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Stephen Curry sigla il nuovo record di triple in un mese di regular season NBA

di Michele Gibin
Stephen Curry

Con 7 triple a bersaglio nella vittoria casalinga per 117-113 contro i Sacramento Kings, Stephen Curry sigla il record di tiri da tre punti segnati in un mese di regular season da un giocatore nella storia NBA, con 85.

Curry ha chiuso la sua partita domenica con 37 punti, 7 rimbalzi e 4 assist (con 7 palle perse) per la vittoria numero 31 in stagione per i suoi Golden State Warriors che puntano ormai decisamente al settimo posto in classifica della Western Conference, Dallas Mavericks e Memphis Grizzlies permettendo.

Stephen Curry ha battuto il precedente record che apparteneva a James Harden (82) e che risaliva al novembre 2019, all’inizio della scorsa stagione. Il due volte MVP sta viaggiando a 38.2 punti di media a partita ad aprile, in 13 gare (8-5 il record Warriors), con il 47.2% al tiro da tre punti. la partita resta equilibrata fino alla fine, senza De’Aaron Fox i Kings si affidano a un caldissimo Buddy Hield e a Tyrese Haliburton e nel secondo quarto guidano anche per 11 lunghezze.

Dura poco, perché Golden State rientra nel terzo quarto e a fine partita sono i canestri di Kelly Oubre Jr a indirizzare la partita, mentre Sacramento sbaglia troppo nel quarto periodo. Hield chiude con 25 punti e 9 su 13 al tiro, Haliburton segna 24 punti con 8 assist l’ex di giornata Harrison Barnes ne aggiunge 23. Per gli Warriors ci sono 19 punti con 7 rimbalzi per Oubre Jr in uscita dalla panchina.

Stephen Curry da record ad aprile, Green: “Se non ti motiva questo, lascia perdere”

Per Stephen Curry non esistono a fine gara formule magiche per numeri come i suoi ad aprile, qualcosa di mai visto a livello realizzativo negli ultimi anni. “Si tratta solo di crearsi dei buoni tiri, il resto lo fanno la tua memoria muscolare, la fiducia e la tua creatività. Quando inizi a sbagliare tiri cominci a pensare alla meccanica, a chissà cosa, e tutto questo ti entra in testa. Ma quando sei in ritmo non hai pensieri, ti senti bene“.

Il record dei Golden State Warriors (31-30) non è certo quello di una squadra d’elite NBA nonostante le prestazioni da MVP di Curry. Un rendimento così alto che per Draymond Green comporta quasi un obbligo a crescere per i suoi compagni di squadra: “Se una cosa così non ti motiva a dare il meglio, allora forse è ora di smettere perché forse sei troppo soft e forse non ti importa abbastanza. E per vincere nella NBA devi volerlo, quando un tuo compagno gioca così devi dargli tutto quello che hai per aiutarlo a vincere tante partite“.

Curry ha infranto diversi record parziali in questo mese, è diventato il top scorer della storia della franchigia superando Wilt Chamberlain e ha superato Kobe Bryant a quota 11 nella striscia di partite consecutive con almeno 30 punti realizzati, a 33 anni d’età o oltre. Nei mesi precedenti aveva inoltre superato Reggie Miller al secondo posto nella classifica All-Time NBA per tiri da tre punti realizzati.

Una stagione storica per il 33enne Stephen Curry, che aveva giocato sole 4 partite lo scorso anno a causa di un infortunio alla mano destra e allo stop per la pandemia, nel marzo 2020. “Oggi per lui il canestro è grande come l’oceano” ancora Green “Ha segnato almeno un paio di tiri incredibili, è incedibile vedere il modo in cui ci sta guidando. I tanti punti segnati sono solo il risultato: la sua leadership e la sua condotta sera dopo sera in campo, l’esempio che dà a tutti“.

In campo mi sento il miglior tiratore di sempre, chiaro“, spiega Stephen Curry “Questo non significa che non si possa ancora migliorare (…) per me è interessante il processo che c’è dietro a risultati del genere, è importante viverlo. Si tratta di perfezionare continuamente la propria arte e trovare nuovi modi per migliorare ancora“.

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