Playoffs nba
Dominio Spurs: OKC travolta da LMA e Leonard

LMA degli Spurs contro Ibaka
Game 1 dura pochi minuti: gli Spurs spazzano via i Thunder già nei primi minuti del primo quarto, con Leonard che si presenta subito in grande stile ad OKC con una schiacciata ad una mano da autore, Aldridge che parte caldo come una stufa, mettendo a referto praticamente qualunque pallone gli capiti sotto mano, complice una difesa avversaria davvero incomprensibile. A completare il quadro ci pensa Danny Green con le bombe da fuori l’arco da tre punti ed il solito Tim Duncan.
61% dal campo per i San Antonio Spurs, Aldridge è una macchina da guerra: 78.3% a fine match, numeri che dimostrano il dominio totale della squadra di Popovich che distrugge quella di un Donovan apparso senza molte idee su come risollevare un match che rischia di pesare molto psicologicamente sulle ambizioni di OKC di passare il turno.
124 punti realizzati dai texani, all’half time saranno 73, non accadeva dal 2010 che San Antonio faceva nei primi due quarti tanti punti: Leonard scende in campo solo 21 minuti, tutti i big vengono preservati, Popovich mantiene le forze fresche in vista di game 2.
Parziale 111-74 mitigato nel finale: finisce 124 a 92 con Tim Duncan che tocca quota centocinquantasei vittorie ai Playoffs diventando il secondo di sempre preceduto solo da Derek Fisher a quota 161 e superando Horry.
Gli Hawks eliminano i Celtics: vittoria anche a Boston (4-2)
Gli Atlanta Hawks rispettano i pronostici della vigilia e superano il primo turno di playoffs contro degli agguerriti Boston Celtics, ma ancora privi di esperienza ai playoffs, una squadra giovane dal sicuro avvenire che puntava a far crescere ancora i suoi talenti ma che non appare ancora pronta per dire la sua anche in post-season senza una vera superstar e soprattutto limitata dall’infortunio di Bradley, giocatore chiave su entrambi i lati del campo.
https://www.youtube.com/watch?v=sEKUoU4b6Gw
Dal lontano 1958 gli Hawks non eliminavano i Celtics dai playoffs, nelle 9 sfide da quella data ad oggi Atlanta era sempre stata eliminata da Boston: finisce 104-92 game 6 e con questa le speranze dei CS di portare la serie almeno a game 7.
Nelle semifinali di Conference Korver e compagni incontreranno i favoriti numero uno per il titolo ad Est, ed una delle più candidate contender per il titolo, con Warriors e Spurs: i Cleveland Cavaliers del Prescelto, Lebron James, ma non soltanto… Anche Irving e Love sembrano aver trovato la loro dimensione nella franchigia dell’Ohio e sarà una impresa per gli Hawks eliminarli. Le possibilità di avanzare al turno successivo sono poche, ma mai dire mai quando si tratta di playoffs: serviranno i migliori Hawks possibili per provare a portare via dalle mani di James e compagni le ennesime Finals di Confernce.
Cavs e Spurs, lo sweep è di casa: Detroit e Memphis eliminate
Vittorie nella lunga serata/nottata NBA per Cavaliers e Spurs: la quarta in quattro gare del primo turno playoffs, sweep servito ai teneri Memphis Grizzlies, a corto di giocatori e forze, ed i Detroit Pistons, che ci provano fino in fondo a vincere una gara contro LeBron James, ma devono arrendersi al numero 2 di Cleveland, Kyrie Irving, finalmente decisivo come in game 3.

Irving Shumpert
4-0 che significa primo turno superato e riposo in attesa di conoscere la prossima avversaria: per i Cavaliers ci sarà da attendere molto probabilmente visto l’equilibrio totale tra Hawks e Celtics (2-2) e una gara 5 che si preannuncia cruciale soprattutto per il fattore casa davvero decisivo nelle prime 4 sfide dove hanno vinto sempre i padroni di casa sia ad Atlanta che a Boston. Per gli Spurs sarà minore l’attesa visto che gli Oklahoma City Thunder sembrano essere ormai prossimi ad eliminare i Mavericks dopo aver vinto game 1 e game 3 e si apprestano ad una game 4 snodo cruciale per i Dallas che dovrà fare a meno di Deron Williams. In caso di vittoria serie praticamente chiusa, ma attenzione a non sottovalutare troppo il fattore Dirk.
Nell’attesa, Popovich si gode un Leonard fresco vincitore del Defensive player of the year e sempre più leader anche offensivo con LaMarcus Aldridge, di una squadra che può contare su molti veterani che sembra abbiano ancora molta voglia di dire la loro.
Per Detroit il futuro può essere luminoso con qualche colpo in entrata in free agency ma soprattutto confermando Drummond (restricted free agent) giocatore chiave per Van Gundy sulla scia di Howard. A Memphis invece per ricostruire ci sarà il ritorno di una certezza come Marc Gasol e di Zach Randolph, mentre il resto della squadra, da Conley stesso è da rifondare con molti veterani in scadenza di contratto e giocatori come Lance Stephenson ancora alla ricerca di una precisa dimensione.

Mike Conley, point guard dei Memphis Grizzlies: in estate sarà free agent
Oggi parliamo del presente e del futuro dei Memphis Grizzlies allenati dal fantastico coach David Joerger, molto sottovaluto nella lega, ma una delle certezze tra le nuove leve, al pari di Brad Stevens: dal 2013 sulla panchina della franchigia del Tennessee con un record stra-positivo, nonostante in questa stagione abbia dovuto fare a meno delle due pedine chiave per praticamente tutta la stagione, Marc Gasol e Mike Conley.
L’anno in corso si sta rivelando sempre più complicato e i playoff sono prossimi alla fine per gli orsi, squadra che dimostra sempre gran cuore in ogni partita, ma alla quale al momento mancano i mezzi fondamentali per esser competitivi. Per questo, fino ad ora, la franchigia del Tennessee non è ancora riuscita a vincere una gara di playoff contro gli Spurs ed il risultato della serie è tutto a favore di Popovich e compagni che avranno già da gara 4 un match point da potersi giocare.
