Quando si parla di Celtics-Sixers la mente di ogni appassionato di basket ricorda le sfide tra Doctor J e Larry Bird oppure i Big Three Garnett-Allen-Pierce contro il magic duo Iggy-Holiday. Oggi le due franchigie, pur essendo distanti dai fasti del passato, sono le più giovani e futuribili della lega. Al termine dei primi 2 incontri Boston conduce la serie per 2-0, risultato che pone Philadelphia già con le spalle al muro.
CELTICS-SIXERS: SINTESI DELLE DUE GARE
Gara 1 è stato un monologo biancoverde: i Celtics hanno dominato dall’inizio alla fine chiudendo la partita sul +17. I Sixers sono stati letteralmente spazzati via dalla difesa di Stevens e dalle percentuali irreali dei suoi giocatori, soprattutto Terry Rozier (29 punti con il 73% da tre) e Jayson Tatum (28 punti con il 50% dal campo). Boston è stata più aggressiva, più precisa al tiro e più squadra come dimostrano i 29 assist contro i 20 di Philly. Joel Embiid è stato annullato sotto le plance dall’ottima difesa della coppia Baynes-Ojeleye mentre in attacco è stato spesso battuto da Al Horford. A nulla sono valse le buone prestazioni di J.J. Redick (20 punti con 7/13 dal campo) e Ben Simmons (18 punti, 7 rimbalzi e 6 assist), Il TD Garden continua a rimanere un fortino inespugnabile.
In gara 2 i Sixers mostrano una reazione d’orgoglio e schiacciano sin dal primo quarto i loro avversari: Redick è on fire, Dario Saric e Marco Belinelli, sottotono in gara 1, bombardano il canestro da oltre l’arco mentre Embiid sembra tornato il dominatore visto in regular season. Sul finire del secondo quarto Philadelphia è avanti 51-31 ma come spesso hanno dimostrato quest’anno, i Celtics non muoiono mai. Prima Rozier, poi Tatum ed infine Jaylen Brown, di ritorno da un infortunio, riportano Boston in vantaggio. Negli ultimi dieci secondi sul cronometro, col risultato di 104-101, Horford batte in palleggio Embiid e appoggia delicatamente al tabellone segnando di fatto il canestro che chiude la partita. Tra le file dei 76ers delude Simmons, autore della sua peggior prestazione stagionale: 1 punto con soli 4 tiri e -23 di plus/minus.
CELTICS-SIXERS: L’ANALISI
Che siano capaci di grandi rimonte lo si era già intuito durante la regular season; che Brad Stevens fosse uno dei migliori coach della NBA era già stato assodato. Ma chi lo avrebbe mai detto che sarebbero stati in grado di imporsi anche ai playoff senza le loro principali All-Star? Probabilmente pochi. Perché le energie fisiche e mentali di questi Celtics, apparentemente esaurite dopo una stagione a reinventare rotazioni a causa degli infortuni, sarebbero dovute essere inferiori a quelle dei Sixers, eppure cosi non è stato: Boston ha giocato una pallacanestro intelligente, fondata su blocchi e continui tagli a canestro. In difesa poi è stata eccezionale bloccando i principali punti di riferimento avversari: Embiid è stato per quel che è possibile limitato sotto canestro mentre Ben Simmons, costantemente pressato, ha collezionato moltissime palle perse ed è stato praticamente nullo in attacco. Siamo di fronte ad un collettivo veramente speciale: Terry Rozier dopo tre anni di gavetta è finalmente esploso. Jaylen Brown in assenza di Hayward e Irving è stato il faro offensivo della squadra. Aron Baynes ha mostrato ottime doti difensive e una tenace voglia di migliorarsi: in questa postseason ha messo a bersaglio 5 triple, ne aveva realizzata una negli ultimi cinque anni. Ma anche Marcus Morris, Al Horford (il vero cervello dei Celtics), un redivivo Marcus Smart e infine Jayson Tatum: il rookie di Boston si è rivelato un talento purissimo dotato di una maturità insolita per uno della sua età. Nell’ultima partita ha totalizzato 21 punti diventando il più giovane di sempre a segnare quattro ventelli consecutivi ai playoff (scavalcato Kobe Bryant).

Celtics-Sixers è anche la sfida tra due rookie meraviglia.
In casa Philadelphia c’è poco da salvare: l’intensità vista con Miami non è stata replicata, l’attacco è stato statico e il tiro questa volta ha faticato ad entrare. Le due batoste sono certamente arrivate per meriti altrui, ma in parte anche per demeriti propri. Gli uomini di Brett Brown si sono fatti spesso battere nell’uno contro uno e non hanno mai fermato un taglio a canestro avversario. In gara 2 non hanno avuto la giusta tenuta mentale per chiudere la partita e si sono fatti rimontare 22 punti di vantaggio in un solo quarto. Ben Simmons è apparso spaesato e incapace di esprimere la sua celestiale pallacanestro. I Celtics sono stati abili a pressarlo in fase di impostazione e ad invitarlo volentieri al tiro. Joel Embiid ha trovato difficoltà contro i centri avversari mentre Dario Saric è risultato finora troppo incostante. E Robert Covington? Eccezion fatta per le due strabilianti stoppate nel ultima partita non si sono sentiti sussulti in attacco. Unica nota positiva, J.J. Redick: l’ex Clippers sta viaggiando a 22 punti di media tirando con quasi il 60% dal campo. La serie ora si sposta in Pennsylvania dove i Celtics dovranno battere il ferro mentre è ancora caldo e vincere almeno una delle prossime due partite. I 76ers saranno invece chiamati ad un’impresa per ribaltare la serie e pareggiare il risultato. Al Wells Fargo Center però sono usciti sconfitti solo una volta negli ultimi due mesi…












