I Minnesota Timberwolves sono da anni caricati di un hype esagerato in attesa dell’inizio della nuova stagione e questo ha generato un nutrito gruppo di persone sempre pronto a gridare sui social “occhio a Minnesota“. I risultati non hanno dato seguito a questo tormentone e allora è nato il contro-tormentone: “okkio a minnesotah” per fare il verso a chi aspetta costantemente i Timberwolves ai playoff un po’ come Estragone e Vladimiro aspettavano Godot.
Dall’addio di Kevin Garnett nel 2007 ogni anno c’è un motivo in più per essere attenti osservatori di ciò che succede a Minneapolis:
- 2008/09: arriva Kevin Love
- 2009/10: viene draftato Ricky Rubio e si pensa al rilancio di Darko Milicic (con alterne fortune)
- 2010/11: la stagione si chiude col peggior record della NBA e i Wolves ottengono la seconda scelta assoluta al draft 2011
- 2011/12: Derrick Williams (la chiamata al draft) e Ricky Rubio (dopo il biennio a Barcellona) approdano nel roster
- 2012/13: tanto hype per la nuova stagione, ma si rivela deludente e Minnesota non migliora
- 2013/14: le speranze di ottenere qualcosa con questo gruppo finiscono quasi del tutto a causa del mancato ingresso ai playoff per ben 9 vittorie
- 2014/15: la rivoluzione. Una trade spedisce Love a Cleveland in cambio della prima scelta assoluta Andrew Wiggins. Arriva pure Zach LaVine dal draft
- 2015/16: con la prima scelta al draft viene chiamato Karl-Anthony Towns e c’è il ritorno di Garnett
- 2016/17: cambio in panchina. Inizia l’era di coach Tom Thibodeau. La stagione però non va granché bene
- 2017/18: le aspettative iniziano a calare significativamente e allora il front office decide di dare un’impennata di hype con la trade che porta Jimmy Butler per poco in cambio. Rubio va a Utah e il nuovo playmaker è Jeff Teague

Jimmy Buckets.
L’impreventivabile notizia di Butler a Minnesota ha preso tutti in contropiede per quanto poco è stato dato in cambio e la reunion con Thibodeau sembrava il massimo per entrambi. Arrivato ai Timberwolves per le sue capacità difensive e per aggiungere al roster esperienza e leadership, Jimmy Buckets ha ovviamente bisogno di tempo per far crescere la squadra, ma un mini bilancio lo si può fare.
Dei nuovi arrivati è sicuramente quello che ci sta impiegando più tempo nell’inserimento in squadra, sta tirando male (43% dal campo) e pur avendo un discreto 33% da 3. Con lui lo spacing del quintetto non è ottimale. La fase difensiva ha bisogno di meccanismi rodati e conoscenza reciproca, perciò bisogna attendere per valutare, anche se la fama da difensivista di Thibodeau non si sta mostrando a Minneapolis. L’arrivo di Butler rende i Wolves una squadra in grado di giocarsela contro tutti per più anni, però la maggior parte dei problemi difensivi (ad esempio, la pochezza di Wiggins e la mancanza di concentrazione di Towns) non può risolverli da solo né tanto meno con la sua solo presenza, c’è bisogno di tanto lavoro. L’aggiunta del prodotto di Marquette University sarà decisiva nello sviluppo dei giovani, per lui è arrivato il momento di determinare i risultati in una contender e Minnesota non poteva chiedere di meglio da una trade.
Il record di 7-3 è frutto di risultati strani, come le sconfitte con Indiana e Detroit e la doppia vittoria contro OKC. Minnesota vince partite che non dovrebbe vincere per come gioca e questo può essere un ottimo punto di partenza come può diventare un enorme equivoco. In attacco ancora non c’è un copione che recitano a memoria, anzi spesso e volentieri sono all’improvvisazione pura e per ora funziona grazie all’enorme quantità di talento, però il rischio di adagiarsi è concreto! Certi giocatori giovani potrebbero sviluppare il retro-pensiero del “vabbè tanto poi in un modo o nell’altro la vinciamo”: non ci sarebbe niente di più sbagliato per un gruppo che deve crescere e gioca in una conference estremamente competitiva. Se coach Thibodeau dovesse riuscire a farli applicare maggiormente in difesa e ridurre i possessi di ‘hero ball‘ allora sì che potrebbero competere per le primissime posizioni a Ovest. Il front office ha accontentato il coach il più possibile mettendogli a disposizione una squadra più sua, con l’aggiunta di tre veterani come Taj Gibson, Jamal Crawford e Jeff Teague, oltre al figlioccio ex Chicago già citato. Il roster è allungato rispetto allo scorso anno e questo può permettere a Thibodeau di risparmiare qualche minuto alle sue stelle, anche se tendenzialmente i suoi minutaggi sono elevati.