Memphis al completo, è stato l’unico team insieme a Cleveland a vincer due gare di playoff contro i campioni in carica, l’anno scorso, purtroppo, Mike Conley (PG) ha rallentato il recupero dall’infortunio, forse volontariamente, per preservarsi “fresco” per la free agency di quest’estate, mentre Marc Gasol (C) è ancora fuori da gara 52 e il suo ritorno per questa stagione è fuori discussione. Anche Brandan Wright, riserva del centro titolare, è stato troppo infortunato per poter dire la sua.
La squadra è inoltre stata al centro di numerosi scambi che hanno coinvolto Beno Udrih, Jeff Green e Courtney Lee, mai troppo incisivo. I Grizzlies hanno guadagnato giocatori da inserire nella franchigia e scelte per i futuri draft: Mario Chalmers da Miami, anch’egli infortunato dopo essersi inserito bene e di conseguenza tagliato, Lance Stephenson, che sembra essersi ricordato di saper giocare a basket e una prima scelta del 2019 dai Clippers, PJ Hairston, difensore e tiratore di buone prospettive, Chris Andersen per sostituire momentaneamente Gasol e poi ancora due scelte future da Charlotte.
La situazione è poco interessante, per quest’anno, ma le prospettive future potrebbero riservare qualche colpo intrigante, visto l’ampio spazio salariale a disposizione nell’estate: Mike Conley forse partirà anche se trattenerlo è priorità e i soli due a percepire alto stipendio saranno Marc Gasol e lo stoico Zach Randolph, pedina fondamentale e ala grande dalle mani fantastiche. Matt Barnes e Vince Carter sono ancora forti e non prendono cifre esorbitanti, quindi un eventuale rinnovo per pochi anni, anche solo uno, potrebbe essere alla portata, contribuendo a dare anche venti minuti di qualità alla squadra. Tutti i fan sognano un altro “big” che possa rendere i Grizzlies letali e di tanti fuori da un contratto vincolante aspettiamoci almeno un approdo abbinato a un Draft importante.
Quest’anno ci son state comunque delle ottime scoperte: JaMychal Green, potente e prepotente a canestro, e Jarell Martin, altra ala dalle buone caratteristiche e qualità.
Quello che attualmente sembra più un plotone d’esecuzione che schiera Jordan Farmar (firmato per avere una PG), Matt Barnes, Tony Allen, Zach Randolph e Chris Andersen, con le giuste mosse, potrebbe tornare a essere un osso duro per tutte quelle squadre che pensano di non esser sbranati, una volta entrati nella tana dell’orso. Reggie Miller, stai attento, è vero che al momento la squadra non può essere troppo competitiva, senza nulla togliere ai vostri successi, ma non penso che ZBo sia d’accordo con te.
Guida Playoffs 2016, #3 Ovest: Oklahoma City Thunder
Mister Triple Double avrà il suo peso anche ai playoffs? Se Russell Westbrook dovesse continuare a macinare punti, assist e rimbalzi come ha fatto negli ultimi tempi, le sorti degli Oklahoma City Thunder, anche per l’impatto che ciò avrebbe sul loro morale, potrebbero cambiare radicalmente. Ma di fatto i Thunder possono contare solo sul loro quintetto base, sulle loro superstar, per scrivere il loro futuro. I playoffs, d’altronde, sono un capitolo a parte, più simile ad un one-shot game per le dinamiche che si instaurano nell’arco di una serie, perciò mai dire mai.
Vediamo la scheda degli Oklahoma City Thunder.
Dati Franchigia

Chesapeake Energy Arena, Oklahoma City, Oklahoma: la casa degli Oklahoma City Thunder
Stadio: Chesapeake Energy Arena
Division: Northwest
Conference: Western
Palmares: 1 titolo NBA (come Seattle SuperSonics)
Roster
| NO. | NAME | POS | AGE | HT | WT | COLLEGE | 2015-2016 SALARY |
| 12 | Steven Adams | C | 22 | 7-0 | 255 | Pittsburgh | $2,279,040 |
| 4 | Nick Collison | PF | 35 | 6-10 | 255 | Kansas | $3,750,000 |
| 35 | Kevin Durant | SF | 27 | 6-9 | 240 | Texas | $20,158,622 |
