https://www.youtube.com/watch?v=aA1mxYzRLXM
finals
Atlanta HawksCleveland CavaliersNBA NewsNBA PlayoffsNBA Playoffs 2015NBA TeamsNBA, National Basketball Association
NBA Playoffs Recap: Cleveland serve lo sweep ad Atlanta, Cavs alle Finals! (VIDEO)
Scritto da Virginia Sanfilippo
Atlanta @ Cleveland 88-118
CLE wins series 4-0
(Jeff Teague 17 Pts, LeBron James 23 Pts)
In gara-3 James aveva fatto agli Hawks la cortesia di cominciare con 10 tiri sbagliati, ma The King non è uno che ripete errori tanto facilmente e in gara-4 mette 15 dei suoi 23 punti totali nel primo tempo, portando i Cavs all’intervallo lungo sul punteggio di 42-59, con ben 17 punti di vantaggio. Gli Hawks, invece, disastrosi al tiro da fuori sin dal primo quarto (finiranno col 15.6% di triple mandate a segno, 5-32) e piegati dai colpi di Smith e Irving (tornato in campo nonostante la tendinite al ginocchio sinistro), gettano lo spugna quasi senza combattere e lasciano che Cleveland acquisisca la bellezza di 25 punti di vantaggio alla fine del terzo quarto.
L’ultimo periodo si risolve poi in un lungo garbage time in cui la panchina di Cleveland, capitanata da Smith e Dellavedova, si limita a ritoccare ancora una volta il vantaggio a favore dei Cavs che chiudono sul +30, a quota 88-118, mandando a can estro anche Perkins, Harris e Miller.
Cleveland ottiene quindi lo sweep contro Atlanta, approdando alle NBA Finals per la seconda volta nella storia della franchigia, con un Lebron James, giunto alla quinta finale consecutiva, che sfiora la tripla doppia di media in queste Eastern Conference Finals, registrando 30.3 punti, 11 rimbalzi e 9.3 assist a partita.
Atlanta: 17 punti per Teague, 16 punti e 10 rimbalzi per Millsap, 12 punti e 8 rimbalzi per Bazemore, 10 punti a testa per Mack e Jenkins.
Cleveland: 23 punti, 9 rimbalzi e 7 assist per LeBron James, 18 punti e 10 rimbalzi per JR Smith, 16 punti a testa per Irving e Thompson (che aggiunge 11 rimbalzi), 14 punti per Mozgov e 10 per Dellavedova.
https://www.youtube.com/watch?v=ruiu57M5lXk
Golden State WarriorsHouston RocketsNBA NewsNBA PlayoffsNBA Playoffs 2015NBA TeamsNBA, National Basketball Association
NBA Playoffs Recap: Harden strapazza i Warriors e conquista gara-4! (VIDEO)
Scritto da Virginia Sanfilippo
Golden State @ Houston 115-128
GS leads 3-1
(Klay Thompson 24 Pts, James Harden 45 Pts)
James Harden mette il turbo in gara-4 e segna la bellezza di 45 punti, 9 rimbalzi e 5 assist, portando i Rockets al successo e annullando il primo match point dei Golden State Warriors.
I padroni di casa texani partono fortissimo già dal primo quarto, in cui Smith e Harden fanno il record di punti in un quarto ai playoffs e doppiano il punteggio dei Warriors: 22-45. Al rientro in campo Houston rallenta un po’ e si limita a mantenere il vantaggio, ma a metà secondo quarto Steph Curry fa fallo su Ariza, salta sul #1 dei Rockets e atterra di testa, rischiando seriamente di farsi male e abbandonando i suoi fino a metà terzo quarto.
I Warriors, orfani dell’MVP, si scuotono dal torpore che li aveva oppressi fino a quel momento e riescono a riportarsi sul -10, chiudendo il primo tempo sul 49-59. Nel secondo tempo Barnes e Green tengono testa ad Harden e dopo circa 6 minuti torna in campo Curry, un po’ frastornato ma senza danni: a quel punto Harden e Capela piazzano un break da 15-2 che riporta i Rockets sul +22 e Golden State sembra ormai arenata, incapace di reagire se non per limitare i danni. L’ultimo colpo di coda di Golden State arriva ad inizio quarto quarto, con Thompson e Curry (che fino a quel momento aveva messo solo un libero dal rientro dopo la botta alla testa) a fare quello che gli viene meglio, ossia lanciare bombe fino a portarsi a soli due possessi di svantaggio dai Rockets, 98-104. Ma a questo punto si spegne la luce per Golden State, i Warriors sbagliano la bellezza di sette tiri consecutivi (intervallati da due palle perse e due stoppate subite da Smith) e il Barba torna a fare il bello e il cattivo tempo, piazzando 7 punti consecutivi in un minuto e mettendo un’ipoteca su gara-4.
