati ancora dalla second unit che riesce a resistere caparbiamente agli orgogliosi tentativi di Philadelphia di rifarsi sotto col punteggio. Da segnalare una tripla di Thomas allo scadere dei primi 12′ del secondo tempo.
Nell’ultima frazione, e maglie difensive non sono più così strette come nel primo tempo, il gioco si fa più rapido ed il punteggio aumenta vertiginosamente. I Sixers non riescono più a reggere le continue incursioni di Thomas, Johnson (molto bravo ad aprire il campo per IT4 che si trova così libero di giocare 1 vs 1), Crowder e Smart che nel secondo tempo, a turno, bucano la difesa avversaria dall’arco dei tre punti e non solo. Okafor dalla parte opposta sembra essere l’ultimo baluardo a non essersi ancora arreso, ma i suoi 26 punti non consentono agli ospiti di tenere il passo dei Celtics, che vincono la prima gara stagionale col punteggio di 112-95. Negli ultimi minuti di gioco spazio anche per Terry Rozier e Jordan Mickey, entrambi rookie rispettivamente da Louisville ed LSU.
Andiamo ora ad analizzare ora alcuni dei dati e dei temi tattici più importanti della gara: i Celtics non si smentiscono e continuano a soffrire (come durante la scorsa stagione) nel pitturato, concedendo agli avversari 47 rimbalzi di cui 15 offensivi, contro i propri 41 totali e 10 offensivi. Boston, d’altro canto, crea molto più gioco mettendo a referto tanti canestri assistiti (31 gli assist totali contro i 12 degli avversari), perde meno palloni (17 a 22 il computo finale dei turnover) e tira meglio (45% dal campo contro il 40% degli ospiti).
Il gioco di Brad Stevens sta prendendo sempre più forma: il giovane allenatore dei Celtics ama i quintetti piccoli e soluzioni come gli stretch-four per aprire il campo, soluzioni che possono portare grandi vantaggi in termini di punti in arrivo dai piccoli: Stevens fa aprire il campo a Johnson e Jerebko e ne vien fuori un Thomas da 27 punti finali. Il lavoro da fare, tuttavia, è ancora molto: vanno limitate ancora le palle perse e bisogna assolutamente porre un freno allo strapotere avversario nel pitturato, dove i bianco-verdi scarseggiano per centimetri e chili. Zeller, come ha dimostrato stanotte, ha grossissimi limiti difensivi e questo diventerà probabilmente il rompicapo di coach Stevens, che ha ottenuto ottimi risultati difensivi solo utilizzando Amir Johnson da 5, il quale però concede molti centimetri agli avversari in quel ruolo.
TABELLINO:
Per NbaPassion.com,
Gabriel Greotti (@GabrielGreotti on Twitter)
Boston CelticsDraft 2015Free AgencyMercato NBA, ultime notizie su scambi e trattativeNBA DraftNBA Summer LeagueNBA, National Basketball AssociationTrade-deadline
NBA Prediction 2015-2016: Boston Celtics
Scritto da Gabriel Greotti
Record: 44 – 38
Ci apprestiamo a vivere il terzo anno dell’era Brad Stevens a Boston, head-coach che ha sostituito Doc Rivers, colui che è stato artefice della cavalcata al banner #17 del 2008. Durante le prime due stagioni, coach Stevens si è trovato dapprima a gestire un roster privo di sogni, motivazioni e possibilità.
La prima stagione del giovane capo-allenatore infatti si conclude con il fallimento dell’obbiettivo playoff, ma con una scelta alta al Draft 2014 da sfruttare. Ecco allora che, nell’estate 2014, Danny Ainge ha fatto di necessità virtù e si è accaparrato Marcus Smart e James Young al Draft NBA.
Oltre a questi due innesti, la passata stagione è stata caratterizzata da alcune illustri cessioni, come quelle di Rajon Rondo e Jeff Green, che però hanno permesso al General Manager dei C’s di avviare un progetto di ricostruzione senza vincoli di contratti troppo lunghi od onerosi a roster. La stagione 2014-15, grazie anche ad alcuni innesti arrivati dai numerosi scambi effettuati prima delle deadline (su tutti Isaiah Thomas, sesto uomo di lusso e Jae Crowder, diventato ormai il re della second unit targata Brad Stevens), ha riportato la post season nella Beantown. Il giovane roster bianco-verde però non ha saputo reggere il confronto con i Cavaliers di LeBron, che hanno spazzato via l’inesperta compagine di Stevens per 4-0 al primo turno.
