Double pace

di Olivio Daniele Maggio
Southwest Division

Chris Paul in squadra con James Harden. Due geni altolocati del basket, due che creano per gli altri e che sanno fare da se. Uno accanto all’altro, a formare uno dei backcourt più devastanti ed equipaggiati in NBA. Una roba da fantabasket divenuta realtà: il playmaker ci ha pensato e ripensato, ha analizzato bene la situazione e poi ha comunicato ai Los Angeles Clippers di voler prendere la via di Houston. L’esercizio della player option presente nel contratto coi californiani da parte dello stesso giocatore. Poi la blockbuster trade che ha sancito il tutto. Un colpo secco, da manuale, quello messo a segno dai Rockets, certamente festanti per aver aggiunto al roster una superstar assoluta. 

 

Dopo aver manifestato entusiasmo a go-go e aver magari stappato qualche bottiglia di champagne è giusto concentrasi su cose concrete. Poiché sarà necessario trovare la ricetta giusta per permettere a due superstar di questo calibro di convivere serenamente, senza che si pestino i piedi.

L’alta usage percentage di Harden calerà per forza di cose a causa della presenza di Paul.

 

Qualcuno si starà chiedendo come mai i Rockets abbiano ingaggiato un’altra point guard quando a rivestire quel ruolo c’è già il Barba, protagonista di una stagione fantastica grazie alla magata partorita da Mike D’Antoni: l’ex Oklahoma City Thunder, dirigendo l’orchestra, ha espresso tutto il suo potenziale distruttivo alzando anche il livello dei compagni. Nell’ultima stagione Harden ha totalizzato 99.2 tocchi di media a gara (dietro solo a Russell Westbrook) mentre Paul si è fermato a quota 86.2: c’è il rischio che entrambi possano ostruire la vena offensiva tenendo troppo il pallone fermo e rendendo meno proficuo il contributo dell’altro?  Mai dire mai. Tuttavia, ci sono varie ragioni per cui la coppia possa funzionare.

Da parte di entrambi c’è stata la volontà di giocare insieme, e questo può far già capire che siano disposti a qualche sacrificio. Spartirsi i possessi durante il corso della gara non è affatto una bruttissima idea. Ciò permetterebbe loro di non sobbarcarsi troppo carico di lavoro e gestendo meglio le energie per i momenti che contano. In particolare, Harden dovrà decisamente rispolverare le sue capacità di colpire off the ball, tagliando in continuazione grazie anche ai blocchi eseguiti dai compagni: Paul in questo caso avrà il compito di tener viva la circolazione in modo da poter permettere alla guardia di smarcarsi agevolmente. In fondo, stiamo parlando di uno dei giocatori offensivamente più attrezzati della lega.

Harden può ‘prendere e tirare’ facilmente, lasciando girare il pallone.

 

L’ex leader dei Clippers, grazie alla sua imprevedibilità e alla sua visione periferica ad ampissimo raggio, avrà la prerogativa di scardinare le difese schierate più arcigne, mentre il buon James potrà pigiare di più il piede sull’acceleratore in contropiede. Houston potrebbe così diventare un team capace di cambiare marcia quando vuole, a seconda del ritmo su cui si poggerà la partita. Sia se si vorrà giocare col cronometro o se si opterà per correre in campo aperto.

 

Possiamo scommettere sul fatto che il pick and roll sarà una costante ancora più incisiva nell’economia del gioco dei Rockets. In tale situazione, Harden in RS ha messo a referto 11.8 a gara con una score frequency del 44.6%, mentre Paul ha toccato quota 7.3, sfruttando il suo rispettabile tiro dalla media. Proprio il secondo potrà beneficiare degli scarichi provenienti dai canonici giochi a due richiesti da D’Antoni: CP3 è uno che dal perimetro se la cavicchia col catch and shooting, basta pensare al 49.3% dal campo totalizzato quest’anno. Oro per una squadra come i Rockets che da 3 spara dispendiosamente. Il prodotto di Wake Forest è un arguto realizzatore che, al di là dei numeri, dovrebbe riuscire ad adattarsi alla filosofia Moreyball (esecuzione di tiri efficienti a percentuale alta) con qualche piccola variante (cercando la gloria dal midrange, appunto). Praticamente un backcourt del genere costringerà le retroguardie avversarie a scegliere su chi catalizzare le maggiori attenzioni, prendendo comunque dei rischi viste le molteplici abilità della coppia.

 

CP3 sa aspettare l’attimo giusto per colpire.

 

Guai a trascurare i riscontri sul versante difesa Paul è uno tra i marcatori più assillanti della lega, uno che non lascia respirare la propria controparte: visto che in attacco dividerà le mansioni col Barba, il suo impatto a livello difensivo potrebbe essere davvero importante. Sa leggere attentamente il gioco, sa contenere il passo dell’attaccante con i suoi rapidi scivolamenti e sui pick and roll riesce ad optare quasi sempre per la soluzione giusta. Insomma, l’esterno più pericoloso sarà preso in consegna da lui, permettendo ad Harden di essere più ‘tranquillo’ (impegnandosi allo stesso tempo però).

 

Sulla carta il tandem può funzionare e far volare i Rockets nella caccia del preziosissimo scalpo dei Golden State Warriors, che sembrano lontani anni luce. Oppure invece di amalgamarsi si respingono, vanno in contrasto, implodono. Non c’è una via di mezzo. O la neo ditta Paul-Harden gira o non gira. Si sa, quando di mezzo ci sono due menti estrose ed estremamente brillanti il quadro generale può essere stravolto in un batter d’occhio.

 

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