Stavate iniziando ad avere qualche dubbio su di lui? Stavate iniziando a pensare che per vedere il vero Kyrie Irving avreste dovuto aspettare ancora molto? Ebbene, per fortuna di chiunque ami questo sport, ad Uncle Drew sono servite solo 6 partite per tornare a suoi livelli (7, per chi comunque dopo i Raptors aveva ancora bisogno di un’ulteriore conferma). Se l’inizio aveva lasciato qualche perplessità, Kyrie ha dimostrato che era semplicemente il fisiologico rientro da tanti mesi di stop e le ha fatto nel modo in cui lui ci aveva abituato a fare.
KYRIE PRE RAPTORS
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Basket semplice con un appoggio elementare: così Kyrie era tornato a segnare in NBA. La partita era Cavs contro Sixers, ed il canestro non era dei suoi. La timidezza e l’insicurezza erano evidenti in Irving. E non poteva essere altrimenti. 12 punti, 4 assist, il 41% dal campo con 2 su 2 da 3. Giusto per prendere confidenza. La partita dopo, però, è un disastro: 1 su 7 contro i Knicks, solo 5 punti per lui. Contro i Warriors in molti si aspettano la replica di Gara 1 contro Curry (prima dell’infortunio), ma a deludere, oltre al numero 30 di Golden State è anche Kyrie. Lo 0 su 6 da 3 fa riflettere coach Blatt che decide di mandarlo a riposo per la “figuraccia” di Cleveland contro Portland. Il turno di riposo in back to back fa bene a Kyrie, che contro Phoenix fa vedere a tutto che manca poco alla sua prestazione clutch. Le percentuali non sono eccezionali, ma i due canestri nel quarto quarto che allontanano dei Suns sempre più vicini al pareggio hanno quell’odore del vecchio Kyrie. Contro Orlando ancora una prova così così, piena di forzature, di tentativi di riappropriarsi di quell’attacco a canestro e di quel ball-handling che lo hanno reso famoso, tentativi che troveranno il loro riuscimento nel match successivo.
KYRIE DURING AND POST RAPTORS
Kyrie Irving lo abbiamo imparato a conoscere: con quello sguardo un po’ sonnecchioso, un po’ in stile Big Sleep, sa come decidere le partite, sa come far appassionare la gente a questo sport. E la partita con i Raptors è la partita del vero ritorno: non qualche giocata, non un attacco a canestro che ti fa ricordare i vecchi tempi, ma un match intero di clutchness allo stato puro. I primi 4 punti dei Cavs sono suoi, e sono in pieno stile Uncle Drew: ball-handling e step-back, ball-handling e tiro fuori dal blocco. Il quinto e sesto punto (ultimi del primo quarto) invece hanno proprio il marchio di fabbrica: penetrazione e layup con appoggio sul lungo avversario. Per chiunque stesse vedendo il match contro la squadra di Toronto quello che stava succedendo era chiarissimo: il Kyrie dell’anno scorso, dell’anno prima, dell’anno del Rookie of The Year, era tornato. Assist (8 totali, quasi doppia doppia), punti di una grandezza e, soprattutto, una pesantezza impressionante, senza dimenticarci del come Kyrie è riuscito ad entrare perfettamente nei meccanismi dei Cavs, rendendo ancora di più squadra una squadra che si sta sempre più togliendo la nomea di squadra da isolamento. Più del 60% per Kyrie, un +/- da +25 e, soprattutto, tante certezze ritrovate. E, a dimostrazione che non è stata la classica partita “On Fire”, la prestazione in stile Kyrie è stata ripetuta con ancora più clutchness contro i Wizards. Dopo 3 quarti un po’ così, da 13 punti e qualche forzature di troppo, Irving è venuto fuori quando più serviva alla squadra di Blatt, ovvero nel quarto quarto, quanto i padroni di casa stavano per trovare il pari. 10 punti di fila (si avete capito bene, e saranno 19 solo nel quarto quarto) e Wizards rispediti indietro a dover scavalcare di nuovo la montagna chiamata Cavs. Che altro aggiungere, se non che è tornato il best ball-handler della lega











