Il draft NBA 2020 si terrà il prossimo 18 novembre, sarà il primo appuntamento formale della stagione 2020\21 che prenderà il via dal 22 dicembre, mentre la lega cerca di capire se e quando le squadre potranno tornare a giocare nelle arene di casa in presenza di pubblico.
In origine, il draft si sarebbe dovuto tenere come ogni anno a giugno, la pandemia da coronavirus e la sospensione di 4 mesi della NBA hanno rinviato il draft prima al 18 ottobre, e quindi al 18 novembre 2020.
Anche la sede del draft NBA 2020 è stata spostata. In programma da principio al Barclays Center di Brooklyn (NY), la casa dei Nets, il draft si svolgerà invece in video conferenza in diretta dagli studi ESPN di Bristol, Connecticut, e trasmesso in TV dallo stesso network.
Come funziona il draft NBA?
Ogni anno le squadre NBA scelgono i nuovi giocatori da un bacino di atleti usciti dalle università americane o dai campionati internazionali, che abbiano compiuto i 19 anni di età nell’anno di svolgimento del draft stesso per essere eleggibili.
A turno, ciascuna delle squadre NBA “chiama” il giocatore prescelto, l’ordine di scelta dei giocatori è decretato da una lottery (un’estrazione) tra le peggiori 14 squadre della stagione, dalla 15esima all’ultima, mentre per le restanti 16 che hanno partecipato ai playoffs o vi sono avvicinate di più vale il record con cui hanno concluso la stagione regolare, dal peggiore al migliore.
Nel 2020, la prima scelta assoluta toccherà ai Minnesota Timberwolves, vincitori lo scorso 20 agosto della lottery. Dopo i Twolves toccherà a Golden State Warriors e Charlotte Hornets.
Durante il draft, alle squadre è consentito effettuare scambi sia tra le rispettive scelte (sia prima che dopo aver selezionato un giocatore) che tra i giocatori già sotto contratto. Per via di scambi e trade effettuate nei mesi e anni precedenti, non è inusuale che una squadra abbia ceduto la propria scelta al primo o secondo giro in un dato anno ad un’altra squadra. Ecco perché a volte una squadra beneficia di più di una scelta in uno dei due giri.
Al termine dei due giri previsti, saranno 60 i giocatori scelti dalle 30 squadre. I giocatori non scelti diventeranno free agent e potranno comunque firmare un contratto con un team NBA o un altro team professionistico in un qualsiasi campionato.
Quali giocatori sono eleggibili al draft NBA?
Nell’edizione 2020 saranno ben 101 i prospetti che si sono iscritti al draft prima di aver completato i 4 anni di college (underclass men o early entrants), in aggiunta gli atleti iscritti dopo aver completato l’università. Sono invece 35 i giocatori internazionali iscritti e provenienti dai vari campionati europei ed esteri.
L’italia sarà rappresentata al draft 2020 da due giocatori: Nico Mannion, freshman da Arizona, e l’ex Virtus Pesaro Paul Eboua, che potrebbero raggiungere gli azzurri Danilo Gallinari, Nicolò Melli e Marco Belinelli nella NBA. Mannion avrà la possibilità di essere scelto al primo giro, e probabilmente tra le prime 20 chiamate. Eboua spera invece in una chiamata al secondo giro.
Tra i giocatori internazionali più attesi ci sono l’israeliano Deni Avdija (Maccabi Tel Aviv), i francesi Theo Maledon (Asvel) e Killian Hayes (Ulm) e il nigeriano Preciuos Achiuwa da Memphis University.
Draft NBA, chi sono i favoriti per la prima scelta assoluta?
I nomi dei candidati alla prima scelta assoluta al draft NBA 2020 sono soprattutto quattro: LaMelo Ball (Illawarra Hawks), Anthony Edwards (Georgia), James Wiseman (Memphis) e Obi Toppin (Dayton).
La guida al draft NBA 2020 di NBAPassion.com
A pochi giorni dall’evento, NBAPassion.com vi presenta una guida definitiva al draft NBA 2020: le scelte a disposizione di ognuna delle 30 squadre, la situazione dei roster e su quali giocatori ogni squadra dovrebbe puntare il prossimo 18 novembre, e i possibili movimenti di mercato che coinvolgano le scelte al draft.
Le 30 squadre saranno divise per tier, dalla fascia di team meno “interessati” al draft di quest’anno a quelli che tenteranno di trovare la prossima stella della squadra, o il giocatore giusto per fare un salto di qualità.
Dopo aver analizzato il primo, proseguiamo col secondo tier, e scopriamo tutte le strategie di scelta delle 30 squadre che il 18 novembre selezioneranno i nuovi giocatori NBA.
Volete scoprire tutti i migliori prospetti del draft 2020 nella terza e ultima parte della nostra guida? Fate clic qui!
