Jonathan Kuminga ha preso di buon grado il pressante corteggiamento da parte di alcune delle figure più importanti dei Minnesota Timberwolves per completare il loro quintetto base. Sono stati gli sforzi supplementari e i legami significativi instaurati dai Timberwolves con Kuminga a rendere chiara la sua decisione su dove giocare in questa stagione, anche se avrebbe potuto guadagnare di più altrove. Dalla visita a Miami del presidente delle basketball operations Tim Connelly e dell’assistente delle basketball operations Alonzo Gee, fino alle telefonate regolari da parte delle guardie All-Star LaMelo Ball e Anthony Edwards, Kuminga ha compreso rapidamente quanto fosse forte il loro interesse nei suoi confronti.
«Soprattutto Ant: mi chiamava in continuazione. Si sincerava di come stessi, ed è stata una persona davvero, davvero autentica. Non era tenuto a farlo», ha dichiarato Kuminga giovedì al Target Center durante la conferenza stampa di presentazione. «Questo dimostra quanto desiderasse portarmi qui».
Le conversazioni sono andate anche oltre la pallacanestro, spaziando dalla crescita dei figli piccoli alle uscite a pesca. «Il fatto che mi volessero qui sembrava autentico; sono persone davvero genuine, di quelle con cui puoi sederti e fare una chiacchierata», ha spiegato Kuminga. «Credo sia stato lì che ho percepito la giusta sintonia». Dopo aver ceduto Julius Randle e Naz Reid nell’ambito della clamorosa operazione di mercato per arrivare a Ball, i Wolves si erano ritrovati con una vistosa lacuna nel ruolo di ala grande. Hanno fatto un tentativo per firmare LeBron James, pur sapendo che si trattava di un azzardo con scarse probabilità di successo.
Tuttavia, l’opportunità di sfruttare il loro limitato spazio salariale per un contratto biennale da 12,4 milioni di dollari per un giovane versatile come Kuminga era troppo ghiotta per lasciarsela sfuggire. I solidi rapporti già esistenti con il suo agente Aaron Turner hanno contribuito a gettare le basi dell’accordo.
«Ci siamo semplicemente mostrati per quello che siamo, spiegandogli come immaginavamo che la nostra squadra potesse aiutarlo e come lui avrebbe potuto aiutare noi», ha affermato Connelly. «Abbiamo solo cercato di essere onesti e il più chiari e trasparenti possibile».
Kuminga, scelto al Draft del 2021 dai Golden State Warriors con la settima scelta assoluta (originariamente appartenuta proprio ai Wolves), ha vinto un titolo NBA da rookie. Il giocatore originario della Repubblica Democratica del Congo è partito titolare in 46 partite, registrando un massimo in carriera di 16,1 punti a partita nella stagione 2023-24.
Ha però saltato gran parte dell’annata successiva a causa di un infortunio alla caviglia destra, per poi finire fuori dalle rotazioni di coach Steve Kerr nel 2025-26, prima di essere ceduto agli Atlanta Hawks.
Grazie a una player option per il secondo anno di contratto, Kuminga non dovrà attendere a lungo per monetizzare qualora dovesse mantenersi integro e fornire buone prestazioni. Resta ancora da capire come i rinnovati Wolves gestiranno i possessi al di là di un reparto guardie ad alto volume di tiro, considerando anche la presenza Jaden McDaniels tra coloro che reclamano tocchi costanti. Anche Ayo Dosunmu, arrivato dai Bulls alla trade deadline della scorsa stagione, garantisce punti in uscita dalla panchina.
Edwards, dal canto suo, ha guidato un’iniziativa durante la offseason per rendere i Wolves una squadra più unita, sia fuori che dentro il parquet. L’atletismo e l’intensità di Kuminga dovrebbero giovare alla loro difesa tanto quanto all’attacco.
«So cosa serve per vincere e penso che, unendomi a questi ragazzi, abbiamo la possibilità di andare lontano», ha concluso Kuminga. «Credo che aggiungendo la mia mentalità a ciò che hanno già, potremo fare un ottimo lavoro qui».

