At Small Forward..
6’7” from Ohio State University
number 11, Evan Turner!
Danny Ainge, General Manager della franchigia più titolata della NBA, vince la scommessa a basso costo intrapresa la scorsa offseason, quando con un colpo da maestro si è assicurato Evan Turner, ala piccola al terzo anno tra i professionisti, per la cifra di poco meno di 7 milioni di dollari per due anni di contratto. Turner, in tre anni di permanenza con gli Ohio State Buckeyes, si è costruito un curriculum di tutto rispetto, che ha portato molte persone a considerarlo una potenziale star nella NBA. Al suo terzo anno di college, l’ala nativa di Chicago ha vinto vari premi: in primis è stato insignito dell’ AP Player of the Year, vincendo inoltre il premio John R. Wooden ed il Naismith Men’s College Player of the Year.
La carriera da professionista di Evan, tuttavia, non è cominciata nel migliore dei modi. Turner non ha mai vinto un premio nella NBA, la sua unica apparizione in una classifica stagionale riguarda le partite giocate: l’ala ex Buckeyes infatti ha giocato per due stagioni due complete regular season (2012-13,2014-15). Dalla sua, però, può vantare solo sei assenze sul parquet in cinque stagioni.
Le percentuali al tiro, rispetto all’ultima stagione passata ad Ohio State, sono in calo: dal 51.9% dal campo della sua ultima stagione universitaria, si è passati al 42.9% dell’ultima stagione in canotta Celtics, con una post-season da 36% dal campo. Tuttavia, precisa Michael Dunlap in un articolo pubblicato su hoopshabit.com, i Celtics potrebbero decidere di offrire un’estensione contrattuale al giocatore sin da ora, in modo da firmare al giocatore un contratto che risulti il più economico possibile. Nonostante le percentuali al tiro, infatti, Turner ha trovato a Boston una franchigia in piena rebuilding, e quindi priva delle tensioni che invece regnavano nella stagione precedente del giocatore trascorsa con gli Indiana Pacers, ed ha saputo esprimersi al meglio. Evan ha segnato la sua prima tripla doppia in carriera, si è dimostrato capace di essere un rimbalzista costante e fondamentale nell’economia bianco-verde ed un assist-man di prim’ordine tra le small forward.
Turner è stato la seconda scelta assoluta del Draft 2010, ed ha passato le prime tre stagioni e mezza a Philadelphia con la canotta dei Sixers, dove ha mostrato buone doti in tutti i fondamentali, e poi è stato ceduto agli Indiana Pacers sino al termine della stagione 2014. Turner, nella sua prima parte di carriera, è stato spesso caricato di responsabilità, e la pressione di dover segnare spesso ha influenzato negativamente il gioco del ragazzo. Con l’approdo ai Boston Celtics alla corte di Brad Stevens, invece, le cose hanno incominciato ad andare per il verso giusto: l’ala originaria dell’Illinois ha fatto registrare statistiche medie di 9.5 punti, 5.1 rimbalzi, 5.5 assist e 1.0 palloni rubati a partita. Nelle 57 partite in cui è partito nella lineup titolare, Evan ha fatto registrare medie di 10.2 punti, 5.7 rimbalzi e 6.4 assist. Nel mese di Aprile, la sua produzione ha avuto un aumento ulteriore: 10.1 punti, 5.9 rimbalzi ed 8.1 assist. I difetti di Turner sono principalmente quelli di essere piuttosto inefficace dalla lunga distanza (12-58 da tre punti negli ultimi tre mesi di regular season) e la tendenza a perdere qualche pallone di troppo, ma a soli ventisei anni, sono difetti che possono ancora essere corretti.
Come dimostrano le statistiche di NBA.com, inoltre,Turner è un ottimo difensore sul perimetro e dalla media distanza: nell’ultima stagione, dall’arco dei tre punti, ha tenuto i suoi diretti avversari al di sotto della loro media stagionale del 2.4%, ed oltre i 15 piedi da canestro gli avversari hanno fatto peggio, rispetto alla media stagionale, del 4%.
Insomma Danny Ainge ha stravinto la scommessa ingaggiando Turner, perchè il rapporto produzione/costo parla nettamente in favore della franchigia del Trifoglio. Non ci sarebbe da stupirsi, dunque, se Evan venisse riconfermato sin da subito, facendogli firmare un’estensione contrattuale che permetta ai Celtics di contenere ancora i costi e di assicurarsi la produzione di un ragazzo che non ha nel tiro la sua arma principale, bensì può contribuire in moltissimi modi diversi nell’economia della squadra.
Per NBA Passion,
Gabriel Greotti (@GabrielGreotti on Twitter)