1. Indiana Pacers
Scelte: 24° secondo giro (54° assoluta)
La situazione a roster: Tanti giovani di sostanza e squadra ostica da affrontare ai playoffs. Questo è ciò che si dice dei Pacers, che però negli ultimi cinque anni non hanno mai superato il primo turno. Esonerato coach McMillan, comincia l’era di Nate Bjorkgren. Malcolm Brogdon e Domantas Sabonis sono le certezze da cui ripartire. Victor Oladipo, dopo un brutto infortunio, non è più tornato a quei livelli e la società potrebbe pensare a una trade per lui. Giocatore che invece ha fatto il processo inverso è TJ Warren. Arrivato in estate dai Suns per noccioline è partito in sordina, per poi esplodere nella bolla guidando i suoi al quarto posto a Est. Voci di trade girano anche intorno ai nomi di Myles Turner (sulle sue tracce gli Hornets e non solo) e Jeremy Lamb (infortunato). Più sicuri di un posto a roster i tuttofare McConnell e Aaron Holiday, i giovani Goga Bitadze e TJ Leaf e il cecchino Doug McDermott. Tra i giocatori in scadenza l’unico degno di nota è il fratello maggiore di Aaron Justin Holiday, veterano molto utile nel sistema Pacers.
Su quali giocatori punteranno? La squadra dell’Indiana (insieme a Clippers, Rockets e Grizlies) fa parte di quel gruppo di squadre che non possiede una prima scelta. La loro pick numero 24, infatti, è in mano ai Bucks che l’hanno acquisita nella trade Brogdon. Con molta probabilità i Pacers non cercheranno una trade per acquistare una scelta al primo round, ma si limiterà ad usare quella al secondo giro. Alla scelta numero 54 i Pacers potrebbero puntare sull’azzurro Paul Eboua. Sull’ex Pesaro ci sono diverse opinioni. C’è chi lo vede da possibile fine secondo giro, chi invece è sicuro sarà undrafted e che dovrà trovare un posto ai training camp. Eboua ha il fisico e il potenziale per guadagnarsi una chiamata tra i 60 e i Pacers sono la squadra giusta per lui. La franchigia dell’Indiana sa aspettare i giovani, dargli il giusto spazio in maniera graduale e non metterli alla gogna al primo errore. Dopo un primo periodo (quasi obbligatorio) in G-League, Eboua potrebbe trovare un posto nelle rotazioni. Il classe 2000 ha chiuso la stagione scorsa con una media di 7.4 punti, 5.3 rimbalzi e 0.7 stoppate.
2. Memphis Grizzlies
Scelte: 10° secondo giro (40° assoluta)
La situazione a roster: Il progetto dei Memphis Grizzlies è uno dei migliori in corso. Via le bandiere del Grit and Grind e i veterani, dentro giovani di prospettiva e scelte, ma senza rinunciare ad essere competitivi. Quest’anno hanno mancato i playoffs di un niente (e senza interruzione forse ci sarebbe anche rientrati), con qualche giusto innesto chiudere nelle prime 8 a Ovest la prossima stagione non è utopia. Tutti i giocatori fondamentali torneranno anche per la prossima stagione. Le stelle sono Ja Morant e Jaren Jackson Jr (giocatori che hanno già mostrato molto talento, ma che hanno ancora ampi margini di miglioramento). Brando Clarke è il potenziale terzo violino, atteso al varco dopo l’eccezionale stagione da rookie, mentre ottimi comprimari si sono rivelati Dillon Brooks, Gryason Allen e Tyus Jones. A chiudere il reparto lunghi due veterani come Jonas Valanciunas e Gorgui Dieng. Importante è anche la presenza di giocatori duttili come Kyle Anderson e Justise Winslow. Tra i free agent possibile il rinnovo per De’Antony Melton, mentre possibile l’addio al progetto fallito Josh Jackson.
Su quali giocatori punteranno? I Grizzlies non hanno una scelta al primo giro, ma vista la quantità di giovani di talento a roster, non ne hanno un gran bisogno. Alla 40esima scelta ci saranno giocatori già pronti come Elijah Hughes (Syracuse). L’ala newyorchese è stato il miglior realizzatore della scorsa stagione nella ACC con una media di 19 punti. Hughes è uno scorer puro, che può segnare da ogni parte del campo e che è già abbastanza maturo e pronto per far parte di una rotazione NBA da subito. L’alternativa è l’ala nigeriana Jordan Nwora (Louisville). Di lui abbiamo già parlato nella prima parte della guida. Nwora è un giocatore già formato, con esperienze internazionali (i Mondiali di basket del 2019) e che l’anno scorso ha chiuso con la terza media punti ACC (18 punti di media tirando con il 40% da 3 e 7.7 rimbalzi) dietro proprio a Hughes e Anthony. In un eventuale quintetto small ball con Jackson da 5, potrebbe giocare da 4 creando un quintetto difficilissimo da marcare.