Golden State: 24 punti per Thompson, 23 per Curry, 21 punti, 15 rimbalzi e 5 stoppate per Green, 14 punti e 5 rimbalzi per Barnes, 13 punti e 7 rimbalzi per Iguodala, 12 punti per Barbosa.
Houston: 45 punti, 9 rimbalzi e 5 assist per Harden, 20 punti, 6 rimbalzi e 5 assist per Smith, 17 punti e 5 rimbalzi per Ariza, 14 punti e 12 rimbalzi per Howard, 14 punti e 5 rimbalzi per Jones, 10 punti e 6 rimbalzi per Terry.
Golden State WarriorsHouston RocketsNBA NewsNBA PlayoffsNBA Playoffs 2015NBA TeamsNBA, National Basketball Association
NBA Playoffs Recap: l’uragano Curry si abbatte su Houston, Warriors a un passo dalle Finals! (VIDEO)
Scritto da Virginia Sanfilippo
Golden State @ Houston 115-80
GS leads 3-0
(Stephen Curry 40 Pts, James Harden 17 Pts)
Signore e signori, Stephen Curry.
Basta un solo nome per descrivere gara-3 delle Finals di Western Conference tra Warriors e Rockets, e quel nome appartiene all’MVP dal viso d’angelo in grado di piazzare 7 triple su 9 (registrando anche il record per il maggior numero di triple messe a segno in una singola edizione dei PO) e 40 punti contro un Barba annichilito. E’ la prima volta che Houston subisce tre sconfitte di fila in questa stagione, a riprova del fatto che i Warriors, seppur soffrendo a volte, stiano dimostrando di meritare queste Finals molto più dei colleghi Rockets.
Se in gara-1 e gara-2 il vantaggio complessivo dei Warriors era stato di soli 5 punti, in gara-3 il diavolo della Tasmania impossessatosi di Stephen Curry porta i guerrieri di Oakland a chiudere i giochi con un devastante vantaggio di 35 punti. “Steph è stato semplicemente Steph. E’ difficile descrivere il suo tiro, perchè non credo di aver mai visto qualcun’altro tirare come fa lui“, dice Steve Kerr a fine gara su Curry.
Il play di Charlotte suddivide quasi equamente i suoi 40 punti tra primo e secondo tempo, piazzandone 14 nel secondo quarto a farcire il parziale di 16-5 che porterà i Warriors sul +20, prima che, grazie anche a Green, Thompson e Lee, possa completare l’opera portando Golden State sul +26 in debutto di secondo tempo (63-37). Il divario è imbarazzante, gli ospiti potrebbero limitarsi a gestire il punteggio, ma Curry non ne vuole sapere e tocca quota +31 sul finire del terzo quarto (92-61), decretando la sconfitta dei Rockets che nel quarto quarto si limitano a giochicchiare contro le seconde linee dei Warriors, chiudendo sul punteggio di 115-80.
C’è da sottolineare, però, che alla serata stellare di Curry ha fatto da contraltare una pessima prestazione di Harden, fermo a quota 17 punti (è la prima volta che ne fa meno di 20 in questa post season) con un miserrimo 3 su 16 al tiro.
Golden State: 40 punti, 7 assist e 5 rimbalzi per Curry, 17 punti e 5 assist per Thompson, 17 punti e 13 rimbalzi per Green, 12 punti e 12 rimbalzi per Bogut, 10 punti per Ezeli.
Houston: 17 punti per Harden, 16 punti e 8 rimbalzi per Smith, 14 punti e 14 rimbalzi per Howard, 13 punti per Brewer.
Hawks, Schroder: “Abbiamo dimostrato che possiamo giocare la nostra pallacanestro anche ai Playoff”
Scritto da Virginia Sanfilippo
Il talento degli Atlanta Hawks, Dennis Schroder, ha affermato che gli Hawks dovranno “lavorare meglio” in difesa su LeBron James nel decisivo match di questa notte, valido per le finali della Eastern Conference, contro i Cleveland Cavaliers.
