
Jerome Allen con la maglia della Adr Roma affronta Rashard Griffith, in una sfida che sprizza nostalgia da tutti i pori.
Udine, Roma, e Napoli. A inizio millennio un play uscito da Pennsylvania cominciò ad attraversare l’Italia da Nord a Sud, strabiliando indistintamente i tifosi di tutta Italia con le sue giocate cariche di energia e fantasia.
Stiamo ovviamente parlando di Jerome Allen, classe ’73 che terminò nel 1995 il suo ciclo di studi alla University of Pennsylvania, dopo un’infanzia travagliata passata nella zona di Germantown, Philadelphia.
I primi anni di vita di Jerome ricordano molte storie di vita americana di quell’epoca: cresciuto in un distretto caratterizzato dall’alto tasso di criminalità, in una casa condivisa con altri 18 (!) parenti, Jerome sarebbe stato condannato a una vita di stenti se non fosse stato per i sacrifici della madre e della nonna, che lo convinsero (e costrinsero) a rimanere concentrato sugli sudi, indirizzandolo verso una vita accademica di alto livello.
Nei 4 anni di college Allen sciorina tutto il suo talento da all around player (13.7 punti, 4.8 rimbalzi e 5.7 assist), che gli permette di vincere per 2 volte il premio di giocatore dell’anno della Ivy League (lega che comprende gli 8 college più prestigiosi d’america), ma che soprattutto gli apre le porte del draft Nba del 1995.
Viene chiamato alla 49 dai Timbervolwes, ma le sue apparizioni ai piani alti durano solo 2 stagioni, nelle quali è costretto a rimbalzare da una destinazione all’altra (Minnesota, Indiana e Denver) in balia delle trade che lo riguardano.
Si convince quindi a tentare l’avventura europea, e mai scelta fu più azzeccata. A Limoges, nella LNP francese, il play gioca un ottimo biennio in cui raggiunge una finale di campionato (persa contro il Pau-Orthez) attestandosi su ottime medie (3° miglior assistman nel 1999), non sfigurando neanche in Eurolega (oltre 16 punti di media nel 1997/98).
A 27 anni, vicino alla maturità cestistica, Allen sbarca finalmente nel nostro campionato. Le 2 stagioni con Roma partono col botto: vittoria della Supercoppa Italiana 2000 battendo in finale la Virtus Bologna dei record, e premio di Mvp in cascina. Il pubblico romano non può che esaltarsi per il gioco istintivo e fulmineo dell’ex Limoges, e in men che non si dica Jerome diventa una delle stelle indiscusse del nostro campionato.
Dopo una parentesi a Udine, arriva a Napoli dove trascina i suoi a 2 qualificazioni consecutive ai playoffs.
La Snaidero lo richiama in Friuli, e inizia un rapporto privilegiato con la casacca arancio-nera che lo porterà a tentare un’improbabile salvezza nel 2009 vestendo i panni di giocatore-allenatore. L’impresa non riuscì, ma di fatto quella breve esperienza rappresentò l’inizio della sua carriera di allenatore.
Torna quindi nella sua amata University of Pennsylvania, dove ricopre quasi sin da subito il ruolo di Head Coach dei Quakers fino al 2015. Il destino lo porta nuovamente in Nba, stavolta come assistent coach di Brad Stevens in quel di Boston.
Jerome Allen resta tutt’oggi un esempio di spensieratezza e positività applicate al basket e alla vita: sempre proiettato al futuro, alla prossima giocata mozzafiato.

