Home NBA, National Basketball AssociationApprofondimentiVeloce come il vento: Jayson Tatum vuole bruciare le tappe

Veloce come il vento: Jayson Tatum vuole bruciare le tappe

di Marco Tarantino
Davis-Celtics

La notte del draft in cui i Boston Celtics lo hanno selezionato con la terza scelta assoluta, Jayson Tatum sapeva che la sua prima stagione NBA sarebbe stata di crescita graduale. Era dietro nelle gerarchie, con l’imminente arrivo di Gordon Hayward e con Jae Crowder e Jaylen Brown già inseriti nel sistema Stevens. Ha avuto quattro mesi per prepararsi al meglio per il suo ruolo. Sparare jumper di qualità in situazioni di catch and shoot, attaccare i close out e far muovere la palla velocemente, parte fondamentale del gioco della sua nuova squadra e i suoi marchi di fabbrica come il one vs one e i canestri allo scadere dei 24 secondi.

Il suo obiettivo principale era insomma quello di farsi trovare pronto e cercare di migliorare i suoi punti deboli, per essere il più efficace possibile e per integrarsi sempre più col nuovo metodo di gioco dei biancoverdi, creandosi così spazio per un futuro. Ma con la cessione di Crowder e l’infortunio dopo soli 5 minuti del titolare designato Hayward, che probabilmente salterà l’intera stagione, il destino del numero 0 è cambiato radicalmente, diventando così di fatto l’ala di punta (anche in fatto di scoring) dei nuovi Celtics.  Avrà grandi responsabilità nel dar vita a tutto il suo repertorio offensivo e dedizione tattica, aspetti di Jayson che hanno fatto innamorare Danny Ainge (ma non solo, vari esperti tra cui Kevin O’Connor di The Ringer si sono innamorati del ragazzo al punto di considerarlo la loro prima scelta), col benestare di coach Brad Stevens, a fare trade down mandando la prima scelta assoluta (Markelle Fultz) a Philadelphia in cambio della terza e un’altra pick per il futuro. Oltretutto a Boston potrebbe essere impiegato in vari ruoli sul fronte offensivo e grazie a tutto ciò il suo processo di maturazione potrebbe essere più veloce di quanto tutti si aspettano.

Via le gomme da prove libere e dentro quelle da gara in un lampo. Brad Stevens in queste prime 4 gare gli ha concesso 34.3 minuti di media e Tatum ha risposto finora con 14.2 punti, 6.6 rimbalzi e 2 assist e tirando col 47.9%. Oltre ad essere stato il primo rookie dai tempi di Larry Bird nel 1979 a registrare una doppia doppia all’esordio (14 punti e 10 rimbalzi). Al contrario di Jaylen Brown anno scorso, impiegato per circa la metà del tempo (17.2 MP) rispetto a Tatum in questo inizio di stagione, e questo dovrebbe consentirgli di rimanere saldamente in corsa per competere al Rookie of the Year. Col ritorno di Marcus Morris il minutaggio di Jayson potrebbe abbassarsi a circa 30 minuti, restando comunque importante e tale da poter fargli compiere balzi in avanti nella sua crescita. La capacità di segnare in isolamento è una delle qualità più rare e desiderate per chi valuta i talenti nel basket. I giocatori in grado di crearsi un’occasione dal nulla allo scadere del tempo per un’azione sono sempre preziosi e Tatum è stato uno dei più devastanti in questo senso nel panorama del college basket: troverà in squadra un vero e proprio fenomeno del one vs one, Kyrie Irving, che potrà tornargli utile per qualche dritta. Dare piena fiducia a un rookie è un gioco che può rivelarsi pericoloso, soprattutto per una squadra reduce dalle finali di Conference e quindi con una buona dose di pressioni, ma quando si guarda Jayson Tatum non si può fare a meno di notare una maturità e una sicurezza nei propri mezzi che non si trova in tutti gli esordienti nel migliore campionato di basket al mondo. Esibisce una lucidità e una calma degna di un veterano con 10 anni di esperienza, e ciò fa sì che Stevens gli conceda le sue libertà di giocare in isolamento.

Vediamo qui come usa molti aspetti utili per creare una separazione dall’avversario utile per andare a canestro: capisce che Monroe non si muove in aiuto, quindi utilizza con sapienza tattica quell’extra time per crearsi lo spazio di tiro sul più piccolo Khris Middleton. La maggior parte dei rookie avrebbe affrettato il colpo, sbagliando probabilmente.

 

Tuttavia, costruire tiri di qualità a favore dei compagni rimane una delle preoccupazioni più grandi per la crescita del suo gioco. Il suo assist rate del 12% e i 2.6 assist per 40 minuti nel suo anno a Duke sono effettivamente poca cosa. E qui il sistema offensivo drive and kick di Stevens dovrà correre in aiuto di JT, anche perché in sostituzione dell’assente Hayward gli sarà chiesto anche un ruolo di facilitatore e non solo di scorer. All’improvviso, lui è diventato un punto focale per l’attacco celtico e quindi comincerà ad attirare più attenzioni nei suoi avversari. Se 10 giorni fa era una seconda scelta negli schemi dei C’s adesso i coach faranno piani di gioco e sistemi difensivi specifici per contrastarlo. Si dovrà rapidamente abituare ad attrarre a se più difensori in modo da generare tiri per i suoi compagni. Fortunatamente, il sistema di Stevens prevede un grande movimento off the ball, e quindi prima Tatum affinerà la sua coesistenza coi compagni e più facile sarà per lui facilitare i compiti degli stessi.