3. Toronto Raptors
Scelte: 29° primo giro, 29° secondo giro (59° assoluta)
La situazione a roster: Tutti pensavano che l’addio di Leonard fosse solo l’inizio di una veloce netta ricostruzione. Masai Ujiri ha invece preferito rinnovare Lowry e tenere i veterani in scadenza per un altro assalto alle Finals. La corsa si è fermata al secondo turno, ma la stagione è assolutamente da considerare positiva. Ora però tocca voltare pagina e ripartire dai tanti giovani cresciuti negli anni dai Raptors. La stella è senza dubbio Pascal Siakam (da quest’anno entra in vigore il max da 30 milioni e mezzo di dollari). Il secondo violino dovrebbe essere ancora il già citato Kyle Lowry (anche se il contrattone firmato quest’inverno è veramente troppo ingombrante). La terza punta invece sarà OG Anunoby, l’inglese sta crescendo stagione dopo stagione, ripercorrendo il percorso di Siakam. Norman Powell viene da un’annata strepitosa (e i Raptors potrebbero pensare di scambiarlo cercando di massimizzare) e da seguire la crescita dell’undrafted Terence Davis. Il resto del roster vede giocatori come Matt Thomas, Dewan Hernandez, Stanley Johnson e Patrick McCaw.
Con le valigie in mano sicuramente Marc Gasol (che sicuramente fa gola a molte contender). Più difficile capire la situazione di Serge Ibaka. Il congolese sembra voler ascoltare le offerte di altre squadra, ma non è impossibile un ritorno a Toronto. Chi invece i Raptors vogliono assolutamente ritorni in Canada è Fred VanVleet. Il nativo dell’Illinois è corteggiato da diverse squadre (tra cui i New York Knicks che sembrano voler puntare tanto su di lui). Chi invece dovrebbe avere meno dubbi nel rifirmare è un altro giocatore formato e cresciuto a Toronto è Chris Boucher.

Aleksej Pokusevski
Su quali giocatori punteranno? Il ruolo più sguarnito è quello di centro. A fine primo giro tra i centri che dovrebbero rimanere il più interessante è Aleksej Pokusevski. In molti mock draft il serbo è dato anche in top 20, ma la situazione lunghi in questo draft è molto difficile da decifrare e sono sicuro che se arrivasse fino alla 29esima scelta, i Raptors non se lo farebbero scappare. Il nativo di Belgrado proviene dall’Olympiacos B, con cui ha chiuso una buona stagione, dopo aver dominato per due anni tra gli under 18. L’anno scorso, in Grecia, ha chiuso la stagione con 10.8 punti, 7.9 rimbalzi, 3.1 assist, 1.3 rubate, 1.8 stoppate tirando con il 32.1% da oltre l’arco, il 40.4% dal campo e il 78.3% ai liberi. Pokusevski è un giocatore molto tecnico, con buona visione di gioco, un buon tiro dalla distanza e una discreta propensione all’assist. Il più grande problema del serbo è che fisicamente è molto acerbo e su un campo NBA rischierebbe di venire sovrastato. Le alternative potrebbero essere due lunghi che preferisco giocare più sotto il tabellone e tecnicamente meno dotati, ma sicuramente più pronti al grande salto: Zeke Nnaji (Arizona) e Isaiah Stewart (Washington).
Al secondo giro i canadesi potrebbero puntare due prospetti: Abdoulaye N’doye o Kenyon Martin Jr. Il primo è un’ala francese che da 5 anni gioca nel massimo campionato in patria (4 stagioni con lo Cholet e quest’anno è passato al Monaco). N’doye ha voluto aspettare qualche anno in più del previsto prima di rendersi eleggibile al draft, così da poter affinare la tecnica e migliorare il fisico. L’anno scorso ha chiuso la stagione con una media di 10.1 punti, 4.2 rimbalzi, 4 assist, 1.3 rubate, con il 52.3% dal campo e il 44.2% da oltre l’arco. Martin Jr è figlio dell’ex star dei New Jersey Nets Kenyon Martin, avrebbe dovuto giocare a Vanderbilt ma ha invece optato per una prep school.
4. Philadelphia 76ers
Scelte: 21° primo giro, 4° secondo giro (34° assoluta), 6° secondo giro (36° assoluta), 19° secondo giro (49° assoluta), 28° secondo giro (58° assoluta)
La situazione a roster: Dopo il tonfo di questa stagione i Sixers hanno cambiato coach (Doc Rivers) ed è entrato nel front office Daryl Morey, in uscita da Houston, come presidente. Morey ha già dichiarato che si ripartirà dal duo Ben Simmons e Joel Embiid. Secondo Morey i due possono convivere sul parquet e saranno i punti fermi da cui far partire la rivalsa. La situazione cap space per la squadra della Pennsylvania è però tragica. Le due stelle hanno due contratti al massimo salariale da 30 milioni di dollari l’anno, ma il giocatore che più pesa sul cap è Tobias Harris. Tutti e tre resteranno ai Sixers. Chi invece potrebbe salutare Philadelphia via trade è Al Horford (che l’anno prossimo guadagnerà ben 27 milioni di dollari). L’idea della doppia torre non sembra aver funzionato. Mentre Josh Richardson, altro titolare, per ora sembra poter restare. L’ex Miami Heat potrebbe rivelarsi un’importante pedina di scambio in offseason.
A chiudere il roster tre giocatori che hanno sorpreso la scorsa stagione come Matisse Thybulle, Furkan Korkmaz e Shake Milton, e due che hanno deluso come Zhaire Smith e Mike Scott. Tra i free agent solo role player di poco conto e che difficilmente saranno riconfermati: Ryan Broekhoff, Alec Burks, Raul Neto, Kyle O’Quinn e Glenn Robinson III.
