Home NBA, National Basketball AssociationApprofondimentiUn guerriero per i Miami Heat: James Johnson

Un guerriero per i Miami Heat: James Johnson

di Paolo Sinacore
James Johnson.

La panchina dei Miami Heat è alla base dei successi della squadra di coach Erik Spoelstra. L’incredibile cavalcata della seconda metà della passata stagione, non culminata con i playoffs per un niente, è figlia anche del maggiore apporto che le riserve sono riuscite a dare quando sono state chiamate in causa. Tra esse troviamo molti giovani talentuosi, ma in mezzo a loro si nasconde alla perfezione uno dei pochi ultratrentenni (a febbraio ne compirà 31) del roster, tale James Johnson.

L’ex Wake Forest, scelto alla 16 nel 2009 dai Chicago Bulls, sembra aver finalmente trovato la sua dimensione in Florida, dopo anni di continuo girovagare caratterizzati da panchine e DNP. Panchina a cui rimane fedele anche adesso, ma dalla quale si alza con sempre maggiore frequenza (28 minuti di media, mai così tanti in carriera) riuscendo a fornire un contributo che fino ad oggi non era mai riuscito a dare.
Le stagioni in cui usciva e entrava dalle rotazioni di coach Dwane Casey ai Raptors sono lontane. E dire che proprio i trascorsi in Canada rappresentavano i ricordi migliori della sua carriera, con tre stagioni e mezzo (andò ai Raptors attraverso un trade a metà 2010/11) divise in due parti (tornò nel 2014 dopo una parentesi biennale fra Sacramento e Memphis) e culminate con i playoff del 2016 che li vide raggiungere la finale di Conference a Est. Ma James Johnson non fu di certo un protagonista nei momenti più intensi di quella postseason, e sebbene fosse amato dall’ambiente per il temperamento e lo spirito che metteva sul parquet, la sua dipartita non stravolse di certo gli equilibri in quel di Toronto.

Il successivo approdo in quel di Miami non poteva rivelarsi miglior medicina al lento ma progressivo calo che lo aveva visto arrivare a mettere a referto soli 5 punti di media nel 2015/16. Sarà stato il logico miglioramento climatico tra la città più a nord e quella più a sud della Eastern Conference, o sarà stata molto più probabilmente la fiducia di Spoelstra, sicuro è che i risultati sono sotto gli occhi di tutti. La regular season 2016/17 viene chiusa dal numero 16 in doppia cifra (12.8 punti a partita) con 4.9 rimbalzi e 3.6 assist, ovviamente migliorando il suo career high in ognuna delle categorie statistiche appena citate.
E se l’inizio di questa regular season non sta facendo fare i salti di gioia a Pat Riley (record di 7-8, al momento fuori dalle migliori 8) vero è che James non sembra intenzionato a fermarsi: 12.4 punti, 50.4% dal campo, rimbalzi e assist saliti momentaneamente a quota 5.5 e 4.1, e una leadership sempre più riconosciuta nel roster. In definitiva, la scelta di rinnovarlo in estate a 60 milioni per i prossimi 4 anni si sta rivelando azzeccata.

Iniziare fra le riserve non è di certo un problema per James Johnson a questo punto della carriera, e anzi, sta apprezzando a tal punto il suo ruolo che quando durante la preseason gli è stato chiesto se preferisse partire dalla panchina, ha dichiarato: “Penso che rappresenti la mia comfort zone“.
Sembra proprio che l’ex lottatore di MMA e kickboxing (sul serio, e non ha mai perso un incontro in entrambe le discipline) abbia finalmente trovato modo di sfogare il suo impeto da guerriero al meglio delle sue possibilità anche sul parquet. Lavoro a testa bassa e tanto carattere, per cercare di centrare l’obbiettivo postseason.

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