| 6 | Randy Foye | SG | 32 | 6-4 | 213 | Villanova | $3,135,000 |
| 34 | Josh Huestis | SF | 24 | 6-7 | 230 | Stanford | $1,140,240 |
| 9 | Serge Ibaka | PF | 26 | 6-10 | 245 | $12,250,000 | |
| 11 | Enes Kanter | C | 23 | 6-11 | 245 | Kentucky | $16,407,500 |
| 33 | Mitch McGary | PF | 23 | 6-10 | 255 | Michigan | $1,463,040 |
| 13 | Nazr Mohammed | C | 38 | 6-10 | 250 | Kentucky | $222,888 |
| 2 | Anthony Morrow | SG | 30 | 6-5 | 210 | Georgia Tech | $3,344,000 |
| 22 | Cameron Payne | PG | 21 | 6-3 | 185 | Murray State | $2,021,520 |
| 21 | Andre Roberson | SG | 24 | 6-7 | 210 | Colorado | $1,210,800 |
| 5 | Kyle Singler | SF | 27 | 6-8 | 228 | Duke | $4,500,000 |
| 3 | Dion Waiters | SG | 24 | 6-4 | 220 | Syracuse | $5,138,430 |
| 0 | Russell Westbrook | PG | 27 | 6-3 | 200 | UCLA | $16,744,218 |
Head Coach: Billy Donovan
Starting Five
Point Guard: Russell Westbrook
Shooting Guard: Andre Roberson
Small Forward: Kevin Durant
Power Forward: Serge Ibaka
Center: Steven Adams
Bench
Randy Foye
Cameron Payne
Anthony Morrow
Dion Waiters
Kyle Singler
Josh Huestis
Nick Collison
Mitch McGary
Enes Kanter
Nazr Mohammed
Statistiche Regular Season
| PLAYER | GP | GS | MIN | PPG | OFFR | DEFR | RPG | APG | SPG | BPG | TPG | FPG | A/TO | PER |
| Kevin Durant, SF | 72 | 72 | 35.8 | 28.2 | 0.6 | 7.6 | 8.2 | 5.0 | 0.96 | 1.18 | 3.5 | 1.9 | 1.4 | 28.2 |
| Russell Westbrook, PG | 80 | 80 | 34.4 | 23.5 | 1.8 | 6.0 | 7.8 | 10.4 | 2.04 | 0.25 | 4.3 | 2.5 | 2.4 | 27.6 |
| Enes Kanter, C | 81 | 1 | 20.8 | 12.6 | 3.0 | 5.0 | 8.0 | 0.4 | 0.31 | 0.41 | 1.4 | 2.0 | 0.3 | 24.3 |
| Serge Ibaka, PF | 78 | 78 | 32.1 | 12.6 | 1.8 | 5.0 | 6.8 | 0.8 | 0.49 | 1.90 | 1.4 | 2.7 | 0.6 | 14.0 |
| Dion Waiters, SG | 77 | 14 | 27.4 | 9.7 | 0.5 | 2.1 | 2.6 | 1.9 | 1.04 | 0.18 | 1.5 | 1.8 | 1.3 | 9.5 |
| Steven Adams, C | 79 | 79 | 25.0 | 7.8 | 2.7 | 3.9 | 6.6 | 0.8 | 0.53 | 1.10 | 1.0 | 2.8 | 0.8 | 15.4 |
| Anthony Morrow, SG | 67 | 6 | 13.5 | 5.6 | 0.1 | 0.8 | 0.9 | 0.4 | 0.33 | 0.07 | 0.3 | 0.9 | 1.4 | 10.8 |
| Randy Foye, SG† | 26 | 1 | 21.3 | 5.5 | 0.3 | 1.6 | 1.9 | 1.8 | 0.50 | 0.50 | 1.0 | 1.8 | 1.8 | 7.2 |
| Andre Roberson, SG | 69 | 69 | 22.1 | 4.8 | 1.1 | 2.4 | 3.5 | 0.7 | 0.74 | 0.58 | 0.5 | 1.9 | 1.3 | 10.1 |
| Cameron Payne, PG | 56 | 0 | 11.8 | 4.8 | 0.1 | 1.3 | 1.5 | 1.8 | 0.63 | 0.11 | 0.7 | 1.4 | 2.7 | 13.4 |
| D.J. Augustin, PG† | 34 | 0 | 15.3 | 4.2 | 0.1 | 1.1 | 1.3 | 1.9 | 0.38 | 0.06 | 0.9 | 1.2 | 2.2 | 8.7 |
| Josh Huestis, SF | 4 | 0 | 12.5 | 3.5 | 0.5 | 1.8 | 2.3 | 0.0 | 0.25 | 0.50 | 0.8 | 0.8 | 0.0 | 8.7 |
| Kyle Singler, SF | 67 | 2 | 14.5 | 3.4 | 0.7 | 1.3 | 2.1 | 0.4 | 0.43 | 0.13 | 0.5 | 1.8 | 0.8 | 6.5 |
| Steve Novak, SF† | 7 | 0 | 3.4 | 2.4 | 0.0 | 0.6 | 0.6 | 0.0 | 0.00 | 0.00 | 0.1 | 0.1 | 0.0 | 20.8 |
| Nick Collison, PF | 58 | 3 | 11.5 | 2.0 | 1.1 | 1.7 | 2.8 | 0.8 | 0.24 | 0.28 | 0.8 | 1.8 | 1.0 | 7.6 |
| Nazr Mohammed, C | 5 | 0 | 3.8 | 1.6 | 0.2 | 0.6 | 0.8 | 0.0 | 0.00 | 0.00 | 0.6 | 0.8 | 0.0 | 6.1 |
| Mitch McGary, PF | 20 | 0 | 3.6 | 1.3 | 0.2 | 0.7 | 0.9 | 0.2 | 0.05 | 0.10 | 0.4 | 0.5 | 0.4 | 7.5 |
| Totals | 81 | — | — | 110.4 | 13.0 | 35.5 | 48.5 | 23.0 | 7.36 | 5.95 | 15.4 | 20.6 | 1.5 | — |
Team Leaders
POINTS
Kevin Durant
#35
28.2
REBOUNDS
Kevin Durant
#35
8.2
ASSISTS
Russell Westbrook
#0
10.4
STEALS
Russell Westbrook
#0
2.0
BLOCKS
Serge Ibaka
#9
1.9
Guida Playoffs 2016, #3 Est: Miami Heat
I Miami Heat hanno avuto nuovamente una stagione sfortunata dal punto di vista degli infortuni: Chris Bosh si è rifermato ma dovrebbe tornare ai playoffs, con lui a turno si sono fermati praticamente tutti a giro, ma questo non ha impedito a Miami di entrare nuovamente ai playoffs dopo un anno, con il terzo posto ad Est.