Su quali giocatori punteranno? Sicuramente i Sixers non useranno tutte e cinque le chiamate. La squadra di Rivers proverà a fare trade up oppure tenterà di ottenere una prima scelta in un draft futuro, mettendo in gioco le ben quattro seconde scelte. Due di esse sono nelle prime sei posizioni del secondo round. Immaginando che il front office voglia usare tutte le sue scelte, scopriamo quale sarebbero le migliori chiamate. Alla 21 i Sixers potrebbero buttarsi su Tyrese Maxey. La guardia ex Kentucky porterebbe punti e imprevedibilità dalla panchina. Il ragazzo non è un cecchino, ma sulla percentuale dalla lunga distanza si può lavorare. Sicuramente imparare a selezionare i suoi tiri porterebbe un miglioramento nella percentuale e nell’efficacia. In difesa è uno che si “sbatte” e che difficilmente si fa saltare. Le alternative due specialisti del tiro dalla lunga distanza come Desmond Bane (TCU) e Robert Woodard II (Mississipi State).
Con la numero 34 i 76ers potrebbero chiamare Isaiah Stewart. Il ragazzo in uscita dall’Università di Washington è considerato un prospetto tra ultime chiamate del primo giro e le prime del secondo. Soprattutto se Horford verrà scambiato, Embiid rimarrebbe l’unico centro di ruolo e Stewart potrebbe essere un backup ideale. Il 19enne è fisicamente pronto per il grande salto, un ottimo bloccante (interessanti sarebbero i pick and roll con Richardson e con Maxey se dovessero scegliere entrambi) e una presenza imponente come rimbalzista e finisher. Lo scorso hanno al college ha chiuso con 17 punti, 8.8 rimbalzi, 2.1 stoppate, tirando con il 57% dal campo e il 77.4% ai liberi (percentuale alta per il ruolo). Le altre opzioni sono o un giocatore molto simile a Stewart come è Zeke Nnaji, o un lungo più celebrale e sottodimensionato come Xavier Tillman.
Alla 36 Elton Brand potrebbe chiamare Cassiu Stanley. Il ragazzo proveniente da Duke è un atleta esplosivo, specialista delle schiacciate, buon difensore di squadre e sull’uomo, ha soprattutto il vantaggio di poter giocare sia da 2 che da 3. Ai Sixers lo vedo più utilizzato come ala piccola, facendo da cambio per Harris. Stanley ha chiuso la sua unica stagione al college con 12.6 punti, 4.9 rimbalzi, 0.7 stoppate, tirando con il 47.4% dal campo e il 36% da oltre l’arco. Le alternative al freshman di Duke sono Isaiah Joe (Arkansas) o Elijah Hughes da Syracuse.
Alla 58esima chiamata i 76ers potrebbero invece dare fiducia a Josh Hall. Il ragazzo ha rinunciato al college, nonostante l’anno scorso si fosse promesso a NC State. Nell’anno post diploma ha giocato alla Moravian Prep in North Carolina, dove ha tenuto una media di 24 punti e 4,4 rimbalzi a partita e chiudendo la stagione con un record di 34-3. Il salto da High School a NBA è sempre complesso, in pochi reggono il confronto e per tutti ci vuole tempo. Ma i Sixers non avrebbero fretta di metterlo in campo e lo potrebbero aspettare.
5. Portland Trail Blazers
Scelte: 16° primo giro, 16° secondo giro (46° assoluta)
La situazione a roster: Dopo le Finali di Conference raggiunte due anni fa quest’anno si sapeva che per i Blazers sarebbe stato difficile replicare, ma il susseguirsi di infortuni ha messo in dubbio anche la partecipazione ai playoffs. Ora per i Blazers è arrivato il momento della svolta. La coppia McCollum-Lillard sembra andar bene per raggiungere i playoffs e forse vincere anche una serie, ma non di più. Damian Lillard è ovviamente l’uomo da cui ripartire per riprovare l’assalto alla finale di Conference. La seconda punta dovrebbe essere ancora CJ McCollum (Lillard ha detto a gran voce che è il miglior compagno per lui), ma le voci di mercato sulla guardia dei Blazers sono tante. Finalmente coach Terry Stotts ha potuto riabbracciare Jusuf Nurkic, dopo il lungo stop che lo ha tenuto lontano dal campo da gioco per più di un anno. Se il bosniaco tornasse ai livelli pre-infortunio sarebbe sicuramente il miglior acquisto possibile per i Blazers. Tra i giocatori che tornano da un infortunio, anche Rodney Hood (che ha una player option da 6 milioni di dollari) e Zach Collins, l’ex Gonzaga ha molto mercato e potrebbe essere sacrificato. A chiudere il roster il veterano Trevor Ariza, i giovani Anfernee Simons, Gary Trent Jr, Nassir Little e Mario Hezonja.
Tra i giocatori che sono attualmente senza contratto Carmelo Anthony è sicuramente quello con cui la franchigia dell’Oregon sta lavorando di più per il rinnovo. A cifre decisamente più moderate potrebbe tornare anche Hassan Whiteside, anche se i club interessati a un centro sono molti e lui potrebbe trovare un accordo a cifre molto elevate.

