AD7

Three Points – Draft e free-agency 2018

Draft e free-agency stanno delineando i primi scenari sulla NBA che verrà

E’ vero, la stagione 2017/18 è ormai agli archivi. Il periodo dell’anno compreso tra la fine di giugno e l’inizio di luglio, però, è storicamente uno dei più movimentati, per il mondo NBA. Il draft e la free-agency danno il via alla off-season, gettando le basi per quella che sarà la lega del domani. Al pari di quello che succede sul campo, ciò che avviene in questa delicatissima fase è a tutti gli effetti decisivo per le sorti delle varie franchigie. Ecco perché, anche senza partite (se escludiamo la Summer League, che comunque offre spunti di interesse), c’è sufficiente carne al fuoco per una nuova edizione di Three Points!

 

1 – Draft 2018

Alcuni dei migliori prospetti scelti al draft 2018. Dietro (da sinistra): Marvin Bagley, DeAndre Ayton, Mohamed Bamba. Davanti: Collin Sexton, Trae Young, Luka Doncic
Alcuni dei migliori prospetti scelti al draft 2018. Dietro (da sinistra): Marvin Bagley, DeAndre Ayton, Mohamed Bamba. Davanti: Collin Sexton, Trae Young, Luka Doncic

Un’edizione del draft che ha regalato pochi colpi di scena, rispetto agli anni scorsi (nel 2017, ad esempio, c’era stata la trade fra Chicago e Minnesota, che ha coinvolto Jimmy Butler). Gli unici ‘scossoni’ sono stati lo scambio fra Atlanta e Dallas (Luka Doncic in Texas, Trae Young e una prima scelta 2019 in Georgia) e la trade che ha spedito Mikal Bridges da Philadelphia a Phoenix, in cambio di Zhaire Smith e di una prima scelta 2021. Nonostante la carenza di colpi di mercato, questo draft, che segue l’interessantissima classe 2017, inizia a delineare i possibili scenari relativi alla NBA del futuro. In questo senso, particolare attenzione andrà riservata a Phoenix Suns e Sacramento Kings.

L’assegnazione della prima scelta assoluta 2018, tramutata nel centro DeAndre Ayton, è stata la ciliegina sulla torta per la ricostruzione dei Suns. Gli ultimi draft hanno portato in dote la guardia Devin Booker, l’ala Josh Jackson, uno swingman come Bridges e il lungo dalle Bahamas, che aveva trascorso proprio in Arizona il suo unico anno al college. Insomma, l’ossatura perfetta per la squadra che verrà. Mancano ancora alcuni tasselli per poter legittimamente ambire ai playoff. Innanzitutto, un playmaker (sia di ruolo, che di fatto), visto che Tyler Ulis è stato tagliato e che Brandon Knight è reduce da un grave infortunio. Un altro nodo riguarderà la scelta su chi affiancare ad Ayton nel reparto lunghi; Marquese Chriss e Dragan Bender, per cui erano state spese due scelte in lotteria nel 2016, non hanno mai convinto fino in fondo, mentre Alex Len (quinta chiamata assoluta nel 2013) si può ormai definire una scommessa persa. Forse servirà un ulteriore giro al draft per dare il via ad un nuovo ciclo, ma la sensazione è che, nel deserto, tornerà presto a splendere il sole.

