Nel gennaio del 2018, l’ala dei Milwaukee Bucks Sterling Brown fu fermato in un parcheggio di un grande magazzino per un controllo, avendo parcheggiato la sua vettura in un posteggio riservato ai portatori di handicap. A seguito di un diverbio verbale con l’agente di polizia presente sul posto, l’ufficiale stesso richiese assistenza via radio ad un collega. Con l’arrivo degli altri agenti, Brown fu scaraventato verso il terreno e colpito con una scarica di taser, dopo essersi rifiutato di collaborare e di estrarre le mani dalle tasche della sua felpa.
La situazione assunse ancora più tragicità quando il nativo dell’Illinois venne arrestato per resistenza ad un pubblico ufficiale. Pochi giorni dopo l’accaduto, Brown denunciò il trattamento da parte della polizia su i social network, evidenziando la brutalità di coloro che, invece di proteggere i cittadini da eventuali pericoli, sfruttano il potere a disposizione per abusare dei diritti degli abitanti stessi. Ad oggi, la situazione sul territorio statunitense non è cambiata affatto, anzi, ha solo assunto più drammaticità a seguito di uccisioni da parte di agenti di polizia come quella dell’afroamericano George Floyd.
“Abbiamo una “piattaforma”(quella della ripresa ad Orlando a porte chiuse, ndr) di cui nessuno dispone, abbiamo risorse notevoli da poter sfruttare. Sento che è importante per me continuare a giocare, usando al contempo questa “piattaforma” come un canale di divulgazione per combattere le discriminazioni“, ha riportato il venticinquenne.
“Ho sempre giocato per vincere, tuttavia, al momento quello non è il mio obiettivo principale. Mi è permesso di far luce sulle ingiustizie e su tutto ciò che sta accadendo nella città di Milwaukee e nel loro dipartimento di polizia. Quindi, la “piattaforma” è un canale corretto per comunicare con le persone, per cercare di cambiare la loro mentalità, e per farle unire al movimento che si oppone agli abusi di potere da parte degli ufficiali”.
Sterling Brown:”Non critico chi ha deciso di rimanere fuori anziché giocare, lo si fa’ per una buona causa”
Mentre alcuni hanno deciso di criticare la coalizione, guidata in primis dalla point-guard Kyrie Irving, che si oppone alla ripresa delle operazioni NBA considerando il basket “un qualcosa di meno importante rispetto a ciò che sta accadendo al momento negli Stati Uniti“, Brown ha scelto di non giudicare coloro che prenderanno parte a questo movimento.
“Non sono in disaccordo con i ragazzi che vorranno escludersi dalla ripresa, loro lo fanno sicuramente per una buona causa. Io, personalmente, sento che è l’opportunità adatta per portare consapevolezza alle persone. Non è il momento di dividersi, non è il momento di criticarci per le scelte che facciamo, dobbiamo agire insieme come una sola comunità. Il cambiamento deve avvenire su tutti i livelli della società, dal contadino all’uomo d’affari, dal pubblico ufficiale alla figura che lavora nello spettacolo, bisogna lavorare tutti assieme per far sentire maggiormente la nostra voce”.
Il prodotto di SMU ha inoltre dato vita ad una fondazione che crea opportunità per le persone in difficoltà. Per di più, Brown ha anche spinto l’organizzazione Bucks ad investire una parte dei fondi per supportare economicamente le cause della comunità afroamericana:”È decisamente difficile. Faccio fatica ogni giorno, eppure combatterò sicuramente per la mia gente, come ho fatto in passato, condannando e denunciando le ingiustizie. Anche quando ero al college protestavo per i diritti della mia comunità. Ho sempre lottato per aiutare economicamente la mia famiglia, quindi, non sono qui solo per guadagnare un po’ di soldi e poi scomparire dalla scena. Oltre alla pallacanestro, ho altri obiettivi su cui focalizzare la mia attenzione“.

