Kobe Bryant a Milano. E’ stata una giornata speciale quella di ieri per il Black Mamba e per le migliaia di tifosi italiani che nella giornata di ieri hanno seguito il loro idolo in tutte le tappe nell’appuntamento milanese del tour organizzato da Nike.
CONFERENZA STAMPA
Il primo appuntamento è stata una bellissima conferenza stampa, moderata da Flavio Tranquillo, in cui Kobe ha risposto alle domande dei giornalisti presenti e spiegato in cosa consista la Mamba Mentality.
Cliccando qui potete vedere l’intervista integrale registrata direttamente da Sky Sport.
KOBE ELITE CLINIC
Il secondo appuntamento è stato al Palalido, dove Kobe ha tenuto insieme a coach Ettore Messina un allenamento di circa un’ora a promettenti ragazzi e ragazze italiane under-20.

Gli esercizi sono stati tutti con la palla e l’attenzione dei coach si concentrava soprattutto nella correzione di piccole sbavature in fondamentali come il palleggio, gli scarichi, i blocchi e movimenti di pick ‘n roll.
Bryant, durante la sessione di allenamento, si è fermato anche a dare consigli individuali ai singoli ragazzi, aiutandoli a correggere i movimenti e spiegando loro come migliorarsi.
Coach Messina, insieme al suo assistente Mario Fioretti, ha gestito l’allenamento prendendo tutto seriamente, senza risparmiare neanche un istante ai ragazzi, che hanno capito ben presto di non essere li solo per una semplice passerella.
Particolarmente divertente il momento finale, quando Kobe ha chiesto ad una ragazza “Perché la tua compagna ti ha battuto nell’uno-vs-uno? Devi pensare perché ti ha battuto, capirne i motivi. La batterai la prossima volta? Si? Devi esserne convinta“. Mamba Mentality, per l’appunto.
Chissà se, tra queste giovani leve un giorno non nasca un nuovo Black Mamba, capace di riportare la nazionale italiana ai livelli che le spetta….
L’INCONTRO ALL’HOUSE OF HOOPS
La parte finale dell’evento si è spostato all’House of Hoops di Corso Vittorio Emanuele, dove Kobe ha risposto alle domande dei vincitori estratti del concorso organizzato da Nike.
Qui sotto potete leggere le risposte integrali di Kobe
Quali sono i consigli per trasmettere passione per il basket e la Mamba Mentality?
Il gioco deve essere divertente, ma bisogna insegnare come giocare, devi comiciare sempre dai fondamentali: cose come usare la mano sinistra, palleggiare… Soprattutto palleggiare: i fondamentali sono importantissimi.
Cosa è per te la Mamba Mentality?
“E’ la concentrazione, significa che la cosa che stai facendo in quel momento è la più importante. Nella pallacanestro è difficile, perché se sbagli 5 tiri pensi a quei tiri che hai sbagliato. Invece devi stare qui con la testa, non pensare a quello che è successo.
Cosa è per te la sconfitta?
E’ bellissima, perché senza la sconfitta vincere non vuol dire nulla. Con la sconfitta impari di più, mi piace vivere così, essere spinto a battere chi mi ha battuto
Il giocatore con cui hai avuto duelli più belli in campo?
Tim Duncan, anche se è difficile odiare gli Spurs, sono tutti “nice guys”. Però se devo scegliere uno direi Tim. Se ho avuto un rivale era lui, mi ha fermato dal vincere 4-5 anelli in più…. Anche io qualche volta l’ho battuto? Beh si dai, siamo 5-5
Sei mai stato ad un passo dal lasciare i Lakers?
Una volta si. Pensavo non volessero spendere per vincere e allora sono andato a trovarli e gli ho detto: io non sono qui per fare punti, io gioco per vincere. Quali squadre mi avevano cercato? Clippers, Bulls, Spurs e Suns. Contento di essere rimasto? Si perché non volevo andare. Io lavoro 8-9-10 ore al giorno per farcela, io voglio vincere, ma se voi non volete vincere come me mandatemi via.