Josh Green ad Arizona
Su quali giocatori punteranno? Alla numero 16 i Blazers potrebbe chiamare la guardia/ala ex Arizona Josh Green. Per qualcuno sembrerà una chiamata troppo alta per il ragazzo australiano, che è però senza dubbio uno dei migliori 3&D del draft. Green è arrivato al college come freshman “a 5 stelle” (insieme a Mannion), ma la sua stagione è stata piuttosto deludente con molti alti e bassi. Green ha doti atletiche che pochi ragazzi nel draft hanno, è giocatore che può incidere in entrambi i lati del campo. Difensivamente molto versatile, può cambiare su almeno tre ruoli. Per i Blazers potrebbe essere il 3 perfetto che per tutto l’anno hanno cercato e mai trovato. Le sue statistiche nel suo unico anno al college dicono 12 punti, 4.6 rimbalzi, 2.6 assist, 1.5 rubate tirando con il 36.1% da 3 punti e il 42.2% dal campo. Le alternative sono due ali versatili e molto pericolose da oltre l’arco, ma che probabilmente verranno chiamate prima, come Saddiq Bey (Villanova) e Aaron Nesmith (Vanderbilt).
Al secondo round, invece, Portland potrebbe osare una scommessa come Jay Scrubb. Il nativo del Kentucky non ha potuto giocare la prima stagione di college in Division I perché non accademicamente eleggibile e ha trascorso la sua prima stagione al John A. Logan College. Qui ha tenuto una media di 21.3 punti, 6.7 rimbalzi, tirando con il 50.1% dal campo e il 33.3% da oltre il perimetro. Avrebbe dovuto trasferirsi a all’Università di Louisville (sua città natale), ma ha preferito provare la via del draft. Scrubb è un’ala grande molto fisica, che sotto il canestro sa farsi valere e che dal perimetro devi rispettare. Tornerebbe sicuramente utile per rinforzare il reparto lunghi.
6. Orlando Magic
Scelte: 15° primo giro, 15° secondo giro (45° assoluta)
La situazione a roster: I Magic sono probabilmente la squadra che più di tutte rischia di rimanere incastrata in quel limbo della mediocrità da cui è difficile uscire. Sempre troppo forti per “tankare” e ricostruire da capo, troppo deboli per giocarsi seriamente il passaggio del primo turno dei playoffs. Tanti buoni giocatori ma nessuna star che possa decidere una serie. Per il team di coach Clifford sarebbe giusto iniziare (anche a costo di fare qualche sacrificio) una ricostruzione radicale. I tre grandi giocatori Nikola Vucevic, Aaron Gordon e Evan Fournier non riescono a dare continuità da stagione in stagione, da partita in partita. Uno tra il montenegrino e il francese potrebbe fare le valigie. Anche tra i giovani ci sono poche certezze e tanti dubbi. Markelle Fultz si sta riprendendo dopo i tanti problemi avuti ai Sixers, Jonathan Isaac è alle prese con il secondo grande infortunio in meno di un anno, mentre Mo Bamba non è mai riuscito a rispettare le aspettative che c’erano su di lui quando i Magic lo hanno chiamato con la scelta numero 4 nel 2018. Il resto del roster è un insieme di veterani e role player, tutti a rischio trade come Terrence Ross, Al-Farouq Aminu, Khem Birch e James Ennis (che ha una player option).
Tra i free agent non sono presenti nomi importanti. La point guard D.J. Augustine potrebbe ricevere offerte da altre squadre, mentre potrebbe tornare a Orlando Wes Iwundu. Ennesima annata senza infamia e senza lode per Michael Carter-Williams (ex ROTY del 2014). Per l’ex Sixers sembra ormai impossibile tornare ai livelli dell’anno da rookie.
Su quali giocatori punteranno? Alla chiamata numero 15 i Magic potrebbero optare per scegliere Saddiq Bey. Il ragazzo in uscita da Villanova è un’ala versatile e che potrebbe partire in quintetto già quest’anno (visto che Isaac salterà l’intera stagione). Bey porterebbe un grande impatto difensivo, è un eccelso difensore di sistema e sull’uomo, capace di cambiare su tutte e cinque le posizioni, per via del suo fisico e della sua intelligenza cestistica. In più, il sophomore di Villanova ha un ottimo tiro da 3, un rilascio veloce e una meccanica molto fluida. Le statistiche del suo secondo anno di college sono piuttosto esaltanti: 16.1 punti, 4.7 rimbalzi, 2.7 assist, tirando con il 45.1% da oltre l’arco con 5.6 tentativi. Le alternative i già citati Aaron Nesmith e Desmond Bane.