Si riparte da qui: il 4-0 contro Cleveland subito lo scorso anno dev’essere il trampolino di lancio per la stagione 2015-16, che vede un roster decisamente migliorato in alcuni aspetti e tra i più profondi della NBA.
MOVIMENTI DI MERCATO:
L’annata che ha visto più movimenti di mercato è stata certamente la scorsa, quando a Boston si è deciso di cedere due “pezzi da 90” come Rajon Rondo e Jeff Green, il primo a Dallas per Nelson, Wright, Crowder e scelte, il secondo a Memphis per una scelta. Durante il giorno della deadline di Febbraio, poi, Ainge ha aggiunto due tasselli fondamentali al roster dei C’s: Isaiah Thomas, arrivato dai Phoenix Suns per Marcus Thornton ed una second round pick, e Jae Crowder, arrivato ancora in inverno da Dallas che lo ha inserito nell’affare Rondo. Sempre nella giornata della deadline, poi, sono arrivati a Boston Jonas Jerebko e Gigi Datome in cambio di Tayshaun Prince.
Veniamo ora agli scambi più recenti: in estate si è assistito all’addio di Gigi Datome e Brandon Bass, entrambi molto rimpianti dal pubblico di Boston, che si erano già affezionati al primo nonostante il suo breve soggiorno a Boston e ancora adesso ringraziano il secondo per la professionalità offerta in una piazza così importante. Com’è normale, un’estate è fatta di addii, ma non solo: Danny Ainge si libera del contratto pesantissimo di Gerald Wallace inserendolo nella trade che ha portato David Lee a vestire i colori della franchigia del Trifoglio. Wallace infatti è stato girato ai Warriors insieme a Chris Babb, ed in cambio è arrivato il veterano ala forte David Lee, fresco di titolo NBA ad Oakland.
Dalla Free Agency, poi, Danny Ainge ha subito puntato forte sull’altro lungo Amir Johnson, ex Pistons e Raptors, che ha fatto vedere tante buone cose in difesa durante la sua carriera, durata sin qui ben 11 stagioni (a soli 28 anni). La società ed il ragazzo si sono così accordati in estate su un biennale parzialmente garantito per un totale di 24 milioni di dollari.
Capitolo Draft: in virtù dei numerosi scambi avviati dal 2012 in poi, durante il Draft 2015 i Celtics disponevano di 4 chiamate. Danny Ainge decide di scegliere 3 guardie ed un lungo, con lo stupore di molti. Il primo ad essere chiamato dai Celtics è Terry Rozier, PG ex Louisville dotato di una grande esplosività e facilità di attaccare il canestro. Alla chiamata numero 28 è la volta di Ronald Jordan Hunter, prodotto di Georgia State, tiratore mortifero e ottimo clutch shooter considerata la giovane età. La scelta di due guardie consecutive già faceva storcere il naso a molti tifosi. Alla chiamata numero 33, però, ecco Jordan Mickey, PF ex LSU con grandi doti di shot blocker.
QUINTETTO BASE:
Con un roster tanto profondo è quasi impossibile prevedere un quintetto base, anche se è possibile fare alcune considerazioni:
– Nello spot di PG il più indicato ad essere inserito nella starting lineup è Marcus Smart, al suo secondo anno nella lega, specialmente considerando che Isaiah Thomas rende di più da sesto uomo anche per questioni di taglia, e il rookie Rozier nonostante le buone uscite sinora dimostra di non essere da quintetto base.
– Nello spot di SG Avery Bradley si candida ad essere la sorpresa stagionale: nelle uscite viste sinora in preseason il numero zero ha limato molti aspetti del suo gioco. E’ l’anno della consacrazione tra i grandi? Presto lo scopriremo, intanto R.J. Hunter scalpita per aver minuti in uscita dalla panchina, e James Young retrocede senza sosta nelle rotazioni di coach Stevens.
– Lo spot di SF è forse il più incerto: il più indicato a partire in quintetto è sicuramente la “point forward” Evan Turner, ex Ohio State ed Indiana Pacers, probabilmente l’ala piccola più completa nel roster di Stevens. Dalla panchina saranno pronti a spartirsi i minuti che restano Jae Crowder e Jonas Jerebko, con il primo avvantaggiato sul secondo per cattiveria agonistica, carisma e indole difensiva.
– Nello spot di PF i due a giocarsi il posto da titolare saranno con ogni probabilità David Lee e Amir Johnson, che stanno già ben figurando in preseason e daranno da pensare a coach Stevens. Lee è un ottimo rimbalzista, gioca d’esperienza ma è forse il meno funzionale al gioco di Brad Stevens, che sta cercando a tutti i costi di “allargare il campo”. In questo senso potrebbe essere favorito Amir Johnson. Non è da escludere, tuttavia, una frontline piuttosto “bassa”, con David da 4 ed Amir a ricoprire lo spot di 5. Sullinger, complice anche la forma fisica non perfetta e l’atteggiamento non professionale, sta retrocedendo sempre di più nelle preferenze dell’head-coach.