I Cavs hanno subito violato il campo avversario con la vittoria 97-89 in Gara 1, con gli Hawks che dovranno dare il massimo per pareggiare la serie ed evitare di andare a Cleveland con un passivo di 0-2. LeBron James ha guidato i Cavs con 31 punti in Gara 1, mentre JR Smith ne ha messi a segno 28.
Il playmaker di origine tedesca ha aggiunto: “LeBron James è un grande giocatore ovviamente. Ha la capacità di trovare sempre i propri compagni di squadra sul lato debole quando attacca il canestro. Questo è il motivo per cui i Cavs riescono ad avere buone opportunità di tiro. A conferma di ciò, in Gara 1 JR Smith ha segnato con continuità da tre punti, nonostante una buona difesa. Penso che dobbiamo lavorare meglio di squadra. Dobbiamo tenerli lontani dalla linea. Se facciamo questo, abbiamo buone possibilità di vincere.”
Gli Hawks si sono qualificati ai Playoff NBA con il miglior record nella Eastern Conference, 60 vittorie e 22 sconfitte, ma alcuni dubitavano delle loro possibilità di avanzare nei playoff. Schroder dichiara: “Credo che abbiamo dimostrato ai critici che siamo in grado di giocare la nostra pallacanestro anche nei Playoff. Abbiamo una grande mentalità di squadra. Se continuiamo a giocare come in regular season possiamo fare grandi cose.”
Gara 2 delle finali della Eastern Cenference tra Hawks e Cavaliers sarà live questa notte su Sky Sport 2 dalle 2:30.
Comunicato stampa Connexia
Golden State WarriorsHouston RocketsNBA NewsNBA PlayoffsNBA Playoffs 2015NBA TeamsNBA, National Basketball Association
NBA Playoffs Recap: debutto vincente per i Warriors alle Finals, Houston battuta (VIDEO)
Scritto da Virginia Sanfilippo
Houston Rockets @ Golden State Warriors 106-110
GS leads series 1-0
(James Harden 28 Pts, Stephen Curry 34 Pts)
Con una prova da MVP di Stephen Curry, i Golden State Warriors battono gli Houston Rockets in gara-1 delle Finals, nonostante la sfiorata tripla doppia di James Harden (28 punti, 11 rimbalzi, 9 assist, 4 steal).
Houston parte subito col piede sull’acceleratore, chiude il primo quarto in vantaggio di 7 punti, sul 31-24, e arriva addirittura al +16 nel secondo quarto, prima che Golden State possa rispondere con un 16-2 inaugurato da Festus Ezeli e riempito dai 10 punti di Shaun Livingston. Il secondo tempo inizia sul 55-58 per i Warriors, che restano in leggero vantaggio durante tutto il terzo quarto, ma non riescono ad allontanare i Rockets, trascinati da Harden, Terry e Ariza. A metà ultimo quarto, Harden riesce a riagguantare i Warriors sul 97 pari, Barnes e Curry scappano di nuovo sul +11 (97-108), ma Ariza riporta Houston a soli due punti di svantaggio a 16″ dal termine. Dopo due liberi centrati da Curry, Harden sbaglia la tripla del -1 a quattro secondi dal termine e consegna gara-1 in mano ai Warriors.
Rockets: 34 punti per Curry (6/11 da due, 6/11 da tre, 2/3 ai liberi), con 6 rimbalzi e 5 assist, 18 punti per Livingston, 15 per Thompson 14 per Barnes,13 punti, 12 rimbalzi e 8 assist per Draymond Green.
Warriors: 28 punti per Harden (10/17, 1/3, 5/6), con 11 rimbalzi e 9 assist, 20 per Ariza, 17per Smith, 9 a testa per Capela e Brewer.
Il Post Game regala un siparietto adorabile con Riley e Steph Curry come protagonisti:
Riley Curry, 2 anni, ruba la scena a papà Steph in conferenza stampa! Meravigliosa
Posted by NbaPassion.com on Mercoledì 20 maggio 2015
Warriors ed Hawks centrano le Finali di Confernce: la loro serie nel mini-film (VIDEO)
Scritto da Marco Tarantino
Warriors ed Hawks centrano le Finali di Confernce: la loro serie contro Grizzlies e Wizards nel mini-film della NBA!
