Jason Kidd, Dirk Nowitzki

Quando il 19 giugno del 1978, a Wurzburg, nacque Dirk Nowitzki, neanche Nostradamus poteva prevedere che quello spilungone sgraziato, potesse diventare un fenomeno della palla a spicchi. E’ proprio  nel sud della Germania, che inizia la carriera di “German Wunderkind”.

Wunder Dirk Nowtizki

Proveniente da una famiglia super sportiva, il padre giocava a pallamano e la madre a basket. Dirk Nowtizki fortunatamente scelse lo sport della madre. Quando a 16 anni iniziò a darci dentro nel Wurzburg, trovò sulla sua strada Holger Geschwindner (ex giocatore di basket tedesco e pluri laureato). I due iniziarono a collaborare e a creare un sodalizio lungo 23 anni “and  counting” come dicono in America. Le sedute di allenamento con il maestro tedesco, sono terrificanti. Dirk ha potenziale, ma è un gigante di 2,13, che corre con le caviglie larghe ed è molto scoordinato. Geschwindner gli insegna tutto, facendo leva sull’etica lavorativa del ragazzo e gli costruisce in maniera scientifico/maniacale, un tiro perfetto ed immarcabile. Il segreto sta, nell’ alzare l’arco di tiro a 60 gradi, cosicchè per i difensori sia impossibile stopparlo. I frutti del lavoro iniziano a vedersi nel 1998. Dirk domina la Bundesliga (mvp della lega) e si dichiara eleggibile per l’NBA.

Lo Sbarco:

Alla nona scelta, viene chiamato dai Bucks che lo girano subito ai Dallas Mavericks. Dal giorno in cui viene fatta la trade, inizia una storia d’amore fra il tedesco e la franchigia texana che appartiene ad un’altra era cestistica e sportiva. Dirk da subito, inizia a viaggiare a suon di doppie doppie, ed in attacco il tiro costruito con Geschwindner, da i suoi frutti, tant’è che a partire dal suo terzo anno si scavallerà oltre i venti punti a sera e d’ora in avanti sarà una costante.

Stagione 2005/2006 e 2006/2007: Dallas probabilmente è la miglior squadra della lega e Dirk il miglior giocatore, semplicemente immarcabile. Però, nonostante la gioia personale del premio di mvp della lega (2007 primo ed unico europeo a riceverlo), arrivano due delusioni fortissime, che rischiano di uccidere (sportivamente parlando) la carriera del tedesco. Nel 2006, i Mavericks arrivano in finale da favoriti contro i Miami Heat di Wade e coach Riley. Dopo il 2-0 iniziale, Dallas stacca la spina della corrente, mentre Miami trova energie nascoste e rimonta vincendo 4-2. Nel 2007, da numero 1 del seed, dati per favoriti da chiunque (kobe compreso, in una intervista per sportitalia) vengono massacrati dalla fisicità dei Golden State Warriors di Baron Davis e coach Nelson (primo coach NBA di Dirk).

Da quel momento iniziano le difficoltà. Molti analyst, vedono un giocatore incapace a vincere, addirittura sopravvalutato e che arrivato alla soglia dei 30 anni, non ha ancora molte cartucce da sparare. Qua, nel momento peggiore della sua carriera, WunderDirk, si rinchiude in palestra con il suo mentore e lavora come se non ci fosse un domani, per crearsi un’altra chance. La chance arriva nel giugno del 2011.  La Dirk’s Revenge.

Stagione 2010/2011: Dallas è rinata. Sotto la guida di coach Carlisle e con una squadra imbottita di 30enni affamati di titolo, da Kidd e Terry, passando per Stojakovic, si qualifica come terza forza ad ovest. Dopo il 4-2 sui Blazers, Dallas distrugge i Lakers (campioni in carica) con un roboante 4-0, non facendo capire nulla agli uomini di coach Jackson. La finale di conference è con i futuribili ma inesperti OKC Thunder. 4-1 facile facile e si aprono le porte delle Finals. Sulla strada di Dallas, ci sono ancora i Miami Heat dei big 3. Nowitzki gioca una serie finale irreale, fa impazzire in difesa Chris Bosh, dalla lunetta fa 24 su 24 (0 errori), segna da ogni posizione, dal gomito, da sotto, da tre. Dallas gira alla perfezione ed è anello. 4-2 come cinque anni prima (per Miami) e Nowitzki è finalmente sul tetto del mondo, vincendo anche l’Mvp delle finali.

Ora che ha 38 anni, dopo: un paio di medaglie continentali con la sua nazionale(2002,2005), parecchie convocazione per l’all star game, spesso nel primo quintetto NBA, unico giocatore oltre i 2 metri a chiudere una stagione con il 50-40-90 e miglior realizzatore straniero di ogni epoca, mentre tutti i suoi colleghi (di età) si stanno ritirando, è ancora lì per la sua ultima o penultima ( speriamo penultima) stagione NBA, come al solito, ammazzondosi di lavoro in palestra e con Dallas nel cuore. Tutto ciò per alimentare la sua leggenda, quella di WunderDirk l’immortale.

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