Una delle ali grandi più atletiche e fisicamente devastanti di sempre, uno che insieme a Jason Kidd ha formato una delle coppie più spettacolari da vedere, uno che ha saputo ritagliarsi il suo spazio in tutte le franchigie per cui ha giocato…questa settimana è il turno di Kenyon Martin!

Kenyon Martin con la maglia dei Bearcats
Dopo aver passato un’infanzia burrascosa, aver cambiato 3 scuole in 4 anni e aver provato diversi sport, fra cui anche il baseball e il football, finalmente Kenyon riesce a suscitare nelle varie High School del paese l’interesse verso le sue doti di giocatore di basket.
A spuntarla però sarà l’Università di Cincinnati, che dopo averlo visto all’opera durante l’AAU Tournament, non se lo farà scappare e avrà il piacere di averlo nel proprio roster dal 1996 fino al 2000.
Nella stagione da senior ovvero quella 1999-2000, Kenyon Martin viaggierà a ben 19 punti di media con 9.7 rimbalzi e 3.5 stoppate, portando i Cincinnati Bearcats al primo posto del rank per 12 settimane di fila, lo stesso anno vincerà infatti il premio come Miglior Giocatore della Nazione.
Scelto come era prevedibile con la 1^ scelta assoluta del Draft NBA del 2000 dai New Jersey Nets, Martin troverà subito posto all’interno del quintetto titolare al fianco di Stephon Marbury, astro nascente che qualche anno dopo sarà uno dei migliori playmaker della NBA.
L’anno da rookie non è dei migliori, nonostante i discreti numeri personali di 12 punti a partita e 7.4 rimbalzi, la squadra gioca male e chiuderà la stagione con il pessimo record di appena 26 vittorie contro 56 sconfitte.
L’anno da sophomore sarà invece un anno fantastico, pieno di rinnovamenti, a cominciare dall’arrivo in squadra del mago degli assist Jason Kidd e del talentuoso rookie Richard Jefferson, i quali insieme a Kenyon Martin creeranno un trio dinamico in grado di portare la squadra a ben 52 vittorie stagionali, record che valse alla franchigia il 1° posto nella Eastern Conference e l’accesso ai Playoffs.
Proprio in quei Playoffs, Martin giocò in modo impeccabile, segnando quasi 17 punti di media conditi da 5.8 rimbalzi e 3 assist.
I Nets riuscirono a sbaragliare le squadre avversarie e ad aggiudicarsi un posto per le Finals, dove ad attenderli c’erano i temutissimi Los Angeles Lakers della coppia Kobe-Shaq, i quali spazzarono letteralmente via i Nets in sole 4 partite.
Ecco alcune immagini delle spettacolari giocate di K-Mart:
Kenyon Martin e i suoi tornarono a casa demoralizzati per l’impresa sfumata, ma allo stesso tempo carichi per affrontare la nuova stagione e prendersi la rivincita.
Le cose però non andarono esattamente nel verso giusto.
La regular season si svolse senza particolari intoppi, la squadra approdò ai Playoffs come 2^ miglior franchigia ad Est col record di 49-33.

Martin inchioda la schiacciata in maglia Nets
Kenyon Martin anche in quella stagione si rivelò una delle pedine fondamentali della squadra con 16.7 punti di media (massimo in carriera) e 8.3 rimbalzi.
Questa volta però sul cammino dei Nets c’erano i San Antonio Spurs di Tim Duncan, la serie fu molto combattuta e si protrasse fino a Gara 6 in cui alla fine la spuntarono i texani, dimostrando al mondo ancora una volta che i New Jersey Nets non erano in grado di arrivare fino in fondo.
Dopo le delusioni in casa Nets, Martin scelse di cambiare aria e lo fece andando ai Denver Nuggets, dove lo attendeva un giovane promettente di nome Carmelo Anthony.
Anche qui le sue stagioni rimasero di buona fattura ma i Nuggets vennero eliminati dai Playoffs per ben 6 anni, di cui 4 di fila dal 2008 fino al 2011.
Nonostante il roster pieno di buoni giocatori, come Allen Iverson, Carmelo Anthony, JR Smith e appunto Kenyon Martin, la squadra non riuscì a dimostrare di essere solida davvero, facendosi scavalcare da team più esperti e concentrati.
Dopo una breve parentesi in maglia Los Angeles Clippers (42 partite) in cui la sua media realizzativa scese ad appena 5.2 punti di media in 22 minuti di impiego, K-Mart tentò un ultimo sprint con i New York Knicks nel 2012 ritrovando i vecchi compagni di squadra Jason Kidd (Nets), Carmelo Anthony (Nuggets) e JR Smith (Nuggets).

Stoppata di Martin ai danni di Paul George
La squadra quell’anno giocò bene e riuscì ad accedere ai Playoffs col record positivo di 54 vittorie e 28 sconfitte.
Quelli però furono gli ultimi Playoffs giocati da Martin, i Knicks vennero sconfitti e con loro anche l’ultima speranza del nostro uomo di acciuffare il tanto sognato Titolo NBA che gli avrebbe dato accesso all’Olimpo del basket.
I suoi anni migliori sicuramente furono quelli ai New Jersey Nets, in cui l’atletismo e la grinta lo caratterizzavano in modo particolare, anche se non dotato di abilità tecniche sopraffine come ad esempio altre ali grandi fra cui Tim Duncan, Kevin Garnett o Rasheed Wallace, riuscì però sempre a tener testa proprio a questi giocatori con la sua prestanza fisica e la sua tenacia.
Chi ha avuto modo di vederlo giocare sarà sicuramente rimasto colpito dalle sue poderose schiacciate e dalle sue giocate difensive sopra il ferro e di certo resta l’amaro in bocca per non averlo visto al top fino alla fine.