Cleveland CavaliersNBA PlayoffsNBA Playoffs 2015NBA Playoffs Analysis 2015NBA, National Basketball Association
NBA Analysis, Top 5 – I 5 più importanti record di LeBron James nei Playoffs
Scritto da Mario Tomaino
Lo abbiamo imparato nel corso di questi anni: il LeBron James ammirato nel corso dei Playoffs, è diverso da quello che si può osservare durante il corso della Regular Season. Tante partite memorabili, numeri da capogiro e un’importante quantità di record fatti registrare nel corso dei suoi 10 anni di Playoffs. Il sito “CavsNation” ha riportato alcuni dei suoi più importanti record e noi oggi vogliamo stilarne una Top 5; ecco a voi i 5 maggiori record fatti segnare da LeBron James nei Playoffs:
5 – 1 dei 3 giocatori con una tripla-doppia all’esordio nei Playoffs
https://www.youtube.com/watch?v=37-4oBsiGPI
La differenza tra Regular Season e Playoffs sta tutta in un concetto fondamentale: l’intensità. Esordire nella Post-Season non è mai facile, ma quando sei un predestinato, tutto riesce più facilmente. Dopo 2 stagioni nelle quali non riesce a centrare i Playoffs, LeBron James può fare finalmente il tanto atteso debutto nei Playoffs, affrontando i Washington Wizards di Gilbert Arenas: una partita segnata da un dominio del gioco totale da parte del #23; un esordio che sentiva molto e aspettava da tempo, una voglia di vincere e convincere che ha permesso ai Cavs di archiviare la pratica Washington con una vittoria per 93-87 e a James di chiudere la partita con 32 punti, 11 rimbalzi e 11 assist; prima tripla-doppia all’esordio nei Playoffs dai tempi di Magic Johnson, ultimo a riuscirci nell’Aprile 1980.
4 – Maggior numero di punti segnati consecutivamente
https://www.youtube.com/watch?v=NB58D1Em3Yo
In molti, incluso il grande Charles Barkley, hanno definito questa come la miglior partita mai disputata da LeBron James. Giocare contro Hamilton, Billups, Prince, Wallace e Webber, non era certo il più semplice dei compiti a quei tempi. Dopo il pareggio nella serie ottenuto in Gara-4, LeBron e compagni si apprestano a ritornare nella tana del lupo: il Palace. Alla fine del terzo periodo, il risultato sarà di 70-70: da lì in poi inizierà una nuova partita. Un LeBron James in modalità predatore, segnerà 25 punti consecutivamente, che permetteranno ai Cavs di giocarsela al doppio Overtime e vincere la partita. Una prestazione formidabile, un incredibile record ancora oggi imbattuto che permise ai Cavs di chiudere la serie poi sul 4-2 e volare verso la prima partecipazione di LeBron James alle Finals.
3 – Maggior numero di partite con 25/30+ punti, 5/10+ rimbalzi e 5+ assist

LeBron James è il giocatore con il maggior numero di partite all’attivo con almeno 25 punti, 5 rimbalzi e 5 assist
La versatilità del gioco di LeBron James, non la scopriamo certamente oggi. Punti, passaggi, assist, palle rubate e anche qualche stoppata: The King sa fare tutto questo, facendolo nel migliore dei modi oltretutto. Coach Spoelstra lo definì un giocatore completo, capace di ricoprire tutti e 5 i ruoli in campo e, sostanzialmente, non aveva tutti i torti. In Gara-2 contro i Boston Celtics, LeBron James ha registrato la 101esima partita con 25+ punti, 5+ rimbalzi e 5+ assist, migliorando il record che detiene già dal 2014. Una statistica con ampi margini di miglioramento considerando l’età del #23. Come se non bastasse detiene anche il maggior numero di partite (32) in cui ha siglato 25+punti, 10+ rimbalzi e 5+ assist, avendo superato Michael Jordan già la scorsa stagione e, infine, primo posto anche per il maggior numero di partite (23) con 30+ punti, 10+ rimbalzi, 5+ assist. Records che, con molte probabilità, rimarranno intaccati per anni e anni prima di essere superati.
2 – Maggiore media punti nelle partite da dentro o fuori
Tante volte, LeBron James è stato accusato di non essere un giocatore ‘clutch’, ovvero decisivo nei momenti che contano. Il termine sopra utilizzato, ha assunto diverse sfaccettature nel tempo, a seconda del contesto nel quale è stato utilizzato. Se per ‘clutch’ vogliamo intendere giocatore decisivo lungo tutto l’arco della partita, allora i numeri parlano di un LeBron James come il giocatore più decisivo nelle partite da dentro o fuori. La capacità con la quale, in questo genere di partite, il #23 dei Cleveland Cavs innalza il suo livello di gioco è incredibile (basti ricordare Gara-6 contro i Celtics nelle Finali di Conference del 2012) pari solo a quella di una leggenda del passato: statistiche alla mano, LeBron James mantiene la media più alta di punti (31.7) e, insieme a Wilt Chamberlain, è l’unico giocatore a mantenere una media di almeno 30 punti e 10 rimbalzi in questo tipo di partite.
