Sorpasso compiuto. Quella che, ad inizio stagione, poteva sembrare la più assurda delle eresie ha preso forma stanotte: grazie alla vittoria dei San Antonio Spurs ai danni dei Cleveland Cavaliers, i Boston Celtics hanno raggiunto la vetta della Eastern Conference, relegando i Wine&Gold al secondo posto. Grandissima parte del merito va ai Celtics, naturalmente, ma Thomas & Co. possono anche ringraziare quello che è ormai diventato l’uomo franchigia di San Antonio, guidando per l’ennesima volta gli Speroni verso la vittoria: Kawhi Leonard.
Il numero 2 degli Spurs, stanotte, ha piazzato contro Cleveland 25 punti, 6 rimbalzi, 6 assist, 3 palle recuperate e una stoppata facile facile sul Prescelto, registrando il 52.4% di precisione al tiro, ma solo per colpa di 7 triple tentate e mancate, perchè sui tiri da due la sua percentuale è stata devastante, 11-14, 78.5%.
“Ognuno di noi, ogni componente del nostro team, vuole giocare una gara migliore ogni notte. Per noi è solo divertimento, ce la spassiamo giocando a basket. Il basket è divertimento. Questo è ciò per cui viviamo, ed è semplicemente meraviglioso essere pagati per giocare questo sport“, ha detto Leonard a fine partita.
Gli Spurs hanno battuto sia Warriors che Cavaliers in tutti e quattro gli scontri diretti disputati fin’ora in questa stagione, con uno scarto di 20.8 punti in media, vincendo di 29 punti almeno una volta contro entrambe, e sono secondo nella classifica avulsa degli scontri diretti con i migliori 5 team della lega, nei quali hanno racimolato un record di 9-1 (secondo solo al 10-1 dei Warriors).
A questi dati e alla vittoria di stanotte, però, Leonard non vuole dar peso in ottica playoff: “Non significa niente. Non significa che vinceremo il titolo o che arriveremo alle Finals. Abbiamo fatto un buon lavoro stanotte, siamo venuti fuori presto (accumulando 24 punti di vantaggio già all’intervallo lungo, ndr), siamo stati aggressivi e abbiamo tenuto il piede premuto sul pedale. L’unica cosa che mi auguro è che continueremo a fare così anche durante le prossime gare”.


La faccia di chi sa di aver scritto la storia ed aver battuto un record che sembrava inarrivabile. Con la vittoria contro Memphis, i Warriors raggiungono quota 73 vittorie stagionali, superando il primato appartenuto ai Bulls di Jordan. A quella squadra apparteneva Steve Kerr, artefice di quest’altro successo. Però per Golden State la stagione non finì altrettanto bene.
uno dei migliori giocatori che abbiano calcato quel palcoscenico. L’immagine rappresenta il numero 24 gialloviola che saluta per un’ultima volta il pubblico che lo ha amato. Mamba out.
Draymond Green colpisce con un calcio nelle parti basse Steven Adams, mettendolo ko. Questo è solo uno dei quattro flagrant fouls che impediscono al numero 23 dei Warriors di disputare gara-5 delle Finali.
l’anno. La stoppata di LeBron James su Andre Iguodala è rimasta il simbolo del dominio del “Re” sia dal punto di vista fisico sia da quello tecnico e della vittoria dei Cavaliers.
LeBron James abbraccia il suo compagno Kevin Love e scoppia in lacrime sul parquet dell’Oracle Arena. È finalmente il titolo con la sua Cleveland, che desiderava fin da bambino e non era ancora mai arrivato.
(quasi) tutti gli appassionati. KD si schiera dalla parte dei vincenti e lascia da solo Russell Westbrook, che nel frattempo ha preso più saldamente le redini della squadra.
Dwyane Wade cambia aria. Flash approda a Chicago, dove i Bulls, insieme a Butler e all’altro neo-acquisto Rajon Rondo, hanno grandi ambizioni.
La squadra statunitense si mette in posa per quest’immagine dopo aver vinto il terzo oro olimpico consecutivo e il sesto su sette apparizioni dal 1992, l’anno del Dream Team. Sì scontato il trionfo (+30 in finale sulla Serbia), ma il meno scontato tra tutte le sei vittorie, anche a causa di un roster privato di molte stelle.
in una serata da brividi a Springfield. Julius Erving, Bill Russell, Alonzo Mourning e Isiah Thomas presentano i tre ex-giocatori che emozionano il pubblico con i loro
Nell’immagine Kevin Garnett con il pugno sul petto, uno dei suoi gesti tipici. Nel 2016, oltre a Kobe Bryant e Tim Duncan, si ritira anche KG, alla sua maniera, senza un farewell tour o una partita d’addio.
Craig Sager viene sconfitto dalla leucemia. È questa la terribile notizia che sconvolse il mondo dello sport il 15 dicembre. Una tra le icone sportive statunitensi abbandona la lotta iniziata nel 2014 e tutto il mondo si stringe a lui.
da tre punti di Kyrie Irving è diventato “The Shot”, un rifacimento di ciò che decise le Finals diciotto anni prima. Il tiro della guardia dei Cavs è ciò che decise la partita e portò nell’Ohio il titolo mai arrivato prima.
La stagione è vincente: gli Spurs arrivano in finale contro i Detroit Pistons, e vincono il titolo nella decisiva gara-7. Ginobili è il trascinatore della squadra ai playoff con oltre 20 punti di media e quasi 6 rimbalzi, e sfiora il titolo di MVP delle finali che andrà nelle grandi mani di Tim Duncan. Nel 2007 arriverà anche il terzo titolo in cinque stagioni per Manu, che torna a essere il sesto uomo di Popovich, anche se ormai membro onorario dei “Big Three” insieme a Duncan e Tony Parker: saranno destinati a diventare i Big Three più vincenti della regular season e dei playoff. San Antonio batte in finale i Cavs di LeBron James con uno sweep.
