Grande festa all’AT&T Center di San Antonio, dove gli Spurs si mettono al dito l’anello numero 5.
Dopo un primo quarto di netto dominio fisco di LeBron, i padroni di casa sono riusciti a non disunirsi ed
a rimontare, con grande pazienza e spirito di sacrificio, grazie al contributo arrivato da tutti gli effettivi.
Grande prestazione, al solito, difensiva per gli uomini di Popovich, che riescono a ribaltare la situazione
giocando per metà partita con un Parker a tratti irriconoscibile, ma con un Patty Mills e un Manu Ginobili
in grado di tenere ritmi elevati per tutta la partita. Inutile parlare anche delle grandi prove di Tim
Duncan e Kawhi Leonard. Ecco le prestazioni dei Campioni NBA 2014:
Tim Duncan: Peccato. Peccato perché uno così passa una volta ogni tanto e sapere che, con molta
probabilità, questa è stata la sua ultima partita fa scendere l’inevitabile lacrima. Leader indiscusso di
un gruppo solido con un gioco che non si appoggia su un singolo. Gioca intelligentemente, al solito, in
fase difensiva e in fase offensiva mostra alla difesa di Miami come ci si muove in post. Chiude la sua
partita con 14 punti, 8 rimbalzi (2 offensivi), 2 assist e 2 stoppate. Tira con il 50% dal campo e mette a
segno 4 tiri liberi su 6 a disposizione. Non può avere 38 anni, non può. Voto 8.
Boris Diaw: Quando uno passa gran parte della sua carriera a sentirsi dire che i suoi passaggi non sono
proprio appropriati, probabilmente, pensa: “Ok, mettetemi in una squadra che mi possa capire, poi vediamo”. Più o
meno per lui è andata in questo modo. Chissà quanto sarà felice in questi giorni Elisabeth Riffiod,
miglior centro della storia della pallacanestro femminile francese nonché sua madre, a vederlo giocare
in questo modo. Non segna tanto ma mette tutti in condizione di farlo. Popovich ha bisogno di gente
come lui. Lascia il segno su gara-5 con 5 punti, 9 rimbalzi (1 offensivo), 6 assist, una palla rubata e
tanta intelligenza cestistica. Forse sarebbe dovuto arrivare a San Antonio con qualche anno di anticipo.
Voto 7,5.
Kawhi Leonard: In origine fu l’Ammiraglio Robinson, poi Tim Duncan e ora dovrebbe essere il suo
momento. Una prestazione maiuscola, senza mai andare a esagerare o perdere la calma. Chiude la
partita prima del tempo per falli, ma è soltanto un piccolo dettaglio dopo una prestazione del genere.
Conclude con una doppia doppia da 22 punti, 10 rimbalzi, 2 assist, una palla rubata e una stoppata e
zero emozioni trasparite sul suo volto. Tira con il 70% dal campo (3 su 4 da tre punti) e segna 5 liberi
su 6 a disposizione. Il futuro è lui. Voto 9,5.
Tony Parker: Forte non è colui che non cade mai, ma colui che cascando trova la forza di rialzarsi. Una
frase usata spesso, ma fotografa alla grande la prestazione del francese in gara-5. Mezza partita da 0
punti e tanti tiri facili sbagliati. Sul finale di terzo quarto, però, esce dal suo sonno e mette la firma su
alcuni canestri pesanti. Chiude con 16 punti, un rimbalzo e 2 assist. Tira con il 38% dal campo e segna i
due liberi a sua disposizione. Popovich ha bisogno di lui, tanto quanto lui ha bisogno di Popovich.
Serata dai due volti. Voto 6,5.
Danny Green: Teso, molto teso. La sua mano lo tradisce proprio nella partita più importante della sua
carriera. Riesce comunque a salvare la faccia mettendosi a disposizione della squadra su entrambi i lati
del campo. Chiude una serie che, comunque, lo ha visto protagonista nelle vittorie dei suoi. Chiude con
2 rimbalzi, 2 assist e 2 palle rubate. Si prende 5 tiri, 3 da tre punti, e non ne segna neanche uno.