– Nello spot di centro, invece, a meno di adattamenti a quintetti da small-ball, vedremo con ogni probabilità l’ex Cavs e UNC Tyler Zeller, unico vero 5 di ruolo nel roster di Brad Stevens. Nelle rotazioni dello spot di 5 entreranno sicuramente, come già detto, Amir Johnson e David Lee, con l’aggiunta del canadese Kelly Olynyk che può ricoprire entrambi i ruoli da lungo.
ASPETTATIVE STAGIONALI:
L’obbiettivo è quello di crescere ancora, sotto la guida di un head-coach che sin qui ha saputo far tesoro di ciò che questa lega gli ha insegnato e ha saputo motivare a dovere ogni singolo elemento del roster, adattando ognuno a compiti diversi in base alle necessità. Con una Eastern Conference visibilmente rinforzata, sarà difficile riconfermare quanto di buono si è visto durante la scorsa stagione, ma l’aspettativa è quella di riconfermare quantomeno la presenza nel tabellone dei Playoff, magari con la speranza di superare il primo turno.
Durante la scorsa stagione i C’s hanno concluso la stagione con un record di 40-42. Considerando i grossi problemi a gestire i finali di partita nei primi mesi della regular season 2014-15, e considerando i rinforzi arrivati durante l’estate, è lecito aspettarsi qualche vittoria in più e un record positivo, così da riacquistare un po’ di appeal anche verso i grandi giocatori di altre franchigie.
Nella peggiore delle ipotesi, con una Eastern Conference così rinforzata, se non si lotta in ogni singolo minuto di ogni singola partita e su ogni singolo pallone si rischia di rimanere fuori dalla lotta playoff, che in questa stagione sarà dura più che mai. Nell’ipotesi migliore, il roster profondo dei Celtics permette numerose soluzioni tali da portare la franchigia in post-season, e se si passasse il primo turno a quel punto il sogno delle Conference Finals (per le stagioni successive) comincerebbe a prender forma.
L’UOMO CHIAVE:
Sarò ripetitivo, ma l’uomo chiave di questi Boston Celtics targati Brad Stevens è Avery Bradley. La guardia ex Ohio State, nel corso della sua permanenza tra i professionisti sino a questo momento, ha evoluto il suo gioco partendo dall’essere un difensore terrificante a diventare un giocatore completo sotto ogni aspetto del gioco.
Il tiro da 3, il tiro dal mid-range e il taglio backdoor sono diventati ormai pane quotidiano per Avery, che in difesa continua a seminare il panico tra gli avversari. Il ragazzo è migliorato molto anche a rimbalzo, ha aumentato la sua media-assist ed ha più volte dimostrato di essere il primo a caricarsi la squadra sulle spalle quando qualcosa non va. Mancherebbe qualche viaggio in lunetta in più, ma a 25 anni, per Avery, questa potrebbe essere la stagione della consacrazione tra i grandi nel suo ruolo. Del resto se si sono raggiunti i playoff durante la scorsa stagione, per la gran parte è merito delle sue giocate su entrambi i lati del campo.
Per NBA Passion,
Gabriel Greotti (@GabrielGreotti on Twitter)
At Small Forward..
6’7” from Ohio State University
number 11, Evan Turner!
Danny Ainge, General Manager della franchigia più titolata della NBA, vince la scommessa a basso costo intrapresa la scorsa offseason, quando con un colpo da maestro si è assicurato Evan Turner, ala piccola al terzo anno tra i professionisti, per la cifra di poco meno di 7 milioni di dollari per due anni di contratto. Turner, in tre anni di permanenza con gli Ohio State Buckeyes, si è costruito un curriculum di tutto rispetto, che ha portato molte persone a considerarlo una potenziale star nella NBA. Al suo terzo anno di college, l’ala nativa di Chicago ha vinto vari premi: in primis è stato insignito dell’ AP Player of the Year, vincendo inoltre il premio John R. Wooden ed il Naismith Men’s College Player of the Year.
La carriera da professionista di Evan, tuttavia, non è cominciata nel migliore dei modi. Turner non ha mai vinto un premio nella NBA, la sua unica apparizione in una classifica stagionale riguarda le partite giocate: l’ala ex Buckeyes infatti ha giocato per due stagioni due complete regular season (2012-13,2014-15). Dalla sua, però, può vantare solo sei assenze sul parquet in cinque stagioni.