Con la pick numero 45, invece, i Magic potrebbero andare a rafforzare il ruolo di point guard. A metà secondo giro il miglior playmaker disponibile sarà Payton Pritchard. La guardia ex Oregon è stato uno dei protagonisti della stupenda stagione dei Ducks. Dopo tre ottimi anni al college è esploso nell’anno da senior chiudendo la stagione con 20.5 punti, 4.3 rimbalzi, 5.5 assist, tirando con oltre il 41.5% da 3 punti. Pritchard è un giocatore molto intelligente, con buona visione di gioco, capace di assist anche difficili, ma soprattutto gran realizzatore. Fisicamente un po’ fragile e sottodimensionato anche per il ruolo. Le alternative, due point guard dal canestro facile come Grant Riller (Charleston) e Devon Dotson (Kansas).
7. New Orleans Pelicans
Scelte: 13° primo giro, 9° secondo giro (39° assoluta), 12° secondo giro (42° assoluta), 30° secondo giro (60° assoluta)
La situazione a roster: I Pelicans, con la prima scelta assoluta dell’anno scorso, hanno deciso la strada da seguire per il futuro: Zion Williamson. L’ex Duke sembra essere uno dei migliori talenti generazionali e intorno a lui si sta costruendo. Essendo un cantiere aperto nessuno (a parte Zion) è sicuro di indossare la canotta dei Pels l’anno prossimo. Jrue Holiday è l’altra stella, ma ha molto mercato e potrebbe partire (negli ultimi giorni forte è l’interesse dei Miami Heat), Lonzo Ball è un giovane di prospettiva e piace per la sua visione di gioco (un po’ meno per la tecnica di tiro), J.J. Redick è un veterano che tutti vorrebbero in squadra, Josh Hart un giocatore molto duttile e versatile e Nicolò Melli un giocatore di esperienza internazionale, che in uscita dalla panchina sa sempre rendersi utile. A chiudere il roster due giovani ancora molto acerbi, ma di buone prospettive come Jaxson Hayes e Nickeil Alexander-Walker.
Il giocatore più più importante in scadenza è senza dubbio Brandon Ingram. Arrivato nella trade Davis, dopo delle stagioni mediocri a Los Angeles, ha finalmente fatto vedere tutto il suo talento. I Pelicans ranno di tutto rinnovarlo. Altro nome importante è quello di Derrick Favors, giocatore molto importante per la crescita di Williamson (ma deve accettare un contratto a cifre decisamente inferiori). Tra gli altri qualche possibilità di rinnovo per giocatori di rotazione come E’Twaun Moore, Frank Jackson, Kenrich Williams e Jahil Okafor.
Su quali giocatori punteranno? I Pels potrebbero utilizzare tutte le loro scelte, anche le tre “late second round”. Con la prima scelta i Pelicans dovrebbero scegliere Aaron Nesmith. L’ala in uscita da Vanderbilt, di cui abbiamo accennato sopra, è il miglior tiratore del draft per quantità e percentuali. Per valorizzare Zion, coach Van Gundy deve circondarlo di tiratori e per questo Nesmith sarebbe la scelta migliore. Rilascio rapido e fluido, dopo una prima discreta stagione al tiro, nel secondo anno al college è esploso con il 52.2% da oltre l’arco con 8.2 tentavi a partita. Inoltre ha più che raddoppiato punti a gara (da 11 a 23) e palle rubate (da 0.7 a 1.4). Per dare un’idea dell’efficacia avuta dell’ex Commodores: sono ben 5 le partite chiuse con più del 58% da 3 punti e almeno 10 tentativi. Le alternative sono il sopracitato Saddiq Bey (in uscita da Villanova) e Devin Vassell (in uscita da Florida State), anche se il talento da Florida State dovrebbe essere chiamato in top 10.
Con la scelta numero 39 New Orleans dovrebbe puntare su una point guard (soprattutto se uno tra Lonzo e Holiday dovesse partire). A quell’altezza la migliore ancora libera potrebbe essere Devon Dotson. L’ex Kansas è un giocatore fisico, veloce, rapido e che può dare tanto in entrambi i lati del campo. Un difensore arcigno sul perimetro, con buoni istinti, gran difensore di squadra e discreto rimbalzista. Le sue statistiche nella stagione da sophomore ai Jayhawks, 18.1 punti, 4.1 rimbalzi, 4 assist e 2.1 rubate. Le alternative: Payton Pritchard e Grant Riller.
Per la scelta 42, i Pelicans, potrebbero voler andare su un centro, soprattutto se partisse Favors. A quell’altezza due sono i centri intriganti, ma solo uno si adatta alle richieste della squadra di Stan Van Gundy. Ai Pels, infatti, serve un centro moderno che si sappia spaziare sul perimetro e lasci libera l’area per le incursioni della loro stella (in stile Melli). Il miglior prospetto con queste caratteristiche è Daniel Oturu. Il lungo ex Minnesota, nella sua seconda stagione al college, è cresciuto decisamente sotto questo fondamentale arrivando a tirare quasi 2 tiri da 3 a partita (con il 36.5%). C’è sicuramente da lavorare sul tiro, ma i margini di miglioramento sembrano esserci. Per il resto ha chiuso la stagione in doppia doppia con 20.1 punti, 11.3 rimbalzi e 2.5 stoppate. Le altre opzioni sono Vernon Carey Jr (Duke) o la scommessa Killian Tillie (Gonzaga).