Popovich capisce e gli concede solo 19 minuti. Troppo nervoso. Voto 6-.
Aron Baynes: Gioca pochissimo, appena due minuti. Gli sono sufficienti, però, per segnare 2 punti (due
tiri liberi) e prendere un rimbalzo. Un elemento importante della squadra, che ha giocato pochissimo
senza mai creare problemi. Le vittorie partono dai giocatori come lui. Voto 6.
Matt Bonner: Appena 7 minuti sul parquet, alcuni dei quali in momenti non proprio facili per la squadra.
Fa registrare 2 assist e nessun tentativo dal campo. Utilissimo nelle rotazioni difensive. Voto 6.
Tiago Splitter: 3 punti, 2 rimbalzi, 2 assist, una palla rubata e una stoppata in 11 minuti. Il coach gli
preferisce Diaw per affrontare gli Heat, ma lui riesce a farsi trovare pronto in ogni secondo passato sul
parquet. E’ cresciuto tantissimo nell’arco di questo anno. Voto 6,5.
Jeff Ayres: Due minuti e 1 su 1 dal campo. Partecipa anche lui alla festa degli Spurs. Voto 6.
Patty Mills: Sembra posseduto. Gioca ad un ritmo ossessivo e una difesa che definire asfissiante è
riduttivo. Diventa il primo aborigeno australiano ad infilarsi al dito l’anello NBA. Cancella praticamente tutti i
giocatori che calpestano il parquet nel suo raggio d’azione e gioca offensivamente con l’incoscenza di
chi sa che può entrare nella storia, ma si lascia scivolare tutto lungo le spalle. Si prende due
sfondamenti con molto coraggio e tira da tre punti in maniera spettacolare. Chiude la sua gara con 17
punti, un rimbalzo e due assist. Tira con il 60% dal campo (5 su 8 da tre punti). Per arrivare a vincere
ha fatto un viaggio lunghissimo, partendo da Portland per poi tornare in Australia e passare per la Cina.
Ora se gli Spurs hanno chiuso i conti in gara-5 il merito è per gran parte anche suo. Immenso. Voto 9.
Cory Joseph: Appena due minuti sul parquet, in cui sbaglia due tiri, di cui uno da tre punti. La sua
prestazione, però, non è giudicabile.
Marco Belinelli: Alzi la mano chi avrebbe scommesso il famoso ‘nichelino’ su di lui. No, Popovich,
abbassa quella mano che tu in queste cose sei fuori gara. Entra quando i suoi stanno dando il via alla
rimonta e mette un canestro pesante. Chiude con 4 punti, 2 rimbalzi e un assist. Mette a segno 2
canestri su 3 tentativi in maniera molto naturale. In appena 9 minuti si fa apprezzare. Voto 6,5.
Manu Ginobili: L’ultimo nella lista, ma non nei fatti. Ha ragione Popovich: non esiste una persona più
competitiva di lui. Quando è in campo il mondo sembra muoversi a una velocità diversa. Poco importa
se tra poco più di un mese spegnerà 37 candeline, lui si lancia in penetrazione come un ragazzino e
mette tiri che assomigliano a sonetti. Chiude la sua gara con 19 punti, 4 rimbalzi e 4 assist. Tira con il
55% dal campo (50% da tre punti) e segna 4 liberi su 5 a disposizione. Gli schemi degli Spurs gli
donano quanto i jeans a Shakira nel video di “Whenever, Wherever”. Celestiale. Voto 10.
Gregg Popovich: Più che l’allenatore dei San Antonio Spurs è il secondo padre di ognuno dei suoi uomini. Astuto, intelligente e grande conoscitore della palla a spicchi. Molti dei giocatori a sua disposizione, se non fosse stato per lui, non avrebbero mai visto, se non in televisione, una finale NBA. “Everybody is a point guard” è quel che pensa e che fa applicare ai suoi, che ci regalano ogni volta una prestazione di squadra da vedere e rivedere. Chissà se quando lasciò la CIA per dedicarsi al basket si aspettava di riempirsi la mano di anelli. Voto 9,5.

