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Il Mascalzone Latino: la storia di Manu Ginobili

di Luca Castellano

“Manu Ginobili ha rappresentato per gli Spurs quello che Michael Jordan e Larry Bird hanno rappresentato per Bulls e Celtics”. Investitura migliore di questa probabilmente non esiste, in particolare se l’autore di questa temeraria affermazione è uno che di pallacanestro e di Spurs dovrebbe saperne qualcosa, ossia sua maestà Gregg Popovich.

Manu Ginobili racchiude in sé un mondo fantastico da scoprire, in particolare perché in tutta la sua carriera è riuscito ad unire due aspetti che per uno sportivo sono realmente difficili da far combaciare: essere simpatico ma al tempo stesso essere un incredibile vincente. Si, perché probabilmente pensando al numero 20 degli Spurs non vengono immediatamente in mente i 4 titoli NBA, il titolo Olimpico, l’argento Mondiale, 4 medaglie ai Giochi Americani, 1 Eurolega, 1 Campionato Italiano e 2 Coppe Italia (senza far cenno agli importanti titoli individuali) ed essere il primo giocatore della storia del basket a vincere un titolo olimpico, un titolo Nba,  un titolo europeo e un campionato nazionale.

Probabilmente no, probabilmente le prime immagini che vengono in mente del giocatore argentino sono quelle di un tunnel fatto ad un avversario, un assist no-look, uno sfondamento subito a metà campo, una palla rubata, una finta imprevedibile, un gioco da circo: in poche parole, un giocatore che riesce a fondere furbizia e intelligenza per il gioco, che lo portano ad avere un Q.I. decisamente al di sopra della media. E a vincere, naturalmente. Se in Italia è molto amato, oltre che per le sue origini e il suo passato sui parquet dello stivale, è anche per questo, per lo spettacolo garantito nonostante sia così diverso dai muscolosi e potenti “Big Men” che tendono a dominare la Lega.

Manu Ginobili: la leggenda del Mascalzone Latino 

Emanuel David Ginobili (discendente da immigrati italiani originari delle Marche) nasce a Bahia Blanca, una delle non troppe città argentine in cui il Basket viene prima del Calcio.

Viene scelto nel draft del 1999 come cinquantasettesima scelta dai San Antonio Spurs e rimarrà nella storia come uno dei più clamorosi “draft steal” mai esistiti. Però solo nel 2002, dopo aver vinto di tutto in Italia e in Europa con la maglia della Kinder Bologna, “raggiunge” Gregg Popovich alla corte degli Spurs. L’inizio dell’avventura non è semplicissimo, sia per motivi fisici che tecnici, dovendosi adeguare ai rigidi sistemi di coach Pop. La stagione però per lui è un crescendo: guadagna sempre più spazio, e anche ai playoff è una delle pedine più brillanti degli Spurs, in particolare nella Finale di Conference contro i Dallas Mavericks, vinta 4-2. Stesso risultato con cui San Antonio sconfiggerà i New Jersey Nets alle finali per il titolo, regalandosi il proprio 2° titolo, ma regalando a Ginobili l’anello NBA al suo primo anno.

“The best is yet to come”

Nonostante ciò, Manu sceglie di seguire la filosofia della famosa citazione “The best is yet to come”, e nella stagione 2004/2005 si vede la crescita del grande Ginobili: oltre a conquistare un posto nel quintetto di Popovich, alza il livello della sua pallacanestro, meritando anche la prima chiamata all’All Star Game.

508084055_Mavericks_Spurs_EvansCE0148La stagione è vincente: gli Spurs arrivano in finale contro i Detroit Pistons, e vincono il titolo nella decisiva gara-7. Ginobili è il trascinatore della squadra ai playoff con oltre 20 punti di media e quasi 6 rimbalzi, e sfiora il titolo di MVP delle finali che andrà nelle grandi mani di Tim Duncan. Nel 2007 arriverà anche il terzo titolo in cinque stagioni per Manu, che torna a essere il sesto uomo di Popovich, anche se ormai membro onorario dei “Big Three” insieme a Duncan e Tony Parker: saranno destinati a diventare i Big Three più vincenti della regular season e dei playoff. San Antonio batte in finale i Cavs di LeBron James con uno sweep.

Sixth Man Of The Year

La stagione successiva i texani si fermano di fronte ai Lakers, ma numericamente Manu Ginobili gioca probabilmente la sua miglior stagione: 19.5 punti, 4.8 rimbalzi, 4.5 assist, 40,1% da 3, 31.1 minuti giocati (tutti career high) e soprattutto il prestigioso premio di miglior 6° uomo.

Negli anni successivi, San Antonio non riuscirà a mantenere più l’incredibile costanza, posta sempre un gradino sotto le altre anche per via dell’età che avanza, in particolare per Duncan. Nella stagione 2010-2011,  Manu Ginobili torna titolare, e guida la squadra al miglior record della lega, ma gli Spurs vengono incredibilmente battuti al primo turno da Memphis. L’anno dopo gli Spurs arrivano in Finale di Conference, battuti in rimonta 4-2 da OKC.

L’ultimo capitolo dei vincenti Spurs inizia nel 2013, anche se da una sconfitta: playoff perfetti e finali contro i Miami Heat di James e Wade. San Antonio è avanti 3-2 nella serie, e in gara-6 a Miami è avanti 95-92 a 7 secondi dal termine. Il resto è noto: Ray Allen e THE Shot portano quella gara all’overtime, vinto da Miami che vince anche gara 7 in Texas e porta l’anello a South Beach. Una serie in cui tra l’altro Manu Ginobili giocò male, dando spazio a ipotesi di un suo definitivo declino raggiunti ormai i 36 anni. Le cronache di allora sostenevano che fosse impossibile ripetere una stagione così lunga, faticosa e sfiancante per i vecchietti di San Antonio, che probabilmente avevano sprecato la loro ultima possibilità.

2014

Ma la voglia di successo e soprattutto di rivincita da parte di Duncan, Parker, Manu Ginobili e della nuova stella Leonard va al di là della fisica: il primo giorno di raduno, Popovich tiene la squadra incollata 3 ore allo schermo a rivedere quella gara 7. Una stagione regolare da 62 vittorie e 20 sconfitte e un Manu in netto miglioramento rispetto alla stagione precedente sono il risultato di quel primo giorno di raduno, ma anche il preambolo di ciò che accadrà nei playoff: è di nuovo sfida contro gli Heat, ma questa volta non c’è LeBron James che tenga, contro un gioco stellare di San Antonio che vince 4-1 il suo 5° titolo in 15 anni. La miglior giocata della serie? Quella di un gracile argentino bianco che a quasi 37 anni dimostra che sa ancora volare: “GINOBILI AL FERROOOO, GINOBILI AL FERROOOO!”.


Ora Manu Ginobili è ancora lì, per la prima volta dopo 14 anni senza Tim Duncan, e, a 39 anni, dopo aver vinto tutto in tutto il globo, secondo gli addetti ai lavori potrebbe essere la sua ultima stagione. Chiudiamo questo pezzo così come lo avevamo cominciato, con una citazione del suo mentore e coach di una vita Gregg Popovich, colui che lo ha consacrato alla leggenda di questo sport: “È il tipo di giocatore che vuole la palla quando c’è pressione. E se non la riceve si gira verso la panchina per dire: Non sai che sono qui?

E quando non sarai “qui” come faremo?

Per NBAPassion.com

Luca Castellano e Fabrizio Masi

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