È da diversi giorni che non si parla altro che di trattative e colpi di mercato nel panorama NBA. Gli Utah Jazz, per esempio, sono una delle protagoniste principali di questo primo periodo di trade e di free agency.
A Salt Lake City infatti è in atto una vera e propria rivoluzione. Nelle ultime ore si sono tutti focalizzati – giustamente – sul doloroso addio di Gordon Hayward. Il prodotto di Butler University ha lasciato la squadra di Quin Snyder per tentare l’avventura nella Eastern Conference con la storica maglia dei Boston Celtics. Nonostante la nuova destinazione del numero 20, agli Utah Jazz sta succedendo anche molto altro.
In cabina di regia infatti ci sono stati i primi veri movimenti.George Hill, che era free agent, ha lasciato gli Utah Jazz per accasarsi ai Sacramento Kings e al posto dell’ex Indiana Pacers qualche giorno prima era arrivato Ricky Rubio dai Minnesota Timberwolves.
Quella per il playmaker del 1990 è stata una trattativa lampo: i mormoni, per potarsi a casa Ricky Rubio, hanno dato ai Timberwolves la prima scelta del 2018, che in questo caso è via Oklahoma City Thunder.
Ricky Rubio (primo classe 1990 ad approdare in NBA) venne ‘draftato’ dai Minnesota Timberwolves nel 2009 quando era appena diciottenne.
Fino ad oggi ha sempre indossato la canotta dei Lupi, ma dalla prossima stagione per Rubio è tempo di confrontarsi con un’altra realtà della pallacanestro americana.
Ma cosa potrà dare Ricky Rubio agli Utah Jazz?
Le qualità dell’ex Barcellona sono indiscusse. Lo spagnolo è un eccellente passatore e le sue letture offensive sono ottime. Non è un realizzatore puro, ma nei suoi primi sei anni NBA (è stato scelto nel 2009 ma ha cominciato nel 2011) ha tenuto costantemente la sua media punti sopra quota 10. Non è da tralasciare inoltre l’altra metà campo. Ricky Rubio infatti in queste stagioni si è dimostrato anche un difensore abbastanza affidabile.
Il tallone d’Achille di Rubio è, come tutti ben sanno, il tiro. Questo è un suo grande limite (che probabilmente ha spinto Minnesota a scambiarlo) perché le difese ormai l’hanno battezzato e gli lasciano spazio per provare la conclusione da lontano. Spesso e volentieri rifiuta il tiro, ma ha una naturale capacità ad essere eccitante e bello da vedere anche senza tirare. Per questo motivo l’attacco degli Utah Jazz con Ricky Rubio ha fatto un discreto upgrade. La sua presenza in campo sicuramente migliorerà le performance della sua nuova squadra.
Il suo prossimo compagno da servire sarà il centro francese Rudy Gobert. Vedremo diversi pick and roll o assist al bacio (possibilmente in lob) per una conclusione del lungo transalpino che senza Hayward sarà l’uomo franchigia.
Quest’asse sarà molto interessante e ha tutte le carte in regola per essere esaltante. Per Rubio Gobert, dopo Kevin Love e Karl-Anthony Towns, potrebbe essere il terzo compagno di stazza da servire.Chissà che ai supporters più ‘nostalgici’ dei Jazz non venga in mente un’altra coppia del passato…
La partenza di Hayward peserà, ma l’arrivo di un giocatore con sbuzzo e intelligenza cestistica come Ricky Rubio, può farla pesare meno.
Lo spagnolo, come detto, non ha molti punti nelle mani, ma può far procurarne tanti a suon di assist. Ecco dunque un nuovo inizio per Ricky Rubio con in mano le chiavi della regia degli Utah Jazz.








La prima impressione è un’impressione sbagliata. Proponi al direttore di NBA Passion un articolo sul futuro della nazionale spagnola di basket e sei assolutamente sicuro che scriverai dell’imminente sfaldamento della Roja. “Logico”, pensi “oltre a Pau Gasol sono molti gli ultratrentenni, per cui di certo ci sarà un ricambio generazionale pesante”. Poi vai a controllare per essere sicuro di fornire un’informazione corretta e chiaramente vieni smentito. Pollo.
Ma torniamo alla Spagna, focus della nostra riflessione. È possibile che la campana suoni anche per le Furie Rosse, almeno guardando al breve periodo? È una possibilità. Il ritiro di Pau Gasol crea un vuoto significativo, in quanto il lungo degli Spurs è sempre stato il fulcro del gioco della squadra, con la sua bidimensionalità, la sua capacità dopo il blocco di aprirsi così come di fiondarsi a canestro, di essere letale dalla media e lunga distanza così come dal post, insomma, con il suo essere Pau, il pianista che diventò cestista per caso. Non è un caso che quando Pau è mancato, ai Mondiali 2010 e ad Eurobasket 2013, la Spagna abbia sofferto, nell’ambito delle prestazioni. Mirotic o Claver da qui se ne smezzeranno posto e responsabilità, in attesa magari che qualcuno tra i giovani Marc Marti, Alejandro Suarez, Santiago Yusta, Ramon Vila (scuola Barça) possano magari un giorno ripercorrerne le orme. Ad oggi sembra impossibile, ma come sempre il domani è intellegibile agli esseri umani.
(Valanciunas deleterio, e scatta il paragone con un altro NBA protagonista in negativo)
