E’ uscito anche in Italia in questi giorni “The Sixth Man: A Memoir“, col titolo di “Il Sesto Uomo” il libro autobiografico di Andre Iguodala scritto nel 2019 a quattro mani col giornalista Carvell Wallace.
Tradotto in italiano da Mauro Bevacqua di SkySport ed edito da Add Editore, il libro è già disponibile sia in formato cartaceo che ebook su tutti i maggiori store online. Un’autobiografia del tre volte campione NBA con la maglia dei Golden State Warriors, uno dei migliori difensori NBA della sua epoca un veterano che, a 37 anni d’età e dopo 16 stagioni, sarà ancora in campo ad Orlando per tentare l’assalto alle Finals NBA con i suoi Miami Heat.
In occasione del lancio in Italia del suo libro, Iguodala ha concesso un’intervista esclusiva a SkySport, di cui riportiamo alcuni passaggi.
Iguodala sul paragone tra Warriors 2020 e Bulls 1998 “Stessa interazione con i tifosi, ma con i social in più”
Dopo una domanda di rito sulla scelta del trasferimento a Miami, al quale Iggy ha semplicemente risposto di aver scelto gli Heat “perché sapevo che il loro obiettivo è la vittoria“, l’intervista prende l’inevitabile pista del confronto tra i Goldens State Warriors 2018\19 e i Chicago Bulls 1997\98. Due squadra leggendarie, ma con diverso epilogo finale. Ecco come ha vissuto l’ultimo anno della dinastia della franchigia della Baia Iguodala.
“Considerando tutto ciò che di pazzesco girava attorno alla squadra direi che l’umore e lo stato d’animo all’interno del nostro spogliatoio sono sempre stati molto solidi. Se devo paragonare le due situazioni, mi viene in mente quando Jordan raccontava di come non potesse andare da nessuna parte perché tutto il mondo sembrava volergli stare vicino, avere un pezzo di lui. È molto simile all’interazione coi tifosi che abbiamo vissuto noi, amplificata ancora di più dalla presenza dei social media”
Rimanendo in tema, la domanda successiva sugli Warriors chiede se per Andre quella squadra è stata la più forte di tutti i tempi, viste le 5 finali, i 3 titoli e il record di 73 vittorie e 9 sconfitte in regular season. “Vincere tre titoli in cinque anni in effetti è davvero un ottimo risultato. Ma è difficile paragonare il nostro gruppo alle grandi squadre del passato, perché noi abbiamo giocato con regole diverse, in un’era diversa”.
Dall’MVP delle Finals, all’oro olimpico, passando per ben 3 anelli NBA, Iguodala un campione a tutto tondo
Mauro Bevacqua ha continuato l’intervista con due domande che riguardano più le vittorie personali del giocatore nativo dell’Illinois. La prima domanda chiedeva qual è il traguardo a cui Iguodala è più legato. Ricordiamo che l’ex Sixers, tra le tante cose, è stato All-Star (nel 2012) , ben 3 volte campione NBA (2015, 2017, 2018), una volta MVP delle Finals (2015) e oro olimpico (nel 2012).
“Sono tutti risultati eccezionali, ma guardo a questi riconoscimenti come alla conseguenza di aver provato a massimizzare i diversi talenti che ho avuto la fortuna di ricevere in dono lungo tutto l’arco della mia carriera. Cerco di fare in modo che non sia un premio a definire il mio successo”
La seconda domanda invece si concentra sulla sfida tra LeBron e Iguodala, più volte vista alle Finals, e che ha sempre regalato spettacolo e grandi giocate.
“Se la componente atletica sicuramente ha un ruolo, per giocare nella NBA devi essere in grado di eseguire a un livello di perfezione assoluta. La gente tende a sottovalutare l’aspetto mentale del gioco e l’intelligenza di molti di noi giocatori. Per affrontare LeBron mi preparavo in maniera maniacale: avevo studiato come spesso la sua prima giocata offensiva prevede un contatto fisico con il quale cerca di spazzarti via dal campo. LeBron è fortissimo fisicamente, per cui spesso funziona. Ho sempre pensato che se fossi stato in grado di reggere quel primo contatto senza muovermi, allora avrebbe dovuto cambiare in corsa il suo piano. Nell’affrontarlo un’altra delle mie priorità era quella di avere sempre presente dove sarebbe stata la palla: se fossi riuscito a restare concentrato, sarei riuscito a strappargli il pallone circa sei volte su dieci”.
Andre Iguodala, esce in Italia “Il Sesto Uomo”, le belle parole per Belinelli
In chiusura Andre si esprime pure su Marco Bellinelli e sulle lacrime di coach Popovich per i vergognosi atti di razzismo ancora presenti. “Belinelli si adatta alla perfezione a quello che è lo stile di gioco della pallacanestro moderna, nella quale il tiro è una componente fondamentale, di grande valore. È davvero impressionate la sua capacità di tirare in movimento, che sia sulla sua spalla sinistra o su quella destra. In attacco è molto pericoloso anche perché è bravissimo a muoversi in continuazione, anche senza palla
Sul tema razzismo e società americana: “Anche le persone non di colore sono stanche, proprio come noi, del razzismo sistematico che impera nel nostro Paese. Sono fortemente convinto che il razzismo sia un problema delle persone bianche: spetta agli oppressori riconoscere la posizione di privilegio che i propri antenati hanno costruito per loro, e sta a loro per primi essere responsabili affinché tutto questo possa cambiare”.