Le percentuali al tiro, rispetto all’ultima stagione passata ad Ohio State, sono in calo: dal 51.9% dal campo della sua ultima stagione universitaria, si è passati al 42.9% dell’ultima stagione in canotta Celtics, con una post-season da 36% dal campo. Tuttavia, precisa Michael Dunlap in un articolo pubblicato su hoopshabit.com, i Celtics potrebbero decidere di offrire un’estensione contrattuale al giocatore sin da ora, in modo da firmare al giocatore un contratto che risulti il più economico possibile. Nonostante le percentuali al tiro, infatti, Turner ha trovato a Boston una franchigia in piena rebuilding, e quindi priva delle tensioni che invece regnavano nella stagione precedente del giocatore trascorsa con gli Indiana Pacers, ed ha saputo esprimersi al meglio. Evan ha segnato la sua prima tripla doppia in carriera, si è dimostrato capace di essere un rimbalzista costante e fondamentale nell’economia bianco-verde ed un assist-man di prim’ordine tra le small forward.
Turner è stato la seconda scelta assoluta del Draft 2010, ed ha passato le prime tre stagioni e mezza a Philadelphia con la canotta dei Sixers, dove ha mostrato buone doti in tutti i fondamentali, e poi è stato ceduto agli Indiana Pacers sino al termine della stagione 2014. Turner, nella sua prima parte di carriera, è stato spesso caricato di responsabilità, e la pressione di dover segnare spesso ha influenzato negativamente il gioco del ragazzo. Con l’approdo ai Boston Celtics alla corte di Brad Stevens, invece, le cose hanno incominciato ad andare per il verso giusto: l’ala originaria dell’Illinois ha fatto registrare statistiche medie di 9.5 punti, 5.1 rimbalzi, 5.5 assist e 1.0 palloni rubati a partita. Nelle 57 partite in cui è partito nella lineup titolare, Evan ha fatto registrare medie di 10.2 punti, 5.7 rimbalzi e 6.4 assist. Nel mese di Aprile, la sua produzione ha avuto un aumento ulteriore: 10.1 punti, 5.9 rimbalzi ed 8.1 assist. I difetti di Turner sono principalmente quelli di essere piuttosto inefficace dalla lunga distanza (12-58 da tre punti negli ultimi tre mesi di regular season) e la tendenza a perdere qualche pallone di troppo, ma a soli ventisei anni, sono difetti che possono ancora essere corretti.
Come dimostrano le statistiche di NBA.com, inoltre,Turner è un ottimo difensore sul perimetro e dalla media distanza: nell’ultima stagione, dall’arco dei tre punti, ha tenuto i suoi diretti avversari al di sotto della loro media stagionale del 2.4%, ed oltre i 15 piedi da canestro gli avversari hanno fatto peggio, rispetto alla media stagionale, del 4%.
Insomma Danny Ainge ha stravinto la scommessa ingaggiando Turner, perchè il rapporto produzione/costo parla nettamente in favore della franchigia del Trifoglio. Non ci sarebbe da stupirsi, dunque, se Evan venisse riconfermato sin da subito, facendogli firmare un’estensione contrattuale che permetta ai Celtics di contenere ancora i costi e di assicurarsi la produzione di un ragazzo che non ha nel tiro la sua arma principale, bensì può contribuire in moltissimi modi diversi nell’economia della squadra.
Per NBA Passion,
Gabriel Greotti (@GabrielGreotti on Twitter)
Boston CelticsCleveland CavaliersNBA PlayoffsNBA Playoffs 2015NBA TeamsNBA, National Basketball Association
Celtics@Cavaliers: LeBron e compagni piegano ancora i Celtics in gara2
Scritto da Gabriel Greotti
Continua la serie tra Cleveland Cavaliers e Boston Celtics alla Quicken Loans Arena, dove va in scena la seconda di una serie che, sulla carta, è in netto favore della franchigia allenata da David Blatt. Gli animi si sono riscaldati dopo gara1, al termine della quale J.R. Smith si è lamentato del matchup con Bradley accusandolo di cercare troppo il fallo, così la gara si preannuncia ancora più interessante.
Il primo quarto si apre all’insegna del duello tra Zeller e Mozgov, che si danno grande battaglia sotto il ferro da una parte e dall’altra: Mozgov mette subito a referto una gran stoppata ma Zeller risponde con il miglior score dei suoi al termine della prima frazione (9 punti). I primi 12 minuti sono belli da vedere, scorrevoli e con le due franchigie che non mollano un centimetro: l’ingresso di Isaiah Thomas dalla panchina conferisce una certa verve all’attacco dei Celtics, così il primo quarto si chiude 25-26 in favore dei biancoverdi.