1 – 1 dei 3 giocatori con 4000+ punti, 1000+ rimbalzi e 1000+ assist

Dati alla mano, LeBron James è l’unico giocatore, insieme a Bryant e Jordan, ad aver siglato almeno 4000 punti, 1000 rimbalzi e 1000 assist nella storia dei Playoffs
A proposito ancora una volta di versatilità: forse non tutti lo sanno, ma LeBron James, insieme a Kobe Bryant e Michael Jordan, è 1 dei soli 3 giocatori a detenere almeno 4000 punti, 1000 rimbalzi e 1000 assist nella storia dei Playoffs. Un traguardo unico se consideriamo i 30 anni di età di LeBron. Numeri messi insieme solo da due grandi giocatori della storia di questo sport quali Jordan e Bryant; statistiche che sa, ancora una volta, di leggenda della NBA.
Mercato NBA, ultime notizie su scambi e trattativeNBA NewsNBA TeamsNBA, National Basketball AssociationSan Antonio Spurs
Kawhi Leonard pianifica di non accettare nessun offer sheet in estate
Scritto da Giulio Scopacasa
Kawhi Leonard è ormai una stella. Lo era già quando ha vinto l’MVP delle Finali 2014, lo è ancora di più ora, in un periodo in cui si sta trasformando in un Go To Guy per sopperire alle leggere lacune degli Spurs. Quando gli Spurs si sentivano persi in passato andavano da Duncan, Parker e Ginobili. Ora, le poche volte che i Big Three si sentono persi, sono loro ad andare a cercare Leonard. L’organizzazione Spurs ha la faccia di Leonard, e sarà sempre di più così, dato che il numero 2 sembra intenzionato a essere per lungo tempo il centro del progetto a San Antonio.
L’ala piccola, questa estate, vedrà il suo contratto scadere, con la clausola di Restricted Free Agent per questa offseason. Le pretendenti al giovane talento sono moltissime se non tutte, ma, secondo Yahoo Sports, l’MVP delle Finali in carica sembra non volersi muovere da San Antonio e pianifica di non accettare nessun offer sheet presentatogli. Sempre secondo Yahoo Sports San Antonio dovrebbe offrire a Leonard il massimo salariale il primo luglio, una mossa che permetterebbe agli Spurs di preservare il cap per firmare un’altra stella durante la Free Agency 2015.
Nel caso in cui Duncan si ritiri, San Antonio potrebbe cercare Gasol, Aldrige o Monroe quest’estate, come rimpiazzo da affiancare alla nuova stella con il numero 2. Che la legacy di San Antonio non stia finendo ma iniziando?
Per NBAPassion.com
Giulio Scopacasa #10
Dopo un avvio di stagione non conforme alle aspettative che si avevano sul loro conto in Pre-Season, l’importante vittoria della scorsa notte all’AT&T Center di San Antonio contro gli Spurs è stato un segnale sicuramente importante per gli avversari: i Cleveland Cavaliers sono tornati e questa volta fanno davvero sul serio. Nell’appuntamento di oggi con #123Ragioni tenteremo di individuare 3 motivi per cui i Cavs diventano pericolosi nella corsa alle Finals:
1 – Adesso si fa sul serio
Se n’è parlato e riparlato in continuazione: le trade che hanno portato a Cleveland i vari Mozgov, JR Smith e Shumpert hanno sicuramente fatto la differenza nel bilancio stagionale dei Cavs. Senza di loro, forse, staremmo qui a parlare di una stagione fallimentare, ma la realtà al momento è un’altra. Dopo i segnali di netta ripresa mostrati a Gennaio e nella prima parte di Febbraio, i Cavs hanno iniziato a metter su un filotto di vittorie importante nella seconda parte di stagione, quella che conta davvero: con la vittoria di ieri ai danni dei campioni in carica dei San Antonio Spurs e, nonostante un calendario piuttosto ostico sulla carta, i Cavs hanno premuto sul pedale dell’acceleratore portandoo il loro record a 9-3 nelle 12 partite dopo l’ASG; un rullino di marcia mantenuto soltanto dagli Hawks (8-3), secondo soltanto a quello dei Pacers, tornati incredibilmente alla ribalta nelle ultime settimane (9-1).