Grandi speranze anche nel nord della California. Dopo innumerevoli stagioni disastrose (i playoff mancano addirittura dal 2006), i Kings sembrano aver intrapreso il sentiero giusto. Archiviata definitivamente l’era-Cousins, che aveva prodotto risultati pessimi da tutti i punti di vista, il nuovo corso ha il volto ‘pulito’ di alcuni tra i migliori prospetti collegiali degli ultimi anni. Marvin Bagley, portentoso lungo da Duke, andrà a formare un asse potenzialmente devastante con De’Aaron Fox, guizzante point guard da Kentucky. Reduce da una stagione da rookie buona, ma non eccelsa, Fox è il leader designato di questo giovanissimo gruppo. Per consolidare la sua posizione avrà però bisogno di un salto di qualità. Al suo fianco ci saranno ancora la ‘sensazione serba’ Bogdan Bogdanovic e il cecchino Buddy Hield, idolo incontrastato dei tifosi di Oklahoma University due anni fa. Il nucleo giovane di Sacramento è completato da Justin Jackson e Frank Mason, giocatori di riferimento nelle rispettive esperienze universitarie a North Carolina e Kansas. Il vero ‘jolly’, però, potrebbe essere il debutto di Harry Giles. Arrivato a Duke con l’attesa riservata ai migliori prospetti liceali d’America (è stato reclutato insieme a Jayson Tatum, per intenderci), la sua ascesa è stata pesantemente condizionata da una serie di gravi infortuni, l’ultimo dei quali gli è costato la prima stagione tra i professionisti. I suoi primi passi in Summer League (che rimane pur sempre la Summer League) sembrano molto incoraggianti; una sua eventuale conferma in regular season darebbe un’incredibile spinta alle ambizioni di Vlade Divac e soci.

A proposito di Summer League, il torneo estivo sta mettendo in gran luce Jaren Jackson, quarta chiamata assoluta dei Memphis Grizzlies. Fisico eccezionale e spiccata propensione al gioco oltre l’arco (ha esordito con otto triple realizzate, contro Atlanta), sembra avere tutte le qualità per trascinare la squadra di J.B. Bickerstaff verso una nuova era.
L’attenzione di molti fan europei, però, è rivolta principalmente a Luka Doncic, fenomeno sloveno capace di vincere tutto il possibile con la maglia del Real Madrid. Se è vero che la decisione degli Hawks di mandarlo a Dallas può suscitare qualche perplessità, è altrettanto vero che Trae Young e la scelta del 2019 – presumibilmente in lotteria – rappresentano un’ottima base per la ricostruzione, ancora in fase iniziale, di Atlanta. Dal canto suo, Doncic si ritrova in una franchigia dalle prospettive nettamente migliori. I Mavs, con l’aggiunta dello sloveno, completano un reparto esterni di primissimo livello, almeno in prospettiva futura. Dennis Smith Jr., Doncic e Harrison Barnes (in attesa di un suo salto di qualità, finora mai avvenuto) potrebbero riportare Dallas ai piani alti della Western Conference, laddove la franchigia manca più o meno da quando vinse il titolo NBA (2011). Aspettando la loro crescita (ma guai a fare proclami avventati; attendiamo almeno di vederli in campo!), coach Rick Carlisle avrà a disposizione l’immortale Dirk Nowitzki (con ogni probabilità alla stagione d’addio) e il nuovo innesto DeAndre Jordan, grande colpo della free-agency, pronto a dare un contributo immediato alla causa.

La principale sorpresa del draft 2018 è stata la tardiva chiamata di Michael Porter Jr., scelto da Denver con il quattordicesimo gettone. Data come potenziale prima scelta assoluta fino all’anno scorso, l’ala da Missouri ha subito un grave infortunio alla schiena, che ha fatto desistere molti general manager dal puntare su di lui. Davvero poco da opinare, in questo caso. Magari i vari Mohamed Bamba, Collin Sexton, Kevin Knox e Shai Gilgeous-Alexander, scelti prima di lui, non avranno lo stesso potenziale, ma almeno saranno in grado di avere un ruolo di primo piano fin dagli esordi. Se poi Porter dovesse rivelarsi realmente quello che prometteva di essere, i Nuggets avrebbero messo a segno un colpo eccezionale. Con i “se”, però, si sono scritte infinite pagine della storia dei draft…

 

2 – Free-agency 2018 – chi parte

Il passaggio di LeBron James ai Los Angeles Lakers è stato il più grande colpo di questa free-agency
Il passaggio di LeBron James ai Los Angeles Lakers è stato il più grande colpo di questa free-agency