Infine, con la chiamata che chiuderà questo draft, David Griffin potrebbe scegliere Markus Howard. La point guard showman ex Marquette l’anno scorso ha chiuso una stagione straordinaria vincendo il Senior CLASS Award e chiudendo come miglior realizzatore della Division I con una media di 27.8 punti. Nominato miglior giocatore della Big-East nel 2019, miglior freshman nel 2017, 2 volte nel primo quintetto Big-East (2019-2020) e un secondo (2018), dal suo secondo anno ha sempre tenuto una media di almeno 20 punti. Lui è sicuramente il giocatore che più ha pagato l’assenza della March Madness. Un grande difetto di Howard è l’altezza (180 cm scarsi), però i Pelicans potrebbero dargli una chance. In alternativa New Orleans potrebbero chiamare altre due guardie con anni di esperienza al college, nei quali hanno dimostrato di meritare una chance: Myles Powell (Seton Hall) e Ty-Shon Alexander (Creighton).
8. Sacramento Kings
Scelte: 12° primo giro, 5° secondo giro (35° assoluta), 13° secondo giro (43° assoluta), 22° secondo giro (52° assoluta)
La situazione a roster: I Kings sono la squadra con la striscia di assenza dai playoffs più lunga della lega. Dopo una stagione dai tanti infortuni, De’Aaron Fox vuole rifarsi e tornare ai fasti dell’anno da rookie. Chi invece deve ancora dimostrare che le aspettative su di lui non erano esagerate è Marvin Bagley III. Entrambi i giovani dei Kings hanno una team option sul loro contratto, ma la situazione della point guard è più complessa (questo infatti sarà l’ultimo anno del rookie contract e dovranno discutere del rinnovo molto presto). Quello di Fox rischia di essere il terzo “contrattone” dopo quelli di Buddy Hield (che la prossima stagione prenderà 25 milioni di dollari) e Harrison Barnes (22). I quattro sembrano sicuri di rimanere a Sacramento, coach Luke Walton non vuole cambiare progetto dopo solo un anno. Il roster si chiude con Jabari Parker, Nemanja Bjelica e Richaun Holmes e le due guardie Cory Joseph e Justin James.
Se non sarà Fox il terzo giocatore da 20 milioni di dollari a stagione, potrebbe esserlo Bogdan Bogdanovic (restricted free agent). Tra quelli che potrebbero trovare ancora un contratto, Kent Bazemore, Alex Len e Harry Giles.
Su quali giocatori punteranno? Anche qui c’è la possibilità che Sacramento usi tutte le chiamate a disposizione (non è da escludere un tentativo di trade up anche solo di qualche posizione nel secondo round). Con la scelta numero 12 i Kings potrebbero chiamare Kira Lewis Jr (Alabama). Qualcuno storcerà il naso perché, viste le tante guardie presenti a roster e in caso di rinnovo di Bogdanovic, ci sarebbe una sovrabbondanza nel backcourt. Se però Joseph dovesse muoversi, e con Hield usato come sesto uomo dietro a Bogdanovic, Lewis potrebbe essere la point guard giusta in uscita dalla panchina per spaccare la partita (giocando anche qualche minuto in coabitazione con Fox). L’ex PG dei Crimson Tide è un ottimo difensore, realizzatore puro, che sa correre bene in transizione (molto usata dai Kings) ed è molto affidabile ai liberi. Per lui 18.5 punti, 4.8 rimbalzi, 5.2 assist e 1.8 rubate 45.9% dal campo e il 36.6% da 3 punti. Le alternative sono puntare al giocatore con più talento che rischia di arrivare fino quella scelta, ossia Cole Anthony, ma l’ex Tar Heels non credo si accontenterebbe della panchina e non si accoppierebbe bene ai Kings. Oppure cambiare ruolo e puntare su Devin Vassell.
Con la numero 5 del secondo giro i Kings potrebbero puntare su Xavier Tillman. Il ragazzo è un lungo, forse sottodimensionato, ma molto intelligente e che recupera con il fisico ai centimetri che cede agli avversari diretti. A dimostrazione di ciò ci sono i 13.7 punti, 10.3 rimbalzi (di cui quasi 3 offensivi) e 2.1 stoppate a gara. L’ex Michigan State è il classico giocatore bravo a fare quelle piccole cose che pesano nella partita, bravo a trovare punti facili, nella spazzatura della partita. Però è un giocatore capace anche di fare giocate di alta qualità e tecnica. Da migliorare il tiro dalla distanza e dalla lunetta (cosa che già ha fatto tra il primo e il terzo anno di college). Le altre opzione potrebbero essere Paul Reed (in uscita da DePaul) o Tyler Bey (Colorado).
Per la 43esima chiamata assoluta i Kings potrebbero pensare a Vernon Carey Jr. (ex Duke). Arriva in North Carolina con grandi aspettative, ma la stagione è piuttosto deludente e perde molte posizioni al draft. C’è chi l’ha già ribattezzato il nuovo Bagley (e quindi quale posto migliore di Sacramento?), Carey potrebbe però tornare utile alla squadra di coach Luke Walton. Con il probabile addio di Giles, e se Bagley dovesse deludere, Vernon potrebbe trovare spazio per dimostrare che può stare in una rotazione NBA. Nell’unica stagione al college ha tenuto una media di 17.8 punti, 8.8 rimbalzi e 1.6 stoppate, tirando con il 57.7% dal campo. Le alternative potrebbero essere Daniel Oturu o Udoka Azubuike.