Nonostante un calendario che annoverava franchigie insidiose da affrontare quali Warriors, Mavs, Raptors o Spurs, la franchigia dell’Ohio ha messo su delle importanti vittorie riuscendo nella maggior parte dei casi ad imporre il proprio gioco, come dimostrato dal differenziale di punti pari a 11.9 mantenuto nelle ultime partite; Cleveland fa il vuoto dietro di sé, seguita soltanto dalla solita Indiana (11.2) e a sorpresa da Utah, terza (8.8). Molto più in difficoltà le possibili rivali ad Est, con i Bulls e i Raptors addirittura con il segno ‘meno’ (-2.4 e -3.8), con gli Hawks leggermente meglio (3.8).
2 – Attacco devastante
Da che cosa deriva questo differenziale appena citato? Ovviamente dai punti concessi in difesa e da quelli prodotti in attacco. Se nella propria metà campo ci sono situazioni da migliorare come nel caso degli attacchi in transizione (vero punto debole dei Cavs) e qualche dimenticanza di troppo sul lato debole, l’attacco, che tutto sommato ha sempre prodotto buoni numeri (102.2 punti fino a metà Febbraio) nell’ultimo periodo è notevolmente migliorato, riuscendo a migliorare la quantità e la qualità dei punti realizzati, attualmente impostata sui 108.3 punti di media, secondo miglior attacco della lega subito dietro a quello dei Thunder (110.7), con i Bulls fermi a 95.2 punti di media, con Hawks e Raptors ambedue a quota 99.2; un dato di certo non confortante se paragonato a quello dei Cavs.
Da cosa è dato questo aumento di +6.1? Sicuramente dalla fluidità della manovra, molto più veloce e aggressiva rispetto ai possessi sterili e i tanti, troppi isolamenti fatti registrare fino a metà Febbraio. Tutto ciò si riflette anche sulle percentuali al tiro, dove si registrano miglioramenti nell’attaccare con più convinzione il ferro (62.6% di realizzazione, terzi dietro agli Heat e i Trail Blazers) ma specie dall’arco dove la qualità del giro palla ha portato scarichi di maggiore qualità e tiri meno contestati del solito, migliorando le percentuali dal 35.3 (14th) a un più efficace 38.2 (3rd). Un attacco che non dà grossi punti di riferimento, avendo in James, Irving, Smith e Love 4 uomini pericolosi da ogni distanza, 4 nomi che nei Playoffs, grazie al loro talento, faranno passare diverse notti insonne ai propri avversari.
3 – LeBron e Kyrie: attenti a quei due
Su quest’argomento si aprono sempre discussioni su chi siano i giocatori più clutch (ovvero più decisivi) della lega. Non ci addentreremo in tale argomento, ma sicuramente, dati alla mano, una cosa la possiamo dire: i Cavs possono annoverare tra le proprie fila almeno due giocatori tra i più clutch in stagione: LeBron James e Kyrie Irving. I due talenti ne hanno dato sicuramente prova la scorsa notte contro gli Spurs, con Irving che ha realizzato due triple assurde sullo scadere del quarto-quarto che hanno comportato il pareggio sulla sirena, e LeBron James che, tra i suoi 31 punti realizzati, può annoverare tre triple messe a referto tra l’ultimo quarto di gioco e l’overtime, tra cui una è stata quella del 125-120 che ha sancito la vittoria. Secondo uno studio realizzato da SportVU, LeBron James, per il secondo anno consecutivo, risulta essere il giocatore che più di tutti prende in consegna tiri clutch. In questo caso, il dato statistico si basa sui tiri rilasciati negli ultimi sei secondi delle azioni, e ‘The King’ si pone al sesto posto in questa particolare classifica, con il 39% di realizzazione.

LeBron James si piazza al sesto posto per percentuale al tiro tra i giocatori ‘clutch’ della stagione (Fonte: SportVU)
E Irving? Irving fa ancora meglio probabilmente, essendo il miglior clutch player per efficienza, tra i giocatori che annoverano almeno 100 tentativi, segno che, nonostante i soli 22 anni, può e sa come prendere e realizzare tiri pesanti; un buon segnale in vista della prima apparizione ai Playoffs.