Il secondo quarto evidenzia un dato che caratterizzerà i tre quarti della gara: essendo sotto sia a livello fisico che tecnico, i Celtics si trovano a dover alzare il ritmo di gioco per rimanere in corsa, gestendo così più possessi dei padroni di casa a scapito delle percentuali, che sono nettamente in favore dei Cavs. Nel secondo periodo si assiste ad un primo allungo degli ospiti che toccano anche le 7 lunghezze di vantaggio, ma LeBron e compagni reagiscono e a metà si portano in vantaggio di una lunghezza: Kyrie Irving e LeBron James giocano un gran finale di quarto e portano i Cavs sopra 51-50 all’intervallo lungo.
La terza frazione vede in apertura un allungo dei Cavs che smorza subito le speranze Celtics, il vantaggio della franchigia dell’Ohio si dilata sino al +14 con poco meno di 7 minuti da giocare nel quarto, quando uno scatto d’orgoglio dei biancoverdi, innescato dalla tenacia di Crowder e da Isaiah Thomas ed Evan Turner permette alla franchigia guidata da coach Brad Stevens di accorciare ancora le distanze, portandosi a sette lunghezze dai padroni di casa al termine della frazione: con il solo ultimo quarto da giocare il punteggio è di 68-75.
L’ultima frazione è caratterizzata da un inizio molto positivo per i C’s, che fanno affidamento all’estro di Isaiah Thomas: il piccolo play maker ex Phoenix riporta sotto i suoi sino al -2 e lotta per trovare il vantaggio sino a quando due canestri in fila dei padroni di casa ristabiliscono le distanze a 7 lunghezze. La gara continua ad essere intensa anche negli ultimi minuti, e nonostante i molti sforzi per ricucire la franchigia di Boston si deve arrendere alla superiorità di Cleveland che può vantare a roster tre stelle del calibro di Irving, James e Love: il punteggio finale è di 99-91.
La serie quindi si sbilancia ulteriormente sul 2-0 in favore di James e compagni, soprattutto grazie ad una prestazione maiuscola del numero 23 che mette a referto 30 punti conditi da 7 assist e 9 rimbalzi con 2 stoppate ed il 50% dal campo. La prestazione di Lebron, però, non è perfetta: pesano nel suo tabellino i 6 turnover personali e l’1-5 da oltre l’arco dei tre punti. Brilla per i Cavs anche Irving, autore di 26 punti, 6 assist e 5 rimbalzi, mentre per i Celtics da segnalare la prova del solito Thomas che mette a referto 22 punti e 7 assist, con ben 10 tiri liberi segnati su 10 tentati.
La serie si trasferirà al TD Garden in vista di gara3 e 4: a Boston il coach dei Celtics Brad Stevens potrà contare sul pubblico di casa e l’ambiente più familiare, che per una franchigia molto giovane e pressoché priva di esperienza in post season può essere un fattore che gioca a favore. Nonostante la sconfitta dei biancoverdi, comunque, la gara si è rivelata molto tirata ed interessante sino a pochi minuti dal termine.
Per NBA Passion,
Gabriel Greotti (@GabrielGreotti on Twitter)
Boston CelticsCleveland CavaliersNBA PlayoffsNBA Playoffs 2015NBA Playoffs Analysis 2015NBA, National Basketball Association
NBA Playoff Analysis: Cavaliers vs Celtics
Scritto da Gabriel Greotti
Prenderà il via domani alle ore 21 la serie playoff che vede fronteggiarsi i Cleveland Cavaliers di LeBron James, seconda forza nella Eastern Conference, e la vera e propria sorpresa ad Est, i Boston Celtics, che grazie ad un’ottima seconda parte di stagione acciuffano il settimo posto e blindano la partecipazione alla post season dopo due stagioni di assenza. La prima sfida sarà alla Quick Loans Arena di Cleveland, alla luce del fatto che la franchigia allenata da David Blatt, grazie al miglior piazzamento in classifica, ha il fattore campo dalla propria parte.