Dati Franchigia

AAArena Miami
Stadio: AmericanAirlines Arena
Division: Southeast Division
Conference: Eastern Conference
Palmares: 3 titoli NBA
Roster e Squadra
| TEAM ROSTER | |||||||
| NO. | NAME | POS | AGE | HT | WT | COLLEGE | 2015-2016 SALARY |
| 1 | Chris Bosh | PF | 32 | 6-11 | 235 | Georgia Tech | $22,192,730 |
| 9 | Luol Deng | SF | 30 | 6-9 | 220 | Duke | $10,151,612 |
| 7 | Goran Dragic | PG | 29 | 6-3 | 190 | $14,783,000 | |
| 14 | Gerald Green | SF | 30 | 6-7 | 205 | $947,276 | |
| 40 | Udonis Haslem | PF | 35 | 6-8 | 235 | Florida | $2,854,940 |
| 2 | Joe Johnson | SF | 34 | 6-7 | 240 | Arkansas | $261,894 |
| 8 | Tyler Johnson | SG | 23 | 6-4 | 186 | Fresno State | $845,059 |
| 4 | Josh McRoberts | PF | 29 | 6-10 | 240 | Duke | $5,543,725 |
| 0 | Josh Richardson | SG | 22 | 6-6 | 200 | Tennessee | $525,093 |
| 5 | Amar’e Stoudemire | PF | 33 | 6-10 | 245 | $947,276 | |
| 3 | Dwyane Wade | SG | 34 | 6-4 | 220 | Marquette | $20,000,000 |
| 12 | Briante Weber | PG | 23 | 6-2 | 165 | Virginia Commonwealth | |
| 21 | Hassan Whiteside | C | 26 | 7-0 | 265 | Marshall | $981,348 |
| 20 | Justise Winslow | SF | 20 | 6-7 | 225 | Duke | $2,481,720 |
| 11 | Dorell Wright | SF | 30 | 6-9 | 205 | ||
Head Coach: Erik Spoelstra
Starting Five
PG Dragic
SG Wade
SF Joe Johnson
PF Chris Bosh
C Amar’e Stoudemire/Whiteside
Statistiche
Record Regular Season:
| GAME STATISTICS | ||||||||||||||
| PLAYER | GP | GS | MIN | PPG | OFFR | DEFR | RPG | APG | SPG | BPG | TPG | FPG | A/TO | PER |
| Chris Bosh, PF | 53 | 53 | 33.5 | 19.1 | 0.9 | 6.5 | 7.4 | 2.4 | 0.68 | 0.64 | 1.5 | 1.9 | 1.6 | 20.3 |
| Dwyane Wade, SG | 74 | 73 | 30.5 | 19.0 | 1.1 | 3.0 | 4.1 | 4.6 | 1.07 | 0.57 | 2.7 | 1.6 | 1.7 | 20.4 |
| Hassan Whiteside, C | 73 | 43 | 29.1 | 14.2 | 3.3 | 8.6 | 11.8 | 0.4 | 0.60 | 3.68 | 1.9 | 2.8 | 0.2 | 25.7 |
| Goran Dragic, PG | 72 | 72 | 32.8 | 14.1 | 0.8 | 3.1 | 3.8 | 5.8 | 0.99 | 0.24 | 2.6 | 2.6 | 2.3 | 15.6 |
| Joe Johnson, SF† | 24 | 24 | 32.0 | 13.4 | 0.6 | 2.2 | 2.8 | 3.6 | 0.88 | 0.08 | 1.8 | 1.9 | 2.0 | 15.2 |
| Luol Deng, SF | 74 | 73 | 32.4 | 12.3 | 1.5 | 4.5 | 6.0 | 1.9 | 1.00 | 0.39 | 1.1 | 1.6 | 1.7 | 15.0 |
| Gerald Green, SF | 69 | 14 | 22.6 | 8.9 | 0.4 | 2.0 | 2.4 | 0.8 | 0.55 | 0.28 | 0.7 | 1.8 | 1.2 | 10.2 |
| Tyler Johnson, SG | 36 | 5 | 24.0 | 8.7 | 0.8 | 2.3 | 3.0 | 2.2 | 0.67 | 0.39 | 1.3 | 1.8 | 1.7 | 13.8 |
| Josh Richardson, SG | 52 | 2 | 21.3 | 6.6 | 0.4 | 1.7 | 2.1 | 1.4 | 0.69 | 0.48 | 0.7 | 2.1 | 2.1 | 11.5 |
| Justise Winslow, SF | 78 | 8 | 28.6 | 6.4 | 1.0 | 4.1 | 5.2 | 1.5 | 0.87 | 0.33 | 1.2 | 2.4 | 1.2 | 8.4 |
| Amar’e Stoudemire, PF | 52 | 36 | 14.7 | 5.8 | 1.3 | 3.0 | 4.3 | 0.5 | 0.35 | 0.79 | 0.9 | 1.8 | 0.6 | 17.3 |
| Mario Chalmers, PG† | 6 | 0 | 20.0 | 5.5 | 0.2 | 2.2 | 2.3 | 3.2 | 1.33 | 0.17 | 1.5 | 2.7 | 2.1 | 9.5 |
| Beno Udrih, PG† | 36 | 5 | 16.3 | 4.4 | 0.2 | 1.6 | 1.8 | 2.5 | 0.31 | 0.00 | 1.2 | 1.1 | 2.1 | 8.9 |
| Josh McRoberts, PF | 42 | 1 | 14.2 | 3.6 | 0.5 | 2.0 | 2.5 | 1.9 | 0.43 | 0.17 | 0.7 | 1.6 | 2.7 | 10.0 |
| Briante Weber, PG† | 1 | 0 | 3.0 | 2.0 | 0.0 | 1.0 | 1.0 | 1.0 | 0.00 | 0.00 | 0.0 | 1.0 | 0.0 | 39.4 |
| Chris Andersen, PF† | 7 | 1 | 5.1 | 1.9 | 0.4 | 0.9 | 1.3 | 0.4 | 0.14 | 0.43 | 0.3 | 0.6 | 1.5 | 17.7 |
| Udonis Haslem, PF | 37 | 0 | 7.0 | 1.6 | 0.3 | 1.8 | 2.0 | 0.4 | 0.14 | 0.05 | 0.1 | 0.7 | 2.8 | 9.1 |
| Jarnell Stokes, PF† | 5 | 0 | 2.8 | 1.4 | 0.0 | 0.4 | 0.4 | 0.2 | 0.20 | 0.00 | 0.0 | 0.2 | 0.0 | 21.9 |
| James Ennis, SF† | 3 | 0 | 2.3 | 0.0 | 0.0 | 0.0 | 0.0 | 0.3 | 0.00 | 0.00 | 0.0 | 0.3 | 0.0 | 2.4 |
| Totals | 82 | — | — | 100.0 | 9.8 | 34.3 | 44.1 | 20.8 | 6.74 | 6.48 | 13.2 | 18.3 | 1.6 | — |
TEAM LEADERS
POINTS
- Chris Bosh
- #1
- 19.1
REBOUNDS
- Hassan Whiteside
- #21
- 11.8
ASSISTS
- Goran Dragic
- #7
- 5.8
STEALS
- Dwyane Wade
- #3
- 1.1
BLOCKS
- Hassan Whiteside
- #21
- 3.7
Guida Playoffs 2016, #2 Ovest: San Antonio Spurs
Arrivati secondi in Western Conference, i San Antonio Spurs sembrano poter essere gli unici possibili rivali in grado di competere con i Warriors: riusciranno gli uomini di Gregg Popovich a mettere i bastoni tra le ruote a Curry e compagni? Solo i playoffs potranno svelarlo. I caso di vittoria delle Finals, si tratterebbe del sesto titolo per coach Pop, che staccherebbe John Kundla e Pat Riley (fermi a quota cinque) e andrebbe ad occupare solitario il terzo gradino del podio degli allenatori più vincenti dell’NBA
Vediamo la scheda dei San Antonio Spurs.
