La telenovela di mercato che sta attualmente tenendo banco in NBA (dopo quella che ha visto protagonista LaMarcus Aldridge) è senz’altro il braccio di ferro tra Cleveland Cavaliers e Tristan Thompson riguardo il rinnovo del contratto. I dettagli della vicenda sono ormai noti a tutti. Il lungo canadese vorrebbe un accordo al massimo salariale che il front office non sembra intenzionato ad offrire. Non si esclude l’ipotesi di una firma sulla qualifying offer, che renderebbe TT unrestricted free agent nel 2016 e con alcune franchigie pronte a catapultarsi su di lui (tra queste ci sarebbero i Toronto Raptors). Una situazione abbastanza intricata dunque, che ha un peso specifico per l’economia del team dell’Ohio.
Trattenere Thompson è fondamentale per i Cavaliers. Innanzitutto vista la carta d’identità, coi soli 24 anni che gli consentono di migliorare gli aspetti del gioco in futuro e colmare alcune carenze. Il nativo di Toronto è un giocatore grintoso, tosto a livello difensivo ed utile anche in attacco. Le stats riguardanti la passata stagione parlano chiaro: il numero 13, durante la regular season, ha viaggiato ad una media di 8.5 punti, 8.0 rimbalzi e 0.7 stoppate a partita. Numeri egregi registrati anche nella sua prima esperienza ai playoff, conclusasi alle Finals contro i Golden State Warriors con una media complessiva di 9.6 punti, 10.8 rimbalzi e 1.2 stoppate. Uscendo dalla panchina Thompson è un’arma a disposizione di coach David Blatt, visti l’atletismo e l’energia che porta in campo. E per non parlare della sua versatilità: può giocare in coppia con Kevin Love, in modo da rimediare alle carenze difensive del Beach Boy o accanto a Timofey Mozgov, formando così un frontcourt piuttosto ostico. Da non escludere inoltre un suo utilizzo da centro nello small ball che tanto va di moda ultimamente, magari con LeBron James da PF.
Proprio il Prescelto, qualche mese fa, aveva dichiarato che “Tristan è un giocatore che dovrebbe rimanere a vita nei Cavaliers”, evidenziando così la sua importanza nel progetto tecnico. Il fatto che il prodotto di Texas di Toronto sia sotto l’ala protettrice di LBJ non è da sottovalutare: James, in precedenza, aveva rivelato di voler rinnovare coi Cavs solo dopo la firma del compagno di squadra ( i piani però sono andati diversamente).
Insomma, il verdetto del campo ha dimostrato che Thompson è un elemento necessario per una contender come Cleveland: probabilmente accontentare le richieste del giocatore non sarebbe una buona mossa perchè un max-deal forse non lo merita, ma la sua conferma di sicuro non farebbe affatto male.
Per NBA Passion,
Olivio Daniele Maggio (@daniele_maggio on Twitter)


