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Leonard e i Toronto Raptors oltre il 2019? Qualcuno dice si

di Michele Gibin
Leonard-Toronto Raptors

Leonard-Raptors

LeonardToronto Raptors oltre il 2019? C’è chi dice si. Il passaggio di Kawhi Leonard ai Raptors, squadra meno accreditata di altre (Lakers ovviamente, ma anche Philadelphia) ad assicurarsi i servigi dell’MVP delle finali del 2015, ha per prima cosa sottolineato il coraggio e la volontà del front office della franchigia canadese di fare scelte difficili, nel tentativo di compiere l’ultimo passo e raggiungere quelle Finals solo sfiorate nel 2016 e nel 2018.

L’operazione di mercato del 18 luglio ha di conseguenza però aperto un grande quesito in casa Raptors, e di riflesso   nell’intero ambiente NBA: Toronto riuscirà a tenere Kawhi Leonard?

Nell’affare Leonard, Masai Ujiri e Bobby Webster, Presidente e GM dei Raptors, hanno sacrificato DeMar DeRozan, il miglior giocatore della squadra ed idolo locale, accettando il rischio di vedere partire la loro pregiata contropartita dopo appena una stagione. Quali sono le carte che il management del team canadese potrà giocarsi da qui ad un anno?

Leonard-Toronto Raptors estenderanno il contratto?

Mark Zeigler del San Diego Union-Tribune ha raccolto le parole di una fonte vicina all’ex stella dei San Antonio Spurs, le testimonianze di quanti scommetterebbero su un happy ending in casa Toronto Raptors, ed ha elencato una serie di motivi che potrebbero, against all odds, convincere Kawhi a legarsi ai Toronto Raptors per i prossimi 4 anni, almeno.

“(Leonard) finirà per innamorarsi della città – vedrete, non se ne andrà

Così la fonte rimasta anonima. Voce cui si legano le parole della signora Powell, madre di Norman, guardia-ala da UCLA, da ormai tre stagioni a Toronto: “Quando venimmo qui la prima volta, faceva un freddo inimmaginabile, ma fu incredibile… Norman ama stare qui, la città, la gente, il team. I tifosi sono fantastici, sempre positivi…”

Tali dichiarazioni ben si adattano a quanto sostenuto da Masai Ujiri alcuni mesi fa sul Toronto Star: “C’è qualcosa in questa città, in questo posto, qualcosa che le star non hanno ancora compreso (…) ma prima o poi qualcuna di loro lo farà. Magari non ora. Magari tra 5 o 10 anni, ma accadrà” , ed ancora lunedì, prima delle visite mediche di Kawhi Leonard: “Abbiamo dei grandi tifosi ed una grande organizzazione. Spero che (il nostro ambiente) possa risultare attraente per lui, e per altri“.

Secondo Zeigler, il fattore cultura potrebbe rivelarsi decisivo e vincente per Toronto. Una metropoli cosmopolita e moderna, un ambiente vincente, un roster competitivo ed un coaching staff giovane, un sistema di pallacanestro altruista e che sviluppa i giovani prospetti. Doti alle quali sommare la presenza fissa in prima fila all’Air Canada Center di Drake, uno dei rapper più rispettati dai giocatori NBA (e che ha già dato il proprio caloroso benvenuto a Kawhi), la vicinanza di Masai Ujiri ai leader della comunità afroamericana (Barack Obama su tutti) e – elemento non trascurabile – l’assenza di LeBron James, trasferitosi ad ovest.

 

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