Dati Franchigia

AT&T CENTER, SAN ANTONIO, TEXAS: LA CASA DEI SAN ANTONIO SPURS
Stadio: AT&T Center
Division: Southwest
Conference: Western
Palmares: 5 titoli NBA
Roster
| NO. | NAME | POS | AGE | HT | WT | COLLEGE | 2015-2016 SALARY |
| 12 | LaMarcus Aldridge | PF | 30 | 6-11 | 240 | Texas | $19,689,000 |
| 1 | Kyle Anderson | SF | 22 | 6-9 | 230 | UCLA | $1,142,880 |
| 15 | Matt Bonner | C | 36 | 6-10 | 235 | Florida | $947,276 |
| 33 | Boris Diaw | C | 33 | 6-8 | 250 | $7,500,000 | |
| 21 | Tim Duncan | C | 39 | 6-11 | 250 | Wake Forest | $5,250,000 |
| 20 | Manu Ginobili | SG | 38 | 6-6 | 205 | $2,814,000 | |
| 14 | Danny Green | SG | 28 | 6-6 | 215 | North Carolina | $10,000,000 |
| 2 | Kawhi Leonard | SF | 24 | 6-7 | 230 | San Diego State | $16,407,500 |
| 40 | Boban Marjanovic | C | 27 | 7-3 | 290 | $1,200,000 | |
| 23 | Kevin Martin | SG | 33 | 6-7 | 199 | Western Carolina | $200,600 |
| 24 | Andre Miller | PG | 40 | 6-3 | 200 | Utah | $250,750 |
| 8 | Patty Mills | PG | 27 | 6-0 | 185 | Saint Mary’s | $3,578,947 |
| 9 | Tony Parker | PG | 33 | 6-2 | 185 | $13,437,500 | |
| 17 | Jonathon Simmons | SG | 26 | 6-6 | 195 | Houston | $525,093 |
| 30 | David West | PF | 35 | 6-9 | 250 | Xavier | $1,499,187 |
Head Coach: Gregg Popovich
Starting Five
Point Guard: Tony Parker
Shooting Guard: Danny Green
Small Forward: Kawhi Leonard
Power Forward: LaMarcus Aldridge
Center: Tim Duncan
Bench
Patty Mills
Andre Miller
Manu Ginobili
Kevin Martin
Kyle Anderson
Jonathon Simmons
David West
Matt Bonner
Boris Diaw (IL)
Boban Marjanovic
Statistiche Regular Season
| PLAYER | GP | GS | MIN | PPG | OFFR | DEFR | RPG | APG | SPG | BPG | TPG | FPG | A/TO | PER |
| Kawhi Leonard, SF | 72 | 72 | 33.1 | 21.2 | 1.3 | 5.5 | 6.8 | 2.6 | 1.78 | 0.99 | 1.5 | 1.8 | 1.8 | 26.1 |
| LaMarcus Aldridge, PF | 74 | 74 | 30.6 | 18.0 | 2.4 | 6.2 | 8.5 | 1.5 | 0.51 | 1.09 | 1.3 | 2.0 | 1.1 | 22.4 |
| Tony Parker, PG | 72 | 72 | 27.5 | 11.9 | 0.2 | 2.2 | 2.4 | 5.3 | 0.75 | 0.15 | 1.8 | 1.6 | 2.9 | 16.2 |
| Manu Ginobili, SG | 58 | 0 | 19.6 | 9.6 | 0.4 | 2.1 | 2.5 | 3.1 | 1.14 | 0.19 | 1.7 | 1.7 | 1.8 | 17.9 |
| Tim Duncan, C | 61 | 60 | 25.2 | 8.6 | 1.9 | 5.4 | 7.3 | 2.7 | 0.77 | 1.28 | 1.5 | 2.0 | 1.8 | 17.0 |
| Patty Mills, PG | 81 | 3 | 20.5 | 8.5 | 0.3 | 1.6 | 2.0 | 2.8 | 0.73 | 0.07 | 0.9 | 1.3 | 3.0 | 14.7 |
| Danny Green, SG | 79 | 79 | 26.1 | 7.2 | 0.6 | 3.2 | 3.8 | 1.8 | 1.00 | 0.81 | 0.9 | 1.8 | 1.9 | 10.5 |
| David West, PF | 78 | 19 | 18.0 | 7.1 | 0.9 | 3.0 | 4.0 | 1.8 | 0.56 | 0.71 | 0.9 | 1.8 | 2.1 | 17.7 |
| Boris Diaw, C | 76 | 4 | 18.2 | 6.4 | 0.8 | 2.3 | 3.1 | 2.3 | 0.34 | 0.28 | 1.3 | 1.3 | 1.8 | 14.0 |
| Kevin Martin, SG† | 16 | 1 | 16.3 | 6.2 | 0.3 | 1.6 | 1.8 | 0.8 | 0.56 | 0.13 | 0.8 | 0.9 | 0.9 | 10.2 |
| Jonathon Simmons, SG | 55 | 2 | 14.8 | 6.0 | 0.3 | 1.5 | 1.7 | 1.1 | 0.44 | 0.09 | 1.0 | 1.9 | 1.1 | 12.0 |
| Boban Marjanovic, C | 54 | 4 | 9.4 | 5.5 | 1.4 | 2.2 | 3.6 | 0.4 | 0.22 | 0.43 | 0.5 | 1.0 | 0.7 | 27.8 |
| Kyle Anderson, SF | 78 | 11 | 16.0 | 4.5 | 0.3 | 2.8 | 3.1 | 1.6 | 0.77 | 0.37 | 0.8 | 1.2 | 2.1 | 13.0 |
| Andre Miller, PG† | 13 | 4 | 13.9 | 4.3 | 0.5 | 1.6 | 2.1 | 2.2 | 0.54 | 0.00 | 0.9 | 1.1 | 2.4 | 13.0 |
| Rasual Butler, SF | 46 | 0 | 9.4 | 2.7 | 0.1 | 1.2 | 1.2 | 0.5 | 0.28 | 0.50 | 0.2 | 0.2 | 3.0 | 13.5 |
| Matt Bonner, C | 30 | 2 | 6.9 | 2.5 | 0.1 | 0.8 | 0.9 | 0.3 | 0.20 | 0.03 | 0.1 | 0.5 | 3.0 | 14.1 |
| Ray McCallum, PG† | 31 | 3 | 8.3 | 2.2 | 0.2 | 0.8 | 1.0 | 1.1 | 0.16 | 0.13 | 0.4 | 0.5 | 3.0 | 10.3 |
| Totals | 82 | — | — | 103.5 | 9.4 | 34.5 | 43.9 | 24.5 | 8.26 | 5.91 | 12.5 | 17.5 | 2.0 | — |
Team Leaders
POINTS
Kawhi Leonard
#2
21.2
REBOUNDS
