L’annuncio è finalmente ufficiale, la NBA tornerà a partire dal prossimo 30 luglio a Orlando, Florida.
22 squadre, 8 partite ciascuna di regular season e la prima palla a due trasmessa in diretta da ESPN dal Walt Disney World Resort, la lega e l’associazione giocatori hanno aderito ufficialmente a tutti i termini e la scaletta con cui la NBA porterà a termine la stagione 2019\20.
In questi giorni abbiamo imparato e parlato a lungo delle misure che la NBA implementerà a Orlando, in primo luogo per garantire la sicurezza e la salute di chi avrà, tra giocatori, staff e personale, accesso alla bolla (o per meglio dire il campus, come lo ha sempre definito la lega) di Disney World. In Florida la seconda ondata di coronavirus viaggia a numeri inquietanti, sono quasi 9000 i nuovo contagi nella giornata di giovedì ed è possibile che giorni peggiori siano ancora da vivere, con le autorità politiche restie ad adottare misure troppo depressive per l’economia nella regione.
Nel suo comunicato, il Commissioner Adam Silver parla di “sforzo comune e collaborazione tra la NBA e la NBPA, ed il consiglio direttivo, con la cooperazione delle autorità sanitarie e degli esperti. Abbiamo lavorato ad un protocollo condiviso per la ripartenza della stagione, che desse la priorità alla sicurezza e alla salute, e che preservasse la competitività sportiva e garantisse una piattaforma ove trattare i problemi sociali odierni. Siamo inoltre grati a Disney, nostro partner di lungo corso, per ospitarci e per aver reso il ritorno in campo possibile, e agli esperti di sanità pubblica ed epidemiologi e specialisti che ci hanno aiutato a creare delle linee guida omni comprensive“.
Nella giornata di venerdì, la NBA ha comunicato che sono 16 i giocatori risultati positivi al coronavirus, su 302 test somministrati. Ora, la sfida è bloccare alle porte della “bolla” di Orlando il virus.
NBA, Adam Silver: “Tanti casi potranno portare a nuovo stop, non esiste rischio zero”
Silver ha parlato con i media, dando anche alcune anticipazioni su quello cui assisteremo, da casa, a Orlando.
“Crediamo innanzitutto che oggi sia molto più sicuro nel nostro campus che fuori. Di certo la crescita dei numeri dell’epidemia ha aumentato la nostra preoccupazione, e non si tratta solo della Florida, ma di tutto il paese. Il campus è progettato per limitare al massimo l’esposizione al rischio” di chi vi dovrà vivere e lavorare per settimane“.
I tifosi non saranno ovviamente ammessi sulle tribune, ma la contingenza permetterà alla NBA di offrire “angoli e punti di vista mai visti prima, camere nuove e personalizzate, un’esperienza audio e video migliorata“, e spettacoli e concerti virtuali durante le pause e l’intervallo delle gare.
In caso di una “diffusione significativa del virus” all’interno del campus, un nuovo stop sarebbe inevitabile, ha dichiarato Adam Silver, “La mia conclusione è che non possiamo battere il virus, ma dovremo conviverci, queste sono le condizioni con cui dovremo vivere per un po’ di tempo. Ed è così che abbiamo disegnato il nostro campo, e sono fiducioso che funzionerà, saremo protetti dall’esterno“.
Il campus o bolla che dir si voglia sarà semipermeabile, con i dipendenti del parco che potranno entrare e uscire per le esigenze lavorative e logistiche. La NBA punta ad un accordo con Disney per la rilevazione della temperatura e i test per i dipendenti che saranno a contatto con giocatori e staff, SIlver ha parlato di “misure aggiuntive”.
? 22 Total Teams.
? 13 Western Conference Teams.
? 9 Eastern Conference Teams.
? 8 Seeding Games Per Team. pic.twitter.com/KRntVNclGx— NBA (@NBA) June 26, 2020
NBA Playoffs will proceed in a traditional conference-based format with four rounds and best-of-seven series in each round.
The 2020 NBA Finals will end no later than October 13. ? pic.twitter.com/uxir3bothy
— NBA (@NBA) June 26, 2020
NBA Playoffs Qualification ? pic.twitter.com/D0vcQsxM6h
— NBA (@NBA) June 26, 2020