I Celtics sono pieni di giovani playmaker, quindi il ruolo di Jayson on-ball si espanderà gradualmente. Non aspettatevi quindi di vedere il giocatore che ha stupito tifosi e appassionati in Summer League, quello che segnava canestri difficilissimi e che cercava l’isolamento ad ogni tocco in post. In SL si è misurato con avversari con all’incirca la sua esperienza in NBA, la regular season è di un altro livello e i playoff lo saranno ancora di più. Sarà meglio per lui maturare prima all’interno dei confini che Stevens gli chiede. Imparare a decifrare le difese NBA è ad esempio una delle abilità più difficili da sviluppare, e lui deve buttarsi a capofitto nella mischia per far ciò.

Jayson ha già mostrato volontà di attrarre gli avversari su di se in penetrazione e quindi di individuare compagni liberi da cercare e questo è un aspetto primario nel sistema 5-out di Boston.

 

Gli osservatori dovrebbero essere piacevolmente sorpresi del suo attacco in transizione. La reputazione di Tatum di half-court assassin è ben nota, ma ha mostrato anche di saper spaccare le difese in coast to coast trovando gli spazi per finire al ferro. Uno di 203 cm (anche se alcuni credono che possa crescere ancora) che tra Duke e questo inizio coi Celtics ha mostrato di sapersi muovere in campo aperto come una point forward, ricordando a sprazzi Blake Griffin. Non è ai livelli di quest’ultimo come passatore e non ci si avvicina neanche lontanamente ad ora, ma Stevens ha spesso dato l’opportunità ai suoi lunghi di guidare i fastbreak, e per lui questa potrebbe essere una chance per migliorare.

Come stretch four in caso di small ball, può presentare un’infinità di problemi di accoppiamento per gli avversari. I lunghi convenzionali hanno difficoltà nel contenerlo in transizione e quando attacca i close out. Ma con i suoi quasi 214 cm di wingspan e un’ottima abilità nel crearsi spazio con il footwork potrebbe iniziare ad abusare anche dei difensori più piccoli che non possono reggerlo. Potenzialmente potrebbe diventare molto difficile fermare uno scorer così versatile se imparasse rapidamente a sfruttare certi mismatch e attaccare le debolezze dei singoli difensori che gli si pareranno davanti.

Il problema principale dei C’s l’anno scorso è stato soprattutto nel catturare i rimbalzi e creare seconde chance, anche perché Al Horford a dispetto di un buon inizio (8.8) non è noto per questa abilità e lo stesso vale per Morris e Ojeleye. Tatum è al momento il secondo rimbalzista della squadra dopo il 42 e ciò potrebbe fare la differenza sul tempo di gioco che avrà proprio rispetto gli altri e due. Ainge ha provato a sopperire alla carenza di rimbalzi della scorsa stagione aggiungendo due giocatori più alti e atletici negli spot di 1 e 4, pur rimanendo con un centro sotto stazza. Tatum offre una maggiore combinazione di altezza, lunghezza di braccia e elevazione rispetto alle altre PF del passato come Crowder e Jerebko e le sue caratteristiche potrebbero sposarsi perfettamente con la formazione 5-out di Stevens. Tanto che se diventasse un affidabile rimbalzista si conquisterebbe subito l’amore di tutto il popolo celtico (7.3 i rimbalzi a Duke).

Al Horford

Al Horford è attualmente il miglior rimbalzista dei Celtics.

C’era un sostanziale entusiasmo per l’inizio di stagione dei biancoverdi, ma l’infortunio prematuro di Hayward ha subito spezzato molti sogni. Ma l’eccitazione dei tifosi potrebbe comunque spostarsi sulla rapida ascesa dei giovani, soprattutto il duo Tatum-Brown, il primo di sempre nella storia della franchigia a segnare 20+ punti a 21 anni (Brown) o meno (Tatum). Boston ha inoltre una delle squadre più giovani di tutta le lega e molti GM venderebbero la propria anima per scambiare il roster con quello messo su da Danny Ainge. E Tatum sembra essere uno dei pezzi più pregiati. Ha tutti i mezzi fisici ideali per una moderna combo wing. In questo inizio è stato messo alla prova ed ha risposto sempre presente, mano a mano che la stagione entrerà nel vivo si farà sempre più difficile. Jayson dovrà e potrà adattarsi rapidamente per spiccare il volo e ha tutte le capacità per farlo.

Ispirato a: Jayson Tatum on fast forward (Celticsblog)

Scritto da: Alex Di Marcantonio

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