LaMarcus Aldridge
#12
8.5
ASSISTS
Tony Parker
#9
5.3
STEALS
Kawhi Leonard
#2
1.8
BLOCKS
Tim Duncan
#21
1.3

DeMarre Carroll ha già saltato 55 gare in questa stagione
La Regular Season è a un passo dal concludersi e i Raptors sono pronti da tempo ad affrontare questi Playoffs da protagonisti assoluti. Il 2° posto di Conference, che già da alcune settimane rappresentava una formalità, è stato matematicamente raggiunto: si tratta del miglior risultato nella storia della franchigia. Il record assoluto di 53 vittorie potrebbe essere ulteriormente ritoccato nelle ultime 3 abbordabili partite contro Knicks, Sixers e Nets. E nel frattempo si è appena consumato contro Indiana quello che potrebbe essere l’atto preliminare di un eventuale 1° turno.
Toronto ha raggiunto tutto questo superando gli ostacoli che l’infermeria gli ha riservato nel corso dell’anno. L’infortunio alla mano sinistra di Jonas Valanciunas in inverno è stato un modo per testare l’affidabilità che Bismack Biyombo ha evidenziato sin dal suo arrivo nella scorsa off season. Ma quello che ha tenuto fuori Demarre Carroll da inizio dicembre fino alla partita di giovedì contro gli Hawks (a esclusione di 5 partite a cavallo fra 2015 e 2016 in cui aveva tentato il rientro prima dell’operazione al ginocchio), è stato senza ombra di dubbio un grattacapo ben più difficile da affrontare.
Carroll è stato il fiore all’occhiello dell’ultima campagna acquisti dei Raptors, il free agent pagato lautamente (60 mln in 4 anni) per sopperire alle lacune evidenziate dal roster nelle passate stagioni. Il suo apporto si è fatto subito sentire (oltre 11 punti e 4 rimbalzi di media, col 38% da 3); di conseguenza la sua assenza è stata un handicap pesante per coach Dwayne Casey, a cui comunque va dato il merito di aver sempre trovato valide alternative nel corso dei mesi.
Terrence Ross e James Johnson si sono spartiti i minuti da 3 temporaneamente lasciati liberi dall’ex Atlanta, fino a quando, a inizio marzo, Casey ha preferito dare una chance a un rookie che tanto bene aveva fatto in preseason, Norman Powell.
L’ex UCLA, impegnato a fare la spola fra Raptors e Raptors 905 (la squadra affiliata dei canadesi in D-League), ha così avuto la prima grande opportunità della sua giovanissima carriera. E gli ottimi risultati non si sono fatti attendere: nelle ultime 14 partite sono ben 10 quelle in doppia cifra, con una striscia di 6 consecutive fra l’ultima settimana di marzo e la prima di aprile. Le cifre al dettaglio sono ancora più eloquenti: 11.4 punti, 3.9 rimbalzi e il 45% da 3 in meno di 28 minuti sul parquet, con il fresco career high a quota 27 nella vittoria contro i Pacers. Numeri fino a poche settimane fa improponibili per un giocatore che a fine febbraio aveva un high di 8 punti nell’anonima sconfitta pre All-Star game contro Minnesota.
L’impatto di Powell rappresenta l’ennesima alternativa nel profondo roster di Toronto in ottica postseason. L’energia smisurata del rookie, già protagonista di qualche highlight di livello nei pressi del ferro, permetterà a Casey di gestire con relativa pazienza il graduale rientro a pieno regime di Carroll. Nella speranza che finalmente quest’anno i Raptors possano confermare nei Playoffs quanto di buono fatto in questa splendida Regular Season.

I playoffs del 2014 finirono così: DeRozan consola Lowry, in lacrime dopo la sconfitta in gara 7 contro i Nets
Di solito quando si avvicinano i playoffs Nba l’espressione ‘comincia il bello’ dè fra le più gettonate per spiegare l’euforia che si genera attorno a un evento di tale portata.
Ma in Canada, e più precisamente a Toronto, non sono della stessa idea.