#2 Cleveland Cavaliers:
La stagione dei Cavs è cominciata in sordina, condizionata da vari infortuni ed una chimica di squadra non proprio perfetta: la conseguenza è stata una prima parte di stagione nelle ultime posizioni disponibili per i playoff per la squadra di LeBron James, che appunto nel primo spicchio di stagione si è dovuto fermare al cospetto di uno dei rari infortuni in cui è incappato nella sua carriera. L’assenza del numero #23 si è fatta sentire, e il solo Kevin Love coadiuvato da Kyrie Irving non si sono mostrati all’altezza della situazione, collezionando una striscia negativa nel periodo di fermo di James. Con il rientro dell’ala nativa di Akron ed il successivo arrivo del centro Timofey Mozgov, cestista russo ex Nuggets approdato alla corte di coach Blatt per far fronte all’infortunio accorso a Varejao (fuori tutta la stagione), le cose si sono messe decisamente meglio: dopo l’All-Star Game LeBron e compagni hanno inanellato una serie incredibile di vittorie, trasformandosi in un vero e proprio carro armato e riuscendo così ad agguantare il secondo posto finale.
I Cavs possono contare sulla presenza a roster di tre star di primo livello, la PG Kyrie Irving, il figliol prodigo LeBron James nello spot di SF, e Kevin Love, arrivato in Ohio la scorsa estate dai Timberwolves, nello spot di power forward. A completare il quintetto J.R. Smith, SG arrivata prima della trade deadline dai Knicks e appunto il russo Mozgov, l’ultimo tassello aggiunto dai Cavs, centro dalle spiccate doti difensive. David Blatt ed i suoi ragazzi sono tra le favorite al titolo e possono contare su giocatori offensivamente molto validi, ma anche su dei buonissimi difensori: su tutti i punti di LeBron James e Kevin Love, utilizzato molto da tiratore oltre l’arco dei tre punti nel sistema dei Cavs, ed il contributo difensivo di Mozgov saranno fondamentali. Un ruolo di prim’ordine sarà anche quello giocato dalla panchina, ricca di tiratori: James Jones e Mike Miller rappresentano le maggiori minacce nella ben assortita panchina dei Cavs.
TEAM LEADERS:
LeBron James 25.3 PPG,
Kevin Love 9.7 RPG,
LeBron James 7.4 APG,
LeBron James 1.6 SPG.
Timofey Mozgov 1.2 BPG
#7 Boston Celtics:
La franchigia allenata da Brad Stevens ha disputato una stagione che, nel complesso, si è rivelata ben al di sopra delle aspettative: la prima parte di stagione è stata caratterizzata da un’enorme difficoltà a gestire i finali di partita, nonostante la presenza a roster di ottimi nomi come Rajon Rondo e Jeff Green, la franchigia biancoverde nel primo spicchio di stagione (precedente all’ All-Star Game) ha sofferto molto i quarti quarti di quasi tutte le gare, subendo parziali a volte imbarazzanti e gettando via così molte potenziali vittorie. Prima della trade deadline, però si è assistito all’addio dei pezzi da novanta del team, quel Rajon Rondo che era stato eletto capitano giusto la stagione prima e l’ala Jeff Green: da lì il roster ha subito vari cambiamenti, dando il definitivo benvenuto a Jae Crowder, ormai diventato un pezzo fondamentale della panchina dei Celtics. L’ultimo giorno disponibile per gli scambi, due colpi al fotofinish di Ainge hanno portato Isaiah Thomas da Phoenix a Boston in cambio di Thornton ed una pick, oltre a Jonas Jerebko e Gigi Datome dai Pistons in cambio, appunto, di Prince. Con l’addio delle uniche due “star” il roster dei Celtics si è compattato e stabilizzato, e coach Stevens ha finalmente definito le rotazioni in campo: dopo l’All-Star Game la stagione dei C’s è più che positiva, il problema della gestione dei finali di partita non si è più fatto sentire e, al contrario, sono spesso arrivate vittorie al fotofinish figlie di un’atteggiamento di squadra ottimo, a dimostrazione che questa è una squadra che non molla mai, nemmeno nelle gare più ostiche. In tutto questo però, una nota negativa: l’infortunio da stress al piede per Jared Sullinger, costretto a saltare quasi tutta la regular season dopo l’All-Star Game, ma prontamente recuperato per la postseason: rimane da vedere quale sarà il minutaggio per la PF numero #7.
Dalla loro i Celtics possono contare “solamente” sulla poca pressione: la serie con i Cavs è, sulla carta, proibitiva ma è sotto gli occhi di tutti che la partecipazione ai playoff per un team in ricostruzione e così giovane sia già un premio
agli sforzi compiuti. Il principale punto di forza di questa franchigia è il reparto guardie, veramente molto ben assortito: al back court di partenza molto difensivo formato da Marcus Smart, rookie di scuola Oklahoma State, ed Avery Bradley si aggiunge Isaiah Thomas, ottimo sesto uomo capace di andare più volte abbondantemente sopra i 20 punti a partita. Il vero punto debole invece è la fase difensiva, soprattutto sul perimetro: i Celtics hanno spesso buttato al vento molte partite nel secondo tempo, quando le franchigie superiori tecnicamente hanno alzato i ritmi di gioco, e questo potrebbe essere determinante ai fini della serie.
