L’ultima stagione non si è conclusa nel migliore dei modi per i Portland Trail Blazers, eliminati al primo turno dai New Orleans Pelicans di Davis, al termine di una regular season eccezionale. La franchigia dell’Oregon si era guadagnata infatti la miglior piazza possibile, la terza, nella corsa playoff della Western Conference, esprimendo una pallacanestro celestiale e con le due star (Damian Lillard e C.J. McCollum) sugli scudi. Ma quando il gioco si fa duro, i duri iniziano a giocare e, visti gli scarsi risultati, i Blazers tanto duri non lo sono stati. I tifosi non possono allora che interrogarsi sull’evoluzione del roster, ponendosi un quesito che nella prossima annata dovrà trovare risposta: Portland potrà mai ambire al titolo?. Di seguito il Manuale Portland Trail Blazers 2018-2019.
MANUALE PORTLAND TRAIL BLAZERS 2018/2019: L’ANNATA PRECEDENTE
- Record: 49-33
- Piazzamento: seed #3, Western Conference.
- Rendimento playoff: primo turno (sconfitta per 4-0 vs New Orleans Pelicans)
- Offensive rating: 105.6
- Defensive rating: 103
- Team Leader: Damian Lillard (26.9 PTS), Jusuf Nurkic (9 REB), Damian Lillard (6.6 AST)

L’esultanza di Damian Lillard.
MANUALE PORTLAND TRAIL BLAZERS 2018/2019: I MOVIMENTI ESTIVI
“Niente di nuovo sul fronte occidentale” non è solo un grande classico del cinema americano, ma anche il riassunto del mercato di Portland: come nelle recenti free agency, anche quest’anno l’operato societario non si è mostrato al di sopra di ogni sospetto. Gli unici innesti degni di nota, Seth Curry e Nik Staukas, non entusiasmano la piazza e non innalzano il tasso tecnico della franchigia, viste anche le dolorose cessioni di Ed Davis e Shabazz Napier. Quest’ultimo in particolare si era rivelato un’eccellente sostituto di Lillard e pedina preziosa nello scacchiere di Terry Stotts. Il rinnovo di Nurkic era obbligatorio, ma le alte cifre poste sul contratto (un quadriennale da 48 milioni di dollari) potrebbero compromettere i futuri movimenti di mercato. Dall’estate della rebuilding ad oggi, i Blazers hanno pescato dalla free agency sette giocatori, di cui soltanto due hanno preso posto nello starting five. Ma la storia insegna che spesso non basta solo il draft per costruire una squadra da titolo. Un probabile quintetto base per la stagione ventura potrebbe essere il seguente: Damian Lillard, C.J. McCollum, Evan Turner, Al-Farouq Aminu e Jusuf Nurkic.
MANUALE PORTLAND TRAIL BLAZERS 2018/2019: L’ANALISI
Non si può negare che Portland sia una squadra a trazione posteriore che condensa gran parte del proprio talento nel suo backcourt titolare: Lillard e McCollum sono due macchine da punti, abili in penetrazione e dotati di un range di tiro piuttosto illimitato. Hanno prodotto insieme quasi la metà del bottino quotidiano dei Blazers (48.3 punti su 105.6) e hanno contribuito pesantemente a rendere la franchigia dell’Oregon una delle tre squadre più efficienti della lega in lunetta (80% di squadra a cronometro fermo su 20.9 tentativi, di cui 10.5 firmati da loro due).
Il problema semmai risiede nel supporting cast: i vari Aminu, Nurkic, Harkless e Turner si sono rivelati completamente nulli sul piano offensivo, manifestando seri problemi al tiro. Nurkic, che in teoria dovrebbe essere il terzo violino di questa squadra, non si è mai reso pericoloso dal perimetro e sembra un pesce fuor d’acqua quando viene allontanato dal pitturato. Inoltre nessun’ala piccola ha chiuso la stagione con il 38% da oltre l’arco. Un dato poco rassicurante, considerata anche l’importanza che ha raggiunto il tiro da tre nella NBA moderna. I difetti nella costruzione del tiro di un intero reparto erano sotto gli occhi di tutti e, non a caso, in molti si aspettavano che dalla free agency arrivasse almeno un’ala capace di segnare da oltre l’arco, sia dal palleggio che in uscita dai blocchi. Se nella prossima stagione le percentuali di Lillard e McCollum dovessero calare e i loro comprimari non riuscissero a migliorare, Portland rischierebbe di chiudere con il peggior attacco della lega. Ma come dice il famoso proverbio: “il miglior attacco è la difesa“. I Blazers hanno sviluppato una robusta difesa collettiva, avendo a disposizione un roster variegato e difensivamente versatile. La principale novità riguarda l’aggressività ostentata nelle situazioni di pick’n roll: Il difensore del play attende molto alto il bloccante, evitando cosi di incagliarsi sul blocco avversario, sul quale riesce cosi a passare senza grosse difficoltà e mandando il play verso la linea di fondo. A questo punto, sull’hand-off, la difesa può stare flottata, accettando agevolmente un cambio tra le ali e collassando al centro area per recuperare palla.
Cambi rapidi e aggressivi, il segreto di una buona retroguardia.
Non solo, Terry Stotts può anche contare su eccezionali lunghi difensivi come Nurkic che pur essendo un pessimo attaccante, si è rivelato nella passata stagione un ottimo rim protector (1.41 stoppate a partita, nono miglior stoppatore della NBA). I Blazers si sono piazzati settimi per stoppate rifilate a gara (5.2) e sesti per punti concessi in area agli avversari (42) e conclusioni da 2 punti contestate (43.6). Il compito degli esterni era quello di coprire la palla e indirizzare il palleggiatore verso le zone in cui avrebbe potuto incontrare un aiuto del centro, pronto a stoppare o almeno a contestare il tiro.
Il tempismo di Nurkic nell’intervenire sulle penetrazioni è fondamentale per la difesa dei Trail Blazers.
A questo impatto difensivo, Portland ha aggiunto una feroce aggressività nel pitturato: La franchigia dell’Oregon si è piazzata nella Top 3 per rimbalzi complessivi nella scorsa stagione (45.5), scavalcando quota 10 rimbalzi offensivi a gara. Un dato significante per un attacco spesso sterile e incentrato troppo sui singoli giocatori.
CONCLUSIONE
Nello scenario migliore, Lillard e McCollum confermano i livelli della passata stagione, i comprimari migliorano le loro percentuali al tiro e Seth Curry torna il brillante giocatore ammirato a Dallas. Se tutti questi pezzi dovessero incastrarsi, i Trail Blazers possono nuovamente centrare le 50 vittorie stagionali e trasformarsi nella nuova mina vagante della Western Conference. Ma se cosi non fosse, potrebbe profilarsi lo scenario di una mancata qualificazione playoff, la prima dal lontano 2012. A quel punto lo spettro di un’altra rifondazione potrebbe tornare ad aleggiare nei cieli dell’Oregon.

