La NBA illustra alle squadra in un documento di oltre 100 pagine tutte le linee guida da seguire a Orlando, quando tra poco più di un mese i 22 team si ritroveranno nella “bolla” del Walt Disney World Resort.
L’argomento più importante riguarda l’intero protocollo previsto per i test e la gestione dei casi positivi al coronavirus. Ancora oggi in Florida vi sono oltre 2000 casi positivi al giorno, e lo stato ha raggiunto quota 75mila casi di infezione confermati dall’inizio dell’epidemia negli Stati Uniti.
Cosa prevede la NBA in caso di coronavirus a Orlando?
La persona positiva dovrà restare in isolamento domiciliare in hotel, abitazione privata o altra soluzione idonea ma non nello stesso edificio in cui risieda di norma, e soprattutto dove non alloggino persone non contagiate. Sarà necessario un secondo test per scongiurare l’ipotesi di “falso positivo”, e in caso di secondo test negativo, ne sarà somministrato un terzo nell’arco di 24-48 ore.
In caso di esito negativo, la persona potrà tornare alle sue mansioni.
I giocatori che dovessero risultate positivi dovranno affrontare due settimane di quarantena, a partire dal primo test o – in caso – dall’apparire dei primi sintomi, e prima di poter tornare a giocare verranno sottoposti ad esami clinici come elettrocardiogramma.
La NBA si avvarrà della sorveglianza video per il contact tracing dei possibili contagiati dentro la bolla di Orlando.
I giocatori dovranno comunicare la loro scelta entro il 24 giugno
La NBA prevede che alcuni atleti scelgano di non giocare a Orlando, per motivi di sicurezza e salute, e per scelta personale in supporto delle proteste e dei movimenti contro la violenza della polizia ed il razzismo negli Stati Uniti.
La lega ha chiesto ai giocatori di comunicare entro il 24 giugno la loro scelta alle squadre. Chi non dovesse presentarsi andrà incontro alle decurtazioni di stipendio previste dal contratto collettivo di lavoro per ogni partita persa: ogni giocatore lascerà 1\92esimo del suo stipendio per ogni partita saltata. La NBA prevederà però alcune categorie “protette” che non perderanno parte dello stipendio per le partite saltate.
I giocatori che presenteranno certificazione medica valida che attesti i maggiori rischi per la salute in caso di infezione saranno esentati, ma dovranno fornire la documentazione entro il 25 giugno.
Tutti i partecipanti, giocatori e staff, alla ripresa della stagione dovranno aderire al protocollo, la NBA prevede sanzioni disciplinari per ogni sua violazione.
NBA, il numero massimo per ogni squadra
Saranno 37 i membri massimi permessi per ogni squadra, tra giocatori, staff tecnico e atletico e “di supporto” (pr e content creator).
Le squadre avranno a disposizione personale e strutture mediche e sanitarie in comune, ad ogni team è stato consigliato di avere con sé uno psicologo per il supporto psichico del personale che soggiornerà ad Orlando, soprattutto per le condizioni di isolamento e lontananza forzata dai familiari che potrebbe portare a problematiche di stress e ansia.
Durante i playoffs e man mano che il numero di squadre presenti a Orlando si ridurrà, i team ancora in gioco potranno aumentare il numero di persone nello staff a disposizione.
Durante l’intera durata della stagione, a nessuno verrà impedito di lasciare Orlando, ma la NBA ha consigliato di limitare eventuali partenze solo a casi di “estrema necessità” medica, familiare o personale. In caso poi di rientro nella bolla, la persona dovrà sottoporsi a controlli, quarantena e test diagnostici per non meno di quattro giorni, in caso di tampone negativo al rientro.
Ecco gli hotel in cui soggiorneranno le squadre
3 gli hotel che ospiteranno squadre e giocatori a Disney World: il Gran Destino Tower, il Grand Floridian Resort & Spa e lo Yacht Club Resort. In questo ordine le 22 squadre si divideranno tra i 3 alberghi, sulla base delle classifiche stagionali.
I giocatori avranno a disposizione delle zone relax ad accesso riservato ed una concierge “VIP”, per l’intrattenimento durante il tempo libero. A tutte le squadre verrà messa a disposizione un team di cuochi che creeranno menù personalizzati, sulla base delle indicazioni degli staff, e servizi di barbiere, manicure, yoga e meditazione a richiesta e su prenotazione, così come la possibilità di fruire di ristoranti e attività come golf e pesca.
Le 6 fasi della “bolla” di Disney World
Critica sarà la fase di avvicinamento alla bolla di Orlando: i giocatori dovranno essere a disposizione delle squadre entro e non oltre il 22 giugno, compresi i giocatori che dovranno tornare negli Stati Uniti dall’estero.
Dal 23 giugno, i giocatori verranno sottoposti al tampone nasofaringeo ogni due giorni, e due giorni prima della partenza delle squadre per la Florida. Per gli atleti sarà previsto anche un test sierologico per gli anticorpi.
La NBA prevede che tutte le squadre saranno ad Orlando entro il 1 luglio. Dal 1 all’11 luglio i giocatori potranno allenarsi solo individualmente, resteranno proibite le sedute di allenamento di gruppo, gli allenamenti si svolgeranno alla presenza anche degli allenatori.
Per il 7 luglio prevista la partenza verso il campus del Walt Disney World Resort, e dal 9 luglio saranno permessi finalmente gli allenamenti di gruppo. Per tutta la durata di tale fase, per essere ritenuti idonei staff e giocatori non dovranno essere risultati positivi ad alcun test, oppure aver trascorso l’intero periodo di quarantena previsto, ed essere guariti.
E’ possibile che alcuni giocatori debbano ritardare il loro arrivo in Florida in attesa dell’idoneità sportiva dopo test e controlli, e saranno in tal caso autorizzati a viaggiare ad Orlando in seguito.
Arrivati ad Orlando, tutti i membri di ogni “traveling team” delle squadre passeranno 34-48 di isolamento in albergo e verranno sottoposti a doppio test PCR (polimerasi), che dovrà dare esito negativo. In seguito, sarà possibile iniziare gli allenamenti veri e propri. I giocatori avranno la possibilità di indossare un “allarme di prossimità” che aiuterà le persone nella “bolla” ad osservare il distanziamento sociale, tale dispositivo sarà invece obbligatorio per staff di squadre e della NBA.
Dal 7 luglio inoltre, inizierà il protocollo di test antidoping. Come già riportato nei giorni scorsi, le sostanze ricreative non saranno oggetto dei test.
Dal 22 luglio (fase 5), avrà il via la pre-season. Le squadre saranno autorizzate a giocare partite di allenamento contro i team che soggiorneranno nello stesso hotel.
Come ulteriore misura per limitare le possibilità di contagio, ai giocatori verrà chiesto di trattenersi in campo dallo sputare, soffiarsi il naso, asciugare il pallone dal sudore con la propria maglia, toccarsi la faccia con le mani nei limiti del possibile. Dopo il primo turno di playoffs, quando saranno solo 8 le squadre ancora in corsa, sarà concesso ai familiari dei giocatori e staff l’ingresso nel campus.