Kyrie Irving risulta essere il migliore tra i giocatori ‘clutch’ della stagione per efficenza (Fonte: SportVU)
La stagione dei Cavs è stata segnata da diversi alti e bassi in questi mesi ma adesso le cose sembrano essersi sistemate e tutti, o quasi, remano nella giusta direzione. Cleveland è pronta per la sua ‘Road to the Finals’ e con un LeBron James sempre al top e un Kyrie Irving così esplosivo, uniti ai vari Smith, Mozgov e Love, ipotizzare i Cavs come protagonisti delle prossime Finals non è di certo un’utopia.
Per Nba Passion,
Mario Tomaino
NBA Finals Analysis&Grades, Spurs: Mills getta il cuore oltre l’ostacolo, Ginobili e Leonard illuminano
Scritto da Shedly Chebbi
Grande festa all’AT&T Center di San Antonio, dove gli Spurs si mettono al dito l’anello numero 5.
Dopo un primo quarto di netto dominio fisco di LeBron, i padroni di casa sono riusciti a non disunirsi ed
a rimontare, con grande pazienza e spirito di sacrificio, grazie al contributo arrivato da tutti gli effettivi.
Grande prestazione, al solito, difensiva per gli uomini di Popovich, che riescono a ribaltare la situazione
giocando per metà partita con un Parker a tratti irriconoscibile, ma con un Patty Mills e un Manu Ginobili
in grado di tenere ritmi elevati per tutta la partita. Inutile parlare anche delle grandi prove di Tim
Duncan e Kawhi Leonard. Ecco le prestazioni dei Campioni NBA 2014:
Tim Duncan: Peccato. Peccato perché uno così passa una volta ogni tanto e sapere che, con molta
probabilità, questa è stata la sua ultima partita fa scendere l’inevitabile lacrima. Leader indiscusso di
un gruppo solido con un gioco che non si appoggia su un singolo. Gioca intelligentemente, al solito, in
fase difensiva e in fase offensiva mostra alla difesa di Miami come ci si muove in post. Chiude la sua
partita con 14 punti, 8 rimbalzi (2 offensivi), 2 assist e 2 stoppate. Tira con il 50% dal campo e mette a
segno 4 tiri liberi su 6 a disposizione. Non può avere 38 anni, non può. Voto 8.
Boris Diaw: Quando uno passa gran parte della sua carriera a sentirsi dire che i suoi passaggi non sono
proprio appropriati, probabilmente, pensa: “Ok, mettetemi in una squadra che mi possa capire, poi vediamo”. Più o
meno per lui è andata in questo modo. Chissà quanto sarà felice in questi giorni Elisabeth Riffiod,
miglior centro della storia della pallacanestro femminile francese nonché sua madre, a vederlo giocare
in questo modo. Non segna tanto ma mette tutti in condizione di farlo. Popovich ha bisogno di gente
come lui. Lascia il segno su gara-5 con 5 punti, 9 rimbalzi (1 offensivo), 6 assist, una palla rubata e
tanta intelligenza cestistica. Forse sarebbe dovuto arrivare a San Antonio con qualche anno di anticipo.
Voto 7,5.
Kawhi Leonard: In origine fu l’Ammiraglio Robinson, poi Tim Duncan e ora dovrebbe essere il suo
momento. Una prestazione maiuscola, senza mai andare a esagerare o perdere la calma. Chiude la
partita prima del tempo per falli, ma è soltanto un piccolo dettaglio dopo una prestazione del genere.
Conclude con una doppia doppia da 22 punti, 10 rimbalzi, 2 assist, una palla rubata e una stoppata e
zero emozioni trasparite sul suo volto. Tira con il 70% dal campo (3 su 4 da tre punti) e segna 5 liberi
su 6 a disposizione. Il futuro è lui. Voto 9,5.
Tony Parker: Forte non è colui che non cade mai, ma colui che cascando trova la forza di rialzarsi. Una
frase usata spesso, ma fotografa alla grande la prestazione del francese in gara-5. Mezza partita da 0
punti e tanti tiri facili sbagliati. Sul finale di terzo quarto, però, esce dal suo sonno e mette la firma su
alcuni canestri pesanti. Chiude con 16 punti, un rimbalzo e 2 assist. Tira con il 38% dal campo e segna i
due liberi a sua disposizione. Popovich ha bisogno di lui, tanto quanto lui ha bisogno di Popovich.
Serata dai due volti. Voto 6,5.
