Magic vs 76ers Markelle Fultz

I Philadelpha 76ers tengono duro su Markelle Fultz e rifiutano ogni proposta di trade avanzata per la point guard da Washington.

Le voci di mercato sull’ex Washington Huskies, seppure basate su una certa dose di inconsistenza, non si sono mai quietate sin dal ritorno in campo di Markelle sul finire della passata regular season.

Le difficoltà al tiro, il “misterioso” guaio alla spalla destra ed il paragone con i colleghi di draft Jayson Tatum, Donovan Mitchell e De’Aaron Fox hanno fin qui azzoppato la giovane carriera di Fultz. I Philadelphia 76ers non hanno mai smesso di supportare pubblicamente il loro giocatore, ma sono apparsi in più di un’occasione passivi rispetto alle ingerenze esterne ed all’ingombrante presenza di Raymond Brothers, avvocato ed agente di Markelle Fultz.

Due settimane fa, un giro di visite specialistiche in quel di New York ha diagnosticato a Fultz una “sindrome dello stretto toracico superiore” della spalla destra. Problema che avrebbe alterato la meccanica di tiro, e compromesso la fiducia nei propri mezzi, del giocatore.

Per Fultz, almeno 3-6 settimane di stop prima di una rivalutazione. Per i Sixers, i problemi di panchina corta derivati dall’assenza contemporanea dell’ex prima scelta assoluta e di Jimmy Butler.

Markelle Fultz, la madre Ebony: “Non importa ciò che si dice, io proteggo mio figlio”

 

Essere la prima scelta assoluta al draft NBA non è cosa da poco. Pressioni ed aspettative sono alte, una partita sbagliata mette sotto i riflettori, due con le spalle al muro. Basta digitare “Markelle Fultz” su Youtube per aprire una (nella testa di chi posta i video) comica galleria degli orrori sul “broken jumpshot” dell’ex Huskies.

Com’è comprensibile, l’inconsueto problema fisico di Fultz ha attirato l’attenzione di ogni sorta di esperto dell’ultima ora. Nel mare di ipotesi e tweet al veleno postati e poi cancellati in tutta fretta, Candace Buckner del Washington Post riporta la testimonianza di Keith Williams, allenatore e mentore del giovane Markelle Fultz ai tempi di DeMatha High School, nel Maryland.

Williams ha raccontato di aver notato per la prima volta un cambiamento nella meccanica di tiro di Markelle durante il primo ed unico anno di Fultz all’università di Washington. Un tiro rilasciato all’altezza del petto, e non della testa come da manuale:

Ricordo che una volta mi disse: ‘mi sento come se qualcuno mi stia tenendo giù le braccia’

 

 

Williams, una volta vicino alla cerchia famigliare che cura gli interessi e l’immagine di Markelle Fultz, ha poi spiegato di non avere più contatti diretti col giocatore dei Philadelphia 76ers dal suo ingresso nella NBA.

Una cerchia famigliare di cui sono gestori la madre del ragazzo, la signora Ebony, e l’agente ed avvocato Raymond Brothers. Ebony, madre single di due ragazzi, è ritratta come presenza fissa nella vita sportiva e non dei suoi due figli (Markelle ha una sorella) sin dai tempi della High School e dei tornei AAU estivi.

Interpellata sullo “stato delle cose” in casa Fultz, la signora Ebony ha dichiarato di essere “assolutamente preoccupata per la salute ed il benessere” di suo figlio:

Non sono preoccupata di quello che dice la gente. Sono preoccupata per la salute di mio figlio, questa è la mia priorità. Non ho commenti da fare, abbiamo appena saputo qual è il problema fisico di mio figlio, e l’unica cosa che voglio ora è stargli vicino e supportarlo durante la riabilitazione

Alcune fonti vicine a Markelle Fultz – sempre riportate da Buckner del Post – parlano di una “presenza iper-protettiva” di una madre che durante la prima stagione del figlio a Philadelphia fece installare nell’appartamento di Markelle un sistema di videocamere di sorveglianza (poi rimosse). O che pretendesse da chiunque si fosse occupato di aspetti dell’attività professionistica di Markelle un impegno scritto e formale alla discrezione, “per ragioni riservate”.

Markelle Fultz, Ben Uzoh: “Ebbi il suo stesso problema, vorrei dargli dei consigli”

 

Ben Uzoh, point guard da Tulsa ed ex giocatore NBA con le maglie di New Jersey Nets e Toronto Raptors tra 2010 e 2012, ha raccontato a Marc J. Spears di The Undefeated di aver sofferto dello stesso guaio fisico patito da Markelle Fultz.

Dall’alto della sua esperienza personale, Uzoh ha rivelato di aver sospettato qualcosa dopo aver osservato Fultz durante la Summer League 2017:

Mi era sembrato che (Fultz, ndr) soffrisse dello stesso infortunio che capitò a me (…) quando tre settimane fa la notizia della diagnosi saltò fuori, alcuni conoscenti mi contattarono e mi chiesero: ‘non è la stessa cosa che era capitata a te?’ Risposi di si (…) Mi sono sentito sollevato per lui. Ricordo che quando i dottori mi dissero che cosa avevo, mi sentii subito in pace. Spero che sia stato così anche per lui

 

Nel mondo dello sport, la “sindrome dello stretto toracico superiore” è un guaio fisico comune tra i lanciatori di Baseball. Ben Uzoh è ad oggi uno degli unici due giocatori di pallacanestro a cui sia stata diagnosticata tale condizione:

Per i primi anni, dal 2009 (Uzoh giocava ancora a Tulsa, ndr), nascosi il problema, cambiai meccanica di tiro e cercai di alleviare i sintomi con ghiaccio e stretching. Nel 2014, in G-League con i Canton Charge, confessai però ai preparatori atletici della squadra il problema. Non riuscii a trovare una soluzione, e a poco a poco smisi praticamente di giocare, mentalmente diventai un ex-giocatore, passai dall’essere il miglior giocatore della squadra a uno che costringe la sua squadra a giocare 4 contro 5. Mi sentivo frustrato, arrabbiato e depresso

Nel 2014 la diagnosi per Uzoh, che quattro anni più tardi è pronto a scendere in campo con la nazionale nigeriana ai prossimi mondiali FIBA in Cina, a settembre 2019. Ben Uzoh si dice disponibile ad incontrare Markelle Fultz, e nel frattempo approfitta dell’intervista per dare alcuni consigli alla point-guard dei 76ers:

Gli consiglio di ascoltare il suo fisico e affrontare un giorno alla volta. Fisioterapia ed appoccio mentale sono fodamentali, poi gli direi di stare alla larga da cose che potrebbero distrarlo, come i social network, tutte cose potrebbero abbatterlo invece che supportarlo mentre recupera, e di seguire rigorosamente i programmi di recupero. Col tempo i risultati si vedranno

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