I Raptors di coach Dwayne Casey, al limite della perfezione (in base alle loro possibilità) nelle ultime 3 Regular Season, sono reduci – ahinoi – da 2 serie playoff perse (entrambe col fattore campo a proprio favore), nelle quali hanno racimolato 3 vittorie a fronte di 8 sconfitte.
Tutto ciò stona ancor di più quando si vanno ad analizzare i progressi costanti nelle 3 stagioni con Casey al comando: da quella della consacrazione (2013/14) ad oggi, si è sempre migliorato il record di franchigia (prima 48 w, poi 49, e ora 50 con 8 partite ancora da giocare), ma contemporaneamente si è passati dalla combattutissima serie contro i più quotati Nets nel 2014, persa a testa altissima soltanto in gara 7, al deprimente sweep subito contro i Wizards l’anno successivo. La sensazione che ci sia una componente psicologica dietro simili debacle, è supportata dal fatto che gli stessi Wizards avevano battuto i Raptors solo una volta (e dopo 3 OT) in regular season, per poi affossarli senza alcuna difficoltà e guadagnarsi le semifinali di conference.
Semifinali che Toronto non riesce a raggiungere addirittura dall’anno di grazia 2001, quando Vince Carter guidò i suoi a uno storico 3-2 al 1° turno sui Knicks, a tutt’oggi unica serie playoff vinta dai canadesi nella loro storia. Nessuno avrebbe poi immaginato al tempo che il successivo 4-3 inflitto dai Sixers ai loro danni sarebbe rimasto fino ai giorni nostri il punto più alto di una franchigia che aveva nel numero 15 una delle giovani stelle più lucenti nel firmamento Nba.
Ma visto che di solo passato non si può vivere, concentriamoci su un aspetto positivo abbastanza evidente in relazione alla scorsa stagione. Se è vero che il rendimento fra la stagione 2014/15 e quella attuale nel periodo pre All-Star Game si è equivalso (36-17 vs 35-17), è altrettanto vero che nel periodo successivo alla parata delle stelle è cambiato totalmente: si è passati dal balbettante 8-13 di 12 mesi fa, al lusinghiero 15-7 odierno.
E visto che corsi e ricorsi storici sono fatti per essere smentiti, un miglioramento così palese non può che essere accolto con favore anche in vista dei playoff, dove ci si augura che l’esperienza accumulata da questo gruppo di giocatori possa aiutarli ad affrontare con meno ansia questo appuntamento cruciale.
E magari anche a Toronto potranno urlare che sì, finalmente comincia il bello.
4 giorni e l’NBA aprirà le porte ad una nuova (e tanto attesa) stagione di spettacolo che solo il basket americano sa offrire. Una stagione di conferma per alcuni e di rivalsa per molti altri che, dopo un’annata (per alcuni si parla di diversi anni) costellata da difficoltà e risultati insoddisfacenti, sono alla ricerca di solidità e continuità di risultati. Tante, come sempre, le storie e le rivalità che si intrecciano in una stagione che si prospetta combattiva come poche prima d’ora. Scopriamo insieme, allora, 10 buoni motivi per non perdere un solo secondo della stagione NBA che verrà:
1 – Golden State of Mind

I campioni in carica dei Warriors tenteranno in tutti i modi di difendere il titolo: ci riusciranno?
2 – Welcome back, guys
Da non sottovalutare assolutamente poi, il discorso legato ai ritorni da parte di tanti campioni NBA che, nel corso della scorsa stagione, il Dio del basket non ci ha voluto far apprezzare pienamente, causa infortuni vari. Uno su tutti, Paul George: la 25enne ala piccola degli Indiana Pacers, come ben noto, ha dovuto saltare gran parte dell’ultima stagione a causa di una frattura alla gamba rimediata con Team USA. Nonostante poi sia effettivamente tornato a calcare i parquet NBA già al termine della stagione, potremo ammirare a tutti gli effetti il vero Paul George a partire dalla sfida ai Raptors. Da non dimenticare, poi, altri ritorni di pezzi da 90 come Kobe Bryant, che si avventurerà verso l’ultima stagione della carriera, di Carmelo Anthony, che proverà a risollevare le sorti dei Knicks, e di Kevin Durant, la cui ultima stagione è stata falcidiata dagli infortuni che non gli hanno permesso di confermare il suo assoluto valore. Ritorni illustri, ritorni che riporteranno ai rispettivi team e alla lega un bagaglio di talento e spettacolo non indifferente.
3 – Old Wild West
Siamo qui, ogni inizio stagione, a commentare come la Western Conference sia a livelli di competitività che la Eastern non raggiunge ormai da diverso tempo. Eppure, ogni anno, nel ‘vecchio West’, non si sa come, riescono ad alzare l’asticella della competitività a livelli sempre maggiori. Se lo scorso anno la corsa al titolo di “Re dell’Ovest” non è stata quasi mai aperta con i Warriors a farla da padrona, dietro ci sono stati addirittura 5 team che, verso la fine della stagione regolare, si sono dati battaglia per il secondo posto nella Conference e che hanno chiuso con al più una sconfitta di distanza. Una differenza sottilissima che sta ad indicare come Warriors, Spurs, Clippers, Rockets e Memphis, con l’aggiunta dei ritrovati Thunder, siano tutte quante in corsa per le prime posizioni ad Ovest. Da tenere d’occhio, poi, i Pelicans di Davis e coach Gentry, i Mavs in una veste del tutto nuova, i Blazers ristrutturati dopo le pesanti partenze, e i Suns sempre pericolosi e costanti, con Timberwolves, Jazz, Kings e Lakers pronte a sorprendere grazie alla gioventù talentuosa da un lato e i nuovi importanti innesti per quanto riguarda i californiani. 8 posti per 15 franchigie: chi la spunterà?