Nei finali di partita combattuti Minnesota può contare su molti giocatori clutch. Per le difese avversarie è una specifica parecchio difficile da gestire perché non sanno chi può prendersi il tiro della vittoria e non tutti hanno difensori in grado di marcare Wiggins, Towns e Butler allo stesso modo. Ovviamente non tutte le gare si decidono negli ultimi minuti/secondi di gioco, però diciamo che i Wolves più di altri possono essere felici di giocarsele nella zona calda.
Prendiamo in esame due canestri segnati da Minnesota frutto di possessi gestiti in modo non eccelso.
In questo primo esempio contro i Mavericks, dopo essersi mangiati buona parte dei 24 secondi, Towns fa un passaggio a una mano per Butler che si è liberato del difensore; a sua Jimmy serve Teague che è stato lasciato solo da Dennis Smith Jr. Le scelte non sono sbagliate, ma sono prese di fretta perchè ci sono pochi secondi a disposizione e basta una piccola imprecisione (in questo caso il passaggio non perfetto che riceve Teague) per perdere la palla. Risultato? 2 punti.
Jeff Teague riesce a finalizzare l’azione con qualche difficoltà.
Nel secondo esempio contro i Thunder vediamo degli aspetti simili: c’è di nuovo un passaggio impreciso (troppo alto quello di KAT) e le decisioni sono nuovamente costretti a prenderle in fretta perchè la sirena dei incombe. In questo caso Butler rifiuta la tripla e prova a battere il recupero di George; in un primo momento sembra riuscirci, ma poi il numero 13 rinviene e lo costringe ad un tiro difficilissimo senza ritmo più alla ricerca del fallo che altro. Risultato? 2 punti.
La circolazione è convulsa, ma alla fine Butler va ad infilare il canestro sul filo di lana.
Le qualità per segnare anche tiri complicati c’è, ma senza muovere efficacemente la palla e dare un ritmo al gioco è difficile andare avanti ai playoff. Aprire il campo con dei tiratori è fondamentale nel basket moderno, in questo i Lupi non sono bravissimi, non avendo cecchini nel roster e nella postseason molte difese potranno scommettere sulle loro percentuali al tiro. Quando possono giocare in contropiede sono molto efficaci avendo degli atleti pazzeschi, ma non possono permettersi di alzare troppo il ritmo dato che le loro transizioni difensive sono pessime. KAT è entrato nella NBA con la nomea di “futura leggenda/colui che cambierà il gioco ecc.” : per ora ha mostrato tanti lati oscuri (oltre all’immenso talento) non smussati specialmente in difesa. Ad esempio troppo spesso Towns salta verso il tiratore che sta rilasciando la palla dalle mani per fingere di difendere, mentre sarebbe più utile andare a tagliare fuori qualcuno per l’eventuale situazione a rimbalzo o meglio ancora cercare di non perdere l’uomo così tante volte; in altre situazioni difensive gli capita di staccare proprio la spina, salvo poi magari riattaccarla e mettere a segno una stoppata (azione frequentemente figlia di un’errata difesa). Con questo non si vuole far passare Karl-Anthony come un giocatore mediocre, tutt’altro, lo si mette sotto alla lente perché è uno speciale e potrebbe portare la franchigia a vette altissime.
Di tempo non ce n’è molto perchè Minnesota non è più la squadra piena di giovani che al massimo deve arrivare ai playoff, adesso è una squadra cara da mantenere e deve lottare per il titolo in futuro, mostrando miglioramenti in difesa, altrimenti Thibodeau sarà messo in discussione.

