Emergenza coronavirus, la NBA ha distribuito alla squadre una nota per sconsigliare ai propri dipendenti e giocatori di recarsi in Cina, per motivi sanitari e di precauzione. I focolai di coronavirus sviluppatisi in alcune città della repubblica Popolare Cinese, come Wuhan, sono diventati un’emergenza sanitaria globale con i primi casi di infezione registrati anche in Europa, tra Italia, Germania, Francia e Olanda, e Stati Uniti.
Nel memo inviato alle squadre, la NBA ricorda che è al momento “fortemente sconsigliato” volare in Cina.
In europa, l’emergenza virus è stata affrontata regolando il traffico aereo e gli sbarchi dei voli provenienti dalle città focolaio in Cina, dove l’infezione ha causato oltre 200 decessi in poche settimane, come rivelato da fonti ufficiali del governo cinese.
La Cina e la Chinese Basketball Association sono diventate negli ultimi anni un “riparo” per tanti giocatori NBA in cerca di rilancio o di una vetrina per trovare una squadra, al pari di Europa e G-League, Il campionato cinese offre contratti ricchi ed un livello di competizione modesto, in una nazione dove il brand NBA, e quello delle sue grandi, di ieri (come Kobe Bryant) e di oggi, come James Harden degli Houston Rockets.
China's coronavirus outbreak has reached such a serious state that the NBA sent a memo to teams last week to clarify that this is now considered a global health emergency and reminding them that travel to China is strongly discouraged at this time, league sources say
— Marc Stein (@TheSteinLine) February 3, 2020
Lo scorso ottobre, Los Angeles Lakers e Brookyn Nets hanno disputato a Shanghai e Shenzhen due partite di pre-season, in piena bufera diplomatica seguita al tweet di Daryl Morey in supporto alle proteste anti-governative a Hong-Kong. Il ritiro della sponsorizzazione di alcuni colossi cinesi ha generato per la NBA un totale stimato di circa 150-200 milioni di dollari di mancati profitti nei soli primi mesi di stagione regolare