Quali sono i vantaggi e gli svantaggi nell’essere leader?
I vantaggi sono la possibilità di aiutare gli altri, per migliorare e aiutare a migliorare, ma è difficile perché non puoi pensare a te stesso, ma devi pensare agli altri. Se sei triste o hai avuto una brutta partita, non puoi pensare a te stesso, ma devi pensare ‘Cosa è successo a Lamar? Cosa è successo a Pau Gasol? Come si sentono loro?’. Stai sempre pensando a loro, alla loro vita a casa, devi sempre pensare a loro. Questa è la cosa più difficile ma anche la più bella
Quali sono i tuoi ricordi in Italia?
Tantissimi ricordi, giocare a minibasket qui, i camps… Dai camp quotidiani, a quelli di Montecatini… mi ricordo tutto. Mi ricordo di giocatori come Mario Boni o Alessandro Fantozzi, giocatori che giocavano contro mio padre. Però la cosa più importante la passione, la passione italiana. In America ogni tanto mi dicono che sono di fretta perchè parlo con le mani… viene da qui eh, sono cresciuto qui
Cosa hai pensato quando sei uscito dal campo al termine dell’ultima partita contro Utah?
Grazie a Dio abbiamo vinto una partita! Abbiamo vinto 17 partite, grazie a Dio abbiamo vinto questa, ero contentissimo di questo (risate, ndr). Volevo andare via con una vittoria. Non pensavo a cosa sarebbe successo dopo, ma solo celebrare la vittoria con le mie figlie e con i tifosi di Los Angeles. Stavo godendo di questo. Poi il giorno dopo mi sono svegliato alle 5, fatto una corsa e pesi… non potevo permettermi di tornare qui in Italia con la pancia!
Il giocatore che mi ha messo più in difficoltà?
Come difensore Tony Allen, mentre da marcare Gary Payton, Carmelo Anthony e Kevin Durant… con la sua altezza è difficile capire dove Durant sia debole. Io lo stavo per capire, ce l’avevo quasi fatta ma poi mi sono ritirato
Quali sono i tuoi nuovi sogni?
Voglio insegnare il gioco, insegnare la vita… Le cose che sto pensando sono scuole, camp, libri, film… Voglio insegnare con le storie… Questo è quello che voglio fare.
Il compagno di squadra con la mentalità più simile alla mia?
Pau Gasol, senza dubbio. Io e lui siamo uguali. Senza di lui non avrei mai vinto gli altri due titoli. Non lo conoscevo personalmente, ma le skills c’erano tutte. Non puoi sapere come è una persona, ma quando lo vedi tutti i giorni ti accorgi di quanto è incredibile.
Cosa ti ha fatto rimanere ai Lakers tutto questo tempo?
Non puoi rimanere con una squadra solo quando va bene. Jerry Buss mi diceva ‘Kobe vogliamo vincere, io spenderò tutto il possibile per vincere’. Per me questo discorso è ok, io resto qui nella buona e nella cattiva sorte. A volte andiamo su, altre giù, ma se si vuole vincere poi alla fine si riesce. E’ facile quando le cose vanno male andare da un’altra parte e vincere… tutte le persone sono differenti, ma a me piace la difficoltà
Cosa è cambiato tra il Kobe di inizio carriera a quello di adesso?
Adesso mi crescono i peli sulla faccia, non più in testa. (risate, ndr). E poi ho imparato ad avere compassione. Prima ero giovane e non pensavo agli altri, ma pensavo solamente alla cosa che dovevo fare, vedevo la pallacanestro come un assassino. Vedevo solamente una cosa e facevo quella. Adesso invece no: sette-otto anni fa sono cambiato e ho iniziato a pensare agli altri. Posso dire di aver perso i capelli e aver aumentato la compassione.
Roba da Mamba Mentality, robe da Kobe Bryant.