4 – Il nuovo re della West Coast

Un uomo con il suo obiettivo: Paul Pierce tenterà di regalare ai Clippers il primo titolo della loro storia
5 – Top of the Pop

Con Duncan e Ginobili presenti per un’altra stagione e gli innesti di Aldridge e West, Popovich punta dritto al sesto titolo della carriera
6 – Race to the MVP
Il riconoscimento personale per eccellenza, frutto del lavoro di una intera stagione, a cui (quasi) tutti i giocatori NBA ambiscono: ritorna la ‘Race to the MVP’ e, mai come quest’anno, la concorrenza è agguerrita per vari motivi. Il vincitore dello scorso anno, Steph Curry, ha tutte le carte in regola per riconfermarsi qualora a mantenere le aspettative saranno anche i Warriors ma occhio al rivale James Harden, che non ha ancora digerito il secondo posto dell’ultima stagione e vorrà tentare di mettere le mani sull’MVP title. Alle loro spalle, però, c’è una serie di campioni ai quali basterebbe solo il nome per consegnargli di diritto il titolo: Lebron James su tutti, già 4x vincitore del titolo e sempre pericoloso candidato alla vittoria; c’è poi Kevin Durant, MVP uscente che ha intenzioni più che serie di dimostrare a tutti ancora una volta il suo valore; come non citare poi il compagno, Russell Westbrook, che lo scorso anno, con Durant fuori dai giochi, ha espresso il meglio di sé dimostrando di essere una macchina da tripla-doppia? O magari Anthony Davis, da tutti riconosciuto come il “futuro MVP”? Occhi puntati anche su nomi divenuti ormai delle habitué come Chris Paul, Blake Griffin, Marc Gasol e ai possibili ritorni di Carmelo Anthony, Kobe Bryant e Derrick Rose. Mai come quest’anno la corsa all’MVP risulterà avvincente: chi la spunterà?
7 – L’ultimo (?) canto del cigno
Se n’è parlato parecchio questa estate nonostante il diretto interessato non abbia né confermato né smentito le voci, come spesso accade: Kobe Bryant potrebbe essere arrivato all’ultimo capitolo della sua più che incredibile carriera. La stagione alle porte sarà vissuta in modo particolarmente intenso e con un pizzico di innovazione per il #24 dei Lakers: dopo diverse stagioni in cui i problemi fisici sono stati all’ordine del giorno, l’obiettivo n.1 per Kobe e lo staff dei lacustri sarà quello di preservare il fisico dai forti stress che la stagione regolare pone, riducendo il minutaggio per consentire quindi anche una migliore efficacia in termini di gioco al 37enne. Una stagione che, a quanto è stato detto, lo vedrà spesso impegnato in un ruolo tutto nuovo, quello di ‘stretch–four’, in una lega che spinge sempre più verso i ‘quintetti piccoli’. Un Kobe sotto una nuova veste che, accantonato (forse) il sogno di pareggiare il conto di anelli con Michael Jordan, avrà il compito di guidare i nuovi arrivi verso un ottavo posto che vorrebbe dire accesso ai Playoffs dopo alcune stagioni di astinenza; un compito non facile considerata la concorrenza ad Ovest: sarà un ultimo canto del cigno con sorpresa o ci si dovrà accontentare di un’altra stagione di transito?
8 – Cavs VS Rest of the World

Dopo aver solo sfiorato il titolo l’anno scorso, quest’anno i Cavs vogliono completare l’opera incompiuta
9 – Thunder e Bulls: occhio alle sorprese
Hanno passato l’ultima stagione tra molti bassi e pochi alti a causa di vari problemi (fisici e non) che hanno condizionato l’andamento della loro stagione. Adesso, però, Thunder e Bulls hanno deciso di ripartire da zero e, per farlo, le dirigenze delle due franchigie hanno deciso di rompere nettamente col passato per tentare di intraprendere una nuova strada che riporti i due team ai vecchi albori: stessi giocatori, nuova guida tecnica; possiamo così racchiudere le scelte effettuate dai GM delle due franchigie che, a questo punto, si presentano ai nastri di partenza della nuova stagione come possibili ‘outsiders’ al titolo a detta di molti. Difficile, ad oggi, dire se effettivamente possano essere entrambe competitive sin da subito, ma certo è che Thunder e Bulls daranno parecchio filo da torcere a tutti e nessuno vorrà trovarseli contro ai Playoffs: con un Kevin Durant in perfetta salute da un lato e un Derrick Rose (si spera) in formato MVP 2010-11, nessuna strada e nessun sogno è precluso.
10 – The Italian Job
E, ‘dulcis in fundo’, non possiamo non citare i nostri italiani in NBA. L’importante Europeo di Germania e Francia, ci lascia in eredità una grande consapevolezza, se ancora una volta fosse necessario affermarlo: i nostri ragazzi possono dire la loro anche in NBA. Belinelli, nella sua nuova avventura ai Kings, potrebbe seriamente ritagliarsi un bel numero di minuti che a San Antonio, a causa di gerarchie consolidate nel tempo, per forza di cose non poteva avere; Gallinari, ha giurato eterno amore ai Nuggets e sarà sicuramente una pedina fondamentale nello scacchiere di Mike Malone, nuovo head coach della franchigia; e se Datome ha deciso di tornare in Europa, al contrario c’è Andrea Bargnani che ha deciso di rimanere in NBA, sempre a New York ma con veste diversa, quella nera dei Nets, per dimostrare alla lega e al mondo intero di non essere la delusione definita da molti ma lungo dalle caratteristiche moderne capace di ripetere le ottime prestazioni fornite all’Europeo. Poche parole ma tanta voglia di confermarsi e stupire ancora una volta il pubblico americano: gli italiani sono pronti ad una grande stagione NBA.
Insomma, ce n’è per tutti i gusti. Dalla Eastern alla Western Conference, l’NBA è pronta anche quest’anno ad affermarsi la lega di riferimento nel panorama mondiale cestistico: Steph Curry, LeBron James, Kevin Durant e i loro fratelli sono pronti a farvi vivere una stagione dalle emozioni assicurate, qualunque sia la vostra fede. Per cui mettetevi comodi e gustate appieno la stagione che verrà: lo spettacolo della NBA sta arrivando.
Per NBAPassion,
Mario Tomaino (@Mariot_22 on twitter)
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