TEAM LEADERS:
Isaiah Thomas 19.0 PPG,
Jared Sullinger 7.6 RPG,
Evan Turner 5.5 APG,
Marcus Smart 1.5 SPG,
Jared Sullinger 0.7 BPG
La serie:
La serie vede nettamente favoriti i Cleveland Cavaliers, probabilmente in 4-6 gare al massimo, ma attenzione alle sorprese: la banda di coach Stevens potrà giocarsela senza particolari pressioni, mentre la franchigia dell’Ohio, alla luce anche dei grossi nomi a roster, non può permettersi di sbagliare. Il duello principale sarà quello tra LeBron James ed il suo diretto marcatore, probabilmente Evan Turner, ala ex Sixers. Altri duelli cruciali saranno quelli tra Irving e Bradley, che dovrà limitare al massimo l’estro della PG dei Cavs se vorrà dare ai suoi C’s una fievole speranza. Ultimo duello da tenere d’occhio sarà quello tra Kevin Love, molto forte in attacco ma non altrettanto in difesa, e Brandon Bass, PF molto esperta che fa della difesa e del jump shot dalla media il suo pane quotidiano.
Per NBA Passion,
Gabriel Greotti (@GabrielGreotti on Twitter)
Celtics: Hornets KO nello scontro diretto per la post season, riecco l’ottavo posto temporaneo
Scritto da Gabriel Greotti
Continua la corsa ai playoff per i ragazzi di coach Brad Stevens, che nella notte appena trascorsa hanno ottenuto una convincente vittoria contro i Charlotte Hornets, anch’essi nella lotta per la post season, guadagnando così nuovamente l’ottavo posto della Western Conference, ultima piazza disponibile per approdare ai playoff. Dopo la pesante sconfitta subita domenica contro i Clippers dell’ex coach biancoverde Doc Rivers per 119-106, i C’s si sono riscattati nella notte con un convincente 116-104 e hanno così portato la striscia delle gare giocate in back-to-back dal 23 gennaio in poi a 9 vittorie ed una sola sconfitta, come riporta Chris Forsberg di ESPNBoston.com.
Mattatore della gara è Avery Bradley, quel numero zero che ha fatto storcere il naso a molti tifosi della franchigia della beantown in estate, quando ha rinnovato a 32 milioni in 4 anni il proprio contratto a Boston. La piccola guardia dei C’s ha giocato una gara da manuale, mettendo a referto 30 punti e 8 rimbalzi e confermandosi il migliore sia come scorer che rimbalzista nella serata, a fronte dell’ottimo 12-23 dal campo. Si aggiungono alla causa i 15 punti di Evan Turner ed i 14 del rookie Marcus Smart, anche lui in serata di grazia, ed il 50.6% dal campo di squadra che non lascia scampo agli Hornets.
Con questa vittoria, molto importante in ottica playoff, Smart e compagni tornano ad occupare l’ottavo posto della Eastern Conference, in attesa del risultato dei Brooklyn Nets che hanno giocato due partite in meno dei Celtics, e si accingono ad affrontare stanotte gli Indiana Pacers, anch’essi in lotta per i playoff ma scivolati sino al decimo posto, a mezza gara da Celtics e Nets. D’altro canto, l’head-coach dei C’s Brad Stevens si è detto molto soddisfatto della prestazione messa in campo dai suoi uomini contro Charlotte: “Ho detto che questo un paio di settimane fa, abbiamo intenzione di lottare insieme per raggiungere la post season. Non abbiamo intenzione di usare scuse.”.
Gli Hornets continuano invece il loro momento buio: come si legge da NBA.com gli Hornets hanno perso 4 delle ultime 5 gare giocate e sono il sesto peggior attacco dell’ultimo mese. La franchigia di Michael Jordan è così relegata all’undicesimo posto della Eastern Conference, a una gara e mezza di distanza dall’ottavo posto dei Celtics.
Per NBA Passion,
Gabriel Greotti (@GabrielGreotti on Twitter)
Boston vs Minnesota 114-98: prima vittoria senza Rondo per i Celtics (VIDEO)
Scritto da Luca Mazzella
Parola d’ordine: ripartire. Dopo la dolorosa ma necessaria trade che ha portato Rondo ai Mavs, i Celtics sono scesi sul parquet contro i Minnesota Timbrwolves, avversario non irresistibile ma probabilmente migliore possibile per iniziare bene una nuova era. Di ricostruzione ovviamente, e bisognerà attendere qualche anno per vedere i benefici della trade del numero 9.