L’approdo di LeBron James ai Los Angeles Lakers è un avvenimento epocale. Il colpo di teatro che ha aperto la free-agency 2018 unisce le strade di uno dei più grandi giocatori e della squadra più vincente di sempre. Una grossa sorpresa; non tanto per la destinazione, che era fra quelle più pronosticabili (anche se, altrove, LBJ avrebbe avuto forse maggiori chance di competere subito per il titolo), quanto per la velocità con cui la decisione è stata presa. Fermo restando che, con ogni probabilità, James non sarà l’unico acquisto gialloviola di rilievo, lo sbarco del Re in California rappresenta un enorme banco di prova sia per il giocatore, che per la franchigia. Trasformare i Lakers in una versione aggiornata dei Cleveland Cavaliers, ovvero “tutto ruota intorno alle volontà del  numero 23, dai giocatori scelti alle manovre contrattuali”, rappresenterebbe la rovina di un progetto partito bene, e allo stesso tempo la prematura fine delle ambizioni titolate  del fenomeno di Akron. Magic Johnson, Luke Walton e compagnia dovranno essere bravi a inserire LeBron nei meccanismi della squadra (come è successo ad Oakland con Kevin Durant) e ad impedire che sia l’intero gruppo a doversi adeguare alle strabilianti doti del ‘Prescelto’. Altrimenti, Golden State non si batte.
In attesa di notizie sul fronte Kawhi Leonard, sulla scia di LBJ sono sbarcati a Los Angeles anche Rajon Rondo, Lance Stephenson (sì, proprio lui) e JaVale McGee. Se contiamo che, in caso di trade con san Antonio, verranno quasi certamente sacrificati alcuni giovani (Brandon Ingram e Kyle Kuzma i più probabili, ma anche qualcuno tra Hart, Berry, Bonga, Mykhailiuk, Newman, Wagner e Zubac prenderebbe la via del Texas), molti indizi portano a pensare che la soluzione scelta, tra le due sopra elencate, sia la prima: tutto e subito. Peccato che, di recente, non abbia mai funzionato…

In molti si sarebbero aspettati che James sarebbe stato raggiunto da DeMarcus Cousins, invece l’ormai ex-centro dei Pelicans (R.I.P., anche se hanno appena preso Julius Randle) ha sorpreso tutti, firmando un contratto annuale a 5,3 milioni di dollari con i Golden State Warriors. Ecco dunque piovere su di lui e sui campioni NBA uno sciame di furiose polemiche, sostenute da un’infelice tesi: “Vergogna, state rovinando la lega!”. Partendo dal doveroso presupposto che Cousins è alle prese con il lento recupero dal grave infortunio al tendine d’Achille (un problema da cui nemmeno Kobe Bryant è uscito indenne, figuriamoci uno della stazza di ‘Boogie’), l’accordo è quanto di meglio possa esserci per entrambe le parti. Gli Warriors dovranno cavarsela con le loro (immense) forze fino a dicembre / gennaio, poi cercheranno di tirar fuori il massimo da un giocatore tanto controverso, quanto dotato. DMC passerà la delicatissima stagione post-infortunio in un contesto vincente, con la seria possibilità di competere, per la prima volta, ad alti livelli. In qualsiasi modo finisca, è difficile immaginare un rinnovo nel 2019. Cousins chiederà i soldi a cui ha rinunciato quest’anno, e Golden State non avrà spazio per accontentarlo. Se invece dovesse optare nuovamente per un maxi-sconto, buon per tutti. Se le regole non vengono infrante, il fatto che gli Warriors siano ancora più forti è un problema per le altre squadre, non certo per gli Warriors.