Danny Green: Teso, molto teso. La sua mano lo tradisce proprio nella partita più importante della sua
carriera. Riesce comunque a salvare la faccia mettendosi a disposizione della squadra su entrambi i lati
del campo. Chiude una serie che, comunque, lo ha visto protagonista nelle vittorie dei suoi. Chiude con
2 rimbalzi, 2 assist e 2 palle rubate. Si prende 5 tiri, 3 da tre punti, e non ne segna neanche uno.
Popovich capisce e gli concede solo 19 minuti. Troppo nervoso. Voto 6-.
Aron Baynes: Gioca pochissimo, appena due minuti. Gli sono sufficienti, però, per segnare 2 punti (due
tiri liberi) e prendere un rimbalzo. Un elemento importante della squadra, che ha giocato pochissimo
senza mai creare problemi. Le vittorie partono dai giocatori come lui. Voto 6.
Matt Bonner: Appena 7 minuti sul parquet, alcuni dei quali in momenti non proprio facili per la squadra.
Fa registrare 2 assist e nessun tentativo dal campo. Utilissimo nelle rotazioni difensive. Voto 6.
Tiago Splitter: 3 punti, 2 rimbalzi, 2 assist, una palla rubata e una stoppata in 11 minuti. Il coach gli
preferisce Diaw per affrontare gli Heat, ma lui riesce a farsi trovare pronto in ogni secondo passato sul
parquet. E’ cresciuto tantissimo nell’arco di questo anno. Voto 6,5.
Jeff Ayres: Due minuti e 1 su 1 dal campo. Partecipa anche lui alla festa degli Spurs. Voto 6.
Patty Mills: Sembra posseduto. Gioca ad un ritmo ossessivo e una difesa che definire asfissiante è
riduttivo. Diventa il primo aborigeno australiano ad infilarsi al dito l’anello NBA. Cancella praticamente tutti i
giocatori che calpestano il parquet nel suo raggio d’azione e gioca offensivamente con l’incoscenza di
chi sa che può entrare nella storia, ma si lascia scivolare tutto lungo le spalle. Si prende due
sfondamenti con molto coraggio e tira da tre punti in maniera spettacolare. Chiude la sua gara con 17
punti, un rimbalzo e due assist. Tira con il 60% dal campo (5 su 8 da tre punti). Per arrivare a vincere
ha fatto un viaggio lunghissimo, partendo da Portland per poi tornare in Australia e passare per la Cina.
Ora se gli Spurs hanno chiuso i conti in gara-5 il merito è per gran parte anche suo. Immenso. Voto 9.
Cory Joseph: Appena due minuti sul parquet, in cui sbaglia due tiri, di cui uno da tre punti. La sua
prestazione, però, non è giudicabile.
Marco Belinelli: Alzi la mano chi avrebbe scommesso il famoso ‘nichelino’ su di lui. No, Popovich,
abbassa quella mano che tu in queste cose sei fuori gara. Entra quando i suoi stanno dando il via alla
rimonta e mette un canestro pesante. Chiude con 4 punti, 2 rimbalzi e un assist. Mette a segno 2
canestri su 3 tentativi in maniera molto naturale. In appena 9 minuti si fa apprezzare. Voto 6,5.
Manu Ginobili: L’ultimo nella lista, ma non nei fatti. Ha ragione Popovich: non esiste una persona più
competitiva di lui. Quando è in campo il mondo sembra muoversi a una velocità diversa. Poco importa
se tra poco più di un mese spegnerà 37 candeline, lui si lancia in penetrazione come un ragazzino e
mette tiri che assomigliano a sonetti. Chiude la sua gara con 19 punti, 4 rimbalzi e 4 assist. Tira con il
55% dal campo (50% da tre punti) e segna 4 liberi su 5 a disposizione. Gli schemi degli Spurs gli
donano quanto i jeans a Shakira nel video di “Whenever, Wherever”. Celestiale. Voto 10.
Gregg Popovich: Più che l’allenatore dei San Antonio Spurs è il secondo padre di ognuno dei suoi uomini. Astuto, intelligente e grande conoscitore della palla a spicchi. Molti dei giocatori a sua disposizione, se non fosse stato per lui, non avrebbero mai visto, se non in televisione, una finale NBA. “Everybody is a point guard” è quel che pensa e che fa applicare ai suoi, che ci regalano ogni volta una prestazione di squadra da vedere e rivedere. Chissà se quando lasciò la CIA per dedicarsi al basket si aspettava di riempirsi la mano di anelli. Voto 9,5.
Manu Ginobili scatenato! Penetra in area, si libera di Allen e posterizza Bosh!