I Celtics di oggi sono giovani, allenati da un coach giovane e in attesa di una discreta dose di esperienza che Nelson, Wright e il rientro a pieno termine di Wallace potranno dare. Nel limbo Jeff Green, non abbastanza giovane e “leggero” a livello contrattuale per far parte della ricostruzione, ma nemmeno abbastanza navigato da poter essere trattenuto come chioccia per i rookies.
Torniamo alla partita: i Celtic iniziano bene ma nel complesso il match resta in equilibrio fino all’ultimo quarto, in cui soprattuto grazie a Kelly Olynyk, i Celtics conquistano la prima vittoria dell’era post big4, ormai tutti andati verso altre mete.
Nei Celtics 9 giocatori su 10 giocano almeno 15 minuti. A questi si aggiunge Gerald Wallace con 6 minuti ma nessuna azione degna di nota, a testimoniare una difficoltà prima di tutto tecnica oltre che fisica per i molti infortuni.
Dei 10 giocatori 6 vanno in doppia cifra, guidati dai 21 del centro canadese, seguito dai 18 di Green e dai 14 del trio Bradley, Sullinger e Zeller. Dalla panchina Bass e Turner si alzano per 17 punti combinati, mentre Turner completa in quintetto con 10 punti.
Minnesota si affida alle giocate e all’atletismo di un solo giocatore, per fortuna ritrovato quest’anno complici anche gli infortuni di tanti titolari: Shabazz Muhammad ne mette 26, comprese alcune giocate sopra il ferro di rara potenza. Dalla panchina si alza Budinger con 19 punti, mentre Wiggins delude e mette a segno 5 punti con uno scarno 2-10 dal campo.
La partita come detto è in equilibrio fino al terzo quarto quando Boston cerca di scappare con le giocate di Zeller ben servito da Bradley e Turner. Minnie torna a contatto con Budinger prima e Shabazz poi, ma nell’ultimo quarto Olynyk e Smart scavano il divario che diventa incolmabile per Wiggins e compagni. Finisce 114-98 per Boston, che inizia nel migliore dei modi il suo progetto di ricostruzione.
Qui un video del match
http://youtu.be/l_5RdwocfW4
Per NbaPassion
Luca Mazzella
Houston RocketsMercato NBA, ultime notizie su scambi e trattativeNBA TeamsNBA, National Basketball Association
Houston Rockets si pensa ad Evan Turner
di dunknba
Scritto da dunknba
Abbiamo parlato di Mike Miller, Pau Gasol e Lance Stephenson, ma oggi come quarto nome dei cinque possibili che i Rockets potrebbero acquistare in questo mercato NBA spunta quello di Evan Turner, degli Indiana Pacers. Le sue statistiche sono di 14.0 PPG, 3.2 APG e 5.0 RPG. Turner è uno dei giocatori più versatili della lega; prima di arrivare ad Indiana a Febbraio, ha disputato metà stagione nei Philadelphia 76ers, beneficiando ulteriormente una squadra in quel periodo messa molto male ed aiutando le giovani promesse. Turner è in grado di fare ciò che vuole sul parquet, sfruttando ogni mezzo fisico che possiede: grazie alle sue lunghe braccia può dare fastidio ai palleggiatori come rubare palloni sulle corsie di passaggio; può prendere rimbalzi come sfornare assist; può costruirsi un tiro per sé come per i suoi compagni. Inoltre, è anche un buon palleggiatore. I Rockets sono stati ultimi nei turnovers per game, e Turner potrebbe sicuramente alleviare questo problema. 2° scelta assoluta proprio dei 76ers al draft 2010 (dietro solo a John Wall), Turner dopo 4 anni a Philadelphia venne scambiato agli Indiana Pacers insieme a Lavoy Allen per Danny Granger, ed ai Pacers dovette adeguarsi ad entrare in panchina senza più partire nello starting five come nei 76ers. Pertanto, Turner potrebbe essere pronto sia a sostituire un possibile uscente come Chandler Parsons partendo in quintetto, sia partire dalla panchina senza problemi in caso Parsons rimanesse a Houston. Turner, firmato ad un ragionevole prezzo di medio livello, potrebbe dunque essere in tutto e per tutto un gran colpo per i Rockets.
Per NBA Passion,
Alberto Arbuse