Dare un contratto annuale ad un grande centro non è una strategia esclusiva di Golden State, in questa free-agency 2018. Dallas Mavericks e Washington Wizards hanno fatto lo stesso con DeAndre Jordan e Dwight Howard. Entrambi danno garanzie per il presente (più il primo che il secondo, ormai lontano dai tempi migliori) ed entrambi potranno essere ‘sacrificati’ senza problemi, una volta che la fase di crescita sarà terminata. Idem dicasi per gli altri veterani che si sono mossi in questi primi giorni di mercato, Trevor Ariza (Suns) su tutti. Più a lungo termine la strategia degli Oklahoma City Thunder, che hanno offerto un contratto di due anni a Nerlens Noel. Dovesse riuscire a tornare il promettente centro che spinse i Sixers a chiamarlo con la sesta scelta assoluta nel 2013, il giovane lungo sarebbe un ottimo innesto per il rinnovato progetto di OKC.
Chiudiamo il capitolo relativo alle partenze illustri proprio con due ex-Philadelphia. Ersan Ilyasova è tornato ai Bucks (dove oggi potrebbe essere ben più utile che in passato), mentre Marco Belinelli è stato riaccolto da quei San Antonio Spurs con cui visse la miglior stagione in carriera nel 2013/14. Peccato che Tim Duncan sia ormai lontano, così come gli anni d’oro della banda-Popovich…

 

3 – Free-agency 2018 – chi rimane

Paul George (a sinistra) e Chris Paul, pezzi pregiati della free-agency 2018, hanno deciso di non cambiare squadra
Paul George (a sinistra) e Chris Paul, pezzi pregiati della free-agency 2018, hanno deciso di non cambiare squadra

Importanti come i grandi acquisti, in questa free-agency si sono già registrati dei rinnovi contrattuali di altissimo livello. Il primo, arrivato pochi minuti dopo l’inizio ufficiale delle trattative, è stato quello di Paul George. Il suo caso rappresenta un pericoloso precedente per chi, come i Lakers, si dice pressoché sicuro della famigerata “volontà del giocatore di trasferirsi a …”; scambiato da Indiana, gli sono bastati pochi mesi a Oklahoma City per convincersi appieno del progetto dei Thunder. Pur con mille incognite di natura tattica (la scorsa stagione è stata tutt’altro che entusiasmante, e Carmelo Anthony sarà ancora parte del gruppo), il suo rinnovo – a cui si aggiunto quello di Jerami Grant – rappresenta uno straordinario upgrade per coach Billy Donovan; un conto è avere George e Russell Westbrook per un solo anno, oltretutto con forti dubbi sulla permanenza del primo, un altro è averli entrambi sotto contratto per un lungo periodo, con la possibilità di costruire un roster competitivo attorno a solide certezze. E se accadesse lo stesso con Kawhi Leonard, altro presunto ‘promesso sposo’ gialloviola?

Se il rinnovo di PG13 ravviva le speranze di gloria di OKC, quello di Chris Paul potrebbe aver definitivamente spento le ambizioni da titolo dei Rockets. Il valore del giocatore è fuori discussione, ma firmare un contratto di quattro anni per 160 milioni totali, che va a sommarsi a quello faraonico di James Harden, significa occupare 70 milioni a stagione per due giocatori. Visto che Ryan Anderson ne prenderà altri 20 e che Clint Capela dovrà essere rifirmato a cifre importanti (altrimenti verrà acquisito dalla migliore offerente), il margine di manovra dei texani è vicinissimo allo zero. Probabilmente, Daryl Morey e Mike D’Antoni sono convinti che basterà avere CP3 finalmente in salute, senza ulteriori aggiunte (l’unico innesto, finora, è stato Michael Carter-Williams), per abbattere la corazzata Warriors…

Tra le altre conferme, in questi primi giorni di free-agency, vanno citate quelle di Kevin Durant (mai in discussione) e Kevon Looney a Golden State, Nikola Jokic e Will Barton a Denver (occhio ai Nuggets, in chiave playoff), Avery Bradley ai Clippers, Kentavious Caldwell-Pope ai Lakers, Dante Exum a Utah, Aaron Gordon a Orlando, Enes Kanter a New York, J.J. Redick e Amir Johnson a Philadelphia. Ha rinnovato anche Rudy Gay a San Antonio, dando così agli Spurs un seria chance di conquistare il titolo…di squadra più vecchia della lega.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.