Infine, con la scelta numero 52, il nuovo GM McNair dovrebbe puntare su una guardia. A quella altezza intrigante sarebbe la scelta di Skylar Mays. Dopo l’anno da senior a LSU Mays ha prova il grande salto nella NBA. Tutte le sue statistiche sono sempre andate crescendo in maniera costante, Skylar è un giocatore capace di rendersi pericoloso anche off the ball, buon difensore e una buona bocca fuoco (quasi il 40% da oltre l’arco), soprattutto quando prende ritmo. Le altre possibilità sono le guardie Sam Merrill (Utah State) o Mason Jones (Arkansas).
9. San Antonio Spurs
Scelte: 11° primo giro, 11° secondo giro (41° assoluta)
La situazione a roster: Se prima abbiamo visto la squadra che da più tempo non va ai playoffs, gli Spurs hanno appena interrotto la loro striscia di apparizioni (per ben 22 anni di seguito). L’era dei nero-argento sembra ormai tramontata. Sicuramente, prima di rivedere la squadra di San Antonio competitiva ci sarà da aspettare qualche anno, ma il roster ha qualche buon giocatore da cui ripartire. LaMarcus Aldridge (da quando Leonard ha chiesto la trade) è diventato la stella della squadra, ma il lungo ex Blazers sembra più adatto al suolo di secondo violino. A fare la parte del protagonista ha provato DeMar DeRozan, che si è dimostrato un ottimo giocatore da regular season, ma che non riesce incidere allo stesso modo ai playoffs. Quest’anno ha una player option da quasi 28 milioni di dollari (riusciranno gli Spurs a scambiarlo?). Sul mercato anche due veterani con contratti importanti come Rudy Gay e Patty Mills. Soprattutto il primo sembra ormai lontano dalla miglior forma agonistica. Le speranza del presente sono le due guardie Dejounte Murray e Derrick White (immensamente stimato da Popovich). Mentre tra i giovani di prospettiva interessante da seguire nella prossima stagione lo sviluppo di Lonnie Walker IV, Luka Samanic, ma soprattutto Keldon Johnson che nell’ultima parte di stagione ha fatto vedere sprazzi del suo talento. A chiudere il roster Trey Lyles e Chimezie Metu. Tra i free agent, invece, da rinnovare assolutamente Jakob Poeltl e Bryn Forbes. Due giocatori molto importanti per il sistema Spurs. Interessante capire quale sarà la prossima maglia dell’azzurro Marco Belinelli.

Devin Vassell da Florida State
Su quali giocatori punteranno? Gli Spurs non sono abituatissimi a scegliere al primo giro del draft (anche se negli ultimi due anni hanno ritrovato qualche scelta), ma soprattutto non sono abituati a scegliere in lottery. La squadra di coach Popovich, infatti, non ha una scelta tra le prime 14 dal 1997, quando scelsero Tim Duncan con la prima assoluta. Quest’anno alla 11 il team texano si potrebbe buttare su Devin Vassell. La guarda ex Florida State sta scalando i mock draft dopo aver portato i Seminoles per la prima volta nella storia in testa alla ACC (spezzando l’egemonia di Duke, UNC e Virginia). Peccato che il torneo di Conference non si sia potuto finire, con i Seminoles grandi favoriti per la vittoria finale. Secondo CBS, Vassell ha chiuso la stagione nell’80esimo percentile per tiri in spot-up e il 95esimo percentile in uscita dai blocchi (statistiche avanzate paurose per un ragazzo del college). Giocatore molto efficiente che predilige prendere di tiri sicuri senza forzare quasi mai. Vassell è molto pericoloso dal perimetro (tira con il 41.5% da tre), ma sa mettere bene palla a terra e penetrare. Le alternative sono Isaac Okoro (Auburn) e Aaron Nesmith (Vanderbilt).
Con la chiamata numero 11 del secondo giro, gli Spurs fedeli al loro stile potrebbero puntare su Grant Riller. La point guard ex Charleston è un senior che fin dal primo anno ha saputo dominare con intelligenza le partite (anche se la sua Conference e la squadra sono di un livello decisamente inferiore rispetto ai grandi atenei). Nella NBA, e in un sistema rodato e in un franchigia di cultura, Riller potrebbe tornare estremamente utile in uscita dalla panchina per la sua versatilità in attacco e la sua dedizione al lavoro e sacrificio. Riller ha un gioco offensivo molto vario: pericoloso dal perimetro, ma sa attaccare il ferro con decisione (un Derrick White 2.0). Le sue statistiche nell’ultimo anno dicono: 21.9 punti, 5.1 rimbalzi, 3.9 assist, 1.6 rubate, 36.2% da 3 punti, 49.9 dal campo e 82.7% ai liberi. Le altre opzioni? Rimanere su una guardia, andando a chiamare Devon Dotson, oppure provare un’ala piccola come Elijah Hughes.

